Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Tartjuf [P109]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Nella sua introduzione al Tartuffe Mokul’skij riprende molte delle posizioni già esplicitate nel lungo articolo introduttivo, e insiste sul totale anticlericalismo, materialismo di Molière, e sulla ricostruzione – in quest’ottica – delle complesse vicende di rifacimenti e di censura religiosa subita da questa commedia e dal suo autore, che ne produsse diverse versioni, affinché potesse essere infine messa in scena senza problemi. Mokul’skij scrive che se nelle sue opere Molière “prende di mira la crème della società feudale, la nobiltà e il clero, creando perfette immagini di ipocriti e lussuriosi libertini in tonaca e parrucca incipriata, allora Tartuffe è dedicato alla denuncia dei personaggi del primo tipo”. Il critico racconta di come la commedia fosse stata messa in scena a Versailles una prima volta, ma fu soggetta alla censura “da parte della Compagnie du Saint-Sacrement, un’organizzazione segreta politico-religiosa che metteva in pratica le idee della reazione cattolica” e svolgeva le funzioni “di polizia spirituale segreta”. Secondo il critico inoltre i “bigotti reazionari, infuriati dalla commedia e che avevano agganci a corte, protetti, tra l’altro, dalla regina madre Anna d’Austria, riuscirono a vietare Tartuffe, convincendo il re che gli attacchi all’ ipocrisia nella commedia nascondevano un rifiuto della religione in generale”. Il nucleo più importante della critica dello studioso si concentra quasi essenzialmente sul materialismo e sul supposto anticlericalismo di Molière, come si evince nelle seguenti parole: “sebbene Tartuffe, nella sua ultima versione, non sia un ecclesiastico, la commedia non è certo più moderata della sua prima redazione. Ampliando i contorni del personaggio di Tartuffe, mostrando i suoi legami con la corte e con gli ambienti di corte, Molière ha notevolmente rafforzato l’aspetto satirico della commedia. L’ha trasformata in un pamphlet indignato sulla Francia contemporanea”, in cui si sottolinea il legame (anche stilistico) tra materialismo e realismo: “in quanto materialista incline al realismo, Molière non poteva rientrare completamente nei canoni del classicismo: si discostava dal canone classico, delineando un ampio programma realistico che la borghesia riuscì a realizzare solo molto più tardi, nel periodo della sua maturità (D133, D134). Questo distingue Molière da Racine e Boileau, che si attenevano completamente al canone classico e rafforzavano le posizioni dell’arte nobiliare. Pertanto, non sono i riti ecclesiastici o il comportamento del clero ad essere oggetto della satira di Molière, ma l’essenza stessa del cristianesimo, il suo insegnamento sulla grazia, sull’amore per il prossimo, sulla misericordia, sull’astinenza, sull’ascetismo e sulla castità. Deridendo la religiosità, Molière mostra che solo gli sciocchi possono essere credenti, e che la loro debolezza viene sfruttata da furfanti senza scrupoli. Questo approccio essenzialmente antireligioso deriva dalla visione materialistica del mondo di Molière, nutrito dalla filosofia del materialista Pierre Gassendi, seguace di Epicuro, e dagli scritti dei liberi pensatori del Rinascimento (Rabelais, Montaigne, Charron)”. Vale la pena di ricordare che la versione sovietica di Tartjuff fu messo in scena negli anni Trenta (secondo i dettami di D085) anche in virtù di questa univoca chiave di lettura. Una delle più importanti rappresentazioni sovietiche di questa commedia fu quella del 1939 (pensata già però dal 1936 da Kostantin Stanislavksij, sulla scia del successo della poi vietata Kabala svjatoš di M.A. Bulgakov, v. P108), a cura di Michail Kedrov (MCHAT, Mosca).

Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Sobranie sočinenij v 4 tomach pod redakciej A.A. Smirnova i S.S. Mokul'skogo - Academia - Moskva-Leningrad - Tom 2 - pp. 347-370

Tipologia di paratesto: Introduzione

Autore del paratesto: Mokul'skij Stefan Stefanovič

Profilo autore del paratesto: Stefan Mokul'skij (1896-1960). Traduttore, storico del teatro e critico teatrale, docente della storia del teatro, capo della sezione della teoria e storia del teatro presso l'Istituto della storia delle belle arti dell'Accademia delle scienze dell'URSS. Nel 1918 si laurea alla facoltà di storia e filologia all'Università di Kiev, a partire dal 1923 vive e lavora a Leningrado, negli anni '40 si trasferisce a Mosca. Appartiene alla scuola teatrale "leningradese" di Gvozdev. Negli anni Trenta segue le tendenze della critica sociologica di Friče. Tra gli anni 1943-1948 è direttore del teatro GITIS a Mosca; nello stesso periodo vi insegnano studiosi rinomati come Dživelegov, Radcig, Gukovskij e altri. Viene licenziato durante la lotta contro i "cosmopoliti" con l'accusa di ''antipatriotismo". Noto soprattutto per le sue ricerche nell'ambito del teatro italiano e francese del Rinascimento e dell'Illuminismo; nell'ambito della letteratura italiana, in particolare per la curatela e la traduzione delle Memorie di Goldoni (dalla prima edizione francese custodita presso la Biblioteca Nazionale di San Pietroburgo), nonché per una serie di studi dedicati a Gozzi e Goldoni.

Bibliografia: Ju.B. Bol'šakova, Žizneopisanie S.S. Mokul'skogo, sostavlennoe im samim (1921-1949) (po neopublikovannym archivnym materialam), "Teatr. Živopis'. Kino. Muzyka", 4 (2013), pp. 9-16; RGALI F. 2342. Op.1. S.S.Mokul'skij; CGALI SPb. F. R-407. Op.1. D.207-212; CGALI SPb. F. R-371. Op. 2. D. 143. Mokul'skij Stefan Stefanovič.

Kristina Landa

Data del paratesto: 1937

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Tartuffe

Data dell'opera originale: 1664-1669

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Molière

Profilo autore del testo originale: Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin, Parigi, data antecedente al 15 gennaio 1622 - Parigi, 17 febbraio 1673). Assunse il nome d'arte di M. dopo essersi dato al teatro. Studiò a Parigi nel collegio di Clermont (oggi liceo Louis-le-Grand), retto dai gesuiti; fece in seguito, almeno pro forma, gli studî di diritto e seguì con ogni probabilità le lezioni del filosofo Gassendi. Legatosi alla famiglia Béjart, in cui brillava la giovane Madeleine con la quale M. strinse intima amicizia, nel 1643 costituì una compagnia comica sotto il nome di "Illustre Théâtre": l'esito dell'impresa fu mediocre, e lasciò la capitale. Nel 1658, tornato a Parigi con la sua compagnia, per la quale aveva ottenuto la protezione del fratello di Luigi XIV, fu bene accolto dal pubblico, e rappresentò una commedia nuova, Les précieuses ridicules (1659), vivace satira mondana e letteraria. Nel 1662, anno in cui sposò la ventenne Armande Béjart, sorella minore o forse figlia di Madeleine (i nemici di M. non esitarono a parlare di matrimonio incestuoso), portò sulle scene L'école des femmes che è veramente il suo primo capolavoro, e suscitò, insieme con gli applausi, un'ondata di critiche, libelli, parodie, cui replicò (1663) con la Critique de l'école des femmes e con l'Impromptu de Versailles. Ormai l'attività di M., come attore e poeta, si svolgeva sotto l'egida del Re Sole, che gli dimostrò apertamente la sua benevolenza e la sua approvazione. Nel 1664 la corte applaudì due "comédies-ballets" composte da M. e, per la parte musicale, da G. B. Lulli, per ordine del re: Le mariage forcé, rappresentato a Parigi, e La princesse d'Élide. Quest'ultima fu eseguita a Versailles, nell'ambito dei festeggiamenti "Les plaisirs de l'île enchantée", affidati a M. e alla sua compagnia. In quell'occasione appare una commedia nuova, designata nelle relazioni del tempo come Tartuffe o l'Hypocrite: la satira che M. rivolgeva contro i falsi devoti destò vive opposizioni e la commedia non ebbe via libera se non nel 1669. Frattanto M. aveva fatto rappresentare due commedie, Dom Juan ou le festin de pierre (1665) e Le misanthrope (1666). Col Tartuffe e il Misanthrope M. crea l'alta commedia di carattere e tocca il vertice della sua arte; il Dom Juan, di un'andatura brusca, disuguale, talora persino sconnessa, ci lascia del protagonista un'immagine statuaria, che s'accompagnò poi sempre alla fortuna di quella leggenda. In seguito, prodigò la sua maestria in un teatro brillante, fantastico, sviluppando la rappresentazione mitologica e la comédie-ballet, che riuscivano assai gradite al re. L'Avare (1668), intessuto su uno dei personaggi più fortunati della commedia classica, è scolpito con un rilievo possente e doloroso. La salute di M., che era afflitto da un male incurabile, veniva peggiorando: egli non rallentò le sue fatiche di capocomico, di commediante e di autore: diede ancora alle scene molte opere, poi l'ultima comédie-ballet, Le malade imaginaire (1673): morì poche ore dopo aver recitato, in questa commedia, la parte di Argan, alla quarta rappresentazione. Fonte: Enciclopedia Treccani Online

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Tartjuf

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia

Nome traduttore: Lozinskij Michail Leonidovič

Profilo traduttore: Lozinskij Michail Leonidovič (1886-1955) - poeta acmeista vicino anche alle cerchie simboliste di inizio Novecento, traduttore e docente di traduzione poetica, impiegato della Biblioteca nazionale di Leningrado, collaboratore della casa editrice Vsemirnaja Literatura, amico di molti letterati e critici importanti dell'epoca, tra cui Anna Achmatova, Kornej Čukovskij e Nikolaj Anciferov. Lozinskij tradusse molti classici europei da francese, spagnolo, inglese e italiano seguendo in parte il metodo formalista proposto da Gumilev nella traduzione poetica, ossia prestando particolare attenzione alla corrispondenza tra le strutture formali del testo di partenza e quello di arrivo. Il suo capolavoro più noto in questo ambito fu la traduzione della Commedia di Dante, opera che intraprese nel 1936 e portò a termine nel 1942, pubblicando nel frattempo su diverse riviste letterarie le traduzioni di singoli canti. Anche negli anni successivi, tuttavia, non smise mai di rivedere e di integrare il suo commento scientifico al poema dantesco, principalmente a causa delle richieste degli editori determinate da quelle della censura atea del paese. La traduzione, inizialmente commissionata dalla casa editrice Academia, fu pubblicata in tre volumi da GIHL (Goslitizdat) in seguito alla chiusura di Academia nel corso delle repressioni del 1937 e alla trasmissione dei suoi progetti incompiuti all'amministrazione di GIHL. L'Inferno uscì nel 1939 accompagnato dal commento di Ivan Grevs e dalla prefazione di Aleksej Dživelegov e fu successivamente ristampato nel 1940 con il commento di Aleksandr Beleckij; il Purgatorio uscì nel 1944 e il Paradiso nel 1945, anno della fine della Seconda guerra mondiale. Le ultime due cantiche furono puntualmente corredate dalle prefazioni di Dživelegov . Quindi, nel 1950, Goslitizdat pubblicò la traduzione integrale in un unico volume con la prefazione di Konstantin Deržavin. Nel 1952 Lozinskij fu invitato a rivedere il suo commento per una nuova pubblicazione programmata dalla casa editrice di Academia Nauk, mai avvenuta. Oggi la versione canonica viene considerata l'edizione postuma del 1967 pubblicata dalla casa editrice Nauka con la prefazione di Il'ja Nikolaevič Goleniščev-Kutuzov.

Bibliografia: K. Landa, Božestvennaja Komedija v zerkalach russkich perevodov, Sankt-Peterburg, RHGA, 2020, pp. 321-427; K. Landa, Kanonizirovannyj i neprinjatyj Dante. K istorii recepcii i cenzury Božestvennoj Komedii v SSSR, "Studi Slavistici", 18 (2021), pp. 147-173; K. Landa, Le traduzioni russe della Commedia: Il Novecento e Michail Lozinskij, in Dante oltre i confini: La ricezione dell'opera dantesca nelle letteratura altre, a cura di S. Monti, Alessandria, Edizioni Dell'Orso, 2018, pp. 123-138, anche per la bibliografia.

Kristina Landa

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1937

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