Luidži Pirandello [P034]
Collocazione paratesto: Obnažennye maski - Moskva-Leningrad - Academia - pp. 5-26
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Rubcova Galina Vasil'evna
Profilo autore del paratesto:
Rubcova Galina Vasil'evna (1899 - 1976). Storica della letteratura, traduttrice ed esperta di letteratura italiana del Rinascimento, di Pirandello e di letteratura francese dell'Ottocento.
Prima della rivoluzione frequentò i corsi superiori Bestuževskie per donne. Nel 1925 si laureò presso l'Università Statale di Leningrado; sempre negli anni Venti partecipò al seminario per traduttori poetici principianti diretto da Michail Lozinskij. Conseguì il dottorato presso l'Istituto di Linguaggio e Pensiero dell'Accademia delle Scienze dell'URSS.
Tra il 1934 e il 1935 insegnò presso l'Istituto di Filosofia, Linguistica e Storia di Leningrado (LIFLI). Dal 1936 al 1937 fu assistente alla Facoltà di Storia dell'Università Statale di Leningrado. Dal 1945 al 1968 lavorò come docente presso il Dipartimento di Storia delle Letterature Straniere dello stesso ateneo, tenendo corsi sul teatro di Pirandello, sul dramma italiano e sulla letteratura del Medioevo e del Rinascimento.
Bibliografia: Filologičeskij fakul'tet Sankt-Peterburgskogo gosudarstvennogo universiteta. Materialy k istorii fakul'teta, Sankt-Peterburg, 2000, p. 483; CGA Sankt-Peterburg. F. Р-7240. Op. 7. D. 2172; CGIA. F. 113, op. 7, d. 710; CGALI. F. P-328, op. 2, d. 1405.
Kristina Landa
Data del paratesto: 1932
Direttive paratesto:
- D018 - Bor'ba protiv II Internacional'nogo social-fašizma [LINK]
- D019 - Čej Front? [LINK]
- D117 - Včera otkrylsja Plenum Orgkomiteta SSP (di P. Judin) [LINK]
- D160 - Preodolet' otstavanie dramaturgii [LINK]
- D161 - Pered Vsesojuznym s''ezdom sovetskich pisatelej [LINK]
- D195 - Obespečim vse uslovija tvorčeskoj raboty literaturnych kružkov (Gronskij I.M.) [LINK]
- D061 - Deficitnaja literatura. O massovoj chudožestevnnoj antireligioznoj knige [LINK]
- D096 - V poiskach mužestva (di I. Anisimov) [LINK]
- D098 - Konkurs MORP [LINK]
Author image:
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Maschere Nude
Data dell'opera originale: 1930
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Pirandello Luigi
Profilo autore del testo originale:
Luigi Pirandello (Girgenti, 1867 - Roma, 1936). Drammaturgo, poeta, scrittore e filosofo, premio Nobel per la letteratura (1934). Laureato in filologia romanza a Bonn nel 1891, l'anno successivo si trasferì a Roma, dove conobbe Luigi Capuana, che lo introdusse nei salotti intellettuali e letterari dell'epoca. Dal 1897 al 1922 tenne la cattedra di stilistica all'Istituto Superiore di Magistero Femminile; a partire dal 1909 collaborò con il "Corriere della Sera". Nel 1904 pubblicò il romanzo Il fu Mattia Pascal, che riscosse grande successo di pubblico, pur non ottenendo immediato favore dalla critica, e fu presto tradotto in diverse lingue. Dal 1922 si dedicò principalmente al teatro, collaborando con il Teatro d'Arte e il Teatro Argentina di Roma; nel 1925 fondò la Compagnia del Teatro d'Arte di Roma, con cui girò il mondo. In breve tempo divenne il drammaturgo più celebre del suo tempo e ottenne il premio Nobel "per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell'arte drammatica e teatrale". Molte sue opere furono adattate per il cinema e interpretate dai maggiori attori dell'epoca. Simpatizzante del patriottismo risorgimentale, Pirandello aderì al fascismo negli anni Venti; fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti, redatto dal filosofo e ministro Giovanni Gentile, e sostenne la politica estera di Mussolini. Tuttavia, nonostante la sua lealtà, non ricevette mai un sostegno significativo dal governo, che prediligeva figure come Grazia Deledda e Gabriele d'Annunzio, e fu anzi accusato di disfattismo da alcuni critici. Al centro della sua riflessione si collocano concetti quali l'umorismo, il relativismo e l'incomunicabilità. Tra le opere più significative si annoverano i romanzi Il fu Mattia Pascal (1904), Si gira… (1916) e Uno, nessuno e centomila (1926); la raccolta Novelle per un anno (1922-1928; 1934-1937); nonché i drammi Liolà (1916), Così è (se vi pare) (1917), Sei personaggi in cerca d'autore (1921) ed Enrico IV (1922).
Bibliografia: S. Costa, Pirandello, Luigi, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 2015, vol. 84; E. Lauretta, Luigi Pirandello: storia di un personaggio "fuori di chiave", Milano, 1980; M. Guglielminetti, Pirandello, Roma, 2006; M. Collura, Il gioco delle parti. Vita straordinaria di Luigi Pirandello, Milano, 2010.
Kristina Landa
Categoria autore: Autore contemporaneo
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Titolo traduzione russa del testo originale: Obnažennye maski
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia
Nome traduttore: Rubcova Galina Vasil'evna
Profilo traduttore:
Rubcova Galina Vasil'evna (1899 - 1976). Storica della letteratura, traduttrice ed esperta di letteratura italiana del Rinascimento, di Pirandello e di letteratura francese dell'Ottocento.
Prima della rivoluzione frequentò i corsi superiori Bestuževskie per donne. Nel 1925 si laureò presso l'Università Statale di Leningrado; sempre negli anni Venti partecipò al seminario per traduttori poetici principianti diretto da Michail Lozinskij. Conseguì il dottorato presso l'Istituto di Linguaggio e Pensiero dell'Accademia delle Scienze dell'URSS.
Tra il 1934 e il 1935 insegnò presso l'Istituto di Filosofia, Linguistica e Storia di Leningrado (LIFLI). Dal 1936 al 1937 fu assistente alla Facoltà di Storia dell'Università Statale di Leningrado. Dal 1945 al 1968 lavorò come docente presso il Dipartimento di Storia delle Letterature Straniere dello stesso ateneo, tenendo corsi sul teatro di Pirandello, sul dramma italiano e sulla letteratura del Medioevo e del Rinascimento.
Bibliografia: Filologičeskij fakul'tet Sankt-Peterburgskogo gosudarstvennogo universiteta. Materialy k istorii fakul'teta, Sankt-Peterburg, 2000, p. 483; CGA Sankt-Peterburg. F. Р-7240. Op. 7. D. 2172; CGIA. F. 113, op. 7, d. 710; CGALI. F. P-328, op. 2, d. 1405.
Kristina Landa
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1932
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
La diversità dell’umorismo di P. da quello sovietico
Galina Rubcova esordisce affermando che Luigi Pirandello sia un rappresentante dello stile letterario dell’umorismo, rappresentato non da un gruppo organizzato, bensì da una corrente informale. L’umorismo italiano è estremamente lontano dalla percezione “nostra” (sovietica) del comico: non si tratta infatti di un concetto o di uno stile, ma di un intero modo di pensare, una forma di sensibilità.
La piccola borghesia trascurata dal fascismo – cfr. le direttive: D018, D019
Negli ultimi sessant’anni la piccola borghesia italiana e l’intellighenzia da essa generata erano sopravvissute in condizioni morali e materiali molto pesanti. Solo l’iscrizione al partito fascista tra il 1921 e il 1922 fu per essa un barlume di speranza; tuttavia, la piccola borghesia, “una classe con un grande passato e senza nessun futuro”, per usare le parole di Vladimir Friče, non poteva ovviamente fungere da base per un nuovo ordine di stato. Pertanto, il fascismo strinse un accordo con l’alta borghesia, a discapito degli interessi della piccola borghesia cittadina e rurale. La vicenda di P. riflette fedelmente il percorso compiuto dall’intellighenzia piccolo-borghese italiana nella nostra epoca.
I personaggi di P.
Le novelle di P. costituiscono la prima fase della sua arte; la maggior parte di esse appartiene alla corrente naturalista, e solo alcune battute lasciano intravedere il futuro drammaturgo, profondo conoscitore dell’animo dell’uomo moderno.
I personaggi pirandelliani sono piccoli borghesi e contadini, oppressi dalla povertà e impegnati nella lotta per la sopravvivenza; P. descrive gli aspetti più crudi e mostruosi dell’ordine sociale. I personaggi di Pirandello rinunciano sempre più spesso a una vita tranquilla all’interno della società, ribellandosi alla sua morale. Nei suoi primi romanzi questa ribellione si manifesta in modo ancora più palese. Il protagonista pirandelliano è sempre l'”uomo piccolo” (malen’kij čeloveček), la cui esistenza quotidiana riflette lo stile di vita di tutti i piccoli borghesi italiani che, lottando per la propria esistenza, arrivano persino a elaborare complesse teorie filosofiche. Citando lo studioso italiano Luigi Russo (1923), Rubcova concorda con lui sul fatto che a volte sia difficile comprendere come i piccoli borghesi di provincia si trasformino in Amleto, sviluppino in modo brillante le idee dell’autore e applichino l’approccio “umoristico” all’interpretazione della realtà.
Il linguaggio di P.
Il suo linguaggio è vivace e colloquiale; la realtà che racconta non è semplicemente oggettiva (come nel caso dei “veristi”, ovvero dei naturalisti italiani), bensì filtrata dalla coscienza dei piccoli borghesi e raccontata dal loro punto di vista.
Il concetto di illusione dal punto di vista della critica “sociologica volgare” – D117
Per spiegare al lettore il moderno concetto di illusione in P., Rubcova si appella all’autorità di Vladimir Friče. Già Friče aveva dimostrato che un tratto tipico della coscienza piccolo-borghese del Novecento fosse la tendenza a dividere il mondo in due dimensioni, quella reale e quella illusoria, i cui confini risultavano quasi impercettibili. Secondo P., la realtà si distinguerebbe dall’illusione solo per la sua regolarità e coerenza: un sogno lungo e coerente viene da noi percepito come realtà. Allora, afferma Rubcova, l’unica via di salvezza per i personaggi di P., il quale sostiene la quasi identità di illusione e realtà, consisterebbe nel plasmare la propria vita come un artista crea un’opera d’arte. Tuttavia, qualsiasi tentativo in questo senso da parte dei suoi personaggi finisce sempre male, perché il mondo delle illusioni può essere affermato solo al prezzo di un rifiuto totale della realtà oggettiva, mentre i piccoli borghesi, oppressi dal capitalismo in via di sviluppo, non possono non percepire il peso della realtà circostante. È dunque del tutto naturale che, in Pirandello, la vita lotti costantemente contro le illusioni; dato che i piccoli borghesi rappresentano un ceto sociale senza futuro nella storia, non possono immaginarsi un’arte al servizio della realtà, dedicata alla conquista del diritto di costruire un nuovo mondo socialista.
Per dimostrare che la realtà dell’illusione e l’illusione della realtà sono temi centrali dell’opera pirandelliana, e per analizzarli, Rubcova ribadisce che in questa tendenza si riflette il degrado e la decadenza della coscienza piccolo-borghese.
Giustificazione di P.: tendenze realiste nelle sue opere – D160, D161, D195
È importante per la studiosa sottolinei come la vita reale, che esiste al di fuori dei personaggi e della loro visione, distrugga sempre le loro illusioni nei romanzi: in tal modo può ipotizzare che P. difficilmente possa essere considerato un discepolo dell’idealismo soggettivo. Rubcova sostiene che nell’impostazione filosofica di P. coesistano tracce di diversi sistemi filosofici e che, sebbene l’autore non percepisca un confine netto tra realtà e illusione, tuttavia non le consideri uguali, perché una vita che non si può mai conoscere fino in fondo è per lui sempre più forte di un’illusione che invece si può conoscere perfettamente. Pur ammettendo che anche in Pirandello esista un flusso di rappresentazioni, ella afferma che la vita, per lui, si colloca sempre al primo posto rispetto all’illusione; in questo senso P. si distingue dagli autori che la critica contemporanea tende a considerare suoi predecessori.
Le differenze sociali e di genere tra P., Andreev e Shaw
Polemizzando con i critici borghesi che accostano P. a George Bernard Shaw, Leonid Andreev o agli umoristi italiani, Rubcova osserva che un’analisi contrastiva di questo tipo può essere utile sul piano sociologico, ma non su quello dei procedimenti artistici o dei motivi comuni. Sarebbe soprattutto scorretto paragonare P. ad Andreev; entrambi professano una dottrina del pessimismo, ma mentre l’autore russo si ribella, quello italiano costruisce una teoria dell’adattamento della coscienza all’essere.
Shaw, al contrario, è un ottimista e un tipico rappresentante della classe media borghese, che immagina un ordine sociale ideale come un’unione delle classi sotto la guida di un’intellighenzia tecnologica. P., in quanto pessimista, considera errato qualsiasi ordine sociale; e se entrambi combattono la morale borghese, Shaw crea buffonate mentre P. scrive tragedie; i suoi personaggi, a differenza di quelli di Shaw, non sono caricature, bensì “folli illuminati”. Le donne nelle opere di Shaw sono forti e attive, e vincono sempre gli uomini; le donne di P. sono inferiori agli uomini, come è tipico della mentalità siciliana ereditata da questo colto umanista.
Lo spirito antireligioso di P. – D220, D061
Curioso è il modo in cui Rubcova descrive il legame e la differenza tra il teatro di P. e la commedia dell’arte. L’arte scenica pirandelliana si ispira alla commedia dell’arte popolare, dalla quale l’autore attinge tutti i tratti che infrangono le forme stabili del teatro borghese, simulando anche l’improvvisazione. Come nella commedia dell’arte, nel teatro di P. non c’è traccia di religiosità; la religione è per lui una delle forme di asservimento dello spirito umano; il misticismo diventa una specie di effetto teatrale.
Tratti della commedia popolare nelle condizioni del regime fascista
Tuttavia, l’immediatezza della comunicazione tra attori e pubblico, modellata sull’esempio della commedia dell’arte, genera nei testi di P. – a differenza dalla tradizione popolare – solo l’apparenza dell’attualità, poiché nelle condizioni della dittatura fascista non sarebbe stato possibile portare in scena problemi realmente urgenti. In questo modo, ogni procedimento artistico attinto dalla commedia dell’arte viene ripensato da P. in una prospettiva diversa: da una commedia popolare destinata a un vasto pubblico nasce così una tragica buffonata che solletica i gusti corrotti dell’intellighenzia borghese. P. gioca con il pubblico, con la morale borghese e con i valori della società capitalista.
Giustificazioni: imparare dai migliori autori borghesi; opera di P. come documento della corruzione della sua società; condizioni di lavoro sotto il fascismo – D096, D098
Le opere di P. sono sociologiche suo malgrado; testimoniano il degrado della coscienza piccolo-borghese e rappresentano l’ultima fase di riflessione nell’arte dell’idealismo filosofico. Pertanto, lo scrittore proletario sovietico, che ritiene necessario imparare dai migliori autori borghesi, non può ignorare un drammaturgo contemporaneo di tale importanza come P. La condizione per vedere in lui un combattente contro il fascismo e un maestro di prima fila della letteratura occidentale contemporanea è quella di criticare l’impostazione di classe piccolo-borghese della sua arte, di trascurarne alcuni aspetti secondari e di prendere in considerazione le condizioni della dittatura fascista in cui P. è costretto a operare. Laddove i critici italiani colgono il trionfo dell’elemento irrazionale nell’arte pirandelliana, Rubcova vi scorge invece il rovesciamento di alcuni cliché borghesi.
Critica italiana degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta
Pirandello scrittore borghese
Nello stesso periodo, Corrado Alvaro – scrittore e giornalista antifascista, firmatario del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce negli anni Venti e critico severo della posizione fascista di Pirandello, che muta il proprio atteggiamento verso il regime mussoliniano negli anni Trenta riallacciando anche i rapporti con lo scrittore – nella voce su Pirandello dell’Enciclopedia Italiana Treccani lo definisce “tipico rappresentante della borghesia regionale italiana che aveva promosso l’unità, il primo cronista, artista e critico di essa borghesia”. Alvaro rileva la differenza tra Pirandello e i “naturalisti” e tra Pirandello e i commediografi borghesi della corrente di Ibsen. I drammi pirandelliani sono, a suo dire, “i drammi dell’angoscia della borghesia, della stessa civiltà col suo mondo di convenienze in dissoluzione, e col ripullulare della natura e dell’istinto, cioè d’una morale naturale là dove quella sociale è fallita”; per questo lo paragona a George Bernard Shaw, a differenza di quanto fa Galina Rubcova.
Coincide invece con la studiosa sovietica nell’affermare che Pirandello predica la vita come creazione di noi stessi, critica i luoghi comuni e percepisce il mondo come una continua invenzione personale.
La “canonizzazione” di P. sotto il regime fascista
Nel 1937 Dino Alfieri, Ministro della Cultura Popolare nel governo di Mussolini, apre il primo volume della Bibliografia di P. (edito in omaggio allo scrittore nel primo anniversario della sua morte) affermando che “col tempo, come accade sempre per i grandi, aumentando la fama del nome, il senso della perdita che la nazione e l’arte hanno subita, si fa più chiaro e più sentito”. Dichiara il suo riconoscimento non solo personale ma anche “ufficiale”, meritato dal nome e dall’arte di Pirandello.
Massimo Bontempelli, nell’introduzione che segue, definisce il tratto principale della personalità e dell’opera di P. come il “candore” (ossia purezza, sincerità e semplicità). “L’anima candida” sa separare le cose essenziali da quelle sovrapposte (“cultura, incivilimento, convenzione, decorazione”). I poemi delle “anime candide” sono il Cantico delle creature di san Francesco d’Assisi e il Canto notturno d’un pastore errante dell’Asia di Giacomo Leopardi. P., come un vero autore “candido” lontano da ogni ipocrisia, denuda il vecchio mondo romantico finito con la guerra d’Europa (alias Prima guerra mondiale), denunciandone la distruzione totale da cui si può solo ricominciare; egli fu “uno dei nostri contemporanei che più hanno avuto fede nel ricominciamento”.
Pirandello ritrae i piccoli borghesi mostrando il groviglio della loro disgrazia; ma a differenza dei naturalisti (come Zola, che li osserva come un “fotografo” tenendosene a distanza e promettendo di risolvere i loro problemi mediante la lotta sociale, o Verga, che “entra in mezzo a quegli uomini” senza tener conto del peso della civiltà millenaria) Pirandello “si mescola alla loro vita con tutto il peso della civiltà” e propone il solo rimedio possibile: pietà e intelligenza. Il senso di pietà, il miracolo e la libertà interiore intesa come concetto evangelico di povertà pervadono le sue opere. Da notare che per gli studiosi sovietici la “lotta sociale” proposta da Verga appare molto più proficua della soluzione proposta da P. secondo Bontempelli.
Il rapporto tra la realtà materiale e quella illusoria in P.
Nel 1938 Luigi Baccolo, critico letterario e biografo, scrive di P. come di un profondo esploratore della materia, definendola “la terribile tentatrice verità”, la “tentazione” dei naturalisti che “già aveva sedotto Giovanni Verga, e andava trascinando dietro di sé tutta l’Italia letteraria nelle sue forze più vigorose, come già aveva incatenata tutta la gioventù d’oltralpe e d’oltremare”. Ciò che per i critici sovietici potrebbe essere una giustificazione dell’arte pirandelliana, per lo studioso italiano è un inganno fatale; la materia, infatti, a differenza dei naturalisti “caduti in tentazione”, viene usata da Pirandello solo come punto di partenza per “scoprirne il segreto dentro”. Contrapponendo Pirandello ai veristi, Baccolo sostiene che, mentre “I veristi non amavano indagare il mistero del mondo, che era al di là della vita materiale”, “Tutta l’opera di P. è una interrogazione del mistero”. La materia per lui non è che uno strumento per “giungere a certezze universali, che abbiano valore per sempre”; tutta la sua opera “ha un senso religioso e profondo”; Pirandello non è uno scrittore cattolico, ma la pietà, il desiderio di liberarsi dai confini terreni, di comunicare con le altre anime e di tornare infine a un unico flusso della vita dell’universo, di cui sono intrise le sue opere, rendono evidente l’intento religioso dell’autore.
Il pessimismo di P.
Nel 1951 Enzo Lauretta, scrittore, saggista e politico originario di Agrigento, nel suo studio Pirandello umano e irreligioso, insiste sul pessimismo pirandelliano che, “invece di considerare l’uomo nella sua possibilità d’innalzarsi dalla bestia fino a Dio, tende a considerarlo piuttosto nella sua possibilità di abbassarsi da Dio verso la bestia”. È pessimista, per Lauretta, la visione pirandelliana dei sacerdoti, sempre descritti in luce estremamente negativa, così come quella della fede e dell’oltretomba. Pirandello, secondo Lauretta, non è “un artista completo” poiché “ha chiuso l’umanità nel duplice cerchio dell’illusione e dell’impossibilità di evasione”. I personaggi pirandelliani sono spiritualizzati solo dall’etica umanistica, che spesso viene assoggettata al corpo o alla natura e pertanto non riesce a rendere l’uomo libero. Tuttavia, il grande merito di Pirandello come scrittore è quello di rappresentare nelle sue opere l’umanità sofferente, quella degli esclusi, oppressi ed emarginati.
La religiosità di P.
Lo studio di Lauretta fu forse scritto in polemica con quello di Guido Mattei, La religiosità di Luigi Pirandello, che due anni prima, nel 1949, aveva ottenuto il premio Gastaldi per il miglior saggio critico. In questo testo l’autore prende in esame i problemi dell’Io, del mondo e di Dio nell’arte pirandelliana, sostenendo tesi opposte a quelle di Lauretta, e afferma che Pirandello, vissuto in un periodo in cui trionfava l'”anticlericalismo massonico e sovversivo, quando ci si guardava dal nominar Dio e piuttosto si dava addosso al prete, sostanzialmente sempre rispettoso di Dio e dei Suoi ministri”, li trattava spesso “con venerazione” anche nelle sue opere; non crede nel mondo e nella ragione ingannevole, ma ha ben presenti “i palpiti della vita universale”.
Kristina Landa