Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Noč’ kapitalizma [P066]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

All’indomani della pubblicazione del romanzo-scandalo di L.F. Céline Voyage au bout de la nuit in Francia, la locale stampa di sinistra, ivi compresi “Le monde” e “l’Humanité”, si schierò compatta con l’autore, sottolineando la portata polemica e di profonda critica sociale del romanzo. “L’Humanité”, ad esempio, il 9 dicembre 1932 pubblicò una recensione di Paul Nizan (scrittore molto vicino alla realtà sovietica di quegli anni, di cui vennero tradotti brani dall’ Antoine Bloyé su “Internacional’naja literatura”), in cui scriveva: “Cet énorme roman est une œuvre considérable, d’une force et d’une ampleur à laquelle ne nous habituent pas les nains si bien frisés de la littérature bourgeoise. […] impossible d’accepter sa profonde anarchie, son mépris, sa répulsion générale qui n’exceptent pas le prolétariat”. Il fatto che, in un primo momento, il romanzo sia stato accolto nelle schiere degli scrittori e intellettuali progressisti (solo successivamente la situazione si capovolgerà), mancando persino di poco il Prix Goncourt, fu indubbiamente un elemento determinante nella mediazione di Céline in terra sovietica, già all’indomani della sua pubblicazione in Francia: sin dal 1933 ne vennero pubblicati brani in rivista, e il libro suscitò molto interesse nella critica del tempo. Non è tuttavia possibile approcciare la ricezione di Céline in URSS senza citare gli studi di Dmitrij Cyganov (l’articolo Putešestvie na kraj sovetskoj noči, in “Literaturnyj fakt”, 2024 n. 3/33, pp. 416-436), le cui sintesi sono presentate e commentate (parzialmente) nella presente scheda e in quelle successive, per cui per ulteriori approfondimenti rimandiamo al suo studio. Tornando al Putešestvie na kraj noči (questo il titolo della traduzione russa, a cura di Elsa Triolet), è necessario sottolineare che la lingua di romanzo così scabroso, un francese contemporaneo infarcito di espressioni popolari o gergali, che la censura avrebbe dovuto cassare, o appiattire, con risultati penosi), preoccupava i critici sovietici più delle tematiche affrontate. Come dimostrava già a inizio 1933 un parere editoriale interno dello studioso e traduttore Aleksandr Smirnov per la casa editrice ‘Vremja’ (conservato in archivio, si veda Cyganov), che rimase costernato e ammirato ad un tempo dalla ricchezza linguistica di Céline. Lo paragonò a Rabelais, turbato anche dalla sua aperta volgarità. Smirnov avanzava comprensibili perplessità sulla qualità della traduzione russa, che avrebbe dovuto essere, per rendere l’opera anche solo lontanamente ammissibile in URSS, inevitabilmente piallata linguisticamente: “sarebbe inevitabile fare innumerevoli semplificazioni, ma ciò significherebbe snaturare il libro, privandolo di tre quarti del suo fascino artistico. Molto di ciò che è espresso in un linguaggio letterario neutro suonerebbe piatto e scarno; in particolare, il libro è pieno di libertà linguistiche senza precedenti in campo erotico (ma anche ‘gastrico’, si veda ad esempio la descrizione di un bagno pubblico, con l’uso della fraseologia più inusitata ed elaborata). In relazione allo stile generale del libro, esso suona certamente molto vivace e comico, ma nella traduzione tutto questo dovrebbe essere eliminato, così come le numerose schiettezze sessuali che costituiscono una parte importante e organica del libro. In considerazione di tutto ciò, ritengo impossibile pubblicare quest’opera in russo”. Dal canto suo il critico marxista iper-ortodosso Ivan Anisimov, autore di articoli sul libro di Céline, e poi curatore delle prefazioni alle prime edizioni in volume dell’opera (1934, 1935), punta tutto sulla necessità e l’opportunità della traduzione intrapresa, giustificata dal “carico” ideologico del testo: “È una prova così profonda e ineluttabile del decadimento del capitalismo occidentale che non si può proprio ignorare”; egli insiste anche dal talento letterario dell’autore esordiente: “È arrivato un autore di grande, brillante e originale talento. […] Céline non è un denunciatore, né un consapevole oppositore del capitalismo. È semplicemente un grande artista che non nasconde la verità”; le sue parole entrano così in risonanza con molte delle direttive letterario-politiche del tempo, anche sull’importanza di arricchire lo stile e la lingua pur rimanendo nei canoni della ‘semplicità’ (Si v. fra tutte: D105, D108 – del 1932, e D091, D094, D097 del 1933). Da qui in poi, questo sarà l’approccio di Anisimov, che troveremo anche nei prossimi paratesti, v. P.068.

Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: "Internacional'naja literatura" [rivista], 4 - pp. 133-142

Tipologia di paratesto: Articolo

Autore del paratesto: Anisimov Ivan Ivanovič

Profilo autore del paratesto: Ivan Ivanovič Anisimov (1899 - 1966) nacque nel 1899 nel villaggio di Glotovka, nel governatorato di Smolensk, in una famiglia di impiegati locali. Nel 1919 fu arruolato nell'Armata Rossa, dove svolse attività politico-culturale e teatrale/didattica. Dopo la smobilitazione riprese a lavorare come semplice insegnante, poi nel 1922, entrò all'Università di Mosca, facoltà di letteratura e arte. Nel 1925 iniziò il dottorato (aspirantura) presso l'Istituto di Letteratura e Lingua della RANION, che concluse nel 1928. In seguito insegnò nei due principali atenei di Mosca, continuando la propria attività di ricerca presso la KomAkademija (l''Accademia Comunista'). Tra il 1933 e il 1938 diresse la cattedra di letteratura presso l'istituzione universitaria Institut krasnoj professury (il celebre 'Professorato rosso') e fu ammesso all'Unione degli scrittori sovietici (1934). Divenuto sempre più influente, passò a dirigere anche il settore di letteratura straniera presso la GICHL, e fu membro della redazione della rivista "Internacional'naja literatura". Durante la guerra fu mobilitato, prestò servizio sui fronti meridionale e transcaucasico, lavorò poi come corrispondente militare del giornale "Izvestija" fino alla fine del conflitto, ricevendo l'Ordine della Guerra Patriottica di II grado. Nel dopoguerra fu vice presidente del Comitato per le Arti del Consiglio dei ministri (1945-1948), docente all'Accademia delle Scienze Sociali del Partito Comunista e redattore capo della rivista "Sovetskaja literatura" (1948-1952). Fedelissimo delle politiche del Cremlino, riuscì a più riprese ad evitare purghe e repressioni (tra i contemporanei, c'è chi lo ricorda nelle proprie memorie come uno dei più aggressivi carrieristi e 'literaturnye gangstery' della sua epoca, v. testimonianza di Ju. Oksman) e nel 1952 ricoprì il prestigioso incarico di direttore dell'Istituto di Letteratura Mondiale "A. M. Gor'kij" (Mosca), in cui sino al 1953 andò violentemente difendendo le posizioni sovietiche contro il "cosmopolitismo". Nel 1960 fu eletto membro corrispondente dell'Accademia delle Scienze dell'URSS e divenne redattore capo della serie "Literaturnoe nasledstvo". Ricevette numerose onorificenze durante tutto il corso della sua vita; nel 1966 gli fu conferito il Premio V. G. Belinskij, e postumo, il Premio di Stato dell'URSS (1978) per la partecipazione alla Biblioteca della letteratura mondiale (Biblioteka mirovoj literatury). Morì a Mosca nel 1966. Fonte: Bol'šaja sovetskaja ènciklopedija, Mosca (1926-1990)

Data del paratesto: 1933

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Voyage au bout de la nuit

Data dell'opera originale: 1932

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Céline Louis-Ferdinand

Profilo autore del testo originale: Louis-Ferdinand Céline, pseudonimo di Louis-Ferdinand Destouches (1894-1961), è stato uno degli scrittori più innovativi e controversi della letteratura francese del Novecento. La sua formazione come medico, esercitata soprattutto nei quartieri popolari e nelle colonie, influenzò profondamente la sua visione del mondo: un'umanità ferita, malata, spesso lasciata ai margini, che egli osservò con un misto di compassione, cinismo e disperazione. Questa esperienza clinica alimentò il suo sguardo crudo e realistico, privo di illusioni sulla natura umana. Il suo stile letterario è celebre per la rottura radicale con la prosa tradizionale. Céline introdusse un ritmo sincopato e colloquiale, fatto di frasi spezzate, uso massiccio dei puntini di sospensione, sintassi deformata e un linguaggio popolare, talvolta volutamente triviale. Questa "musicalità dell'oralità" conferisce ai suoi testi un'energia immediata e quasi teatrale, simile a un monologo febbrile. Voyage au bout de la nuit (1932), suo capolavoro, combina autobiografia, satira sociale e visione tragica, in un affresco feroce della modernità. La figura di Céline è anche legata alle polemiche politiche. Negli anni Trenta pubblicò pamphlet violentemente antisemiti, che gli valsero accuse di fascismo e una duratura macchia sulla reputazione. Pur non essendo affiliato ai movimenti fascisti europei, il suo antisemitismo e alcune posizioni filotedesche durante l'Occupazione ne fecero un autore politicamente compromesso. Dopo la guerra fuggì in Danimarca per evitare l'arresto e fu condannato in contumacia in Francia, ottenendo poi l'amnistia nel 1951.

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: "V kolonijach": otryvok iz romana "Putešestvie na kraj noči". Pubblicazione estratto del romanzo in rivista "Internacional'naja literatura". 1933, n. 4 - pp. 17-37.

Collocazione traduzione: Moskva

Nome traduttore: Triolet Elsa (Kagan Ella Jur'evna)

Profilo traduttore: Elsa Triolet (nata Ella Jur'evna Kagan, Mosca 1896 - Saint-Arnoult-en-Yvelines, 1970). Figlia di un affermato avvocato di Mosca, sorella di Lilja Brik, cresce in una famiglia plurilingue (in famiglia si parlava, oltre al russo, anche il tedesco e il francese fluentemente); Triolet fu 'musa' letteraria, scrittrice, traduttrice. Nel 1918 sposò un ufficiale francese, André-Pierre Triolet e si trasferì in Francia. Dopo il divorzio dal primo marito, negli anni Venti visse tra Londra, Berlino (dove conobbe Viktor Šklovskij) e infine Parigi; dal 1925 intraprese l'attività letteraria come scrittrice. Nel 1928 conobbe lo scrittore francese Louis Aragon; i due iniziarono una lunga relazione (si sposarono nel 1939); vissero in Francia, ma furono frequenti i loro viaggi in terra sovietica, anche perché Aragon era comunista e Triolet incoraggiò gli scambi culturali e politici tra il marito e l'establishment sovietico. A partire dagli anni trenta Triolet scrisse molte opere originali in prosa, tradusse dal francese e dal russo. Durante la II Guerra mondiale con il marito partecipò alla Resistenza francese, diffondendo fogli antinazisti. Nel secondo dopoguerra visitò spesso l'URSS con Aragon, le opere dei due ricevevano infatti una certa risonanza soprattutto in quegli anni. L'attività di traduttrice di Triolet è notevole: traduce dal Francese il romanzo di L.F. Céline (Voyage au bout de la nuit) e opere di L. Aragon; dal russo traduce in francese opere di N. Gogol', A. Puškin, A. Čechov, di V.Majakovskij, M. Cvetaeva, B. Pasternak, V. Šklovskij, B. Achmadullina. A partire dagli anni Trenta ebbe un grande successo in Francia come scrittrice di romanzi e di saggi (nel 1945 le venne assegnato il Premio Goncourt); alcune delle sue opere sono divenute dei film. I suoi libri furono tradotti anche in russo quasi in contemporanea con le uscite in lingua francese.

Data dell'edizione della traduzione russa: 1933

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