Benvenuto Čellini. Èpocha, sreda, čelovek [P078]
Collocazione paratesto: Žizn' Benvenuto, syna maèstro Džovanni Čellini, florentinca, napisannaja im samim vo Florencii - Moskva-Leningrad - Academia - pp. 5-34
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Dživelegov Aleksej Karpovič
Profilo autore del paratesto:
Dživelegov Aleksej Karpovič (1975, Nachičevan'-na-Donu -1952, Mosca) - esperto di storia e letteratura del Rinascimento e del teatro italiano, autore della prima monografia sovietica su Dante, che negli anni Trenta e Quaranta viene considerato lo studioso più autorevole nell'ambito dell'italianistica in URSS e fino al 1937 dirige la collana di letteratura italiana presso Academia. Prima della rivoluzione d'Ottobre fu membro del partito democratico-costituzionale; anche nella Russia zarista applicò l'approccio storico e sociologico allo studio delle opere letterarie. Nel periodo staliniano applica il metodo marxista, anche se non la sua analisi non si riduce mai a quella del metodo "sociologico volgare". Il talento di Dživelegov di comporre ""le prefazioni sociologiche"" venne riconosciuto, in particolare, dal traduttore Michail Lozinskij che chiese allo studioso di corredare la sua traduzione della Vita di Cellini da una prefazione dettagliata.
Bibliografia: M. Andreev, A.K. Dživelegov, in Id., Literatura Italii. Temy i personaži, Moskva, RGGU, 2008, pp. 308-318; RGALI. F. 2032. Dživelegov A.K.
Kristina Landa
Data del paratesto: 1931
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze
Data dell'opera originale: 1728 (1558-1566)
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Cellini Benvenuto
Profilo autore del testo originale:
Cellini Benvenuto (Firenze, 1500 - Firenze, 1571). Orafo, scultore e scrittore. Si formò presso le botteghe di orafi famosi a Firenze, dedicandosi anche allo studio della musica. Lavorò a Roma, Firenze, Mantova, Ferrara e Venezia. Fu protetto da Clemente VII, per Francesco I creò la famosa saliera con le figurazioni di Nettuno e la Terra (1543). A Firenze realizzò il Perseo per la Loggia dei Lanzi (1545-54), il busto bronzeo di Cosimo (1545-47), il gruppo di Apollo e Giacinto (1545)e il Narciso (1547-48) in marmo. Di spirito violento e irrequieto, verso la fine della sua vita Benvenuto soffrì di solitudine e amarezza, dedicandosi alla stesura della biografia (1558-66). La Vita fu pubblicata la prima volta solo nel 1728.
Bibliografia: E. Camesasca, Cellini, Benvenuto, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Treccani, 1979, vol. 23, anche per la bibliografia.
Categoria autore: Autore classico
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Titolo traduzione russa del testo originale: Žizn' Benvenuto, syna maèstro Džovanni Čellini, florentinca, napisannaja im samim vo Florencii
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia
Nome traduttore: Lozinskij Michail Leonidovič
Profilo traduttore:
Lozinskij Michail Leonidovič (1886-1955) - poeta acmeista vicino anche alle cerchie simboliste di inizio Novecento, traduttore e docente di traduzione poetica, impiegato della Biblioteca nazionale di Leningrado, collaboratore della casa editrice Vsemirnaja Literatura, amico di molti letterati e critici importanti dell'epoca, tra cui Anna Achmatova, Kornej Čukovskij e Nikolaj Anciferov. Lozinskij tradusse molti classici europei da francese, spagnolo, inglese e italiano seguendo in parte il metodo formalista proposto da Gumilev nella traduzione poetica, ossia prestando particolare attenzione alla corrispondenza tra le strutture formali del testo di partenza e quello di arrivo. Il suo capolavoro più noto in questo ambito fu la traduzione della Commedia di Dante, opera che intraprese nel 1936 e portò a termine nel 1942, pubblicando nel frattempo su diverse riviste letterarie le traduzioni di singoli canti. Anche negli anni successivi, tuttavia, non smise mai di rivedere e di integrare il suo commento scientifico al poema dantesco, principalmente a causa delle richieste degli editori determinate da quelle della censura atea del paese. La traduzione, inizialmente commissionata dalla casa editrice Academia, fu pubblicata in tre volumi da GIHL (Goslitizdat) in seguito alla chiusura di Academia nel corso delle repressioni del 1937 e alla trasmissione dei suoi progetti incompiuti all'amministrazione di GIHL. L'Inferno uscì nel 1939 accompagnato dal commento di Ivan Grevs e dalla prefazione di Aleksej Dživelegov e fu successivamente ristampato nel 1940 con il commento di Aleksandr Beleckij; il Purgatorio uscì nel 1944 e il Paradiso nel 1945, anno della fine della Seconda guerra mondiale. Le ultime due cantiche furono puntualmente corredate dalle prefazioni di Dživelegov . Quindi, nel 1950, Goslitizdat pubblicò la traduzione integrale in un unico volume con la prefazione di Konstantin Deržavin. Nel 1952 Lozinskij fu invitato a rivedere il suo commento per una nuova pubblicazione programmata dalla casa editrice di Academia Nauk, mai avvenuta. Oggi la versione canonica viene considerata l'edizione postuma del 1967 pubblicata dalla casa editrice Nauka con la prefazione di Il'ja Nikolaevič Goleniščev-Kutuzov.
Bibliografia: K. Landa, Božestvennaja Komedija v zerkalach russkich perevodov, Sankt-Peterburg, RHGA, 2020, pp. 321-427; K. Landa, Kanonizirovannyj i neprinjatyj Dante. K istorii recepcii i cenzury Božestvennoj Komedii v SSSR, "Studi Slavistici", 18 (2021), pp. 147-173; K. Landa, Le traduzioni russe della Commedia: Il Novecento e Michail Lozinskij, in Dante oltre i confini: La ricezione dell'opera dantesca nelle letteratura altre, a cura di S. Monti, Alessandria, Edizioni Dell'Orso, 2018, pp. 123-138, anche per la bibliografia.
Kristina Landa
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1931
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
La prefazione è redatta in uno stile estremamente chiaro e divulgativo, con l’impiego di termini che caratterizzano i realia sovietici e di espressioni colloquiali (šefstvo, ryskat’ za rabotoju, ecc.), tipico delle prefazioni di inizio anni Trenta, orientate verso i lettori operai.
Dživelegov richiama fin dall’inizio l’attenzione del lettore sul fatto che Benvenuto Cellini rappresenti un caso tipico del Cinquecento in quanto artista itinerante, a differenza degli artisti quattrocenteschi, di natura più sedentaria. Spiega questo fenomeno con la prosperità dei comuni nel Quattrocento, dove operavano gli artisti, una ricchezza ottenuta al prezzo di un feroce sfruttamento degli operai, oppressi spietatamente dall’alta borghesia. Tale ricchezza permetteva alle corporazioni degli artigiani borghesi di mantenere gli artisti, i quali non erano dunque costretti a cercare lavoro altrove. Il critico descrive lo sviluppo economico e sociale in Italia tra il XIV e il XVI secolo utilizzando categorie marxiste, secondo i precetti di Friče: dopo la crisi d’inizio Cinquecento, il potere nella società passò nelle mani dei proprietari terrieri e iniziò la reazione feudale, con un nuovo ordine sociale che andò a sostituire le repubbliche borghesi. Gli artisti minori non disponevano più di fonti di guadagno stabili; gli artigiani si divisero al loro interno in ricchi e poveri. Gli artisti persero il legame sia con la vecchia cultura borghese, ormai destinata a scomparire, sia con le radici nazionali della cultura cittadina; la sensibilità borghese fu sostituita da quella cortigiana, l’orgoglio popolare e la dignità dell’artista lasciarono il posto ai tentativi di ingraziarsi i signori. Benvenuto Cellini accettò queste nuove condizioni, ma solo a metà.
Lo studioso enfatizza i tratti caratteriali di Cellini che lo avvicinano a un tipico rappresentante del popolo da cui proveniva: violento, a volte crudele, ma dal cuore tenero, dalle mani d’oro e dal carattere semplice e sincero; l’altro lato della violenza era, sostiene Dživelegov, il suo genio artistico e la sua energia creativa. Il critico sottolinea che, sebbene Cellini affermasse che solo il servizio presso una corte potesse garantire agli artisti le condizioni per esercitare la propria arte, egli stesso non riuscì mai a diventare un vero artista “di corte”, conservando sempre il suo orgoglio di artigiano.
La Vita è preziosa in quanto eccellente documento della sua epoca; tale documento necessita però di un commento. Finora nessuno aveva tentato di individuare in quest’opera i dati per un’analisi dei rapporti sociali nel Cinquecento; la prefazione rappresenta dunque un primo tentativo di fornire un commento sociologico alla Vita.
Kristina Landa