Kommunističeskaja utopija Kampanelly [P075]
Collocazione paratesto: Gorod Solnca - Moskva-Leningrad - AN SSSR - pp. 7-20
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Volgin Vjačeslav Petrovič
Profilo autore del paratesto: Vjačeslav Petrovič Volgin (1879, Governatorato di Kursk - 1962, Mosca) è stato uno storico e dirigente pubblico, uomo politico sovietico. Specialista nella storia delle idee socialiste e comuniste del periodo pre-marxista. Membro effettivo dell'Accademia delle Scienze dell'URSS dal 1930 e suo vicepresidente dal 1942 al 1953. Deputato del Soviet Supremo della RSFSR (1947-1951). Direttore responsabile dell"'Annuaire français" ("Francuzskij ežegodnik") dal 1958 al 1962. Insignito del Premio Lenin (1961). Nel 1897 si iscrisse al dipartimento di scienze naturali della Facoltà di fisica e matematica dell'Università di Mosca, ma il 30 aprile 1899 fu espulso per idee progressiste. In seguito presentò nuovamente domanda di ammissione, questa volta alla sezione storico-filologica. Nel 1901 fu inviato al confino a Tula sotto sorveglianza di polizia; nel 1902, dopo il rientro a Mosca, venne nuovamente arrestato ed esiliato nella Siberia orientale. Nel 1908 si laureò all'Università di Mosca e fu trattenuto come docente presso lo stesso ateneo. Nel 1901 entrò nel POSDR; fino al 1914 fu menscevico. Durante la Prima guerra mondiale collaborò alla rivista "Letopisi" di Maksim Gor'kij. Dal 1914 insegnò all'Università Šanjavskij, tenendo seminari sulla Rivoluzione inglese e corsi sulla storia del socialismo; nel 1917 divenne professore all'Università di Mosca, presso la cattedra di storia del socialismo. Nel 1919 fu nominato presidente del consiglio direttivo dell'università (dal settembre dello stesso anno, rettore). Durante il suo mandato furono creati istituti di ricerca come l' "Associazione degli istituti scientifici umanistici e letterari presso la Facoltà delle scienze sociali" (1921) e l'"Associazione degli istituti di ricerca" presso la Facoltà di fisica e matematica (1922). Partecipò attivamente alla riorganizzazione dell'istruzione superiore sovietica, dalla discussione dei progetti negli organi del Narkompros fino all'attuazione delle riforme a livello universitario, contribuendo anche alla redazione dello statuto dell'istruzione superiore, in condizioni economiche particolarmente difficili. Dal 1920 fu membro del Partito comunista. Tra il 1919 e il 1929 fu membro del Consiglio Scientifico di Stato e vicepresidente del Comitato principale per l'istruzione tecnico-professionale del Narkompros della RSFSR (1921-1922). Dal 1925 al 1930 fu decano della Facoltà di etnologia dell'Università di Mosca. Il 1º febbraio 1930 fu eletto membro effettivo dell'Accademia delle Scienze dell'URSS (sezione di Storia). Dal 3 marzo 1930 al 20 novembre 1935 ricoprì l'incarico di segretario permanente dell'Accademia, e dall'8 maggio 1942 al 26 ottobre 1953 quello di vicepresidente. Fonti: Volgin Vjačeslav Petrovič in Bol'šaja sovetskaja ènciklopedija v 30 tt., terza edizione. Moskva: Sovetskaja ènciklopedija, 1969-1978, Profilo sul sito ufficiale dell'Accademia delle Scienze (RAN): https://www.ras.ru/win/db/show_per.asp?P=.id-49923.ln-ru
Data del paratesto: 1947
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Civitas Solis (Città del Sole)
Data dell'opera originale: 1623 (1602)
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Campanella Tommaso
Profilo autore del testo originale:
Campanella Tommaso (nato Giovan Battista, Stilo, 1568 - Parigi, 1639). Filosofo, scrittore e teologo italiano. Influenzato dagli scritti di Tommaso d'Aquino e Alberto Magno, entrò nell'ordine domenicano assumendo il nome di fra' Tommaso e si dedicò allo studio di Aristotele. Dopo aver letto numerosi testi classici e patristici, si appassionò alla dottrina naturalista di Bernardino Telesio, alle teorie di Galeno e Ippocrate, nonché a scritti ermetici, opere cabalistiche e di magia.
Nel 1593 Campanella fu arrestato dall'Inquisizione con l'accusa di aver discusso di fede con un ebreo convertito al cattolicesimo, inducendolo in tentazione. Venne sottoposto a tortura e incolpato di sostenere idee filosofiche pericolosamente vicine all'eresia. Dopo essere stato rilasciato dalle carceri romane, fu inviato in Calabria, dove nel 1598 assunse la guida di una congiura antispagnola. In seguito alla feroce repressione del viceré spagnolo, Campanella fu accusato di lesa maestà ed eresia e, per evitare la pena di morte, simulò la pazzia. La condanna venne commutata in carcere a vita, che il domenicano scontò in diverse fortezze napoletane.
Dopo circa ventisette anni di prigionia, Campanella fu trasferito a Roma e, dopo altri due anni di detenzione, ottenne la liberazione grazie all'appoggio di papa Urbano VIII, impressionato dalle sue competenze astrologiche. Tuttavia, nell'ottobre 1634 fu costretto a recarsi in esilio in Francia. A Parigi fu accolto con favore da Luigi XIII e dal cardinale Richelieu. Per celebrare la nascita del Delfino, il futuro Luigi XIV, nel 1638 compose un'ecloga in latino.
Tra i numerosi trattati di Campanella, molti dei quali redatti in carcere, si distinguono: Del senso delle cose e della magia (1604), in cui espone la propria concezione del mondo come organismo vivente le cui singole parti sono dotate di anima e sensibilità, e tenta di riabilitare la magia naturale dall'oblio; la Monarchia di Spagna (1600), in cui definisce le modalità per istituire una monarchia universale e riunire l'unico gregge sotto un solo pastore; e infine l'opera più celebre, La città del Sole (1602), in cui descrive il modello utopico di una città governata dai filosofi, dove tutti i beni sono comuni.
Bibliografia: L. Firpo, Campanella Tommaso, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 1974, vol. 17; L. Amabile, Fra Tommaso Campanella, la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia, Napoli, 1882, voll. I-III; L. Amabile, Fra Tommaso Campanella ne' castelli di Napoli, in Roma e in Parigi, Napoli, 1887, voll. I-II; L. Firpo, Ricerche campanelliane, Firenze, 1947; G. Ernst, Il carcere il politico il profeta. Saggi su Tommaso Campanella, Pisa-Roma, 2002.
Kristina Landa
Categoria autore: Autore classico
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Titolo traduzione russa del testo originale: Gorod Solnca
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – AN SSSR
Nome traduttore: Petrovskij Fedor Aleksandrovič
Profilo traduttore:
Petrovskij Fedor Aleksandrovič (1890 - 1978). Filologo classico, docente di lingue antiche e traduttore dei classici. Si laureò nel 1914 presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca e fu assunto come docente, ma venne presto licenziato. Nel 1925 fu arrestato senza accuse e liberato dopo un mese; arrestato una seconda volta nel 1929, fu accusato di aver preso parte a un presunto complotto antisovietico organizzato presso la GAChN (Accademia di Stato di Scienze Artistiche). Condannato a tre anni di esilio, fu rilasciato dopo due anni e riprese a lavorare come docente e ricercatore, diventando in seguito capo della sezione di letteratura antica presso l'Istituto di Letteratura Mondiale (IMLI AN SSSR) dell'Accademia delle Scienze dell'URSS.
Tradusse opere di Cicerone, Marziale, Giovenale, Seneca, Plauto, Lucrezio e Vitruvio, nonché l'Utopia di Thomas More e la Civitas Solis di Tommaso Campanella.
Bibliografia: M.L. Gasparov, Zapisi i vypiski, Moskva, NLO, 2021, p. 312; M. Gasparov, Petrovskij, Fedor Aleksandrovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1968, t. 5, stb. 730; https://litpamyatniki.ru/library/250; RGALI. F. 631, op. 39, ed.chr. 4526; f. 941, op. 10, ed.chr. 475; f. 2466, op. 7, ed.chr. 676; IRLI RAN. F. 562, op. 3, ed.chr. 960.
Kristina Landa
Curatore dell'edizione della traduzione: Volgin Vjačeslav Petrovič
Data dell'edizione della traduzione russa: 1947
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Limitiamoci a segnalare una differenza sostanziale nella prefazione di Volgin all’edizione postbellica della Città del Sole del 1947 rispetto a quella del 1934: in questa, le parole “comunismo” e “comunista” sono state eliminate da quasi tutti i contesti riguardanti Campanella (tranne il titolo del saggio); inoltre, l’unica volta in cui viene utilizzato il termine “comunismo”, Volgin lo descrive come «grossolano», citando Engels (il quale, peraltro, si riferiva al comunismo della prima metà del XIX secolo). Cfr. le direttive del periodo postbellico alla vigilia della lotta al “cosmopolitismo” – cfr. le direttive: D154, D155
Kristina Landa