Titolo direttiva [Anno] - [Codice direttiva]:
O chudožestvennom perevode (di I. Al'tman) [1936] - [D175]
Data direttiva: 1936
Titolo e pagina del giornale/rivista con la direttiva: "Literaturnyj kritik", pp. 148-169
Numero giornale/rivista con la direttiva : Kn. 5
Tipologia della direttiva: Teoria della traduzione
Descrizione sintetica della direttiva:
Iogann Al’tman sottolinea come la cultura della traduzione in URSS sia “incomparabilmente più elevata” rispetto alla Russia zarista, ma insiste sul fatto che un simile confronto non può più bastare: il criterio decisivo per valutare la qualità della traduzione letteraria sono “le esigenze del nostro tempo” (p. 148) e le richieste del lettore sovietico. Accanto a esempi di alta cultura artistica esistono ancora molte traduzioni casuali, diseguali e talvolta apertamente anti-artistiche. Richiamandosi a Belinskij, Černyševskij e Dobroljubov, l’autore ribadisce l’idea della traduzione come parte integrante della letteratura mondiale e come strumento di educazione rivoluzionaria: il traduttore deve essere al tempo stesso esatto e creativamente partecipe, ma non ha il diritto di falsificare il testo, attenuandone gli accenti rivoluzionari o alterandone il significato. La traduzione può infatti indebolire politicamente e ideologicamente un’opera, fino a distorcerla e a “dare un orientamento sbagliato al lettore” (p. 154), se il traduttore non si pone di fronte al testo in modo pienamente coscienzioso. Al’tman definisce il criterio fondamentale della valutazione come “criterio di verità” (p. 156): adeguata trasmissione dell’originale, approccio artisticamente veritiero ed esclusione di ogni deformazione volontaria. Vengono criticati il naturalismo ‘fotografico’, il formalismo (che assolutizza l’aspetto tecnico-formale e svuota l’opera del suo contenuto ideologico), l’impressionismo traduttivo, l’esotismo e lo stilizzatore che addolcisce o abbellisce i testi.
Una parte importante è dedicata ai rapporti fra russo e lingue dei popoli dell’URSS: contro sia il grande-sciovinismo sia i nazionalismi locali, Al’tman rivendica la funzione della lingua russa come strumento di comunicazione internazionale e chiede traduzioni che conservino la specificità sociale e nazionale delle opere. In conclusione, l’autore invita a elevare la cultura traduttiva sovietica tramite una rigorosa selezione dei testi da tradurre, una formazione più solida dei traduttori (anche con istituti specifici e buoni dizionari bilingui) e il rifiuto netto tanto della traduzione empirico-naturalistica quanto di quella formalistica.
Ilaria Aletto, Maria Zavyalova