K’odžinskie perepalki [P046]
Collocazione paratesto: "Literaturnoe obozrenie" [rivista], 13 - pp. 39-40
Tipologia di paratesto: Recensione
Autore del paratesto: Štejn Abram L'vovič
Profilo autore del paratesto:
Štejn Abram L'vovič (Mosca, 1915 - Mosca, 2004). Storico della letteratura, critico e storico del teatro, membro dell'Unione degli Scrittori dell'URSS (dal 1964), dell'Unione degli Scrittori di Mosca e dell'Unione dei Lavoratori dei Teatri.
Nel 1937 si laureò presso l'Università Statale di Pedagogia di Mosca con una tesi su Gustave Flaubert (relatrice Evgenija L'vovna Gal'perina). Durante la campagna antisemita contro i "cosmopoliti" riuscì a evitare l'arresto e a mantenere la cattedra presso l'Istituto di Lingue Straniere (poi l'Università Maurice Thorez). Nel 1970 discusse la tesi di dottorato sulle fonti teoriche e storiche della commedia europea, ottenendo la cattedra di professore ordinario.
Mentre negli anni Trenta i suoi studi si concentravano sulla letteratura occidentale, nel dopoguerra estese le sue ricerche anche alla letteratura russa. Fu autore di manuali e saggi sulla storia delle letterature francese, inglese, spagnola, tedesca e americana. L'interesse centrale della sua ricerca rimase tuttavia il genere della commedia, che trovò compiuta espressione nella monografia Veseloe iskusstvo komedii (L'arte allegra della commedia), pubblicata nel 1990.
Bibliografia: N.V. Zacharov, V.A. Lukov, Štejn Abram L'vovič, in Mir Šekspira. Èlektronnaja ènciklopedija. https://world-shake.ru/ru/Encyclopaedia/4186.html; E. Gal'perina, Otzyv na
Data del paratesto: 1940
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Le baruffe chiozzotte
Data dell'opera originale: 1762
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Goldoni Carlo
Profilo autore del testo originale:
Carlo Goldoni (Venezia 1707 - Parigi 1793). Drammaturgo illuminista veneziano, riformatore della commedia dell'arte, noto soprattutto per aver rinunciato alle maschere e per aver sviluppato la commedia di carattere. Debuttò sul palcoscenico veneziano nel 1734, col dramma popolare Belisario. Le sue commedie più famose sono Il servitore di due padroni, Il cavaliere e la dama, La famiglia dell'antiquario, Le femmine puntigliose, La bottega del caffè, Il bugiardo, I pettegolezzi delle donne, La moglie saggia, Le donne gelose, Le donne curiose, La serva amorosa, La locandiera, Le baruffe chiozzotte. Tra il 1745 e il 1748 esercita il mestiere di avvocato a Pisa; nel 1748 torna a Venezia. Dal 1749 inizia la lotta di Goldoni contro l'abate gesuita Pietro Chiari, e quindi contro il conte Carlo Gozzi, fervente sostenitore della commedia dell'arte. Gozzi accusa Goldoni pubblicamente di essere uno scrittore incapace e immorale e lo deride anche nelle sue fiabe. Estenuato da questo conflitto, nel 1762 Goldoni si trasferisce a Parigi dove insegna lingua italiana alla figlia di Luigi XV; il pubblico francese, abituato all'improvvisazione e alle maschere del teatro italiano, non accoglie il riformatore con benevolenza. Goldoni muore nel pieno della Rivoluzione nella miseria, privato persino della sua piccola pensione. Il teatro di Goldoni è caratterizzato da un realismo maggiore rispetto alla tradizione precedente; le commedie sono destinate a un pubblico vasto, non raffinato, spesso incolto. Il linguaggio dei personaggi, che passa dall'italiano al veneziano, sfugge ai modelli letterari in uso, rivelandosi più vicino a quello dei comuni cittadini della Serenissima; le situazioni delle commedie sono sempre determinate da concreti contesti sociali (generalmente tipici della vita quotidiana dei borghesi del Nord). Goldoni rinuncia alle trame magiche e ai motivi fiabeschi a favore dei riferimenti alla realtà del momento presente, con tutti i dettagli degli ambienti semplici (locanda, case dei pescatori, piazza), spesso considerati nei salotti dell'epoca come quelli di "basso" livello. Le sue opere contengono sempre una morale (esplicitata anche nelle introduzioni dell'autore) e non vengono mai destinate a un puro svago; Goldoni colpisce diversi vizi, tra cui l'ipocrisia, e, pur accettando le gerarchie sociali, elogia la fedeltà ai valori della tradizione borghese che, secondo l'autore, ciascuno può seguire nel proprio piccolo, ossia la ragionevolezza, l'onestà e la laboriosità.
Kristina Landa
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: K'odžinskie perepalki (Rybaki). Komedija v trech dejstvijach
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad
Nome traduttore: Dživelegov Aleksej Karpovič
Profilo traduttore:
Dživelegov Aleksej Karpovič (1975, Nachičevan'-na-Donu -1952, Mosca) - esperto di storia e letteratura del Rinascimento e del teatro italiano, autore della prima monografia sovietica su Dante, che negli anni Trenta e Quaranta viene considerato lo studioso più autorevole nell'ambito dell'italianistica in URSS e fino al 1937 dirige la collana di letteratura italiana presso Academia. Prima della rivoluzione d'Ottobre fu membro del partito democratico-costituzionale; anche nella Russia zarista applicò l'approccio storico e sociologico allo studio delle opere letterarie. Nel periodo staliniano applica il metodo marxista, anche se non la sua analisi non si riduce mai a quella del metodo ""sociologico volgare"". Il talento di Dživelegov di comporre ""le prefazioni sociologiche"" venne riconosciuto, in particolare, dal traduttore Michail Lozinskij che chiese allo studioso di corredare la sua traduzione della Vita di Cellini da una prefazione dettagliata.
Bibliografia: M. Andreev, A.K. Dživelegov, in Id., Literatura Italii. Temy i personaži, Moskva, RGGU, 2008, pp. 308-318; RGALI. F. 2032. Dživelegov A.K.
Kristina Landa
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1939
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Il critico definisce G. come “un grande” autore e la sua commedia come “una delle migliori”. Loda il traduttore per un linguaggio chiaro e ricco, scevro da deformazioni; il merito del traduttore consiste anche nell’aver omesso, nella versione russa, i difetti linguistici di uno dei personaggi e le sue peculiarità dialettali.
Štejn ribadisce che G. attuò una riforma teatrale nel contesto italiano, lottando contro la commedia dell’arte; sostiene che la sua attività si muoveva sulla stessa linea di pensiero di quella di Diderot.
Tuttavia, l’impegno illuminista di G. fu molto meno rivoluzionario di quello di Diderot o di Beaumarchais, poiché la versione italiana dell’Illuminismo borghese era profondamente diversa da quella francese.
Eppure, le commedie di G. sono per la maggior parte superiori a quelle francesi, poiché egli riesce a esprimere il punto di vista del popolo, la sua sensibilità, il suo umorismo e il suo carattere originale. Inoltre, G. offre un ampio panorama della vita popolare. Il pregio della sua scrittura non consiste tanto nella critica alla classe dirigente (che è limitata), quanto nella poesia e nell’allegria che contraddistinguono la vita popolare nella sua epoca.
Kristina Landa