Bokkaččo i ego obščestvo [P053]
Collocazione paratesto: Dekameron - Moskva-Leningrad - Academia - t. 1 - pp. 9-16
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Dživelegov Aleksej Karpovič
Profilo autore del paratesto:
Dživelegov Aleksej Karpovič (1975, Nachičevan'-na-Donu -1952, Mosca) - esperto di storia e letteratura del Rinascimento e del teatro italiano, autore della prima monografia sovietica su Dante, che negli anni Trenta e Quaranta viene considerato lo studioso più autorevole nell'ambito dell'italianistica in URSS e fino al 1937 dirige la collana di letteratura italiana presso Academia. Prima della rivoluzione d'Ottobre fu membro del partito democratico-costituzionale; anche nella Russia zarista applicò l'approccio storico e sociologico allo studio delle opere letterarie. Nel periodo staliniano applica il metodo marxista, anche se non la sua analisi non si riduce mai a quella del metodo "sociologico volgare". Il talento di Dživelegov di comporre ""le prefazioni sociologiche"" venne riconosciuto, in particolare, dal traduttore Michail Lozinskij che chiese allo studioso di corredare la sua traduzione della Vita di Cellini da una prefazione dettagliata.
Bibliografia: M. Andreev, A.K. Dživelegov, in Id., Literatura Italii. Temy i personaži, Moskva, RGGU, 2008, pp. 308-318; RGALI. F. 2032. Dživelegov A.K.
Kristina Landa
Data del paratesto: 1933
Direttive paratesto:
- D087 - "Bol'še šekspirizirovat'" (di S. Dinamov) [LINK]
- D097 - Pisatel' i revoljucionnaja teorija [LINK]
- D133 - Naši zadači [LINK]
- D134 - Lenin i nekotorye voprosy literaturnoj kritiki (di P. Judin) [LINK]
- D135 - O socialističeskom realizme (di V. Kirpotin) [LINK]
- D138 - Marks i mirovaja literatura (di F. Šiller) [LINK]
- D139 - Mirovozzrenie i metod v chudožestvennom tvorčestve (di M. Rozental') [LINK]
- D141 - Pisatel’ i massy (Biblioteka v pomošč’ sovetskomu pisatelju i literaturnomu kritiku) (di N. Krupskaja) [LINK]
- D195 - Obespečim vse uslovija tvorčeskoj raboty literaturnych kružkov (Gronskij I.M.) [LINK]
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Decameron
Data dell'opera originale: 1349-1353; 1370
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Boccaccio Giovanni
Profilo autore del testo originale:
Boccaccio Giovanni (Certaldo/Firenze, 1313 - Certaldo, 1375). Scrittore, una delle tre "corone" della letteratura italiana insieme a Dante e Petrarca. Figlio di un mercante, fu inviato dal padre a Napoli per studiare affari e diritto canonico; nella città partenopea si dedicò invece alla letteratura, frequentando la corte di Roberto d'Angiò e componendo opere quali La caccia di Diana, Filocolo, Filostrato e Teseida.
Rientrato a Firenze, proseguì gli studi poetici, che culminarono nella stesura del Decameron (1349-1353). A quest'opera fecero da antecedenti altre composizioni come il Ninfale d'Ameto, l'Amorosa visione, l'Elegia di madonna Fiammetta e il Ninfale fiesolano. Parallelamente, Boccaccio continuò a comporre Rime per tutta la vita.
Ricoprì inoltre vari incarichi diplomatici di prestigio per conto del Comune di Firenze presso diverse corti, tra cui quella di papa Innocenzo VI ad Avignone. Nel 1350, a Firenze, incontrò Petrarca, di cui poco prima aveva scritto una biografia e di cui divenne amico e discepolo.
Una profonda crisi spirituale e intellettuale, maturata sotto l'influenza di Petrarca, segnò l'ultima fase della sua produzione letteraria. A questo periodo appartiene il Corbaccio; in seguito, l'autore abbandonò quasi del tutto la scrittura in volgare per dedicarsi a opere dotte in latino, tra cui il Buccolicum carmen, la Genealogia deorum gentilium, il De casibus virorum illustrium, il De mulieribus claris e il De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus, et de nominibus maris. Risalgono alla fase tarda anche gli scritti danteschi in volgare: il Trattatello in laude di Dante e il Commento alla Divina Commedia.
Nel 1373 Boccaccio tenne la prima Lectura Dantis della storia, rivolta a un pubblico ampio, ma la interruppe al canto XVII dell'Inferno, scoraggiato dalle critiche di quanti lo rimproveravano per aver volgarizzato i concetti elevati del sommo poeta.
Bibliografia: N. Sapegno, Boccaccio Giovanni, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 1968, vol. 10; V. Branca, Giovanni Boccaccio. Profilo biografico, Firenze, 1997; M. Fiorilla, I. Iocca, Boccaccio, Roma, 2021.
Kristina Landa
Categoria autore: Autore classico
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Titolo traduzione russa del testo originale: Dekameron
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia
Nome traduttore: Veselovskij Aleksandr Nikolaevič
Profilo traduttore:
Veselovskij Aleksandr Nikolaevič (Mosca, 1838 - San Pietroburgo, 1906). Storico della letteratura, filologo e comparatista, allievo di Fëdor Buslaev. Fu professore emerito dell'Università di San Pietroburgo e accademico ordinario dell'Accademia Imperiale delle Scienze.
Si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca nel 1859, per poi trasferirsi all'estero, dove per diversi anni condusse ricerche in biblioteche di Spagna, Germania, Boemia e Italia. Nel 1869 pubblicò la sua prima opera fondamentale, Il paradiso degli Alberti. Propose una nuova prospettiva negli studi sul Rinascimento, dedicando una serie di saggi a Dante, Giordano Bruno, Boccaccio, Rabelais e altri. Introdusse il metodo storico-comparativo nello studio del folclore slavo ed europeo, sostenendo l'esistenza di una parentela tra le narrazioni epiche dei popoli indoeuropei.
Fondò in Russia la scuola di studi comparati e elaborò il concetto di "flusso incrociato". Durante i suoi soggiorni in Italia strinse amicizia con eminenti studiosi come Alessandro d'Ancona, Domenico Comparetti, Angelo de Gubernatis e Pio Rajna.
Durante la campagna contro i "cosmopoliti" nel secondo dopoguerra, i seguaci del metodo veselovskiano della scuola filologica pietroburghese, tra cui Viktor Žirmunskij ed Eleazar Meletinskij, furono accusati di servilismo verso l'Occidente.
Bibliografia: R. Rabboni, Per una bibliografia "italiana" di Aleksandr N. Veselovskij: gli studi sulla letteratura e sul folclore, "Schede umanistiche", XVI, 1 (2002), pp. 5-88; S. Mazzanti, La ricezione di Aleksandr N. Veselovskij in Italia, "Ricerche slavistiche", 11-57 (2013), pp. 369-425; S. Mazzanti, Veselovskij e le sue opere. Dalla prima formazione al Paradiso degli Alberti (1857 - 1867), Roma, Castelvecchi, 2025; L. Melichova, Veselovskij Aleksandr Nikolaevič, in Russkie pisateli 1800-1917: Biografičeskij slovar', a cura di P. Nikolaev, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1989, t. 1, pp. 434-436; A. Veselovskij, Aktual'nye aspekty nasledija: Issledovanija i materialy, Sankt-Peterburg, Nauka, 2011; https://bioslovhist.spbu.ru/person/347-veselovskiy-aleksandr-nikolayevich.html; IRLI. F. 45.
Kristina Landa
Curatore dell'edizione della traduzione: Dživelegov Aleksej Karpovič
Data dell'edizione della traduzione russa: 1933
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
D. apre la prefazione sottolineando la chiarezza di B. e la sua affinità con le nuove generazioni. A differenza di Kogan, sostiene fin da subito che questo non dipenda dal carattere appassionante della scrittura boccaccesca, bensì dalle immagini potenti e nitide attraverso le quali B. ha espresso la propria esperienza sociale.
Osservazione dei fatti storici
Ciò sarebbe dovuto a condizioni straordinariamente favorevoli per un osservatore attento della società qual era B.: egli trascorse infatti la giovinezza presso la corte feudale di Napoli, osservando la “reazione feudale”, e gli anni della maturità a Firenze, dove le classi feudali erano state ormai sconfitte dalla borghesia commerciale e industriale, mentre all’interno della stessa borghesia iniziava a profilarsi una divisione interna, e prendeva forma una grande rivolta operaia, la prima nella storia europea. B. non solo osservava con acume i fatti storici e sociali, ma ne sapeva anche cogliere l’essenza; per questo non si lasciò sedurre dal fascino della corte feudale, rimanendo invece uno scrittore fedele alla cerchia borghese, che contestava la cultura feudale, ecclesiastica e ascetica, e celebrava quella nuova, borghese e laica.
B. – “intellighent”; giustificazione del suo lavoro per l’alta borghesia
D. afferma che la scelta professionale di B. fu dettata dalla necessità di guadagnarsi da vivere. Lo definisce un “intellighent umanista”, precisando che tale categoria, l’intellighenzia, non esisteva ancora, e che il lavoro intellettuale non era riconosciuto come tale; la società doveva ancora abituarsi all’idea di dover sostenere anche coloro che soddisfacevano i suoi bisogni culturali. Pertanto B., avverso a ogni forma di tirannia, iniziò a combattere per il diritto dell’intellighenzia al lavoro. E poiché solo l’alta borghesia poteva apprezzare, in quel periodo, la sua opera, la scelta di B., come quella di ogni altro intellettuale contemporaneo, fu inevitabile. L’intellighenzia resta sempre legata a chi la mantiene. In seguito, con il mutare delle condizioni sociali, sarebbero cambiate anche le sorti dell’intellighenzia umanista.
L’ottica del lettore
Rappresentando gli interessi della borghesia cittadina, B. si pone come avversario tanto della nobiltà quanto dei contadini; nei suoi scritti difende la città contro la campagna, come tutti i novellieri del tempo. Non prende di mira soltanto l’alta borghesia, ma deride persino la borghesia media e disprezza operai e poveri. Se fosse nato più tardi, avrebbe certamente detestato anche i Ciompi, poiché non poteva sottrarsi alla psicologia della propria classe. Il lettore deve dunque tener sempre presente questa prospettiva di classe; sebbene, a differenza di Petrarca, B. sia un autore oggettivo, la vita che descrive è rappresentata da un punto di vista specifico.
Il ruolo della posizione storica di B.
B. è uno dei profeti della nuova cultura che, con la sua scelta, indicò la strada che l’intellighenzia europea avrebbe in seguito percorso. Sebbene abbia servito una classe già allora reazionaria, i suoi successori seppero comprendere che, con lo sviluppo della nuova economia e quindi della cultura, ogni ceto sociale avrebbe avuto bisogno dell’intellighenzia, la quale avrebbe così potuto disporre di possibilità di scelta diverse, di cui lo stesso B. era privo.
Kristina Landa