Predislovie [P050]
Collocazione paratesto: Dekameron - Leningrad - Academia - pp. 7-13
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Kogan Petr Semenovič
Profilo autore del paratesto: Pëtr Semënovič Kogan (Governatorato di Vilnius, 1872 -- Mosca, 1932) -- storico della letteratura russo-sovietico, critico letterario, traduttore, pubblicista; fu professore all'Università statale di Mosca. Si laureò alla facoltà di storia e filologia, e durante gli anni dell'università si avvicinò alle idee marxiste, cominciò a scrivere e pubblicare di letteratura e politica già a partire dal 1895. Nel 1909 si trasferì a San Pietroburgo, fu libero docente della cattedra di filologia germanico-romanza dell'Università di San Pietroburgo dal 1911 al 1918; tra le altre, tradusse opere di Hyppolite Taine. Dopo la rivoluzione bolscevica rimase in Russia, insegnò all'Università statale di Mosca, fu promotore della creazione e poi presidente dell'Akademija chudožestvennych nauk (1921-1925). Nelle sue opere Kogan studiò principalmente i percorsi di sviluppo della letteratura europea (vi dedicò una monografia già dai primi del Novecento: Očerki po istorii zapadnoevropejskoj literatury, 1903-1910), anche se gran parte delle sue ricerche è dedicata agli scrittori di lingua tedesca. Scrisse anche saggi biografici su una serie di scrittori russi: L. N. Tolstoj, A. P. Čechov, N. G. Černyševskij. Fonte: Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011.
Data del paratesto: 1931
Direttive paratesto:
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Decameron
Data dell'opera originale: 1349-1353; 1370
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Boccaccio Giovanni
Profilo autore del testo originale:
Boccaccio Giovanni (Certaldo/Firenze, 1313 - Certaldo, 1375). Scrittore, una delle tre "corone" della letteratura italiana insieme a Dante e Petrarca. Figlio di un mercante, fu inviato dal padre a Napoli per studiare affari e diritto canonico; nella città partenopea si dedicò invece alla letteratura, frequentando la corte di Roberto d'Angiò e componendo opere quali La caccia di Diana, Filocolo, Filostrato e Teseida.
Rientrato a Firenze, proseguì gli studi poetici, che culminarono nella stesura del Decameron (1349-1353). A quest'opera fecero da antecedenti altre composizioni come il Ninfale d'Ameto, l'Amorosa visione, l'Elegia di madonna Fiammetta e il Ninfale fiesolano. Parallelamente, Boccaccio continuò a comporre Rime per tutta la vita.
Ricoprì inoltre vari incarichi diplomatici di prestigio per conto del Comune di Firenze presso diverse corti, tra cui quella di papa Innocenzo VI ad Avignone. Nel 1350, a Firenze, incontrò Petrarca, di cui poco prima aveva scritto una biografia e di cui divenne amico e discepolo.
Una profonda crisi spirituale e intellettuale, maturata sotto l'influenza di Petrarca, segnò l'ultima fase della sua produzione letteraria. A questo periodo appartiene il Corbaccio; in seguito, l'autore abbandonò quasi del tutto la scrittura in volgare per dedicarsi a opere dotte in latino, tra cui il Buccolicum carmen, la Genealogia deorum gentilium, il De casibus virorum illustrium, il De mulieribus claris e il De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus, et de nominibus maris. Risalgono alla fase tarda anche gli scritti danteschi in volgare: il Trattatello in laude di Dante e il Commento alla Divina Commedia.
Nel 1373 Boccaccio tenne la prima Lectura Dantis della storia, rivolta a un pubblico ampio, ma la interruppe al canto XVII dell'Inferno, scoraggiato dalle critiche di quanti lo rimproveravano per aver volgarizzato i concetti elevati del sommo poeta.
Bibliografia: N. Sapegno, Boccaccio Giovanni, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 1968, vol. 10; V. Branca, Giovanni Boccaccio. Profilo biografico, Firenze, 1997; M. Fiorilla, I. Iocca, Boccaccio, Roma, 2021.
Kristina Landa
Categoria autore: Autore classico
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Titolo traduzione russa del testo originale: Dekameron
Collocazione traduzione: Leningrad – Academia
Nome traduttore: Veselovskij Aleksandr Nikolaevič
Profilo traduttore:
Veselovskij Aleksandr Nikolaevič (Mosca, 1838 - San Pietroburgo, 1906). Storico della letteratura, filologo e comparatista, allievo di Fëdor Buslaev. Fu professore emerito dell'Università di San Pietroburgo e accademico ordinario dell'Accademia Imperiale delle Scienze.
Si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca nel 1859, per poi trasferirsi all'estero, dove per diversi anni condusse ricerche in biblioteche di Spagna, Germania, Boemia e Italia. Nel 1869 pubblicò la sua prima opera fondamentale, Il paradiso degli Alberti. Propose una nuova prospettiva negli studi sul Rinascimento, dedicando una serie di saggi a Dante, Giordano Bruno, Boccaccio, Rabelais e altri. Introdusse il metodo storico-comparativo nello studio del folclore slavo ed europeo, sostenendo l'esistenza di una parentela tra le narrazioni epiche dei popoli indoeuropei.
Fondò in Russia la scuola di studi comparati e elaborò il concetto di "flusso incrociato". Durante i suoi soggiorni in Italia strinse amicizia con eminenti studiosi come Alessandro d'Ancona, Domenico Comparetti, Angelo de Gubernatis e Pio Rajna.
Durante la campagna contro i "cosmopoliti" nel secondo dopoguerra, i seguaci del metodo veselovskiano della scuola filologica pietroburghese, tra cui Viktor Žirmunskij ed Eleazar Meletinskij, furono accusati di servilismo verso l'Occidente.
Bibliografia: R. Rabboni, Per una bibliografia "italiana" di Aleksandr N. Veselovskij: gli studi sulla letteratura e sul folclore, "Schede umanistiche", XVI, 1 (2002), pp. 5-88; S. Mazzanti, La ricezione di Aleksandr N. Veselovskij in Italia, "Ricerche slavistiche", 11-57 (2013), pp. 369-425; S. Mazzanti, Veselovskij e le sue opere. Dalla prima formazione al Paradiso degli Alberti (1857 - 1867), Roma, Castelvecchi, 2025; L. Melichova, Veselovskij Aleksandr Nikolaevič, in Russkie pisateli 1800-1917: Biografičeskij slovar', a cura di P. Nikolaev, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1989, t. 1, pp. 434-436; A. Veselovskij, Aktual'nye aspekty nasledija: Issledovanija i materialy, Sankt-Peterburg, Nauka, 2011; https://bioslovhist.spbu.ru/person/347-veselovskiy-aleksandr-nikolayevich.html; IRLI. F. 45.
Kristina Landa
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1930
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Lettura appassionante
Il Decameron, insieme al Don Chisciotte e ai Viaggi di Gulliver, appartiene a quei rari capolavori della letteratura mondiale che non vengono soltanto studiati (come la Divina Commedia o il Faust), ma che continuano a essere letti con passione ancora oggi.
La ragione di tale passione risiede nello spirito che pervade la coscienza del grande fiorentino, quello del presentimento di una nuova cultura borghese e cittadina. Come Shakespeare, Cervantes e Chaucer, B. si colloca sulla soglia del nuovo mondo destinato a sostituire l’ordine cattolico-feudale in Europa. Il conflitto tra questi due sistemi si manifesta sia nelle tragedie (colte da Shakespeare) sia nelle situazioni comiche descritte da B.; ed è questo il motivo per cui la sua opera rimane di straordinaria attualità.
L’attualità di Boccaccio
Il retaggio del feudalesimo e della Chiesa non è ancora del tutto superato. Se “da noi” la Rivoluzione d’Ottobre li ha colpiti in modo definitivo, l’Europa occidentale resta ancora in catene sotto l’influenza del clero; in molti paesi permangono i proprietari terrieri. I truffatori religiosi continuano a ingannare le menti ingenue in diverse parti del mondo; pertanto, il Decameron conserva ancora un forte potenziale propagandistico.
Le parole nette e chiare e le immagini perfettamente compiute di Boccaccio rimarranno i migliori maestri e i migliori ammonimenti fino a quando non sarà portato a compimento il processo rivoluzionario, non sarà definitivamente abbattuto il sistema di sfruttamento della maggioranza da parte di una minoranza e non scompariranno le idee oscurantiste sulla natura e sulla vita.
Il libro di Boccaccio è importante per noi perché:
• costituisce una satira geniale contro l’ipocrisia della chiesa e la frode dei religiosi;
• svela le menzogne della nobiltà europea, che per secoli ha sfruttato i lavoratori; le questioni sollevate da B. rimangono scottanti anche nel nostro tempo, che non ha ancora portato a compimento l’opera di liberazione dell’umanità oppressa;
• B. contrappone il sano realismo all’ascesi morbosa della letteratura medievale, all’idealismo cavalleresco e alla nebbia mistica, che rappresentavano altrettante catene per le menti umane ingenue. / D220
L’antitesi “sano” – “morboso”
Fare rivoluzione significa chiamare in causa civiltà ormai obsolete, che non rispondono più alle esigenze delle classi sane e creative. Pertanto, ogni opera rivoluzionaria è innanzitutto un’opera piena di vita e di salute, intrisa di gioia e allegria, un inno trionfale alla forza creativa dell’uomo. Le opere che descrivono il processo della lotta hanno un carattere provvisorio; solo quelle in cui si manifesta non la forza distruttiva, ma l’istinto costruttivo delle classi lavoratrici, rimarranno a lungo come uno specchio in cui tali classi potranno riconoscersi.
Il Decameron appartiene a quest’ultima categoria. Il suo stile semplice, il realismo, il linguaggio sincero sono mezzi espressivi al servizio di un’umanità che si è liberata dal cielo per occuparsi autonomamente dei propri affari terreni.
B. ci attrae con la sua avida attenzione verso l’uomo in carne e ossa; è un materialista istintivo e forse, tra tutti i cosiddetti classici, è il più vicino a noi.
Prima della rivoluzione d’Ottobre, B. veniva censurato per “rispettare la castità” ipocrita dei borghesi russi, i quali al contempo studiavano con fervore immagini pornografiche di passioni perverse nella letteratura a loro contemporanea.
B., a differenza di questi autori, è invece pieno di semplicità, salute, vitalità e gioia, tanto che persino le menti più malate non potrebbero essere contaminate dalle sue novelle. La pubblicazione del Decameron senza tagli di censura rappresenta un fatto positivo, poiché B. per primo seppe trovare le forme adatte a descrivere gli istinti sani della natura umana, che sarebbero diventati forza motrice della nuova storia.
Kristina Landa