Mizantrop [P112]
Collocazione paratesto: Sobranie sočinenij v 4 tomach pod redakciej A.A. Smirnova i S.S. Mokul'skogo - Academia - Moskva-Leningrad - Tom 1- pp. IX-XXXII
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Mokul'skij Stefan Stefanovič
Profilo autore del paratesto:
Stefan Mokul'skij (1896-1960). Traduttore, storico del teatro e critico teatrale, docente della storia del teatro, capo della sezione della teoria e storia del teatro presso l'Istituto della storia delle belle arti dell'Accademia delle scienze dell'URSS. Nel 1918 si laurea alla facoltà di storia e filologia all'Università di Kiev, a partire dal 1923 vive e lavora a Leningrado, negli anni '40 si trasferisce a Mosca. Appartiene alla scuola teatrale "leningradese" di Gvozdev. Negli anni Trenta segue le tendenze della critica sociologica di Friče. Tra gli anni 1943-1948 è direttore del teatro GITIS a Mosca; nello stesso periodo vi insegnano studiosi rinomati come Dživelegov, Radcig, Gukovskij e altri. Viene licenziato durante la lotta contro i "cosmopoliti" con l'accusa di ''antipartiotismo". Noto soprattutto per le sue ricerche nell'ambito del teatro italiano e francese del Rinascimento e dell'Illuminismo; nell'ambito della letteratura italiana, in particolare per la curatela e la traduzione delle Memorie di Goldoni (dalla prima edizione francese custodita presso la Biblioteca Nazionale di San Pietroburgo), nonché per una serie di studi dedicati a Gozzi e Goldoni.
Bibliografia: Ju.B. Bol'šakova, Žizneopisanie S.S. Mokul'skogo, sostavlennoe im samim (1921-1949) (po neopublikovannym archivnym materialam), "Teatr. Živopis'. Kino. Muzyka", 4 (2013), pp. 9-16; RGALI F. 2342. Op.1. S.S.Mokul'skij; CGALI SPb. F. R-407. Op.1. D.207-212; CGALI SPb. F. R-371. Op. 2. D. 143. Mokul'skij Stefan Stefanovič.
Kristina Landa
Data del paratesto: 1935
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Le Misanthrope, ou l'Atrabilaire amoureux
Data dell'opera originale: 1666
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Molière
Profilo autore del testo originale: Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin, Parigi, data antecedente al 15 gennaio 1622 - Parigi, 17 febbraio 1673). Assunse il nome d'arte di M. dopo essersi dato al teatro. Studiò a Parigi nel collegio di Clermont (oggi liceo Louis-le-Grand), retto dai gesuiti; fece in seguito, almeno pro forma, gli studî di diritto e seguì con ogni probabilità le lezioni del filosofo Gassendi. Legatosi alla famiglia Béjart, in cui brillava la giovane Madeleine con la quale M. strinse intima amicizia, nel 1643 costituì una compagnia comica sotto il nome di "Illustre Théâtre": l'esito dell'impresa fu mediocre, e lasciò la capitale. Nel 1658, tornato a Parigi con la sua compagnia, per la quale aveva ottenuto la protezione del fratello di Luigi XIV, fu bene accolto dal pubblico, e rappresentò una commedia nuova, Les précieuses ridicules (1659), vivace satira mondana e letteraria. Nel 1662, anno in cui sposò la ventenne Armande Béjart, sorella minore o forse figlia di Madeleine (i nemici di M. non esitarono a parlare di matrimonio incestuoso), portò sulle scene L'école des femmes che è veramente il suo primo capolavoro, e suscitò, insieme con gli applausi, un'ondata di critiche, libelli, parodie, cui replicò (1663) con la Critique de l'école des femmes e con l'Impromptu de Versailles. Ormai l'attività di M., come attore e poeta, si svolgeva sotto l'egida del Re Sole, che gli dimostrò apertamente la sua benevolenza e la sua approvazione. Nel 1664 la corte applaudì due "comédies-ballets" composte da M. e, per la parte musicale, da G. B. Lulli, per ordine del re: Le mariage forcé, rappresentato a Parigi, e La princesse d'Élide. Quest'ultima fu eseguita a Versailles, nell'ambito dei festeggiamenti "Les plaisirs de l'île enchantée", affidati a M. e alla sua compagnia. In quell'occasione appare una commedia nuova, designata nelle relazioni del tempo come Tartuffe o l'Hypocrite: la satira che M. rivolgeva contro i falsi devoti destò vive opposizioni e la commedia non ebbe via libera se non nel 1669. Frattanto M. aveva fatto rappresentare due commedie, Dom Juan ou le festin de pierre (1665) e Le misanthrope (1666). Col Tartuffe e il Misanthrope M. crea l'alta commedia di carattere e tocca il vertice della sua arte; il Dom Juan, di un'andatura brusca, disuguale, talora persino sconnessa, ci lascia del protagonista un'immagine statuaria, che s'accompagnò poi sempre alla fortuna di quella leggenda. In seguito, prodigò la sua maestria in un teatro brillante, fantastico, sviluppando la rappresentazione mitologica e la comédie-ballet, che riuscivano assai gradite al re. L'Avare (1668), intessuto su uno dei personaggi più fortunati della commedia classica, è scolpito con un rilievo possente e doloroso. La salute di M., che era afflitto da un male incurabile, veniva peggiorando: egli non rallentò le sue fatiche di capocomico, di commediante e di autore: diede ancora alle scene molte opere, poi l'ultima comédie-ballet, Le malade imaginaire (1673): morì poche ore dopo aver recitato, in questa commedia, la parte di Argan, alla quarta rappresentazione. Fonte: Enciclopedia Treccani Online
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: Mizantrop
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia
Nome traduttore: Levberg Marija Evgen'evna
Profilo traduttore: Levberg Marija Evgen'evna (1894--1934) -- poetessa, scrittrice e traduttrice. Proveniente, da parte di padre, da una famiglia nobile di origine sassone, è di origine contadina da parte di madre; studiò presso un Ginnasio di Pietroburgo per giovani signorine (1909), dopodiché si dipomò presso i corsi femminili 'Bestuževskie kursy' secondo l'indirizzo storico e letterario, sempre nella capitale dell'Impero russo; cominciò a scrivere poesie molto giovane, già negli anni pre-rivoluzionari, ispirata dalla scena letteraria pietroburghese dei primi anni Dieci, venne notata e lodata come poetessa anche da Nikolaj Gumilev, che le dedicò dei versi. Raffinata conoscitrice di poesia francese (soprattutto Charles Beaudelaire e Théophile Gautier), dei russi sottolineò in particolare il valore di Lermontov. Nel 1915 cominciò a muovere i primi passi come traduttrice e conobbe M. Gor'kij, con cui rimase in buoni rapporti anche all'indomani dell'Ottobre, e che la aiutò affinché potesse continuare a lavorare; nel 1918-19 collaborò con il Narkompros, dopodiché fu mandata in esilio per un breve periodo, nei primi anni Venti. Attiva come traduttrice dall'inglese e soprattutto dal francese (opere di Molière, Romain Rolland, Stendhal, Victor Hugo, Émile Zola), fu autrice di uno Slovar' inostrannych slov (1923, sei riedizioni sino al 1928), e di alcune povesti nei primi anni Trenta. Fonte: Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011.
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1937
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Per Mokul’skij Alceste è un rivoluzionario incompreso, e per questo soffre. Scrive il critico: “Il Misantropo occupa un posto a sé stante nell’opera di Molière. Segna quel momento della sua attività letteraria in cui, oppresso dai nemici di classe e soffocato dall’atmosfera soffocante della corte di Versailles, il poeta non resistette più, gettò via la maschera comica e parlò in versi «ricoperti di amarezza e rabbia». Ciò non significa però che nel Misantropo si possa semplicemente cercare il riflesso delle disgrazie personali e familiari di Molière. Alceste non è un personaggio soggettivo, ma oggettivo. La sua tragedia è quella di chi protesta, solitario e all’avanguardia rispetto agli altri, di chi non trova sostegno nelle ampie fasce della propria classe, non ancora matura per la lotta politica contro l’ordine costituito. Tuttavia, protestando contro l’ingiustizia, il servilismo, l’ipocrisia, la corruzione e la vacuità intellettuale che lo circondano, Alceste non è ancora in grado di comprendere le cause dei mali sociali che lo indignano né di indicare una via d’uscita. La sua reazione a questi mali è l’odio verso le persone ‘in generale’ e il desiderio di ‘trovare un angolo di mondo dove un uomo onesto possa vivere liberamente'”. Però persino così la maturità politica di questo grande eroe moleriano non può essere perfetta, scrive infatti, Mokul’skij, che “poiché Alceste non propone alcun programma politico concreto, se non la propaganda della sincerità e della veridicità, il problema della sua solitudine sociale viene meno”. Sulle direttive si v. P108, più in particolare, D133 e D134.
Alessandra Carbone