Predislovie [P036]
Collocazione paratesto: Dramy - Moskva-Leningrad - Iskusstvo - pp. 5-10
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Džermanetto Džiovanni
Profilo autore del paratesto:
Germanetto Giovanni (Torino, 1885 - Mosca, 1959). Scrittore, giornalista e attivista politico. Figlio di un operaio, esercitò dapprima il mestiere di barbiere nella provincia di Cuneo, per poi dedicarsi al giornalismo. Già in giovane età aderì ai primi movimenti socialisti; nel 1912 divenne segretario della locale Federazione del Partito Socialista Italiano, quindi redattore de "Le Lotte Nuove" e direttore de "La Riscossa". Nel 1921 entrò a far parte del Partito Comunista d'Italia.
Nel 1926 fu arrestato dalla polizia fascista e incarcerato, ma venne presto rilasciato per un errore burocratico. Emigrò dapprima in Francia, quindi in Unione Sovietica. In URSS divenne un fervente sostenitore del regime staliniano; qui pubblicò per la prima volta tutti i suoi romanzi. Il più celebre, Memorie di un barbiere, conobbe numerose edizioni in venticinque lingue a partire dalla traduzione russa. Continuò inoltre a lavorare come giornalista.
Durante la Seconda guerra mondiale Germanetto collaborò alle trasmissioni di Radio Milano-libertà da Mosca; nel 1943 fu responsabile della redazione del giornale "Alba", destinato ai militari italiani prigionieri in URSS. Al termine del conflitto si occupò delle pratiche per il rimpatrio degli emigrati politici italiani dall'Unione Sovietica.
Rientrato in Italia nel 1946, lavorò presso il Comitato centrale del PCI; trascorse gli ultimi anni di vita di nuovo in Unione Sovietica.
Bibliografia: G. Sircana, Germanetto, Giovanni, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 2000, vol. 53; G. Amendola, Storia del Partito comunista italiano 1921-1943, Roma, 1978, ad indicem; M. Migliano, L' attività letteraria di Giovanni Germanetto, Cuneo, Istituto storico della resistenza in Cuneo e provincia, 1978; A. Agosti, Palmiro Togliatti, Torino, 1996, ad indicem.
Kristina Landa
Data del paratesto: 1941
Direttive paratesto:
- D022 - Titolo della direttiva: non disponibile [LINK]
- D027 - Vstreča trudjaščichsja Moskvy s delegatami mezdunarodnogo antifašistskogo kongressa pisatelej [LINK]
- D036 - Da zdravstvuet solnce, da skroetsja t'ma! (Discorso di V. Komarov, presidente dell'Accademia delle Scienze dell'URSS) [LINK]
- D049 - Vidnejšee mesto [LINK]
- D054 - Zolja i Narodnyj front vo Francii (di E. Gal'perina) [LINK]
- D055 - Tvorčestvo Zolja (di M. Ejchengol'c) [LINK]
- D107 - Problema Zolja vo Francii [LINK]
- D189 - V poriadke oznakomlenija (di S. Najdenov) [LINK]
- D024 - S dvuch frontov. Beseda s tov. V. Stavskim [LINK]
- D121 - Otkrytoe pis'mo A.S. Serafimoviču (di M. Gor'kij) [LINK]
- D128 - N/A [LINK]
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Drammi [La lupa. Cavalleria rusticana. In portineria]
Data dell'opera originale: 1896
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Verga Giovanni
Profilo autore del testo originale:
Verga Giovanni (Catania, 1840 - Catania, 1922). Scrittore, drammaturgo e politico, massimo esponente del verismo, corrente letteraria italiana influenzata dal naturalismo francese. Tra le sue opere più celebri si annoverano i romanzi I Malavoglia (1881) e Mastro-don Gesualdo (1889), oltre a una ricca produzione novellistica. Verga elaborò il principio dell'impersonalità narrativa, secondo cui la scrittura deve riflettere lo sviluppo oggettivo e ineluttabile dei fatti, dissimulando l'intervento dell'autore. La sua opera teatrale più nota è Cavalleria rusticana (1880), novella drammatizzata dalla quale Pietro Mascagni trasse nel 1890 l'omonima opera lirica. Nel 1920 fu nominato senatore del Regno d'Italia. Nello stesso anno, in occasione del suo ottantesimo compleanno, fu celebrato al Teatro Massimo di Catania con un discorso ufficiale tenuto da Luigi Pirandello alla presenza del ministro della Pubblica Istruzione Benedetto Croce.
Bibliografia: C. Riccardi, Verga, Giovanni, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 2020, vol. 98; N. Borsellino, Storia di Verga, Bari, 1982; G. Mazzacurati, Giovanni Verga, Napoli, 1984; G. Alfieri, Verga, Roma, 2016.
Kristina Landa
Categoria autore: Autore contemporaneo
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Titolo traduzione russa del testo originale: Dramy [Volčica. Sel'skaja čest'. V švejcarskoj]
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Iskusstvo
Nome traduttore: Jasnaja A.V.
Profilo traduttore: N/A
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1941
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
L’atteggiamento del regime fascista – cfr. le direttive: D022, D027, D036, D049
Lo scrittore italiano Giovanni Verga non è stato riconosciuto dal regime fascista né dalla stampa ufficiale italiana. Persino i critici italiani più equilibrati non sanno caratterizzare adeguatamente la sua arte verista: alcuni la giudicano troppo provinciale; altri, pur apprezzando la bellezza delle sue opere, lamentano un verismo spinto all’eccesso; altri ancora gli rimproverano un linguaggio troppo popolare e rude, a discapito della liricità; infine, non pochi lo tacciano di essere uno pseudo-verista.
La fama internazionale – D054, D055
Fu invece la critica straniera, in particolare quella francese, a valutarne più compiutamente il contributo. Il critico Paul Arrighi, nel 1937, definì il suo verismo come “sociale”. Nella ricostruzione di Arrighi, il percorso del verismo storico italiano parte da Manzoni, si conclude con D’Annunzio e Pirandello, ma è a Verga che spetta il ruolo centrale. Lo stesso Émile Zola stimava molto questo autore, del quale alcune pagine non hanno nulla da invidiare ai maggiori autori veristi mondiali, dei quali Verga occupa a pieno diritto un posto eminente.
La vicinanza al popolo e la lotta contro il capitalismo – D107, D189
Egli mise infatti costantemente in luce i conflitti sociali e le sofferenze del popolo sotto il dominio dei ceti abbienti, mostrando simpatia per la rabbia popolare contro le leggi oppressive e un’aperta avversione verso gli oppressori capitalisti. Verga fece del popolo, con le sue sventure, i suoi difetti e il suo eroismo, il protagonista assoluto delle sue opere – ragion per cui il regime e gran parte della critica italiana non lo apprezzano.
Nessuno, come lui, seppe creare personaggi così vividi e veritieri; nessuno accusò la società capitalistica delle sue ingiustizie con pari intensità. Verga fu il primo autore borghese italiano a descrivere la vita degli operai; le sue novelle ritraggono la condizione dei lavoratori in Sicilia con una immediatezza che supera qualsiasi inchiesta ufficiale, specie nel clima delle campagne elettorali. Le opere di Verga conservano intatta la loro attualità, costituendo una potente denuncia del sistema capitalista. Se è vero che egli non seppe individuare le cause profonde dei conflitti sociali e il concetto di lotta di classe, resta il fatto che li rappresentò con straordinaria efficacia, anticipando, come un precursore, le tensioni che avrebbero portato alla Rivoluzione.
La fortuna di Verga in URSS – D024
Anche il lettore sovietico amò e rispettò Verga, tanto che in URSS se ne celebrò l’anniversario.
Il suo linguaggio – D121, D128
Il suo stile è sincero, severo, asciutto.
Il suo ruolo profetico
Per l’Italia, Verga ha il medesimo significato che ebbero i grandi classici russi per la loro società: quello di aver mostrato le piaghe della società borghese. Il popolo italiano saprà un giorno erigere a Verga un monumento all’altezza delle sue opere rivoluzionarie.
Kristina Landa