Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Don Žuan [P111]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Smirnov propone una dotta ricostruzione filologica della figura del Don Giovanni in letteratura (cita le varie fonti, dimostrando di conoscere molto bene la letteratura specialistica sul tema) e tenta un approccio comparatistico, sulla scorta degli scritti molierani di Veselovskij. Anche se apparentemente meno ‘ortodosso’, questo paratesto ha delle fondamentali vicinanze con quello di Mokul’skij del 1936 (il paragrafo dedicato al Don Giovanni all’interno della lunga introduzione, nel primo volume, si v. P,108 e P110; si rimanda inoltre a queste schede anche per l’analisi delle direttive riguardo a questa edizione); prima di tutto, anche per Smirnov è centrale il realismo di Molière, lo sviluppo del ‘contenuto sociale dell’immagine di Don Giovanni’, come rappresentante di un determinato strato della società contemporanea, che “Molière aspramente denuncia”. Scrive infatti Smirnov, che la nuova interpretazione del personaggio di Don Giovanni “costituisce una tappa importante nella sua storia letteraria, e ha portato Molière sulla via di una trattazione realistica della trama: l’eroe di Tirso de Molina era descritto in toni convenzionalmente minacciosi e iperbolici; negli italiani si ha del puro grottesco; anche in Dorimont e in Villiers l’immagine di Don Giovanni è caricaturale in modo unilaterale”, al contrario, “il Don Juan di Molière è un uomo del tutto vivo, mostrato in modo versatile, che ragiona, agisce e si spiega come le persone reali dell’ambiente a cui appartiene. La concretezza della sua immagine è così forte che molti critici hanno cercato nella società di quell’epoca i modelli da cui era stato copiato. Ma il Don Giovanni di Molière non ha un modello specifico: è il ritratto collettivo di un intero gruppo di persone”.
Un altro tratto che lo studio di Smirnov ha in comune con quello di Mokul’skij si trova nella difficoltà di ‘giustificare’, di fronte al lettore sovietico, il fascino irresistibile di questo specifico e peculiare Don Giovanni molierano (e di tutte le sue ‘novità di trama): andando ben più in profondità, rispetto a Mokul’skij, e con gran copia di esempi, filologicamente espunti dal testo, Smirnov dimostra quanto sia affascinante questo scavezzacollo impenitente, ma chiarisce anche che tutto questo non è che retaggio della classe nobiliare, nemica e avversa: “con tutte le sue qualità positive – coraggio, arguzia, eleganza – egli non fa che affermare meramente la sua dignità nobiliare, volta a calpestare i diritti degli altri e tutte le leggi morali umane”. Fautore di un epicureismo smodato (e non di un libertinismo stoico, cerebrale, alla Gassendi), ma solo lussurioso ed egoista, Don Giovanni per Smirnov propugna il libero pensiero non per una reale o politicamente propositiva opposizione al bigottismo della Chiesa, ma “per abbandonarsi ai propri desideri viziosi e immorali. Il rappresentante di questo ateismo egocentrico è proprio il Don Giovanni di Molière”.

Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Sobranie sočinenij v 4 tomach pod redakciej A.A. Smirnova i S.S. Mokul'skogo - Academia - Moskva-Leningrad - Tom 2 - pp. 477-490

Tipologia di paratesto: Introduzione

Autore del paratesto: Smirnov Aleksandr Aleksandrovič

Profilo autore del paratesto: Aleksandr Aleksandrovič Smirnov (1883-1962), filologo, critico letterario e traduttore sovietico di primaria importanza, la cui attività scientifica segna profondamente lo sviluppo della celtologia e della medievistica in Russia. Formatosi presso l'Università di San Pietroburgo sotto la guida di Aleksandr Veselovskij, Smirnov eredita i metodi della comparatistica classica, che integra successivamente con le prospettive storiche e sociologiche della critica novecentesca. Il suo profilo scientifico si delinea durante il soggiorno europeo tra il 1911 e il 1914, periodo in cui collabora attivamente con la "Revue Celtique" a Parigi e si specializza nello studio delle lingue gaeliche, diventando di fatto il primo celtista professionista del suo paese. L'apporto di Smirnov alla cultura russa è duplice e si fonda su un rigore metodologico costante. Da un lato, introduce sistematicamente il patrimonio epico irlandese attraverso la traduzione e il commento delle Irlandskie sagi (Saghe Irlandesi, 1929), opera che costituisce tuttora un punto di riferimento per la filologia germanica e celtica. Dall'altro, si afferma come uno dei massimi esegeti del Rinascimento europeo, con particolare attenzione all'opera di Shakespeare, Cervantes e Molière. La sua interpretazione di Shakespeare, esposta nella monografia del 1934, analizza la produzione del drammaturgo come espressione delle tensioni strutturali nel passaggio dal sistema feudale a quello borghese-capitalistico, offrendo una lettura che coniuga l'analisi testuale con la storia delle classi sociali. Oltre alla ricerca accademica, Smirnov svolge un ruolo fondamentale nella traduttologia e nell'organizzazione della cultura. In qualità di curatore e direttore editoriale, supervisiona edizioni critiche monumentali dei classici occidentali, tra cui le opere di Rabelais e Montaigne, imponendo standard di fedeltà filologica e ricchezza esegetica che elevano la qualità delle pubblicazioni scientifiche sovietiche. La sua lunga carriera d'insegnamento presso l'Università di Leningrado, interrotta solo dalle drammatiche vicende dell'assedio durante la Seconda Guerra Mondiale, gli permette di formare generazioni di studiosi, trasmettendo una visione della letteratura come sistema dinamico e storicamente determinato. Accanto all'impegno filologico, Smirnov coltiva una rilevante attività nel campo degli scacchi, disciplina in cui si distingue a livello internazionale e su cui pubblica contributi teorici che riflettono la medesima attitudine analitica applicata ai testi letterari.

Bibliografia: B.S. Kaganovič, A.A. Smirnov i pasternakovskie perevody Šekspira, "Voprosy literatury", 2013, n. 2, pp. 20-71; A.A. Smirnov, Irlandskie sagi, Leningrad, Academia, 1929 (II ed. riveduta 1933); A.A. Smirnov, Tvorčestvo Šekspira, Leningrad, Izd-vo BDT im. Gor'kogo, 1934; A.A. Smirnov, Šekspir, Leningrad-Moskva, Iskusstvo, 1963; Z.I. Plavskij, Smirnov Aleksandr Aleksandrovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, tt. 1-9, A.A. Surkov (gl. red.), Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1962-1978, t. 6, 1971, col. 975; M.P. Alekseev, Smirnov Aleksandr Aleksandrovič, in Bol'šaja sovetskaja ènciklopedija, tt. 1-30, A.M. Prochorov (gl. red.), Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1969-1978, t. 23, 1976, p. 614. V.M. Žirmunskij, Pamjati A.A. Smirnova, "Izvestija AN SSSR. Otdelenie literatury i jazyka", 1963, t. 22, v. 1; Spisok osnovnyh naučnyh trudov A.A. Smirnova, sost. Z.I. Plavskin, ivi, pp. 82-85.

Ilaria Aletto

Data del paratesto: 1937

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Dom Juan, ou le Festin de Pierre

Data dell'opera originale: 1665-(1682)

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Molière

Profilo autore del testo originale: Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin, Parigi, data antecedente al 15 gennaio 1622 - Parigi, 17 febbraio 1673). Assunse il nome d'arte di M. dopo essersi dato al teatro. Studiò a Parigi nel collegio di Clermont (oggi liceo Louis-le-Grand), retto dai gesuiti; fece in seguito, almeno pro forma, gli studî di diritto e seguì con ogni probabilità le lezioni del filosofo Gassendi. Legatosi alla famiglia Béjart, in cui brillava la giovane Madeleine con la quale M. strinse intima amicizia, nel 1643 costituì una compagnia comica sotto il nome di "Illustre Théâtre": l'esito dell'impresa fu mediocre, e lasciò la capitale. Nel 1658, tornato a Parigi con la sua compagnia, per la quale aveva ottenuto la protezione del fratello di Luigi XIV, fu bene accolto dal pubblico, e rappresentò una commedia nuova, Les précieuses ridicules (1659), vivace satira mondana e letteraria. Nel 1662, anno in cui sposò la ventenne Armande Béjart, sorella minore o forse figlia di Madeleine (i nemici di M. non esitarono a parlare di matrimonio incestuoso), portò sulle scene L'école des femmes che è veramente il suo primo capolavoro, e suscitò, insieme con gli applausi, un'ondata di critiche, libelli, parodie, cui replicò (1663) con la Critique de l'école des femmes e con l'Impromptu de Versailles. Ormai l'attività di M., come attore e poeta, si svolgeva sotto l'egida del Re Sole, che gli dimostrò apertamente la sua benevolenza e la sua approvazione. Nel 1664 la corte applaudì due "comédies-ballets" composte da M. e, per la parte musicale, da G. B. Lulli, per ordine del re: Le mariage forcé, rappresentato a Parigi, e La princesse d'Élide. Quest'ultima fu eseguita a Versailles, nell'ambito dei festeggiamenti "Les plaisirs de l'île enchantée", affidati a M. e alla sua compagnia. In quell'occasione appare una commedia nuova, designata nelle relazioni del tempo come Tartuffe o l'Hypocrite: la satira che M. rivolgeva contro i falsi devoti destò vive opposizioni e la commedia non ebbe via libera se non nel 1669. Frattanto M. aveva fatto rappresentare due commedie, Dom Juan ou le festin de pierre (1665) e Le misanthrope (1666). Col Tartuffe e il Misanthrope M. crea l'alta commedia di carattere e tocca il vertice della sua arte; il Dom Juan, di un'andatura brusca, disuguale, talora persino sconnessa, ci lascia del protagonista un'immagine statuaria, che s'accompagnò poi sempre alla fortuna di quella leggenda. In seguito, prodigò la sua maestria in un teatro brillante, fantastico, sviluppando la rappresentazione mitologica e la comédie-ballet, che riuscivano assai gradite al re. L'Avare (1668), intessuto su uno dei personaggi più fortunati della commedia classica, è scolpito con un rilievo possente e doloroso. La salute di M., che era afflitto da un male incurabile, veniva peggiorando: egli non rallentò le sue fatiche di capocomico, di commediante e di autore: diede ancora alle scene molte opere, poi l'ultima comédie-ballet, Le malade imaginaire (1673): morì poche ore dopo aver recitato, in questa commedia, la parte di Argan, alla quarta rappresentazione. Fonte: Enciclopedia Treccani Online

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Don Žuan

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia

Nome traduttore: Kuz'min Michail Alekseevič

Profilo traduttore: Michail Alekseevič Kuzmin (Jaroslavl', 1872, - 1936, Leningrado) - scrittore, poeta e compositore russo, figura di spicco della scena letteraria della San Pietroburgo durante la celebre 'età d'argento'. I suoi primi e ultimi cicli poetici, Canti alessandrini (1906) e La trota rompe il ghiaccio (1929), sono diventati pietre miliari nella storia della poesia russa. Il racconto Le ali (1906) introduce nella prosa artistica russa il nuovo tema dell'amore omosessuale. Dalla seconda metà degli anni '20, Kuzmin (come molti altri autori dell'età d'argento esclusi dalla pubblicazione per motivi ideologici) si guadagnava da vivere principalmente con le traduzioni. Tra le opere più importanti figurano Le metamorfosi di Apuleio (la sua traduzione divenne poi un classico), i sonetti di Petrarca, otto opere teatrali di Shakespeare, i racconti di Mérimée, le poesie di Goethe e Henri de Régnier. Su invito di Maksim Gorkij, negli anni Venti partecipò alla stesura dei piani della sezione di francesistica della casa editrice 'Vsemirnaja literatura' e curò l'edizione delle opere complete di Anatole France (di cui tradusse attivamente molti scritti).

Da Literatory Sankt-Peterburga. XX vek. Ènciklopedičeskij slovar'. Disponibile qui: https://lavkapisateley.spb.ru/enciklopediya/k/kuzmin-

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1937

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