Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Titolo del paratesto: non disponibile [P019]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Nell’analizzare il romanzo di Wells Uomini come dei, Starčakov osserva che la trama non rappresenta una novità. Wells aveva già trattato il tema dell’inevitabile crollo della società capitalista e della nascita, sulle sue rovine, di una collettività priva di divisioni di classe in altri suoi romanzi sociali, come La guerra nell’aria e Il risveglio del dormiente. A suo avviso, si tratta di opere attuali nel senso più autentico del termine: trasmettono chiaramente il ritmo del nostro tempo.
In Uomini come dei emergono con forza le caratteristiche più riconoscibili dell’opera di Wells: non solo l’ingegnosità fondata su una vasta cultura scientifica, ma anche un grande talento espressivo e la capacità di restituire sfumature e svolte psicologiche. Starčakov segnala il rifiuto del marxismo da parte dello scrittore, senza tuttavia rimproverarlo esplicitamente per questo: sebbene Wells non abbia mai mostrato simpatia per il marxismo — come dimostra già in Russia nell’ombra — egli lascia comunque la propria utopia aperta a una profonda riorganizzazione dei rapporti economici.
Secondo Starčakov, Wells rifiuta la lotta di classe in quanto idealista: interpreta lo sviluppo storico principalmente come una lotta tra idee. Il socialismo, nella sua visione, non nasce dall’insurrezione delle classi oppresse, ma si afferma quando le vecchie forme sociali cedono il passo, senza conflitto, alla gioventù trionfante. In Uomini come dei, Wells dà voce ai sogni sociali della piccola borghesia: timida, moderata, ostile tanto all’ordine capitalista quanto all’azione rivoluzionaria. Si tratta di un socialismo piccolo-borghese, poco disposto a rinunciare al proprio benessere per un ideale superiore.
Starčakov riconosce tuttavia che, in Occidente, il romanzo rappresenta un fenomeno letterario d’avanguardia. Ritiene che il lettore sovietico, pur ammirando l’inventiva dell’autore e la sua abilità artistica, saprà riconoscere e smascherare il filisteismo che aleggia nei sogni utopici di Wells.
Pur criticandone l’idealismo e il rifiuto del marxismo, Starčakov si mostra ‘indulgente’ verso Wells: riconosce comunque in lui un socialista. Questo, a suo giudizio, costituisce il maggiore pregio del pensiero wellsiano. Il lettore, afferma, coglierà l’incoerenza delle sue idee, senza per questo negare allo scrittore il merito di un’intelligenza profonda e di un talento artistico di prim’ordine.
Tale posizione si discosta dalle direttive ufficiali, che già allora consideravano superate le idee di Wells e ponevano l’accento sullo sviluppo, in Inghilterra, di una nuova letteratura operaia (cfr. D084).

Ilaria Aletto, Maria Zavyalova

Collocazione paratesto: Sobranie fantastičeskich romanov i rasskazov G. Dž. Uellsa v šesti tomach, t. 3 – Moskva, Leningrad – Zemlja i fabrika – pp. 5-8.

Tipologia di paratesto: Prefazione

Autore del paratesto: Starčakov Aleksandr Osipovič

Profilo autore del paratesto: Aleksandr Osipovič Starčakov (1893–1937) – critico letterario, giornalista e scrittore sovietico. Membro del Partito Comunista dal 1919 al 1936, prestò servizio nell’Armata Rossa. Dal dicembre 1922 fu responsabile della sezione letteraria della "Turkestanskaja pravda" (Taškent); dal 1924 diresse a Mosca la sezione informazione di "Izvestija" e dal 1934 la redazione di Leningrado dello stesso quotidiano.
Autore di racconti e opuscoli divulgativi su Lev Tolstoj, Nikolaj Černyševskij e Taras Ševčenko, pubblicò saggi quali Ševčenko e la rivoluzione (Ševčenko i revoljucija, Leningrado 1934) e A. N. Tolstoj (Leningrado 1935). Amico e collaboratore di Aleksej Tolstoj, con lui scrisse la pièce Brevetto 119 (Patent 119, 1933) e curò il volume A.N. Tolstoj nei ritratti e nelle illustrazioni (A. N. Tolstoj v portretach i illjustracijach, 1934).
Insieme a Tolstoj lavorò inoltre al libretto per Dmitrij Šostakovič Orango, opera satirica rimasta incompiuta e riscoperta di recente. Il libretto traeva spunto dal racconto di Starčakov La vittoria di Albert Duran (Pobeda Al’bera Djurana, 1930), in cui un giornalista francese sfrutta come scoop gli esperimenti di un embriologo parigino intenzionato a fecondare una scimmia con cellule umane. Nella versione teatrale la vicenda fu radicalmente trasformata: l’esperimento giungeva a compimento e nasceva un essere ibrido, mezzo uomo e mezza scimmia, Orango, che diveniva giornalista di successo grazie a speculazioni e manovre corrotte. La figura dell'ibrido mostruoso, chiaramente ispirata all’immaginario fantascientifico occidentale (in particolare a H.G. Wells), veniva così reinterpretata in chiave satirica come allegoria della degenerazione politica e mediatica contemporanea.
Arrestato nel novembre 1936, fu accusato di partecipazione a un’organizzazione terroristica antisovietica e giustiziato a Leningrado il 20 maggio 1937. Riabilitato postumo.

Ilaria Aletto

Bibliografia:
Starčakov, in Ėnciklopedičeskij slovar’ “Literatory Sankt-Peterburga. XX vek”, O.V. Bogdanova (gl. red.), Sankt-Peterburg, Knižnaja lavka pisatelej, 2020, https://lavkapisateley.spb.ru/enciklopediya/s/starchakov- (ultima consultazione 11.04.2025); O.G. Digonskaja, Šostakovič Orango, neokončennaja opera-buff na libretto A.N. Tolstogo i A.O. Starčakova. Klavir, Moskva, DSCH, 2010; Starčakov Aleksandr Osipovič, in Vozvraščënnye imena. Knigi pamjati Rossii, https://visz.nlr.ru/person/show/15863 (ultima consultazione: 5 ottobre 2025).

Data del paratesto: 1930

Author image:

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Men Like Gods

Data dell'opera originale: 1923

Paese dell'opera originale: Regno Unito

Nome autore del testo originale: Wells Herbert George

Profilo autore del testo originale: Herbert George Wells (1866-1946), scrittore, giornalista e saggista britannico, è considerato uno dei padri fondatori della fantascienza. Wells ha esplorato nei suoi scritti tematiche legate al progresso scientifico, alle sue implicazioni etiche e sociali, nonché alla distopia e alla critica sociale. La sua produzione letteraria, vasta e variegata, spazia dal romanzo alla saggistica ed è intrinsecamente legata alle grandi trasformazioni sociali e tecnologiche della sua epoca, distinguendosi per la capacità di anticiparne i temi e le sfide future.
Nato a Bromley, nel Kent, Wells proveniva da una famiglia di modeste condizioni economiche. Dopo un’infanzia segnata da difficoltà finanziarie e da una formazione scolastica irregolare, riuscì a ottenere una borsa di studio per la Normal School of Science di Londra (oggi parte dell’Imperial College), dove studiò biologia sotto la guida di Thomas Henry Huxley, uno dei principali sostenitori dell’evoluzionismo darwiniano. Questa esperienza influenzò profondamente la sua visione del mondo e la sua produzione letteraria.
H.G. Wells esordì come romanziere nel 1895 con The Time Machine, un’opera pionieristica che gettò le basi per il genere della fantascienza moderna, introducendo il concetto di viaggio temporale. Seguirono altri romanzi di grande successo, come The Island of Dr. Moreau (1896), The Invisible Man (1897) e The War of the Worlds (1898) che, pur rientrando nel genere della narrativa d’avventura e fantastico-scientifica, si rivelarono potenti strumenti di critica sociale, offrendo un’analisi acuta dei vizi e delle contraddizioni della società vittoriana.
Nel corso della sua carriera, Wells ampliò il proprio orizzonte letterario, dedicandosi anche alla narrativa realistica, con romanzi come Kipps (1905) e Tono-Bungay (1909), e alla saggistica, trattando temi quali la politica, la storia e la scienza. Tra i suoi saggi più influenti si annoverano The Outline of History (1920) e The Open Conspiracy (1928), in cui delineava la sua visione di un ordine mondiale razionale e scientifico.
Wells intrattenne un rapporto complesso con l’Unione Sovietica, che visitò più volte, manifestando un interesse alternato da curiosità e critica. La sua prima visita avvenne nel 1914, poco prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, quando viaggiò in Russia per osservare da vicino le condizioni politiche e sociali dell’Impero zarista. Questo viaggio gli fornì un primo contatto con la realtà russa e contribuì a formare le sue opinioni sulla necessità di un cambiamento radicale. Nel 1920 tornò nella Russia post-rivoluzionaria mosso da un grande interesse per le trasformazioni in atto. Durante questo viaggio incontrò Vladimir Lenin, con cui ebbe una conversazione sulla rivoluzione, il socialismo e il ruolo della scienza nella società sovietica. Wells rimase colpito dall’intelligenza e dalla lucidità analitica di Lenin, pur manifestando riserve sulle reali possibilità di successo del nuovo sistema. Le sue osservazioni su questa esperienza furono raccolte nel libro Russia in the Shadows (1920), in cui descrisse le difficili condizioni economiche e sociali della Russia post-rivoluzionaria e il caos derivante dalla guerra civile. Questo testo, benché privo di un’aperta condanna, evidenziava la fragilità del nuovo stato sovietico e suscitò un acceso dibattito tra gli intellettuali occidentali e sovietici. Nel 1934 Wells tornò in Unione Sovietica per un secondo viaggio di grande rilievo, durante il quale ebbe un celebre colloquio con Iosif Stalin, il 23 luglio a Mosca. L’incontro fu segnato da un lungo dialogo incentrato sulla politica economica, sull’industrializzazione e sul ruolo dell’individuo nello Stato socialista. Stalin vi si presentò come un leader pragmatico, impegnato nella modernizzazione del Paese e desideroso di sottolineare i successi del piano quinquennale. A differenza di molti altri intellettuali occidentali, Wells accolse inizialmente con favore la figura di Stalin, interpretandolo come l’artefice di un nuovo ordine sociale. Negli anni successivi, tuttavia, il suo atteggiamento cambiò: divenne sempre più critico verso la politica sovietica, denunciando la repressione, la mancanza di libertà di espressione e la rigida ideologizzazione della vita culturale.
In Russia e poi in Unione Sovietica, le opere di H.G. Wells furono tradotte e pubblicate con grande interesse fin dai primi anni del XX secolo. La sua narrativa fantascientifica affascinava il pubblico russo, mentre i suoi scritti sociopolitici venivano analizzati con attenzione dagli intellettuali e dagli esponenti del governo. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, Wells fu percepito come un autore capace di rappresentare le tensioni tra progresso scientifico e trasformazioni sociali, e la sua produzione conobbe una crescente diffusione da parte delle case editrici sovietiche. Negli anni successivi, tuttavia, la sua posizione critica nei confronti dello stalinismo portò a una minore circolazione delle sue opere, in particolare di quelle di carattere politico. Il dibattito tra i critici sovietici oscillava tra il riconoscimento del valore delle sue intuizioni scientifiche e il sospetto ideologico verso le sue idee liberali.
Convinto sostenitore del socialismo e strenuo critico del capitalismo – elementi evidenti in gran parte della sua produzione – Wells manifestò negli ultimi anni della vita un crescente pessimismo sul futuro dell’umanità, segnato dall’avvicinarsi della Seconda guerra mondiale e dalla minaccia delle armi nucleari.
Le opere di Wells hanno avuto un impatto duraturo non solo sulla letteratura fantascientifica, ma anche sulla cultura popolare e sul pensiero politico del XX secolo. La sua capacità di anticipare sviluppi scientifici e tecnologici, unita a una profonda riflessione sulla condizione umana, rende i suoi romanzi ancora attuali e oggetto di numerose trasposizioni cinematografiche e adattamenti.

Ilaria Aletto

Bibliografia
: R. Cockrell, Future Perfect: H. G. Wells and Bolshevik Russia, 1917–32, in The Reception of H. G. Wells in Europe, a cura di P. Parrinder, J. S. Partington, New York, Thoemmes Continuum, 2005, pp. 74-90; G. Diment (red.), H. G. Wells and All Things Russian, London, Anthem Press, 2019; Ju. Kagarlickij, Vgljadyvajas’ v grjaduščee: Kniga o Gerberte Uėllse, Moskva, Kniga, 1989; M. Kozyreva, V. Shamina, Russia Revisited, in The Reception of H. G. Wells in Europe, a cura di P. Parrinder, J.S. Partington, New York, Thoemmes Continuum, 2005, pp. 48-62; A. Ljubimova, B. Proskurnin, H. G. Wells in Russian Literary Criticism, 1890s–1940s, in The Reception of H. G. Wells in Europe, a cura di P. Parrinder, J.S. Partington, New York, Thoemmes Continuum, 2005, pp. 63-73; N.C. Nicholson, H.G. Wells, in Encyclopaedia Britannica, Encyclopaedia Britannica, Inc., 2025, https://www.britannica.com/biography/H-G-Wells (ultimo accesso: 5 ottobre 2025).

Titolo traduzione russa del testo originale: Liudi kak bogi

Collocazione traduzione: Moskva, Leningrad – Zemlja i fabrika

Nome traduttore: Alla Mitrofanovna Krainskaja (Karnauchova), Robert Fridrichovič Kullė, Michail Fëdorovič Likiardopulo, I. Magur (NA), Nikolaj Aleksandrovič Morozov, Ksenija Alekseevna Morozova, Ėmilia Kirillovna Pimenova, Vladimir Germanovič Bogoraz (Tan), David L’vovič Vejs, Semën Grigor’evič Zajmovski, Vera Ivanovna Zasulič, Michail Aleksandrovič Zenkevič (red.)

Profilo traduttore: Vladimir Germanovič Bogoraz (1865–1936), noto con lo pseudonimo di Tan-Bogoraz, fu un rivoluzionario, scrittore, traduttore, etnografo e linguista di rilievo, nonché una figura centrale nella vita culturale e scientifica della Russia del primo Novecento. Fu professore presso l’Università statale di Leningrado e membro attivo dell’Accademia delle Scienze. Studiò presso il Ginnasio di Taganrog insieme ad Anton Čechov. Dopo il diploma nel 1880, si iscrisse inizialmente alla Facoltà di Fisica e Matematica dell’Università di San Pietroburgo, per poi trasferirsi alla Facoltà di Giurisprudenza. Nel 1881 aderì ai circoli della Narodnaja Volja (Volontà del popolo) e, dal 1885, partecipò attivamente alle sue attività rivoluzionarie, collaborando alla stampa clandestina. Arrestato più volte, nel 1889 fu condannato a dieci anni di esilio a Srednekolymsk. Durante il periodo di confino, Bogoraz intraprese studi approfonditi di etnografia, ottenendo riconoscimenti tali da essere incluso, nel 1894, nella “Spedizione Sibirjakov” dell’Accademia Imperiale delle Scienze, dedicata allo studio delle popolazioni indigene del nord-est eurasiatico, in particolare dei Čukči. Tra il 1895 e il 1897 visse tra i Čukči, raccogliendo materiale antropologico e linguistico di grande valore. Successivamente, nel 1900, fu inviato dall’Accademia in una spedizione nel Pacifico settentrionale. Parallelamente, dal 1896 avviò la sua carriera letteraria, pubblicando saggi, racconti e poesie. Il suo primo libro di prosa, Čukotskich rasskazach (Racconti della Čukotka, 1899), e la sua prima raccolta poetica, Stichi (Versi, 1900), riscossero grande attenzione. Nel 1899 emigrò negli Stati Uniti, dove partecipò a una spedizione etnografica nell’Estremo Oriente sotto la guida dell’antropologo Franz Boas. Qui raccolse materiale sui Čukči, i Coriachi, gli Itelmeni e gli Eschimesi. Dal 1899 al 1904 lavorò come curatore della collezione etnografica dell’American Museum of Natural History; nel 1904 pubblicò la monografia The Chukchee, che divenne un’opera fondamentale sull’etnografia e la mitologia di questo popolo. Negli Stati Uniti si interessò anche alla comunità dei Duchobory, emigrata in Canada tra il 1898 e il 1899 per sfuggire alle persecuzioni zariste. I suoi saggi su questa comunità, considerata un esempio di socialismo contadino, furono raccolti nel volume Duchobory v Kanade (I Duchobory in Canada, 1904). Nel 1905 fu tra i fondatori dell’Unione dei Contadini e nel 1906 partecipò alla creazione del Gruppo del Lavoro nella Prima Duma di Stato, pur senza essere eletto deputato. In quegli anni scrisse numerosi saggi e articoli di carattere populista e propagandistico. Durante la rivoluzione del 1905 collaborò con il giornale dell’organizzazione militare bolscevica "Kazarma", pubblicando poesie di grande diffusione tra i rivoluzionari. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, attraverso le riviste "Rossija" e "Novaja Rossija", assunse posizioni vicine al movimento Smena vech (Cambio degli orientamenti). Nel 1918 divenne ricercatore presso il Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Accademia delle Scienze e, dal 1921, insegnò in diverse università di Leningrado, in particolare presso il Dipartimento di Etnografia dell’Istituto di Storia, Filosofia e Linguistica. Nel 1929 fondò l’Istituto dei Popoli del Nord, dove insegnò etnologia generale. Promosse inoltre la creazione del Comitato per l’Assistenza ai Popoli della Periferia Settentrionale (Comitato del Nord), istituito presso il Comitato esecutivo centrale panrusso (VCIK) per favorire lo sviluppo economico, amministrativo, giudiziario e culturale-sanitario delle popolazioni settentrionali. Nell’anno accademico 1927/28, insieme a Sergej Nikolaevič Stebnickij, compilò il primo manuale di lingua russa destinato alle scuole del Nord. Negli ultimi anni della sua vita fu direttore del Museo di Storia della Religione e dell’Ateismo, da lui fondato nel 1932 e ospitato fino al 2000 nella Cattedrale di Kazan’ a San Pietroburgo.
Parallelamente alla sua attività scientifica, Bogoraz si distinse come traduttore. Tra il 1909 e il 1917 curò e tradusse numerose opere di H.G. Wells per l’edizione in tredici volumi pubblicata dalla casa editrice pietroburghese "Šipovnik" tra il 1909 e il 1917 (Sobranie sočinenij v 13-ti tt., Raccolta di opere in 13 volumi). Tra i testi da lui tradotti figurano: The Food of the Gods and How It Came to Earth (Pišča bogov), Kipps (Kipps), Tono-Bungay (Tono-Bange), The History of Mr. Polly (Istorija mistera Polli), e The War in the Air (Vojna v vozduche).

Bibliografia: K. Gernet, V. G. Bogoraz (1865–1939). Eine Bibliographie, München, Mitteilungen des Osteuropa-Instituts München, 1999; Materialy po V. G. Bogorazu, a cura di Vjač. Vs. Ivanov, "Russkaja antropologičeskaja škola", https://kogni.narod.ru/bogoraz.htm (ultimo accesso: 5 ottobre 2025); A.M. Rešetov, Bogoraz Vladimir Germanovič, in Bol’šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2017, https://bigenc.ru/c/bogoraz-vladimir-germanovich-47eb92 (ultimo accesso: 5 ottobre 2025).

Alla Mitrofanovna Krainskaja (Karnauchova) (1877–1958) nacque a Kiev. Suo padre, Mitrofan Evgrafovič Krainskij, era l’editore della rivista “Iskusstvo i žizn’” e del quotidiano “Žizn’ i iskusstvo”. Nel 1922 si trasferì a Pietrogrado, dove lavorò come direttrice della casa editrice “Mysl’”. Iniziò a tradurre nel 1924 e collaborò con la rivista “Vestnik inostrannoj literatury”. Tradusse opere di H.G. Wells, Strindberg, H. Mann, London, Hardy, de Kruif, Viebig, O. Henry, Chesterton, Bret Harte, Galsworthy e Tagore. Curò e adattò anche opere di letteratura straniera destinate ai bambini. Morì nel 1958 a Leningrado.

Bibliografia: K. Čukovskij, Literaturnye vospominanija, Moskva, Sovetskij pisatel’, 1989, p. 17; Pisateli Leningrada: Biobibliografičeskij spravočnik. 1934–1981, a cura di V. Bach­tin, A. Lur’e, Leningrad, 1982, p. 148.

Robert Fridrichovič Kullė (1885–1938), storico della letteratura, docente, critico e traduttore. Nato a San Pietroburgo, era figlio di Fëdor (Frédéric) Andreevič Kullė, di origine francese, artista del Teatro Imperiale Mariinskij. Dopo la laurea presso l’Istituto imperiale di storia e filologia di San Pietroburgo, dal 1918 al 1923 lavorò come professore e direttore della Facoltà di Storia della Letteratura dell’Europa Occidentale presso l’Università di Taškent, di cui fu tra i fondatori. Nel 1923 tornò a Pietrogrado con la moglie e le due figlie, mantenendosi impartendo lezioni all’Istituto pedagogico statale “A.I. Gercen”, all'Istituto della parola viva (Institut živogo slova) e all’Istituto della flotta aerea civile. Tra il 1926 e il 1934 collaborò con la casa editrice “Vremija” e con diverse riviste letterarie, tra cui "Novyj Mir", "Zvezda", "Okt’jabr'", "Sibirskie ogni", "Vestnik znanija" e “Vestnik inostrannoj literatury”, contribuendo anche alla realizzazione dell'Enciclopedia Letteraria (Literaturnaja Ėnciklopedija). Fu sodale di poeti come Kljuev, Esenin e Majakovskij. Dal 1924 al 1932 tenne un diario sugli eventi in Unione Sovietica, in cui spesso prendeva di mira il potere bolscevico, ai suoi occhi responsabile della decadenza della cultura russa. Nel 1934 venne arrestato nell’ambito del “delo slavistov” – tra le repressioni staliniane più ampie che coinvolsero l’intelligencija accademica e culturale tra la fine degli anni ’30 e l'inizio degli anni ’50 in URSS – e il suo diario e i manoscritti del volume Studi sulla letteratura contemporanea dell’Europa occidentale (Ėtjudy o sovremennoj zapadno-evropejskoj literatury, M-L., GIZ, 1930) vennero confiscati. Inizialmente condannato a morte, la pena fu commutata in dieci anni di reclusione in un campo di prigionia. Nel 1938 venne giustiziato nel campo di Uchta–Pečora (UPITLag). È stato riabilitato nel 1956.

Bibliografia: Kullė, in Literaturnaja ėnciklopedija: V 11 tt., 1929–1939, A.V. Lunačarskij (otv. red.), Moskva, Izd-vo Kom. Akad., 1931, t. 5, coll. 722-723; Kullė Robert Fridrichovič (Fredrichovič), in Ėlektronnyj archiv Fonda Iofe (Otkrytyj obščestvennyj archiv po istorii sovetskogo terrora, Gulaga i soprotivlenija režimu), https://arch2.iofe.center/case/1214 (ultimo accesso: 5 ottobre 2025).

Michail Fëdorovič Likiardopulo (pseudonimo letterario M. Richards) (1882-1925), giornalista, traduttore, critico letterario e drammaturgo russo di origine greca, figura di spicco nel movimento simbolista moscovita dei primi decenni del XX secolo. Il suo contributo alla cultura russa è stato particolarmente rilevante, tanto nel panorama letterario quanto in quello teatrale, dove ha svolto un ruolo cruciale nella mediazione tra la Russia e l'Occidente. Likiardopulo collaborò attivamente alla redazione della rivista “Vesy”, uno degli organi più significativi del simbolismo russo, e ricoprì il ruolo di segretario del Teatro d’Arte di Mosca dal 1910 al 1917. Accanto a questi incarichi, continuò a lavorare come giornalista e analista politico, pubblicando articoli su testate come “Nov’”, dove assunse la direzione del Dipartimento esteri nel 1914, e su quotidiani come “Den’” e “Utro Rossii”. Nel 1912, intraprese l’attività nei servizi segreti russi, che lo portarono a svolgere incarichi direttamente legati alla diplomazia. Nel 1916 si trasferì a Stoccolma, dove divenne responsabile del Dipartimento stampa e propaganda presso la missione diplomatica greca, pur continuando la sua collaborazione con la stampa russa. Dopo la scoperta della cospirazione di Lockhart nel 1918 e il suo successivo distacco dal governo sovietico, Likiardopulo si spostò a Londra, dove nel 1919 iniziò a lavorare come corrispondente per il quotidiano britannico “The Morning Post”. Alcune fonti suggeriscono che abbia avuto rapporti con i servizi segreti britannici e che abbia ottenuto per questo motivo la cittadinanza del Regno Unito. Nel campo della traduzione, Likiardopulo ha svolto un ruolo fondamentale nell’introduzione di autori occidentali nella cultura russa e sovietica. Una delle sue traduzioni più celebri è quella di The Picture of Dorian Gray di Oscar Wilde (Portret Doriana Greja), pubblicata nel 1909 sotto lo pseudonimo di M. Richards all’interno del Polnoe sobranie delle opere di Wilde, curato da Kornej Čukovskij.

Bibliografia: K.M. Azadovskij, D.E. Maksimov, Brjusov i "Vesy" (K istorii izdanija), in Literaturnoe nasledstvo, t. 85: Valerij Brjusov, Moskva, Nauka, 1976, p. 282; E. Vjazova, "Gipnoz anglomanii": Anglija i "anglijskoe" v russkoj kul’ture rubeža XIX-XX vekov, Moskva, Novoe literaturnoe obozrenie, 2009, pp. 228-229; T.V. Pavlova, Oskar Uajl’d v russkoj literature (konec XIX - načalo XX veka), in Na rubeže XIX i XX vekov, Leningrad, Nauka, 1991, pp. 103-113.

Nikolaj Aleksandrovič Morozov (1854-1946) è stato un rivoluzionario russo, divulgatore scientifico, scrittore e poeta. Figura di rilievo nei movimenti populisti, fu membro del Circolo Čajkovskij e partecipò alle attività delle organizzazioni Zemlja i Volja (Terra e Libertà) e Narodnaja Volja (Volontà del popolo). Durante la sua militanza, si dedicò alla riflessione teorica sul terrorismo politico, pubblicando l'opuscolo La lotta terroristica (Terrorističeskaja bor’ba, London, Rus. tip., 1880), in cui analizzava il ruolo del terrore come strumento rivoluzionario. Le sue idee ebbero un’influenza duratura, riscontrabile nelle correnti socialiste-rivoluzionarie dei primi decenni del XX secolo. Nel 1882, durante il "Processo dei venti" intentato contro i membri di Narodnaja Volja, Morozov fu condannato all’ergastolo per la sua attività sovversiva e incarcerato nelle fortezze di Pietro e Paolo e di Šlissel’burg, trascorrendo in totale circa trent’anni in prigione, di cui venticinque in isolamento. Dopo la liberazione nel 1905, si avvicinò al Partito Democratico Costituzionale (Cadetti), le cui posizioni riformiste riflettevano il suo pensiero ormai mutato. Pur rimanendo una figura di spicco nell'intelligencija, non aderì al Partito Operaio Socialdemocratico Russo. Parallelamente alla sua attività politica, Morozov si dedicò alle scienze naturali, pubblicando numerosi studi nei campi della fisica, chimica e astronomia. Tra le sue opere principali figurano Rivelazione nel tuono e nella tempesta (Otkrovenie v groze i bure, M., V.M. Sablin, 1907), Profeti (Proroki, M., Tip. I.D. Sytina, 1914) e il monumentale Cristo (Christos, M.-L., Socėkgiz, 1924-1932) in sette volumi, in cui sviluppò una teoria secondo cui i testi biblici sarebbero il riflesso di osservazioni astronomiche medievali e ipotizzò una revisione radicale della cronologia storica. Le sue idee influenzarono successivamente i sostenitori della Nuova Cronologia. Morozov godette di un certo riconoscimento nel panorama culturale sovietico: nel 1918 fu nominato direttore dell’Istituto di scienze naturali “P.F. Lesgaft”, la cui stazione scientifica si trovava nella sua tenuta di Borok, nell’oblast’ di Jaroslavl’. Nel 1932 divenne membro onorario dell'Accademia delle Scienze dell'URSS e nel 1934 gli fu conferito il titolo di Scienziato Emerito. Fu anche attivo nella comunità letteraria, partecipando, ad esempio, al Fondo Letterario (Literaturnyj fond). Oltre alla sua produzione scientifica e rivoluzionaria, Morozov si distinse anche come traduttore. Insieme alla moglie, Marija Vasil’evna Morozova, contribuì alla diffusione della letteratura scientifica e fantastica inglese in Russia, traducendo opere di Wells. Tra le sue traduzioni figurano il romanzo La macchina del tempo (Mašina vremeni, nel 1909) e il racconto A Story of the Stone Age (50 tysjač let nazad. Rasskaz iz kamennogo veka, nel 1930). Le sue memorie e la sua poesia rivoluzionaria furono apprezzate all'inizio del XX secolo da autori come Lev Tolstoj, Valerij Brjusov e dai membri del gruppo OBERIU, mentre suscitarono critiche negative da parte di Aleksandr Blok, Nikolaj Gumilëv e Vasilij Rozanov. La sua figura resta emblematica per il ruolo svolto nei movimenti rivoluzionari e per il contributo alla divulgazione scientifica e alla revisione storica.
Ksenija Alekseevna Morozova (nèe Borislavskaja; 1880-1948), pianista, scrittrice, giornalista, poetessa, traduttrice e memorialista russa. Moglie dell'accademico, poeta e scrittore Nikolaj Morozov. Diplomatasi all’Istituto di S. Caterina e al Conservatorio di San Pietroburgo, si esibì in Europa come pianista. Dal 1907 al 1911 ha collaborato con il quotidiano “Russkie Vedomosti”. Ha tradotto in russo il romanzo Afrodite (1896, in russo Afrodita) di Pierre Louÿs, le opere di Knut Hamsun e di Wells (Mašina vremeni e Ostrov doktora Moro, uscite entrambe nella raccolta del 1930 curata da Zenkevič).

Bibliografia: A.V. Lunačarskij, Perepiska po voprosu ob izdanii knigi N.A. Morozova Christos, "Istorija SSSR", 1965, n. 2, p. 86; N.A. Morozov, in Isaran: Informacionnaja sistema “Arhivy Rossijskoj Akademii nauk”, 2017, https://isaran.ru/?q=ru/person&guid=01B09D95-1615-70BB-D37E-1B6AA6D22703 (ultimo accesso: 5 ottobre 2025); A.P. Šikman, Nikolaj Morozov. Mistifikacija dlinoju v vek, Moskva, Ves’ Mir, 2016.

Emilia Kirillovna Pimenova (1854–1935), giornalista, scrittrice e traduttrice russa, autrice di opere su tematiche socio-politiche, nonché compilatrice di pubblicazioni geografiche ed etnografiche. Ha avuto un ruolo rilevante nel giornalismo russo ed è stata promotrice di nuovi metodi e tecniche nel lavoro giornalistico. Tra le poche donne pubbliciste dell’epoca, Pimenova si distinse affrontando la questione della posizione della donna nella società borghese e unendosi alla lotta per l’emancipazione femminile.

Bibliografia: Pimenova, Ėmilija Kirillovna, in Ėnciklopedičeskij slovar’ Brokgauza i Ėfrona: V 86 tt., 1890–1907, dop. t. 2, Sankt-Peterburg, 1906, p. 409; Pimenova, Ėmilija Kirillovna, in Russkie pisateli. 1800–1917: Biografičeskij slovar’, P.A. Nikolaev (red.), Moskva, Bol’šaja rossijskaja Ėnciklopedija, 1999, t. 4, pp. 604-606.

David L’vovič Vejs (Vajs) (David-Tevel’ Ėfroimovič-Lejzerovič) (1878–1938), traduttore, editore e funzionario dell'istruzione pubblica sovietica. Lavorò per “Šipovnik” dal 1906 al 1917, un periodo in cui la casa editrice era particolarmente impegnata nella pubblicazione di opere di narrativa e di cultura europea. Nel periodo tra il 1920 e il 1922, Vejs ricoprì il ruolo di vice-direttore presso la Casa editrice di Stato (Gosizdat), per poi diventare rappresentante autorizzato della stessa a Pietrogrado. Successivamente, occupò posizioni di rilievo nel settore editoriale dal 1922 al 1924. Tra il 1925 e il 1926, fu vicepresidente del Consiglio di amministrazione della casa editrice “Priboj” a Leningrado. Dal giugno 1926 al gennaio 1929, assunse la direzione della casa editrice "Ėkonomičeskaja Žizn’" e, nello stesso periodo, fino al dicembre 1930, presiedè la casa editrice "Bezbožnik". Dalla fine del 1927, lavorò come assistente del caporedattore della Piccola Enciclopedia Sovietica (Malaja Sovetskaja Ėnciklopedija). Nel gennaio 1931, venne nominato direttore della casa editrice statale di letteratura medica e biologica (“Biomedgiz”) e membro del Consiglio di amministrazione dell'Ogiz. Nel dicembre 1937, Vejs fu arrestato con l’accusa di partecipazione a un’organizzazione terroristica antisovietica. Nell’agosto 1938 venne condannato e giustiziato presso la Kommunarka. La sua traduzione di The Invisible Man di Wells, apparsa per la prima volta nel 1910 nella Raccolta di opere in 13 volumi (Nevidimka, vol. 10), fu un’importante introduzione alla fantascienza nella Russia pre-rivoluzionaria e il romanzo, con la sua riflessione sul potere, l’identità e l’alienazione, si adattava alle inquietudini sociali e politiche del tempo.

Bibliografia: Vejs, David Lazarevič, in Ukazatel’ archiva NIPC “Memorial” (Moskva), https://archive.memo.ru/ВЕЙС-ДАВИД-ЛАЗАРЕВИЧ-1878-22-08-1938-,-ID:-RU12707902-pers-41194 (ultimo accesso: 5 ottobre 2025).

Semën Grigor’evič Zajmovskij (1868–1950), scrittore, letterato e traduttore russo. Autore del Dizionario anglo-russo da tavolo con indicazione della pronuncia (Nastol’nij anglo-russkij slovar’ s ukazaniem proiznošenija, Berlin, Izd. T-va Glinsman,1923) e della raccolta Parole alate: manuale, citazioni e aforismi (Krylatoye slovo: spravočnik, citaty i aforizmy, M.-L., Gos. izd-vo, 1930), nel 1928 Zajmovskij tradusse Poems from The Jungle Book di Rudyard Kipling (Stichotvorenija iz Knigi džunglej). Nel corso degli anni Trenta si dedicò invece alle traduzioni di romanzi e racconti di Wells: nel 1930 appare la sua versione di Mr. Blettsworthy on Rampole Island (Mister Bletsuorsi na ostrove Rėmpol’); nel 1935 traduce The Door in the Wall (Kalitka v stene) e, tre anni più tardi, The Shape of Things to Come (Oblik grjaduščego).

Bibliografia: L.V. Antik, S.G. Zajmovskij, in Moskovskij knigoizdatel’ V.M. Antik: Katalog izdanij 1906–1918, Moskva, Izdatel’stvo MIP, 1993, p. 14; S.G. Zajmovskij, Istorija izdatel’stva “Vsemirnaja literatura” v dokumentah: Sud’by tvorčeskoj intelligencii Rossii v postrevoljucionnom prostranstve skvoz’ prizmu izdatel’skogo proekta Maksima Gor’kogo, 2021, https://vsemirka-doc.ru/component/tags/tag/zajmovskij/ (ultimo accesso: 5 ottobre 2025).

Vera Ivanovna Zasulič (1849–1919), scrittrice, pubblicista, critica letteraria e traduttrice, attiva anche nel movimento socialista. Dopo un periodo di intenso impegno politico, si occupò di letteratura, critica e traduzione, contribuendo alla diffusione del marxismo e del pensiero illuminista in Russia. I suoi primi scritti includevano discorsi e saggi su temi storici e politici. Nel 1881 commemorò il cinquantesimo anniversario della rivolta polacca del 1831 con un discorso successivamente tradotto in polacco e pubblicato nella raccolta Biblioteka Równosci (Ginevra, 1881). In seguito, approfondì la saggistica e la critica letteraria, scrivendo monografie su Rousseau (Russo, 1899; seconda edizione, 1923) e Voltaire (Vol’ter. Ego žizn’ i literaturnaja dejatel’nost’, 1893; seconda edizione, 1909), in cui analizzò il ruolo dei due filosofi nella formazione del pensiero rivoluzionario. Tra i suoi studi critici figurano saggi su Dmitrij Pisarev (1900), Nikolaj Černyševskij e Sergej Kravčinskij (Stepnjak). Fu inoltre autrice di recensioni di opere letterarie, tra cui Trudnoe vremja di Vasilij Slepcov (1897) e Po-drugomu di Pëtr Boborykin. Collaborò con la rivista “Iskra”, scrivendo articoli su importanti figure della cultura politica e rivoluzionaria russa, tra cui Nikolaj Dobroljubov. Zasulič si occupò anche di traduzione, rendendo accessibili in Russia le opere di Marx e Engels, favorendo così la diffusione delle teorie marxiste e partecipando attivamente ai dibattiti teorici internazionali. Nel campo della narrativa, introdusse al pubblico russo autori come Wells, con le traduzioni Bog Dinamo (1909), V dni komety (1910) e Nevidimka (1910). Lavorò anche alla trasposizione in russo del romanzo filosofico Le Taureau blanc (1774) di Voltaire. Negli ultimi anni, continuò a scrivere e tradurre, pur affrontando difficoltà economiche e problemi di salute. Dopo la Rivoluzione d'Ottobre del 1917, assunse una posizione critica nei confronti del regime bolscevico, che riteneva una deviazione dal processo democratico rivoluzionario. Si dedicò alla stesura delle sue memorie, pubblicate postume. Il suo contributo rimane rilevante sia per la diffusione delle idee marxiste in Russia sia per l'introduzione della letteratura occidentale.

Bibliografia: L.S. Fëdorčenko, Vera Ivanovna Zasulič: Žizn’ i dejatel’nost’, Moskva, Novaja Moskva, 1926; B.S. Itenberg, Zasulič Vera Ivanovna, in Bol’šaja sovetskaja ėnciklopedija, A.M. Prohorov (gl. red.), 1969, t. 9, coll. 1134-1135; A.F. Koni, Vospominanija o dele V. Zasulič, Moskva-Leningrad, Academia, 1933; N.A. Troickij, Zasulič Vera Ivanovna, in Bol’šaja rossijskaja Ėnciklopedija, 2004–2017, https://old.bigenc.ru/domestic_history/text/1989125 (ultimo accesso: 5 ottobre 2025).

Michail Aleksandrovič Zenkevič (1886–1973), poeta, traduttore ed esponente di spicco del movimento acmeista russo. Studiò giurisprudenza all’Università di San Pietroburgo, dove entrò in contatto con la vivace scena letteraria dell’epoca. All’inizio degli anni Dieci del Novecento, si affiliò al circolo dei poeti acmeisti. La sua produzione poetica, sebbene meno nota di quella di Gumilëv o Achmatova, è apprezzata per la concretezza plastica delle immagini e per la ricerca di un equilibrio tra forma e contenuto; pubblicò diverse raccolte che riflettevano tanto il contesto acmeista quanto l’influenza delle avanguardie europee. Di particolare rilievo fu la sua attività di traduttore: tra i numerosi autori tradotti figurano poeti e prosatori di fama internazionale come, tra gli altri, Shelley, Kipling, Whitman e Hugo. Grazie alle sue traduzioni, Zenkevič rese accessibili al pubblico russo opere fondamentali per la comprensione della letteratura europea e americana, giocando un ruolo chiave negli scambi culturali internazionali durante il periodo sovietico. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre continuò a scrivere e a tradurre, riuscendo a evitare le repressioni che colpirono molti suoi contemporanei, e nel corso degli anni ricevette vari riconoscimenti ufficiali per il suo impegno nella divulgazione di opere straniere in Unione Sovietica. Morì il 14 settembre 1973 a Mosca. Zenkevič resta una figura significativa per la storia letteraria russa del XX secolo, le sue opere, seppur meno celebri rispetto a quelle di altri acmeisti, sono oggi oggetto di rinnovata attenzione da parte degli studiosi di poesia russa e di traduttologia.

Bibliografia: M. Colucci, D. Rizzi, Gli adamisti: Gorodeckij, Zenkevič, Narbut, in Storia della civiltà letteraria russa, dir. M. Colucci, R. Picchio, vol. II: Il Novecento, Torino, UTET, 1997, pp. 133-136; Vladimir Narbut, Michail Zenkevič. Stat’i. Recenzii. Pis’ma, O. Lekmanov (predisl.), M. Kotova (red.), Moskva, IMLI RAN, 2008, pp. 3-17; R.D. Timenčik, Zenkevič Michail Aleksandrovič, in Russkie pisateli. 1800–1917: Biografičeskij slovar’, P.A. Nikolaev (gl. red.), Moskva, Bol’šaja rossijskaja Ėnciklopedija, 1992, t. 2, pp. 337-339.

Ilaria Aletto, Maria Zavyalova

Curatore dell'edizione della traduzione: Michail Aleksandrovič Zenkevič

Data dell'edizione della traduzione russa: 1930

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