Titolo direttiva [Anno] - [Codice direttiva]:
Trozkistskaja gruppirovka "Pereval" [26-06-1937] - [D045]
Data direttiva: 26-06-1937
Titolo e pagina del giornale/rivista con la direttiva: "Literaturnaja gazeta", p.5
Numero giornale/rivista con la direttiva : 34 (670)
Tipologia della direttiva: Critica e direttiva
Descrizione sintetica della direttiva:
Voronskij, Averbach e alcuni altri agenti letterari del trozkismo solo adesso vengono sradicati definitivamente. Trozkij, capo dei fascisti, negava la possibilità di costruire il socialismo in un singolo paese, l’URSS. Da questo risultava anche un’altra tesi dei trozkisti sull’impossibilità di creare una cultura proletaria socialista. Voronskij sosteneva che l’arte poteva essere creata solo dall’intellighenzia borghese. Lo scopo di Voronskij, rappresentante del gruppo “Pereval” con cui la RAPP (Averbach) fingeva di lottare pur promuovendo in realtà idee simili, era il restauro del capitalismo nell’arte. Il fascista Trozkij parlava del carattere irrazionale della creazione artistica. Il suo complice Bucharin sosteneva la stessa idea (“l’arte è l’organizzazione dei sentimenti attraverso le immagini”). Voronskij e i suoi complici hanno attivamente sviluppato questa tesi del tutto ostile al marxismo-leninismo opponendo il sentimento al pensiero. Il mistero dell’arte, secondo loro, consisterebbe nella riproduzione dei sentimenti e delle impressioni primarie e immediate; l’artista può occuparsi solo dell’ambito dei sentimenti dell’individuo e non di quello dei concetti di un soggetto sociale. Tale sminuimento del ruolo della coscienza nell’arte era una forma di lotta del trozkismo contro la sensibilità socialista nella letteratura. Anche il compito di appropriarsi dei valori culturali accumulati dall’umanità nel corso della sua storia veniva negata dal gruppo trozkista di Voronskij. Le teorie di Voronskij e Averbach rappresentano un miscuglio mostruoso delle idee neokantiane di Mach, Bergson e Freud e del sociologismo volgare di Pereverzev. Hanno ereditato i lati più reazionari delle dottrine dell’arte idealista. Il filo rosso dei loro ragionamenti è stata la tesi che l’arte non necessita di alcun legame con l’attuale realtà rivoluzionaria. Dalla tesi di Trozkij e Bucharin sull’intuitivismo e sul carattere incosciente dell’atto creativo e dal fatto che negassero il carattere di classe dell’arte risultava anche la negazione della lotta di classe nella letteratura. Per Voronskij, che segue la teoria delle impressioni immediate, un’opera letteraria ha valore solo se ci dà l’impressione di un dato autonomo delle persone e del mondo. Un artista deve essere disinteressato, distaccato dalla vita sociale. Per il suo complice Gorbov, l’arte si trova al di fuori della lotta di classe; le opere di tutti gli scrittori, anche nemici, devono essere valutate solo dal punto di vista della realizzazione del loro compito artistico (quello di descrivere la propria epoca attraverso le immagini). Un critico, secondo lui, non dovrebbe avere a che fare con l’ideologia, così come uno scrittore non dovrebbe scrivere troppo sulla rivoluzione, poiché in tal modo si allontana dalle impressioni primarie borghesi.