Titolo direttiva [Anno] - [Codice direttiva]:
Vidnejšee mesto [15-11-1937] - [D049]
Data direttiva: 15-11-1937
Titolo e pagina del giornale/rivista con la direttiva: "Literaturnaja gazeta", p. 3
Numero giornale/rivista con la direttiva : 62 (698)
Tipologia della direttiva: Cronaca
Descrizione sintetica della direttiva:
L’intellighenzia raffinata dell’occidente prova un forte interesse verso ogni fenomeno culturale che proviene dall’arte sovietica, da Mosca. La verità sulla letteratura, sul teatro e sul cinema del paese sovietico colpisce tanto forte gli intellettuali occidentali poiché nei loro paesi c’è una decadenza impressionante. In tanti paesi occidentali il fascismo, come un uragano, ha spazzato via gli ultimi baluardi della cultura. In tre anni il fascismo ha distrutto ogni cosa positiva che esisteva nel cinema, nel teatro e nella letteratura della Germania. La stampa fascista italiana è costretta ad ammettere da sola che la letteratura italiana è decaduta in modo incredibile, che il teatro italiano sta morendo. I libri di uno scrittore già famoso in Italia vengono diffusi in quantità di appena 500 esemplari. Gli scrittori e gli editori italiani si danno la colpa a vicenda, ma tutti sono concordi sul fatto che il libro stia vivendo una profonda crisi. La situazione nei paesi capitalisti non è molto migliore. In Francia non è quasi più possibile pubblicare un libro di poesie poiché non sarà venduto. Pochi scrittori francesi riescono a sopravvivere con gli onorari e pertanto sono costretti a conciliare il lavoro letterario con altri mestieri. Le tirature nell’URSS sembrano agli scrittori dei paesi capitalisti un sogno fantastico. Molte cerchie intellettuali in occidente fanno tentativi di salvare i libri, ma tali tentativi risultano inutili poiché il capitalismo lamenta l’eccesso di gente colta. In Italia, dove quasi un quarto della popolazione non sa leggere, la stampa fascista richiede di ridurre il numero di enti di istruzione. La lotta contro l'”eccesso” di cultura in Italia, Germania e Francia va di pari passo con la decadenza e lo svuotamento interiori. Un’arte senza oggetto non è più lo slogan di un piccolo gruppo di borghesi esteti degenerati; ormai è la tendenza principale di tutta l’arte borghese. Non ha un’essenza poiché non ha una grande idea intorno alla quale schierarsi e senza la quale un’arte non può esistere. L’esempio dell’URSS ispira la classe operaia di tutto il mondo. La cultura non appartiene ormai da tempo alla borghesia. La cultura come tale diventa negazione del capitalismo e complice del paese del socialismo e dei proletari di tutti i paesi. Nell’Italia fascista, dove il governo ha proibito di istituire una commissione ufficiale per le celebrazioni del centenario di Puškin, esiste un interesse enorme verso la lingua, la cultura e la letteratura russa. Secondo la rivista “Meridiano” di Roma, tale interesse è nato proprio negli ultimi vent’anni. Il numero di persone che studiano lingua e letteratura russa, in precedenza poco significativo, è cresciuto “miracolosamente” dopo la guerra mondiale. Un’altra rivista italiana si lamenta del fatto che il centenario di Leopardi, poeta morto nello stesso anno di Puškin, sia stato celebrato molto meno che quello di Puškin in tutto il mondo. La nuova cultura, esattamente come il miglior retaggio della vecchia cultura, appartiene al nuovo mondo del socialismo. Come ha detto il compagno Molotov nel giorno del ventesimo anniversario della Rivoluzione, il ruolo più importante nella difesa degli interessi di ogni progresso, della cultura e della libertà nazionale appartiene ora alla prima rivoluzione socialista.