Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Massimo d’Adzelio [P047]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Grevs delinea il contesto storico generale dell’Italia del primo Ottocento, astenendosi da un’analisi eccessivamente ideologica.
Tuttavia, egli osserva come il potere monarchico assoluto restaurato dal Congresso di Vienna nel Nord e nel Sud della penisola, il despotismo clericale nell’Italia centrale, la reintroduzione dell’Inquisizione e la persistente frammentazione politica del Paese provocassero il malcontento degli elementi progressisti della nobiltà e della borghesia cittadina, i quali rivendicavano una partecipazione al processo legislativo e al governo, nonché il riconoscimento di diritti fondamentali. I contadini, oppressi dalla miseria, dall’analfabetismo e dalle superstizioni religiose, non erano in grado di impegnarsi attivamente nella lotta di liberazione; il proletariato, sebbene capace di organizzare rivolte sporadiche, risultava ancora troppo debole per dar vita a un movimento rivoluzionario organico.

Ritratto di M. d’A.

Grevs sottolinea che Massimo d’Azeglio proveniva dal Piemonte, regione destinata a divenire il fulcro organizzativo del Risorgimento. Tra i suoi autori prediletti viene menzionato Dante, in quanto “i progressisti italiani si rivolgevano allora a Dante non solo come a un poeta geniale, ma anche come al profeta della rinascita nazionale, che di nuovo ispirava i cuori”.
Sebbene rimanesse un cattolico fervente, d’Azeglio percepiva la profonda crisi morale della chiesa e metteva in dubbio la legittimità del potere temporale del Papato.
L’osservazione dei costumi dissoluti dell’aristocrazia romana suscitò in lui un senso di repulsione verso la propria classe, anche nel contesto torinese.
L’esperienza del movimento carbonaro e del suo fallimento, a cui assistette durante il suo soggiorno romano dedicato alla pittura, potrebbe aver contribuito alla sua diffidenza verso le insurrezioni rivoluzionarie.
Privo di un temperamento ribelle e condizionato dai pregiudizi del proprio ceto, d’Azeglio teorizzò una forma di “resistenza passiva”. Egli incarnò il tipico liberale la cui prassi e riflessione politica riflettevano l’impotenza e la tattica (definita da Grevs traditrice nei confronti delle masse popolari) di una borghesia italiana economicamente fragile e politicamente divisa, caratteristica degli anni Venti e Trenta dell’Ottocento.

Il romanticismo di M. d’A.

A differenza di quello tedesco, il Romanticismo italiano non assunse un carattere reazionario. I romantici italiani, pur essendo moderati, erano proiettati verso il futuro. La loro guida a Milano era Alessandro Manzoni, la cui predicazione poetica si rivolgeva a ceti istruiti di estrazione democratica, suscitando in essi il desiderio di liberazione dalla dominazione straniera e dal giogo assolutistico. D’Azeglio aderì al circolo culturale di Manzoni, sposò sua figlia e ricevette dallo scrittore stesso l’approvazione per la sua opera narrativa.

Valori risorgimentali e rapporto con la religione

Per d’Azeglio, la letteratura doveva perseguire finalità etiche e civili, secondo un’impostazione tipica del periodo risorgimentale, che attribuiva al testo letterario una funzione non tanto estetica quanto sociale ed educativa, volta a risvegliare la virtù nazionale e l’entusiasmo per la lotta d’indipendenza.
Il valore centrale del suo romanzo storico risiede nell’ispirazione patriottica e politica. L’autore ripone ogni speranza nella borghesia, mentre ritrae l’aristocrazia come una classe di briganti corrotti e senzadio (Grevs annota: “la religiosità riempie ogni testo di questo patriota borghese, e la Provvidenza gli sembra una forza che governa il corso della storia”).
Sebbene la scuola neoguelfa di orientamento moderato, facente capo a Manzoni negli anni Quaranta, propugnasse utopie sentimentali, religiose e reazionarie (come quella di Gioberti), le rappresentazioni delle diseguaglianze sociali da essa offerte mettevano in luce le contraddizioni della società del tempo e costituivano una critica aspra dell’attualità.
Grevs precisa che d’Azeglio non apparteneva a questa cerchia di sognatori; al contrario, cercò di spingere Carlo Alberto verso la lotta per l’unificazione nazionale e operò per unire le componenti liberali del Piemonte, della Toscana e della Romagna. Nonostante le sue posizioni polemiche verso i rivoluzionari, egli guardò con favore alle Cinque Giornate di Milano (18-22 marzo 1848).
Tuttavia, in seguito a tali eventi, nel suo ruolo di ministro, d’Azeglio manifestò timore verso ulteriori riforme, si oppose a Mazzini e si fece portavoce degli interessi della frangia più conservatrice della borghesia. Definirlo un precursore dell’Unità d’Italia costituirebbe, secondo Grevs, una “bugia liberale”. Il suo principale merito rimane la stesura del romanzo Ettore Fieramosca, una delle opere più significative del periodo pre-rivoluzionario, capace di infondere nei giovani l’ardore della lotta contro l’oppressore straniero.

Kristina Landa

Collocazione paratesto: Èttore F'eramosca, ili Barlettskij turnir - Moskva-Leningrad - Academia - pp. 7-40

Tipologia di paratesto: Prefazione

Autore del paratesto: Grevs Ivan Michajlovič

Profilo autore del paratesto: Grevs Ivan Michajlovič (Lutovinovo, 1860 - Leningrado, 1941). Medievista, esperto di storia dell'Impero romano e dell'Italia medievale, professore dell'Università di San Pietroburgo e fondatore della scuola di studi medievali pietroburghese.
Si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di San Pietroburgo, dedicandosi alla storia di Roma e del Bisanzio nell'alto Medioevo sotto l'influenza dei medievisti francesi, in particolare di Fustel de Coulanges. Dopo la laurea insegnò in diverse scuole e ginnasi femminili. Tra il 1890 e il 1896 trascorse lunghi periodi di ricerca all'estero, frequentando biblioteche italiane e francesi. Nel 1900 discusse la tesi di dottorato sulla storia della proprietà terriera nell'antica Roma. Fu tra i fondatori di alcune prestigiose scuole di San Pietroburgo di inizio Novecento.
Nel 1902 riprese l'insegnamento all'Università di San Pietroburgo, diventando il primo docente specializzato in Storia del Medioevo occidentale. Coinvolto in movimenti rivoluzionari da studente, nel 1884 fu arrestato e dal 1886 al 1903 rimase sotto sorveglianza della polizia zarista; tra il 1903 e il 1904 fu membro attivo dell'organizzazione politica illegale "Unione di Liberazione" e nel 1905 si iscrisse al Partito Costituzionale Democratico (i "cadetti"), come molti intellettuali dell'epoca.
Grevs introdusse sistematicamente le escursioni sui siti storici come metodo didattico, considerandole una forma di seminario sul campo che permetteva il contatto diretto con il patrimonio culturale. Tra il 1921 e il 1924 diresse il Dipartimento Umanistico dell'Istituto Escursionistico di Pietrogrado.
Negli anni Venti Grevs e i suoi allievi subirono persecuzioni per il loro approccio agli studi storici giudicato "idealistico". Nel 1923 fu licenziato dall'università; nel 1930 fu arrestato e brevemente detenuto. Negli anni successivi si dedicò a studi di urbanistica e alla scrittura. Nel 1935 riprese a insegnare presso il Dipartimento di Storia Medievale dell'Università di Leningrado.
Tra i suoi numerosi allievi vi furono alcuni dei maggiori medievisti russi, molte dei quali donne, come O. Dobiaš-Roždestvenskaja, E. Skržinskaja, M. Sergeenko e A. Chomentovskaja. Tra le sue opere più significative si annoverano saggi sulla cultura fiorentina (1903-1905), su Dante (1913-1923) e una monografia postuma su Tacito (1946).

Bibliografia: A. Svešnikov, Ivan Michajlovič Grevs i peterburgskaja škola medievistov načala XX veka: sud'ba naučnogo soobščestva, Moskva, Centr gumanitarnych iniziativ, 2016; Čelovek s otkrytym serdcem: avtobiografičeskoe i èpistoljarnoe nasledie Ivana Michajloviča Grevsa (1860-1941), a cura di О. Vachromeeva, Sankt-Peterburg, Sankt-Peterburgskij filial alchiva RAN, 2004; O. Vachromeeva, Duchovnoe edinenie. K izučeniju tvorčeskoj biografii I.M. Grevsa, Sankt-Peterburg, Znamenitye universanty, 2005; OR. RNB. F. 1148; IRLI. F. 377, op. 4, ed.chr. 746; f. 562, op. 3, ed.chr. 455; f. 654, op. 8, ed.chr. 169.

Kristina Landa

Data del paratesto: 1934

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Ettore Fieramosca, o La Disfida di Barletta

Data dell'opera originale: 1833

Paese dell'opera originale: Italia

Nome autore del testo originale: D'Azeglio Massimo

Profilo autore del testo originale: D'Azeglio Massimo (Torino, 1798 - Torino, 1866). Statista, pittore e letterato. Nel 1814, dopo la caduta di Napoleone e il ritorno degli austriaci a Torino, suo padre, celebre esponente della Restaurazione sabauda, seguì Pio VII a Roma, dove Massimo entrò in contatto con scultori e pittori del calibro di Canova, Thorvaldsen e Rauch; appassionato di musica, conobbe anche Paganini e Rossini.
Interruppe la carriera militare per servire come segretario presso l'ambasciata sarda a Roma, quindi fece ritorno a Torino dedicandosi alla pittura. Trasferitosi nuovamente a Roma, integrò gli studi di disegno con quelli letterari e musicali. In breve divenne assiduo frequentatore dei salotti letterari di Roma, Firenze e Milano e sposò la figlia primogenita di Alessandro Manzoni.
Il suo gusto romantico si manifestò tanto nella sua arte pittorica quanto nel suo romanzo storico più celebre, Ettore Fieramosca (1833). Un altro romanzo di rilievo è Niccolò de' Lapi, ovvero i Palleschi e i Piagnoni (1841); postumi furono pubblicati I miei ricordi (1867).
Noto anche per l'impegno politico e militare, fu un patriota inizialmente contrario all'unificazione italiana sotto l'egida sabauda, sostenendo piuttosto un modello federale d'ispirazione germanica, posizione che gli valse aspre critiche da parte dei mazziniani e di Camillo Benso conte di Cavour. Tuttavia, dal 1849 al 1852 ricoprì la carica di presidente del Consiglio del Regno di Sardegna e, a partire dal 1859, collaborò infine con lo stesso Cavour.

Bibliografia: W. Maturi, Azeglio Massimo Taparelli d', in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 1968, vol. 1; N. Vaccalluzzo, Massimo d'Azeglio, Roma, 1930; F. De Sanctis, La scuola cattolico-liberale e il romanticismo a Napoli, a cura di C. Muscetta e G. Candeloro, Torino, 1953, pp. 307-336.

Kristina Landa

Categoria autore: Autore classico

Titolo traduzione russa del testo originale: Èttore F'eramosca, ili Barlettskij turnir

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia

Nome traduttore: Glikman Timofej Abramovič; Rozanov S.S.

Profilo traduttore: Glikman Timofej Abramovič (Bendery, 1882 - Mosca, 1933). Scrittore, studioso di filologia greca e traduttore da lingue moderne. Tradusse in russo dal greco (Κωνσταντίνος Π. Καβάφης), dall'italiano (Luigi Pirandello, Massimo d'Azeglio), dal tedesco (Curt Sachs), dallo spagnolo (Ramón María del Valle-Inclán y de la Peña).

Bibliografia: https://museum.memo.ru/collection/21/; RGALI. F. 611, op. 2, ed.chr. 118; IRLI. F. 377, op. 7, ed.chr. 1100.

Kristina Landa

Curatore dell'edizione della traduzione: Dživelegov Aleksej Karpovič

Data dell'edizione della traduzione russa: 1934

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