Titolo paratesto [Codice paratesto]:

An’olo Firencuola. 1493-1543 [P049]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

D. apre la prefazione criticando Papa Clemente VII, mecenate di Firenzuola; ne sottolinea l’avarizia per mettere in risalto il carattere modesto del secondo.
D. si sofferma sulla mancanza di interesse di Firenzuola per la vita sociale e politica, tratto che attirò il papa, il quale lo ricompensò liberandolo dai voti monastici (se Clemente avesse avuto senso dell’umorismo, nota D., lo avrebbe fatto anche solo per aver letto le sue novelle, che in gran parte deridono i monaci). F. viene descritto come rappresentante dell’intellighenzia borghese e devoto servitore dei Medici.

Realismo di F. – cfr. la direttiva: D195

D. sostiene che le novelle di F. illustrino in realtà una significativa trasformazione sociale nella Firenze del tempo: l’ascesa e il mutamento della borghesia. Ciò che risulta peculiare non è tanto il contenuto delle sue novelle, genere che fin dal Novellino rispetta un canone narrativo sulle relazioni tra le classi, quanto la caratterizzazione dei personaggi, ritratti di conoscenti che appaiono sensibilmente diversi da quelli di Boccaccio, Sacchetti e altri novellieri. Firenzuola, in quanto esponente di una nuova borghesia corrotta dal dominio mediceo, risulta infatti un autore molto meno liberale dei suoi predecessori. Egli descrive borghesi che acquistano terre e adottano costumi feudali, distanziandosi dai popolani di tradizione repubblicana. La novella, in quanto genere letterario tra i più flessibili, si adattò rapidamente a queste nuove esigenze sociali.

I contributi innovativi di F. al genere novellistico – D005, D014

Sebbene di lui rimangano solo dieci novelle, dal punto di vista stilistico F. supera Matteo Bandello; come prosatore, cede solo a Machiavelli e supera tutti i suoi contemporanei per eleganza linguistica e per l’ampio affresco delle classi sociali della Firenze cinquecentesca, tracciato in precedenza soltanto da Boccaccio.
F. fece per un filone dell’estetica — l’analisi e l’apologia della bellezza femminile — ciò che Machiavelli e Guicciardini fecero per la politica: raccolse i risultati dell’esperienza quotidiana della borghesia italiana e su di essi costruì principi teorici. Sebbene la portata della sua opera non sia paragonabile a quella di Machiavelli, il suo metodo d’indagine fu analogo. Poiché la borghesia fiorentina del tempo era ormai estranea all’impegno politico e sociale, i valori estetici costituivano il suo principale campo d’interesse; così fu anche per F.

Kristina Landa

Collocazione paratesto: Sočinenija - Moskva-Leningrad - Academia - pp. 7-34

Tipologia di paratesto: Prefazione

Autore del paratesto: Dživelegov Aleksej Karpovič

Profilo autore del paratesto: Dživelegov Aleksej Karpovič (1975, Nachičevan'-na-Donu -1952, Mosca) - esperto di storia e letteratura del Rinascimento e del teatro italiano, autore della prima monografia sovietica su Dante, che negli anni Trenta e Quaranta viene considerato lo studioso più autorevole nell'ambito dell'italianistica in URSS e fino al 1937 dirige la collana di letteratura italiana presso Academia. Prima della rivoluzione d'Ottobre fu membro del partito democratico-costituzionale; anche nella Russia zarista applicò l'approccio storico e sociologico allo studio delle opere letterarie. Nel periodo staliniano applica il metodo marxista, anche se non la sua analisi non si riduce mai a quella del metodo "sociologico volgare". Il talento di Dživelegov di comporre ""le prefazioni sociologiche"" venne riconosciuto, in particolare, dal traduttore Michail Lozinskij che chiese allo studioso di corredare la sua traduzione della Vita di Cellini da una prefazione dettagliata.

Bibliografia: M. Andreev, A.K. Dživelegov, in Id., Literatura Italii. Temy i personaži, Moskva, RGGU, 2008, pp. 308-318; RGALI. F. 2032. Dživelegov A.K.

Kristina Landa

Data del paratesto: 1934

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Opere [Ragionamenti d'amore; Discorsi delle bellezze delle donne]

Data dell'opera originale: 1525; 1541

Paese dell'opera originale: Italia

Nome autore del testo originale: Firenzuola Agnolo

Profilo autore del testo originale: Firenzuola Agnolo (Firenze, 1493 - Prato, 1543). Scrittore umanista, monaco e procuratore dell'ordine vallombrosano presso la Curia romana. Studiò legge a Siena e a Perugia, fu amico di Pietro Aretino. Nel 1526 ottenne la dispensa dai voti monastici, pur rimanendo al servizio della Chiesa come chierico secolare.
Negli ultimi anni della vita si stabilì a Prato, dove fondò l'Accademia pastorale dell'Addiaccio, considerata un'anticipazione dell'Arcadia settecentesca. Tra le sue opere letterarie si distinguono: il Discacciamento de le lettere inutilmente aggiunte ne la lingua toscana (1524); i Ragionamenti (1525), ispirati al modello del Decameron; il Dialogo delle bellezze delle donne intitolato Celso (1541) e La prima veste dei discorsi degli animali (1541).

Bibliografia: F. Pignatti, Firenzuola, Agnolo, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 1997, vol. 48; A. Seroni, Bibliografia essenziale delle opere di Agnolo Firenzuola, Firenze, 1957; T.C. Riviello, Agnolo Firenzuola: The androgynous vision, Roma, 1986.

Kristina Landa

Categoria autore: Autore classico

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Titolo traduzione russa del testo originale: Sočinenija [Besedy o ljubvi; O krasotach ženščin]

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia

Nome traduttore: Gabričevskij Aleksandr Georgievič

Profilo traduttore: Gabričevskij Aleksandr Georgievič (Mosca, 1891 - Koktebel', 1968). Storico e teorico delle arti figurative, critico letterario, storico della letteratura, traduttore e autore di numerosi studi sulla storia e la teoria dell'architettura e della pittura rinascimentale.
Nel 1915 si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca. Dal 1918 insegnò nella stessa università, alla VChUTEIN (Scuola Superiore di Arte e Tecnica) e in istituti superiori di architettura. Negli anni Venti fu membro della GAChN (Accademia di Stato di Scienze Artistiche).
Nel 1929 fu arrestato con l'accusa di attività "controrivoluzionaria"; nel 1930 partecipò ai funerali del poeta Maksimilian Vološin a Koktebel'. Arrestato nuovamente nel 1935, fu condannato a tre anni di esilio, ma venne liberato dopo un anno. Nel 1941 fu eletto membro dell'Accademia di Architettura dell'URSS; poco dopo fu nuovamente arrestato e deportato in Siberia.
Nel 1949, durante la campagna contro i "cosmopoliti", fu espulso dall'Accademia e assunto dall'Università di Mosca, dove tenne un corso sull'arte del Rinascimento.

Bibliografia: Aleksandr Georgievič Gabričevskij (1891--1968): К 100-letiju so dnja roždenija, a cura di Ja. Bruk, Moskva, Sovetskij chudožnik, 1992; Aleksandr Georgievič Gabričevskij: Biografija i kul'tura: Dokumenty, pis'ma, vospominanija, a cura di О. Severceva, Мoskva, ROSSPÈN, 2011; A. Pučkov, Gabričevskij i vokrug: Teorija architekturnogo organizma 1920--1930-ch, New York, Almaz, 2022; https://bessmertnybarak.ru/gabrichevskiy_aleksandr_georgievich/; RGALI. F. 681, op. 1, ed.chr. 519; f. 941, op. 10, ed.chr. 32; f. 2466, op. 5, ed.chr. 182; op. 8, ed.chr. 70; f. 3244, op. 1, ed.chr. 952; IRLI RAN. F. 562, op. 3, ed.chr. 381; op. 5, ed.chr. 129.

Kristina Landa

Curatore dell'edizione della traduzione: Dživelegov Aleksej Karpovič

Data dell'edizione della traduzione russa: 1934

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