Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Nikkolò Makiavelli [P040]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Le disgrazie sociali di M. e la sua vicinanza al popolo (“piazza”) – cfr. la direttiva: D167

D. apre l’articolo con un ritratto di M., nel quale ne rileva i tratti dell’invecchiamento precoce e dell’amarezza, sottolineando come il pensatore sembri non essere mai stato giovane e interrogandosi sui motivi di tale prematura senilità. Afferma inoltre che M. non ricevette mai una compiuta formazione umanistica e che la sua vera maestra fu la piazza fiorentina, quel “meccanismo che aveva istruito tante menti brillanti” e che accoglieva numerosi pensatori politici, i quali solevano passeggiare liberamente in mezzo al popolo.
L’amarezza di M. derivava, secondo D., tanto dai drammi politici di Firenze da lui osservati nella prima giovinezza (come la sommossa popolare e l’ascesa di Savonarola) quanto dalle vicissitudini e difficoltà personali: l’aspetto sgradevole, la mancanza di mezzi, le lacune nell’istruzione, le traversie legate alla carriera e al licenziamento del 1512, seguite dal carcere, dall’esilio sotto i Medici e dal tradimento degli amici. D. insiste sulla sua povertà e sulla sua sfortuna per suscitare la compassione del lettore, descrivendo in tono sprezzante i suoi rivali, “umanisti pavoneggianti, gonfi di sé e privi di talento”, che ottenevano gli incarichi migliori presso il Palazzo della Signoria.
La sincerità di M. e l’ipocrisia borghese

L’amarezza di M. si trasformò infine in un cupo pessimismo. D. sottolinea l’odio che molti nutrivano per lui, spiegando che la causa non era il trattato Il Principe – come sosteneva Varchi – ma la sua irriducibile sincerità, imperdonabile per la borghesia del tempo. In ogni società borghese, osserva D., domina un codice di ipocrisia convenzionale: chi vi si adegua, anche se dissoluto, viene tollerato; chi rifiuta la maschera e disprezza le convenzioni, viene emarginato. M., a differenza degli altri umanisti, non celebrò la virtù, ma rappresentò con schiettezza i vizi della società borghese nelle sue opere (come nella Mandragola), evitando ogni ipocrisia, e per questo fu osteggiato. D. conclude rimarcando come, nonostante la sua condotta spesso licenziosa, i valori familiari conservassero per M. un’importanza fondamentale.

Realismo di M. – D160, D161

D. mostra come M. osservasse i vizi dei suoi contemporanei poiché “si interessava avidamente di documenti umani di questo tipo”. Non formulava accuse, si limitava a registrare.

Similitudine puškiniana

Segue un confronto implicito tra M. e il Poeta protagonista di una celebre lirica puškiniana: come quest’ultimo, dopo essere sprofondato nell’abisso della disperazione e del vizio, M. sa elevarsi verso vette creative, producendo testi che non sfigurano accanto a quelli degli antichi. Proprio questa capacità di generare energia creativa oltre il pessimismo è, secondo D., ciò che lo colloca tra i grandi.

Scomodità per i borghesi, ateismo, lotta spietata, analisi sociologica, interesse per l’attualità:

Gli elementi che D. addotta “a sua difesa” sono i seguenti: – D148

• La sua mente era acuta, vigorosa e audace, sebbene un po’ arida e razionale. Il coraggio della sua analisi logica non solo disturbò i contemporanei, ma continua a irritare gesuiti, moralisti e studiosi borghesi ancora oggi.

• M. fu un ateo convinto; la fede fu tra le prime vittime della sua spietata indagine. La società rinascimentale, prima della Controriforma, non era generalmente molto religiosa; l’ateismo non violava il canone culturale, che anzi ammetteva la libertà della critica. Tuttavia, M. andò oltre, isolando per primo la sfera politica da quella morale e religiosa. Fu proprio questa scelta a attirargli le più violente condanne. Ne la Mandragola la Chiesa diventa oggetto di una satira spietata, ben più che una semplice presa in giro. Per M. la radice di ogni male risiede nella fede, nella religione e nell’istituzione ecclesiastica: più la società si sviluppa, più il male si diffonde. La celebre invettiva di Voltaire contro la Chiesa trova qui il suo antecedente.

• Grazie a M., la dottrina rinascimentale acquisisce un più marcato elemento di lotta, una certa “terribilità” che rispondeva alle esigenze politiche e sociali dell’epoca. L’irriducibilità di M. deriva dal fatto che la lotta di classe è crudele per sua natura e non ammette tregue.

• Nessuno prima di M. aveva analizzato in modo così sistematico l’individuo in quanto membro della società. Fu il primo tra gli umanisti a studiare le relazioni umane da un punto di vista sociologico anziché etico, gettando le basi per una teoria politica rinascimentale e avviando la riflessione sulla politica come scienza. L’unico interesse di M. per il pensiero classico risiedeva nella sua applicabilità al presente; i classici non avevano per lui un’autorità assoluta, fondandosi piuttosto sui dati dell’esperienza diretta e sulla storia dei comuni italiani.

• La virtù in M. non è quella degli antichi, né il gioioso istinto vitale; è il trionfo dell’individualismo rinascimentale, una volontà armata d’intelligenza, un appello appassionato a difendere la causa suprema, coltivando un’eredità per il futuro.


Sebbene al servizio della borghesia, quest’ultima non lo perdona

Dopo aver evidenziato gli aspetti positivi e attuali del pensiero di M., D. ne analizza l’impegno sociale. A partire dal Rinascimento, sostiene, ogni dottrina politica doveva possedere una chiara prospettiva di classe, e ogni autore si sentiva in dovere di esplicitare il proprio posizionamento.
Poiché l’intero pensiero rinascimentale, secondo D., era al servizio della borghesia, è cruciale identificare quale sua frazione fosse rappresentata da M. Sebbene di origine dall’antica borghesia fiorentina, il suo profilo socio-politico fu plasmato dalla partecipazione al governo e dai nuovi contatti; divenne così affine alle classi imprenditoriali e mercantili in lotta contro l’aristocrazia fondiaria, ergendosi a avversario dei “gentiluomini” feudali. Il fine ultimo del suo pensiero fu salvare la borghesia fiorentina dalla reazione feudale legata ai Medici e alla Spagna. Tuttavia, questo stesso gruppo sociale non gli perdonò il servizio prestato ai Medici – dettato, in ultima analisi, dalla necessità di salvaguardare gli interessi borghesi, anche attraverso una collaborazione con il Papa. M. non fu mai un democratico, ma rimase un coerente ideologo della borghesia commerciale e imprenditoriale.

Giustificazioni delle tesi etiche controverse di M. – le direttive sul patriottismo sono più frequenti tra il 1937 e il 1952

D. spiega che le fazioni feudali del Nord e del Sud sostennero la conquista straniera, tradendo l’ideale patrio. Solo la borghesia mercantile e imprenditoriale dell’Italia centrale, seguendo la logica intrinseca della propria economia e della propria classe, non poteva accettare un simile tradimento. La salvezza della patria dai nemici esterni coincideva così con gli interessi di classe della borghesia, cioè con quelli di M. “Ogni concetto morale va trascurato di fronte alla difesa della patria”, scrive M.; affermazioni come queste, nota D., suscitavano “urla di maledizioni” tra i suoi avversari

Riferimenti autorevoli

Solo Hegel, tra i pochi pensatori a lui precedenti, seppe comprendere la logica dialettica dei metodi proposti da M. L’ideale di una nuova Italia, libera, forte e unita, era già stato il sogno di Dante, Cola di Rienzo e Petrarca. M. fu apprezzato dai combattenti del Risorgimento, ma criticato dagli ipocriti per aver avuto il coraggio di dichiarare l’autonomia della sua morale politica dalle categorie metafisiche del bene e del male.

Kristina Landa

Collocazione paratesto: Sočinenija - Moskva-Leningrad - Academia - vol. 1 - pp. 19-122

Tipologia di paratesto: Prefazione

Autore del paratesto: Dživelegov Aleksej Karpovič

Profilo autore del paratesto: Dživelegov Aleksej Karpovič (1975, Nachičevan'-na-Donu -1952, Mosca) - esperto di storia e letteratura del Rinascimento e del teatro italiano, autore della prima monografia sovietica su Dante, che negli anni Trenta e Quaranta viene considerato lo studioso più autorevole nell'ambito dell'italianistica in URSS e fino al 1937 dirige la collana di letteratura italiana presso Academia. Prima della rivoluzione d'Ottobre fu membro del partito democratico-costituzionale; anche nella Russia zarista applicò l'approccio storico e sociologico allo studio delle opere letterarie. Nel periodo staliniano applica il metodo marxista, anche se non la sua analisi non si riduce mai a quella del metodo "sociologico volgare". Il talento di Dživelegov di comporre ""le prefazioni sociologiche"" venne riconosciuto, in particolare, dal traduttore Michail Lozinskij che chiese allo studioso di corredare la sua traduzione della Vita di Cellini da una prefazione dettagliata.

Bibliografia: M. Andreev, A.K. Dživelegov, in Id., Literatura Italii. Temy i personaži, Moskva, RGGU, 2008, pp. 308-318; RGALI. F. 2032. Dživelegov A.K.

Kristina Landa

Data del paratesto: 1934

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati; Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il Signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini; Legazione alla Corte di Roma; Il Principe; La vita di Castruccio Castracani da Lucca; Mandragola; Belfagor arcidiavolo

Data dell'opera originale: 1503-1532

Paese dell'opera originale: Italia

Nome autore del testo originale: Machiavelli Niccolò

Profilo autore del testo originale: Machiavelli Niccolò (Firenze, 1469 - Firenze, 1527). Politico, storico, drammaturgo, scrittore, diplomatico e filosofo. Nella prima parte della sua vita, fino al 1512, si dedicò attivamente agli affari pubblici; nella seconda si concentrò sulla riflessione teorica e sulla stesura delle sue opere.
Dal 1498 ricoprì l'incarico di segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica di Firenze, occupandosi sia di questioni interne e militari sia delle relazioni diplomatiche. Questo ruolo gli valse nella storia l'epiteto di "Segretario fiorentino". Nel 1502 entrò in trattativa con Cesare Borgia, di cui ammirò le capacità politiche e militari. Negli anni successivi svolse numerose missioni diplomatiche presso le corti italiane e quella francese, nonché presso la curia di Giulio II, successore di Alessandro VI Borgia; partecipò attivamente all'assedio di Pisa.
Con il ritorno dei Medici nel 1512, il governo repubblicano fu rovesciato: Machiavelli venne confinato e multato, quindi arrestato e torturato nel 1513. Dopo il rilascio, si ritirò nella sua tenuta di campagna. Tornato a Firenze, iniziò a frequentare circoli di eruditi e letterati; nel 1520, con l'appoggio del cardinale Giulio de' Medici, tornò brevemente alla vita politica, ma nel 1527, con il ristabilirsi della Repubblica, fu escluso da ogni incarico pubblico.
Considerato uno dei massimi teorici della politica, Machiavelli nelle sue opere articolò il rapporto tra etica e ragion di Stato, sostenendo che principi morali possano essere sacrificati per il bene superiore della nazione. Tra le sue opere più celebri si annoverano il trattato politico Il Principe (1513), la commedia La Mandragola (1518) e la novella Belfagor arcidiavolo (1527).

Bibliografia: G. Inglese, Machiavelli, Niccolò, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 2006, vol. 67; Studies on Machiavelli, a cura di M.P. Gilmore, Firenze, 1972; U. Dotti, Machiavelli rivoluzionario. Vita e opere, Roma, 2003.

Kristina Landa

Categoria autore: Autore classico

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Titolo traduzione russa del testo originale: Sočinenija

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia

Nome traduttore: Gabričevskij Aleksandr Georgievič, Dživelegov Aleksej Karpovič, Petrovskij Michail Aleksandrovič, Fel'dštejn Michail Solomonovič, Šervinskij Sergej Vasil'evič

Profilo traduttore: Gabričevskij Aleksandr Georgievič (Mosca, 1891 - Koktebel', 1968). Storico e teorico delle arti figurative, critico letterario, storico della letteratura, traduttore e autore di numerosi studi sulla storia e la teoria dell'architettura e della pittura rinascimentale.
Nel 1915 si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca. Dal 1918 insegnò nella stessa università, alla VChUTEIN (Scuola Superiore di Arte e Tecnica) e in istituti superiori di architettura. Negli anni Venti fu membro della GAChN (Accademia di Stato di Scienze Artistiche).
Nel 1929 fu arrestato con l'accusa di attività "controrivoluzionaria"; nel 1930 partecipò ai funerali del poeta Maksimilian Vološin a Koktebel'. Arrestato nuovamente nel 1935, fu condannato a tre anni di esilio, ma venne liberato dopo un anno. Nel 1941 fu eletto membro dell'Accademia di Architettura dell'URSS; poco dopo fu nuovamente arrestato e deportato in Siberia.
Nel 1949, durante la campagna contro i "cosmopoliti", fu espulso dall'Accademia e assunto dall'Università di Mosca, dove tenne un corso sull'arte del Rinascimento.

Bibliografia: Aleksandr Georgievič Gabričevskij (1891--1968): К 100-letiju so dnja roždenija, a cura di Ja. Bruk, Moskva, Sovetskij chudožnik, 1992; Aleksandr Georgievič Gabričevskij: Biografija i kul'tura: Dokumenty, pis'ma, vospominanija, a cura di О. Severceva, Мoskva, ROSSPÈN, 2011; A. Pučkov, Gabričevskij i vokrug: Teorija architekturnogo organizma 1920--1930-ch, New York, Almaz, 2022; https://bessmertnybarak.ru/gabrichevskiy_aleksandr_georgievich/; RGALI. F. 681, op. 1, ed.chr. 519; f. 941, op. 10, ed.chr. 32; f. 2466, op. 5, ed.chr. 182; op. 8, ed.chr. 70; f. 3244, op. 1, ed.chr. 952; IRLI RAN. F. 562, op. 3, ed.chr. 381; op. 5, ed.chr. 129.

Dživelegov Aleksej Karpovič (1975, Nachičevan'-na-Donu -1952, Mosca) - esperto di storia e letteratura del Rinascimento e del teatro italiano, autore della prima monografia sovietica su Dante, che negli anni Trenta e Quaranta viene considerato lo studioso più autorevole nell'ambito dell'italianistica in URSS e fino al 1937 dirige la collana di letteratura italiana presso Academia. Prima della rivoluzione d'ottobre fu membro del partito democratico-costituzionale; anche nella Russia zarista applicò l'approccio storico e sociologico allo studio delle opere letterarie. Nel periodo staliniano applica il metodo marxista, anche se non la sua analisi non si rideuce mai a quella del metodo ""sociologico volgare"". Il talento di Dživelegov di comporre ""le prefazioni sociologiche"" venne riconosciuto, in particolare, dal traduttore Michail Lozinskij che chiese allo studioso di corredare la sua traduzione della Vita di Cellini da una prefazione dettagliata.

Bibliografia: M. Andreev, A.K. Dživelegov, in Id., Literatura Italii. Temy i personaži, Moskva, RGGU, 2008, pp. 308-318; RGALI. F. 2032. Dživelegov A.K.

Fel'dštejn Michail Solomonovič (Mosca, 1885 - Mosca, 1939). Politico, giurista e storico della filosofia. Si laureò in Giurisprudenza all'Università di Mosca nel 1908, proseguendo poi gli studi presso la Facoltà di Storia e Filologia, dove si specializzò nella storia della Rivoluzione francese e della Francia dell'Ottocento. Soggiornò in Germania e in Francia per motivi di ricerca. Nel 1913 fu assunto come docente alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Mosca e dal 1919 fu professore specializzato in storia delle dottrine politiche.
Tra il 1932 e il 1938 fu direttore della Biblioteca Nazionale Lenin (oggi Biblioteca Statale Russa). Arrestato più volte negli anni Venti per attività antisovietica e collaborazione con missioni straniere, fu nuovamente arrestato nel 1938 con l'accusa di essere un agente tedesco e uno dei dirigenti dell'opposizione costituzionale-democratica (i "cadetti"). Fu fucilato nel 1939 e riabilitato nel 1957.

Bibliografia: N. Ljubimov, Neuvjadaemyj cvet. Kniga vospominanij, Moskva, Jazyki russkoj kul'tury, 2000, t. 2, p. 27; G. Ryženko, Fel'dštejn Michail Solomonovič, in A. Andreev, D.А. Cygankov, Imperatorskij Moskovskij universitet: 1755-1917: Ènciklopedičeskij slovar', Moskva, ROSSPÈN, 2010, pp. 759-760; https://letopis.msu.ru/peoples/856; https://lists.memo.ru/d34/f23.htm; https://www.sakharov-center.ru/asfcd/martirolog/?t=page&id=14716; RGALI. F. 612, op. 1, ed.chr. 2100; f. 2962, op. 1, ed.chr. 121; IRLI. F. 562, op. 3, ed.chr. 1223.

Šervinskij Sergej Vasil'evič (Mosca, 1892 - Mosca, 1991). Poeta, traduttore e storico dell'arte.
Frequentò i corsi del Dipartimento di Lingue romanze e germaniche della Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca, seguendo parallelamente lezioni di storia dell'arte. Le sue prime traduzioni apparvero nel 1916 nell'antologia di poesia armena antica e moderna curata da Valerij Brjusov. Šervinskij studiò approfonditamente la cultura armena, traducendo il poema epico I temerari di Sassun (tramandato oralmente a partire dall'XI secolo e trascritto per la prima volta nel 1873) e opere di poeti armeni moderni.
Nello stesso anno pubblicò la sua prima raccolta di poesie originali; una seconda, dedicata a temi italiani, uscì nel 1924. Nel 1933 diede alle stampe il romanzo d'avventura East India. La sua attività di traduttore spaziò dal greco e latino all'italiano, francese, arabo, indiano e altre lingue. Tra gli anni Venti e Trenta tradusse tutte le tragedie di Sofocle, oltre a opere di Euripide e Virgilio; negli anni Ottanta pubblicò traduzioni di Ovidio e Catullo, e nel 1987 collaborò con Jurij Šičalin alla versione russa di Stazio.

Bibliografia: S. Šervinskij, Stichotvorenija i vospominanija, Tomsk, Vodolej, 1997; K. Petrosov, Šervinskij Sergej Vasil'evič, in Russkie pisateli 20 veka. Biografičeskij slovar', a cura di P. Nikolaev, Moskva, Bol'šaja Rossijskaja ènciklopedija; Randevu-AM, 2000, p. 766; Bessmertie. Iz istorii sem'i Šervinskich, a cura di E. Družinina (Šervinskaja), Moskva, Greko-latinskij kabinet Ju.A. Šičalina, 2013; RGALI. F. 1364; IRLI RAN. F. 562, op. 3; op. 6.

Kristina Landa

Curatore dell'edizione della traduzione: Dživelegov Aleksej Karpovič

Data dell'edizione della traduzione russa: 1934

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