Kuda idet francuzskaja intelligencija [P020]
Collocazione paratesto: "Literaturnyj kritik" [rivista], n. 2 – pp. 55-63
Tipologia di paratesto: Articolo
Autore del paratesto: Lunačarskij Anatolij Vasil’evič
Profilo autore del paratesto:
Anatolij Vasil’evič Lunačarskij (1875–1933) fu un uomo di Stato, scrittore, traduttore, pubblicista, critico e storico dell’arte. Partecipò attivamente alla Rivoluzione del 1905-1907 e a quella d’Ottobre, e dall’ottobre 1917 al settembre 1929 ricoprì la carica di primo Commissario del popolo per l’istruzione della Repubblica Socialista Federata Sovietica Russa (RSFSR). Nel 1903, a seguito della scissione del partito, divenne bolscevico (era membro del POSDR – Partito Operaio Socialdemocratico Russo – dal 1895). Il 1° febbraio 1930 fu eletto membro dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Nel periodo 1896-1898 il giovane Lunačarskij viaggiò tra Francia e Italia. Nel 1898 raggiunse Mosca, dove iniziò la sua attività rivoluzionaria. Un anno dopo fu arrestato, esiliato a Poltava e successivamente trasferito prima a Kaluga, quindi a Vologda e a Totma. Nel 1904, terminato l’esilio, si recò a Kiev e poi a Ginevra, dove entrò nei comitati editoriali dei giornali bolscevichi "Proletarij" e "Vperëd". Ben presto divenne uno dei leader bolscevichi, vicino a Bogdanov e a Lenin. Sotto la guida di quest’ultimo, partecipò alla lotta contro i menscevichi e prese parte al III Congresso del POSDR (dove presentò un rapporto sull’insurrezione armata) e al IV Congresso (1906). Nell’ottobre 1905 rientrò in Russia per svolgere attività di propaganda, lavorò al quotidiano "Novaia Žizn’" e fu presto arrestato e processato per agitazione rivoluzionaria, riuscendo però a fuggire all’estero. Dal 1906 al 1908 diresse la sezione artistica della rivista "Obrazovanie". Verso la fine del primo decennio del XX secolo, le divergenze filosofiche con Lenin si acuirono, sfociando presto in un conflitto politico. Nel 1909, Lunačarskij contribuì a fondare il gruppo di estrema sinistra "Vperëd" (“Avanti”) — dal nome della rivista da esso pubblicata — che riuniva “Ultimatisty” e “Otzovisty”, contrari alla presenza dei socialdemocratici nella Duma di Stolypin e favorevoli al ritiro della frazione socialdemocratica. Poiché il gruppo "Vperëd" fu espulso dai bolscevichi, Lunačarskij rimase esterno alle fazioni fino al 1917. Insieme ad altri membri di "Vperëd" collaborò all’istituzione di scuole di partito per operai russi a Capri e a Bologna. In questo periodo fu influenzato dai filosofi dell’empiriocriticismo, posizione criticata duramente da Lenin nella sua opera Materializm i ėmpiriokriticizm (Materialismo ed empiriocriticismo, 1908). Lunačarskij partecipò al movimento dei cosiddetti "Costruttori di Dio" (bogostroiteli) e, come recensore di letteratura dell’Europa occidentale per diverse testate russe, prese posizione contro lo sciovinismo in campo artistico. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Lunačarskij adottò un orientamento internazionalista, rafforzato dall’influenza di Lenin, e fu tra i fondatori del giornale pacifista "Naše Slovo". Alla fine del 1915 si trasferì con la famiglia da Parigi in Svizzera. Dopo la Rivoluzione di febbraio del 1917, tornò a Pietrogrado, aderì all’Organizzazione interdistrettuale dei socialdemocratici uniti (Mežrajonnaja organizacija ob’edinennych social-demokratov) e ne fu eletto delegato al I Congresso panrusso dei Soviet dei deputati degli operai e dei soldati. Nel luglio 1917 entrò nella redazione del quotidiano "Novaja Žizn'", fondato da Maksim Gor’kij, con il quale collaborava sin dal suo rientro in Russia. Dopo gli eventi delle “giornate di luglio”, il Governo provvisorio lo accusò di tradimento e lo fece arrestare. Dall’agosto 1917 lavorò al quotidiano "Proletarij" (pubblicato al posto della "Pravda", soppressa dal Governo) e alla rivista "Prosveščenie". Nello stesso periodo svolse un’intensa attività culturale e educativa tra il proletariato, sostenendo la convocazione di una conferenza delle società educative operaie. All’inizio dell’autunno del 1917 fu eletto presidente della sezione culturale e educativa e vicesindaco di Pietrogrado, oltre a diventare membro del Consiglio provvisorio della Repubblica Russa. Il 25 ottobre, in una riunione d’urgenza del Soviet di Pietrogrado, appoggiò la linea bolscevica e pronunciò un acceso discorso contro i menscevichi di destra e i socialisti rivoluzionari che avevano abbandonato la seduta. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, Lunačarskij entrò a far parte del Consiglio dei Commissari del popolo (Sovnarkom) istituito dal II Congresso panrusso dei Soviet, assumendo la carica di Commissario del popolo per l’istruzione. Nei primi mesi dopo la presa del potere, difese attivamente il patrimonio storico e culturale. In risposta al bombardamento di monumenti storici a Mosca durante la rivolta armata, il 2 novembre 1917 rassegnò le dimissioni, che tuttavia furono considerate “inopportune” dal governo e ritirate il giorno successivo. Rimase dunque Commissario del popolo per l’istruzione fino al 1929. Secondo Lev Trockij, nell’esercizio di tale incarico svolse un ruolo determinante nell’avvicinare la vecchia intellighenzia alle posizioni bolsceviche. Sebbene non prendesse direttamente parte alle lotte interne al partito, Lunačarskij finì con l’allinearsi al gruppo vincitore, pur rimanendo, secondo Trockij, “una figura estranea tra le loro fila fino alla fine”. Nell’autunno del 1929 fu rimosso dall’incarico di Commissario del popolo per l’istruzione e nominato presidente del Comitato scientifico del Comitato esecutivo centrale dell’URSS. Nei primi anni Trenta diresse l’Istituto di letteratura e lingua dell’Accademia comunista, l’Istituto di letteratura russa dell’Accademia delle Scienze dell’URSS e fu tra i curatori dell’Enciclopedia letteraria. Conobbe personalmente diversi scrittori europei di fama, tra cui Romain Rolland, Henri Barbusse, Bernard Shaw, Bertolt Brecht, Carl Spitteler e Herbert Wells. Nel settembre del 1933 fu nominato rappresentante plenipotenziario dell’URSS in Spagna, ma non poté assumere l’incarico per motivi di salute. In qualità di vicecapo della delegazione sovietica, prese parte alla Conferenza sul disarmo della Società delle Nazioni. Morì di angina pectoris nel dicembre 1933, mentre era in viaggio verso la Spagna, presso la località francese di Mentone.
• Ju.B. Borev, Lunačarskij, Moskva, Molodaja gvardija, 2010.
• Lunačarskij, in Bol’šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004–2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol’šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011, T. 18 (Lomonosov — Manizer), pp. 139-140.
• Al. Dejč, Lunačarskij, in Kratkaja literaturnaja ėnciklopedija, 1962–1978, A.A. Surkov (gl. red.), Moskva, Sov. ėncikl., 1967, T. 4 (Lakšin — Muranovo), pp. 448-453.
• Lunačarskij, in Literaturnaja ėnciklopedija: V 11 tt., 1929–1939, A.V. Lunačarskij (otv. red.), Moskva, OGIZ RSFSR, Gos. slovarno-ėncikl. izd-vo “Sov. ėncikl.”, 1932, T. 6, coll. 626–635.
Data del paratesto: 1933
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: A la recherche du temps perdu
Data dell'opera originale: 1913-1927
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Proust Marcel
Profilo autore del testo originale:
Marcel Proust (1871 - 1922), celebre scrittore francese, nato e morto a Parigi. esponente del modernismo letterario, europeo. Proveniente da famiglia alto borghese (con discendenza ebraica da parte di madre); malato di asma sin dalla tenera età, frequenta il prestigioso liceo Condorcet di Parigi, prescelto dall'élite culturale dell'epoca. Dopo la morte dei suoi genitori, si dedica completamente alla scrittura, isolandosi nel suo appartamento parigino di Boulevard Hausmann. Sin da giovane collabora con riviste letterarie e di costume come “Le Banquet”, rivista fondata (1892) da un gruppo di amici del Condorcet, la “Revue blanche”, dal 1903 scrive per “Le Figaro”. Dal 1914 uscirono sulla “Nouvelle revue française” ampî estratti delle sue opere. Fin dagli anni liceali frequentò assiduamente i salotti dell'alta borghesia e dell'aristocrazia parigina, di cui avrebbe poi stigmatizzato lo snobismo, e nell'affaire Dreyfus si schierò in favore della tesi innocentista.
La sua opera principale, À la recherche du temps perdu, è composta da sette volumi pubblicati tra il 1913 e il 1927. Il primo volume, Du côté de chez Swann, uscì nel 1913 a spese dell'autore presso l’editore Grasset (dopo che il parere negativo di André Gide ne aveva impedito la pubblicazione presso Gallimard); a partire dal 1918 pubblica con Gallimard i restanti tomi del romanzo: À l'ombre des jeunes filles en fleur, anche premio Goncourt, Le côté de Guermantes (2 voll., 1920-21), Sodome et Gomorrhe (3 voll., 1921-22). Solo dopo la morte di Proust escono le ultime tre parti: La prisonnière (1923), Albertine disparue (1925, chiamato anche La fugitive) e Le temps retrouvé 1927. Attraverso una narrazione autobiografica, il romanzo esplora il tema del tempo perduto e ritrovato tramite la memoria involontaria, rappresentando anche un affresco della società francese del tempo. Bibliografia: Enciclopedia Treccani, Marcel Proust.
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Titolo traduzione russa del testo originale: V poiskach za utračennym vremenem
Collocazione traduzione: M.Prust V poiskach za utračennym vremenem, 1934-1938, Leningrad, Gosilitizdat
Nome traduttore: Adrian Frankovskij
Profilo traduttore: Adrian Antonovič Frankovskij, intellettuale, traduttore di origine ucraina, tra i più importanti nei primi decenni dell’Unione sovietica, nacque nel 1888 nel villaggio di Lobačev, vicino a Kiev. Nel 1911 si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di San Pietroburgo. Insegnò nelle scuole secondarie e presso l'Istituto degli insegnanti di Leningrado, trasformato nel 1918 in 2° Istituto pedagogico. Dal 1924 fu scrittore e traduttore professionista. Le sue traduzioni, soprattutto dal francese e dall’inglese, ancora oggi conservano il loro valore artistico e vengono ripubblicato. Visse sempre a Leningrado. Dai romanzieri inglesi del XVII-XVIII secolo tradusse J. Swift, G. Fielding, L. Sterne, dal francese del XVIII secolo - D. Diderot, dagli autori del Novecento - R. Rolland, Romain Rolland, André Gide, M. Proust. L'iniziativa di tradurre Marcel Proust fu un merito importante di Frankovskij: alla fine degli anni Venti pubblicò nella sua traduzione la prima parte del romanzo-epopea Alla ricerca del tempo perduto. Negli anni Trenta, Frankovskij partecipò sia come traduttore che come curatore alla pubblicazione delle Opere di Proust. Il primo e il terzo volume (GIChL 1934-1938). Morì nel febbraio 1942, durante il primo, durissimo, assedio di Leningrado.
Data dell'edizione della traduzione russa: 1934-1938
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Nel lungo articolo polemico Kuda idet francuzkaja intelligencija [Dove sta andando l’Intelligencija francese] Lunačarskij ripercorre le principali tappe della cultura francese contemporanea ad uso dei lettori della neonata rivista letteraria “Literaturnyj kritik”, nel secondo numero in assoluto dalla sua fondazione. Come si legge nel paratesto dedicatogli nella Sobranie sočinenij del critico, l’articolo in questione è nato da una trascrizione di un discorso di Lunačarsky (8 febbraio 1933) in risposta alla relazione di I.I. Anisimov su “André Gide e il capitalismo”, pronunciata in occasione di una riunione del Comitato organizzativo dell’URSS il 29 gennaio 1933; tanto nella prolusione, quanto poi nell’articolo pubblicato nel luglio del 1933 ci troviamo in un momento storico per cui nelle riviste cultural-letterarie sovietiche, all’interno di una cornice teorico-formale e filosofica concernente le diverse anime di quello che sarebbe divenuto poi il realismo socialista canonico, definizione successiva al I congresso degli scrittori sovietici del 1934, troviamo diverse testimonianze di un dibattito ampio e ancora generale, vivace già da tutto il ‘33 (si vedano in proposito, sul LitKritik, gli articoli di P. Judin Lenin i nekotorye voprosy literaturnoj kritiki D134; V. Kirpotin O socialističeskom realizme D135, G. Lebedev Formalizm i socialističeskij realizm, l’articolo di V. Kirpotin in “Literaturnja gazeta”, D094 ). In questo contesto Lunačarskij, in quel momento non già più Commissario del popolo per l’Istruzione, ma in qualche modo ‘retrocesso’ a seguito della ‘Grande svolta’ a ‘presidente del Comitato scientifico del Comitato esecutivo centrale dell’URSS’, colloca Proust (di cui si prepara una nuova edizione in russo a partre dal 1934) nel suo articolo tra i fedeli intellettuali comunisti francesi Gide e Barbusse (quest’ultimo, del resto, non esente da “libri poco riusciti”, p. 58), e Paul Valéry, la cui opera è giudicata con parole di ammirazione ed encomio (“è un gioielliere dello stile”, p. 62). In questo scritto di inizio ’33, collocato a seguito della sezione teorico-programmatica della rivista, le idee di Lunačarskij su Proust, e su alcuni altri scrittori francesi poco ortodossi, ad esempio il già citato Valéry, risaltano per una certa autonomia di giudizio del critico, per la libertà dello stile, di manovra, con la quale vengono espressi all’interno dell’ortodossia culturale del momento, e, al contempo, non si differenziano in maniera sostanziale dai bozzetti biografico-letterari che il Lunačarskij aveva pubblicato nel corso degli anni Venti, pure spesso molto critici: sua era stata infatti la prima pubblicazione sovietica riguardante Proust, in assoluto, in un necrologio del 1923 (Marsel’ Prust, “Krasnaja niva”, 1923 n. 6/11 febbraio), gli dedicò poi un articolo nel 1924 (K charakteristike novejšej francuzskoj literatury, “Pečat’ i revoljucija”, n. 2, pp. 17-26), così come alcune considerazioni sulla Recherche furono pubblicate sulle Pis’ma s Zapada [Lettere dall’Occidente] nel 1926 (prima pubblicazione come Pis’ma iz Pariža. Pis’mo tret’e, in “Krasnaja gazeta” nn. 28 e 29, 1 e 2 febbraio); nella metà degli anni Venti, da Narkompros, facilitò le prime traduzioni della Recherche in lingua russa per la celebre e prestigiosa casa editrice Academia, ancora collocata a Leningrado: quelle a cura di Adrian Frankovskij e Boris Grifcov, di cui uscirono le prime due parti (V storonu Svana, Pod ten’ju devušek v cvetu, L. Academia 1927 e 1928); un’altra traduzione parallela delle Fanciulle in fiore uscì per Nedra (Pod sen’ju devušek v cvetu, trad. a cura di L.Ja Gurevič, S. Parnok, con la collaborazione di B. Grifcov, M. 1927); da sottolineare che alcuni brani separati dalla Recherche uscirono già nel 1924 per la rivista “Sovremennyj Zapad” (N.5, pp. 103-125, la rivista faceva capo a Gor’kij e alla casa editrice Vsemirnaja literatura), nella traduzione di M.N. Ryzhkina. All’inizio degli anni Trenta Lunačarskij fu ancora promotore della nuova edizione della Recherche (M. Goslitizdat, 1934-1938, incompleta, e ferma al IV volume, Sodom i Gomorra). Nell’articolo del “Literaturnyj kritik” che qui citiamo, il critico sovietico afferma che “ciò che più di ogni altra cosa rende affascinante Proust sono i suoi straordinari slanci stilistici e la sua eccezionale vividezza nel riprodurre i ricordi”; afferma poi che “ciò può essere ottenuto solo sviluppando una sensibilità e una produttività immaginativa straordinarie e sottili. È molto interessante che Proust catturi nella sua grande opera strati sociali profondamente diversi, diverse manifestazioni della natura umana” p. 60; a tali iniziali generose affermazioni egli appende poi però un’ingombrante frangia di improperi: “Ma Proust è uno snob disperato e spregevole. Quasi la metà del contenuto della sua famosa serie di romanzi si riduce al fatto che vari esponenti di un’aristocrazia semisconosciuta e di gentaglia varia [šval’] cercano di entrare in questo o quel salotto, per cui una certa signora X si considera una dama di alto rango, ma non le è permesso di andare a casa della signora Y, perché la signora Y è troppo altolocata” (ibidem). Ancora, aggiunge Lunačarskij: “Proust descrive, sì, le debolezze dell’aristocrazia: […] ma il fatto che un certo signor duca sia calvo e che una qualche duchessa sia stupida non cambia certo il fatto che si tratta di esseri divini o quasi, che gli snob trattano con eccezionale sudditanza; e se teniamo conto di tutta la cultura raffinata e sofisticata di cui è provvisto Proust, questa sua psicologia da lacchè è ripugnante – la più meschina che io abbia mai visto in uno scrittore” (p. 61). Lunačarskij si esprime qui con notevole immediatezza espressiva e con l’indipendenza stilistica che lo contraddistingue spesso nei suoi paratesti/scritti critici, lontana da qualsivoglia pedissequa attinenza a direttive o formule critico-marxiste preconfezionate, per cui riesce tanto a lodare quanto a stroncare (con uno stile impressionistico, e spesso genuinamente ironico) lo scrittore francese; nella seconda parte Lunačarskij ci appare quasi indispettito per l’atteggiamento imperdonabilmente deferente che riconosce in Proust, tanto più indispettito poiché il sovietico gli riconosce pure una notevole maestria letteraria, ma è costretto a insistere sul ‘peccato mortale’ di Marcel (autore e narratore) e dei suoi personaggi più amati della Recherche: l’essere degli snob, essere dei lacchè (parola spesse volte usata da L. nei suoi paratesti, anche nei contesti più impensabili, ad esempio, in relazione a Giorgio Vasari e alla sua biografia) nei confronti degli altolocati aristocratici e rentier del Faubourg Saint-Germain; peccato, questo, che il sovietico giustifica solo, e solo parzialmente, in chiusura, con la malattia dello scrittore e con la sua vita da recluso: quel distacco dalla realtà che gli diede «quella terribile limitazione e che gli impresse l’odioso stigma del conservatorismo sociale” (p.61). È però doveroso notare che il fatto stesso che L. ritorni molte volte sul romanzo di Proust nel corso di ben dieci anni, che ne accolga e faciliti per come può la pubblicazione delle opere in URSS tanto nel corso degli anni Venti che nei primi anni Trenta (sino alla sua morte, alquanto improvvisa, nel dicembre del 1933), giudicandone positivamente il talento stilistico, è indice di un peculiare odi et amo da parte del critico sovietico, che non riesce a nascondere facilmente l’ammirazione per questo scrittore francese; si veda anche, a questo proposito P023)
Alessandra Carbone