“Orfej” v literature i na scene [P032]
Collocazione paratesto: Skazanie ob Orfee - Moskva-Leningrad - Academia - pp. 27-44
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Dživelegov Aleksej Karpovič
Profilo autore del paratesto:
Dživelegov Aleksej Karpovič (1975, Nachičevan'-na-Donu -1952, Mosca) - esperto di storia e letteratura del Rinascimento e del teatro italiano, autore della prima monografia sovietica su Dante, che negli anni Trenta e Quaranta viene considerato lo studioso più autorevole nell'ambito dell'italianistica in URSS e fino al 1937 dirige la collana di letteratura italiana presso Academia. Prima della rivoluzione d'Ottobre fu membro del partito democratico-costituzionale; anche nella Russia zarista applicò l'approccio storico e sociologico allo studio delle opere letterarie. Nel periodo staliniano applica il metodo marxista, anche se non la sua analisi non si riduce mai a quella del metodo "sociologico volgare". Il talento di Dživelegov di comporre ""le prefazioni sociologiche"" venne riconosciuto, in particolare, dal traduttore Michail Lozinskij che chiese allo studioso di corredare la sua traduzione della Vita di Cellini da una prefazione dettagliata.
Bibliografia: M. Andreev, A.K. Dživelegov, in Id., Literatura Italii. Temy i personaži, Moskva, RGGU, 2008, pp. 308-318; RGALI. F. 2032. Dživelegov A.K.
Kristina Landa
Data del paratesto: 1933
Direttive paratesto:
- D001 - Academia (di L. Kamenev) [LINK]
- D002 - Mirovaja literatura (di L. Kamenev) [LINK]
- D003 - O nasledstve, o "novatorstve" (di I. Anisimov, articolo 2) [LINK]
- D007 - Vsesojuznoe soveščanie kritikov [LINK]
- D008 - Vsesojuznoe soveščanie kritikov [LINK]
- D011 - O teorii literatury (di D. Timofeev) [LINK]
- D014 - K Plenumu pravlenija SSP. Politika i éstetika (di D. Mirskij) [LINK]
- D088 - O nasledstve, o "novatorstve" (articolo 1, di I. Anisimov) [LINK]
- D089 - Usilit' bor'bu s formalizmom [LINK]
- D092 - ...Éto ešče lesa, a ne dom (di L. Pasynkov) [LINK]
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: La Fabula di Orfeo
Data dell'opera originale: 1480
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Poliziano Angelo
Profilo autore del testo originale:
Poliziano (Ambrogini Agnolo (Angelo)) (Montepulciano, 1454 - Firenze, 1494). Poeta e filologo, ritenuto il massimo esponente della poesia italiana del Quattrocento e celebrato come "principe degli umanisti". Intraprese gli studi universitari a Firenze, dove conobbe Marsilio Ficino. Nel 1473 concluse la traduzione in latino dei primi due libri dell'Iliade, dedicandoli a Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, che lo accolse immediatamente sotto la sua protezione e lo introdusse nella cerchia degli intellettuali più illustri dell'epoca. Nel 1475 Lorenzo lo nominò precettore del figlio e segretario personale; due anni dopo Poliziano divenne priore della chiesa di San Paolo Apostolo e fu ordinato sacerdote. Dopo il 1479 lasciò l'ambiente mediceo, viaggiò nell'Italia settentrionale e si fermò per un periodo alla corte del cardinale Francesco Gonzaga a Mantova. Rientrato a Firenze, assunse l'incarico di insegnamento presso lo Studio Fiorentino, dove avviò un'intensa attività di filologo e commentatore di testi latini e greci e strinse una solida amicizia con Giovanni Pico della Mirandola. Dopo il 1490 abbandonò la produzione poetica per dedicarsi allo studio della filosofia aristotelica, mostrando un particolare interesse per le arti meccaniche. Morì, secondo alcune fonti, avvelenato per ordine del suo ex discepolo Piero de' Medici. Tra le sue opere più celebri, che includono le Stanze per la giostra del Magnifico Giuliano, le Rime e le Elegie latine, spicca la Fabula di Orfeo (o semplicemente Orfeo), breve componimento teatrale in metro vario, considerato uno dei primi testi teatrali italiani di argomento profano. L'opera, tuttavia, non riscosse grande favore presso i contemporanei e fu successivamente censurata durante la Controriforma.
Bibliografia: E. Bigi, Ambrogini, Angelo, detto il Poliziano, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 1960, vol. 2; E. Garin, Filologia e poesia in Angelo Poliziano, in "La rassegna della letteratura italiana", LVIII (1954); E. Bigi, La cultura del Poliziano, in "Belfagor", IX (1954).
Kristina Landa
Categoria autore: Autore classico
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Titolo traduzione russa del testo originale: Skazanie ob Orfee
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia
Nome traduttore: Šervinskij Sergej Vasil'evič
Profilo traduttore:
Šervinskij Sergej Vasil'evič (Mosca, 1892 - Mosca, 1991). Poeta, traduttore e storico dell'arte.
Frequentò i corsi del Dipartimento di Lingue romanze e germaniche della Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca, seguendo parallelamente lezioni di storia dell'arte. Le sue prime traduzioni apparvero nel 1916 nell'antologia di poesia armena antica e moderna curata da Valerij Brjusov. Šervinskij studiò approfonditamente la cultura armena, traducendo il poema epico I temerari di Sassun (tramandato oralmente a partire dall'XI secolo e trascritto per la prima volta nel 1873) e opere di poeti armeni moderni.
Nello stesso anno pubblicò la sua prima raccolta di poesie originali; una seconda, dedicata a temi italiani, uscì nel 1924. Nel 1933 diede alle stampe il romanzo d'avventura East India. La sua attività di traduttore spaziò dal greco e latino all'italiano, francese, arabo, indiano e altre lingue. Tra gli anni Venti e Trenta tradusse tutte le tragedie di Sofocle, oltre a opere di Euripide e Virgilio; negli anni Ottanta pubblicò traduzioni di Ovidio e Catullo, e nel 1987 collaborò con Jurij Šičalin alla versione russa di Stazio.
Bibliografia: S. Šervinskij, Stichotvorenija i vospominanija, Tomsk, Vodolej, 1997; K. Petrosov, Šervinskij Sergej Vasil'evič, in Russkie pisateli 20 veka. Biografičeskij slovar', a cura di P. Nikolaev, Moskva, Bol'šaja Rossijskaja ènciklopedija; Randevu-AM, 2000, p. 766; Bessmertie. Iz istorii sem'i Šervinskich, a cura di E. Družinina (Šervinskaja), Moskva, Greko-latinskij kabinet Ju.A. Šičalina, 2013; RGALI. F. 1364; IRLI RAN. F. 562, op. 3; op. 6.
Kristina Landa
Curatore dell'edizione della traduzione: Dživelegov Aleksej Karpovič
Data dell'edizione della traduzione russa: 1933
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Dživelegov sostiene che Poliziano fu un poeta di corte di Lorenzo de’ Medici, il quale era stato istruito per governare Firenze in base agli interessi dell’alta borghesia e della sua dinastia. Poiché all’epoca non esistevano ancora i trattati politici di Machiavelli o Guicciardini, Lorenzo non avrebbe potuto avere una formazione teorica, ma solo empirica. Giunto alla conclusione che un popolo intrattenuto con spettacoli, poesie e giochi non avrebbe avuto tempo né voglia di coltivare idee pericolose per il governo, egli fece di tutto per appassionarlo a svaghi di ogni tipo. A tal fine imitò persino i poeti popolari toscani, eliminando però dalle proprie poesie ogni traccia di protesta o derisione; pur mantenendo i motivi della vita quotidiana, ne rimosse la carica sociale. Le poesie di Lorenzo de’ Medici, rappresentando una sorta di “oppio per il popolo”, lo calmavano anziché agitarlo; persino le feste mascherate orchestrate dai migliori artisti di corte servivano a questo scopo distrattivo. In tal modo, anche Poliziano, che padroneggiava appieno gli espedienti retorici, divenne uno strumento eccellente e obbediente nelle mani del Medici, servendone gli interessi di classe e lusingandolo in ogni modo.
La valutazione positiva di Savonarola
A questo punto Dživelegov si discosta sensibilmente dall’autore della prima prefazione, Matvej Rozanov, nell’analisi dell’opera di Poliziano (cfr. la sintesi della prefazione di Rozanov, P033). Innanzitutto, egli attribuisce un ruolo positivo a Girolamo Savonarola, “severo […] asceta popolare”, che ancor prima di Machiavelli avrebbe rivelato ai fiorentini il segreto del potere di Lorenzo, distrarre il popolo con feste e spettacoli per impedirgli di pensare al tiranno. Secondo Dživelegov, Savonarola sarebbe stato, nella prospettiva dell’epoca, un democratico preoccupato per la sorte delle classi degli artigiani e dei piccoli commercianti, delle quali il Medici avrebbe avuto timore e diffidenza.
L’arte di Poliziano come strumento di lotta contro il popolo
Inoltre, lo studioso afferma che Poliziano, mantenuto dal Medici, ne divenne il sostituto nel circolo poetico e artistico, combattendo per il potere nella sua lotta contro il popolo sul terreno culturale. Anche l‘Orfeo sarebbe stato composto su un ordine sociale di Lorenzo e sarebbe stato destinato a diventare strumento in questa lotta. Gli unici due talenti di Poliziano sarebbero stati il verso virtuoso e il gusto impeccabile; la sua anima sarebbe stata fredda e vuota, tanto che, invece di un dramma, compose una corona di versi perfetti nella forma ma poveri di sentimento sincero.
Il merito di Poliziano fu quello di porre le basi della commedia erudita, che egli stesso tuttavia non riuscì a sviluppare.
Kristina Landa