Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Skupoj [P113]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

In questa introduzione (non firmata) alla traduzione dell’Avaro di Molière (questa a cura di Michail Afanas’evič Bulgakov) si dà una breve ricostruzione storico letteraria delle fonti della commedia, dall’Aulularia di Plauto, agli ‘avari’ shakespeariani, e ai suoi illustri eredi (lo Skupoj rycar’ di A.S. Puškin, i riferimenti in Goethe). Dopodiché viene ricostruito il profilo sociale di Arpagone, non un “semplice avaro”, ma un usurario. Si sottolineano dunque le doti di Molière realista che tratteggia con successo il personaggio di un “capitalista della sua epoca”; scrive il prefatore: “l’Arpagone di Molière non è un povero che ha trovato per caso un tesoro, ma un ricco proprietario. Il suo oro non è un tesoro, nascosto in qualche rifugio segreto, trovato per caso o per fortuna, no: esso circola nel mondo e genera nuovo oro. […] Plauto ha volutamente escluso il suo eccentrico avaro dal vivace giro finanziario della sua epoca, mentre l’Arpagone di Molière è una forza attiva di una società capitalista in via di sviluppo, e si colloca nella stessa linea di personaggi avidi, tra cui spiccano figure come il barone di Puškin e i vecchi di Balzac, Grandet e Gobseck. Questo perché l’epoca di Molière era già pregna di capitalismo e di lotte di classe, e l’immagine dell’avido accumulatore di denaro non poteva non assumere un nuovo significato: il grande realista Molière non poteva non riflettere questo cambiamento” (D133, D134, D155). In chiusura il prefatore asserisce che in quest’opera di Molière, accanto alla linea satirica, ai calembours e ai consueti equivoci, è possibile notare una linea tragica, già notata da Goethe, e legata alla distruzione dei rapporti familiari padre-figlio (l’avaro Arpagone è ‘innamorato’ vuole sedurre la bella giovane, di cui però è invaghito il suo proprio figlio, e vuole farlo grazie alle proprie ricchezze). Il prefatore cita dunque Marx, dicendo che la distruzione dei sentimenti umani in quest’opera di Molière è dovuta alla forza che “perverte tutte le qualità naturali dell’uomo, trasformando ciascuna delle forze nel suo contrario: la fedeltà in infedeltà, l’amore in odio, l’odio in amore, il vizio in virtù”, per cui è inevitabile la “prostituzione universale degli uomini e dei popoli, del potere del denaro”. Conclude dunque il prefatore che al genio comico di Molière va in ultima analisi “il merito storico di aver creato un personaggio che, forse per la prima volta nella letteratura mondiale, incarna questi tratti tragici di una forza che distorce e falsifica tutto ciò che di umano è nell’uomo”.
Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Sobranie sočinenij v 4 tomach pod redakciej A.A. Smirnova i S.S. Mokul'skogo - Academia - Moskva-Leningrad - Tom 3 - pp. 363-370

Tipologia di paratesto: Introduzione

Autore del paratesto: Anonimo

Profilo autore del paratesto: N/A

Data del paratesto: 1939

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: L'Avare

Data dell'opera originale: 1668

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Molière

Profilo autore del testo originale: Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin, Parigi, data antecedente al 15 gennaio 1622 - Parigi, 17 febbraio 1673). Assunse il nome d'arte di M. dopo essersi dato al teatro. Studiò a Parigi nel collegio di Clermont (oggi liceo Louis-le-Grand), retto dai gesuiti; fece in seguito, almeno pro forma, gli studî di diritto e seguì con ogni probabilità le lezioni del filosofo Gassendi. Legatosi alla famiglia Béjart, in cui brillava la giovane Madeleine con la quale M. strinse intima amicizia, nel 1643 costituì una compagnia comica sotto il nome di "Illustre Théâtre": l'esito dell'impresa fu mediocre, e lasciò la capitale. Nel 1658, tornato a Parigi con la sua compagnia, per la quale aveva ottenuto la protezione del fratello di Luigi XIV, fu bene accolto dal pubblico, e rappresentò una commedia nuova, Les précieuses ridicules (1659), vivace satira mondana e letteraria. Nel 1662, anno in cui sposò la ventenne Armande Béjart, sorella minore o forse figlia di Madeleine (i nemici di M. non esitarono a parlare di matrimonio incestuoso), portò sulle scene L'école des femmes che è veramente il suo primo capolavoro, e suscitò, insieme con gli applausi, un'ondata di critiche, libelli, parodie, cui replicò (1663) con la Critique de l'école des femmes e con l'Impromptu de Versailles. Ormai l'attività di M., come attore e poeta, si svolgeva sotto l'egida del Re Sole, che gli dimostrò apertamente la sua benevolenza e la sua approvazione. Nel 1664 la corte applaudì due "comédies-ballets" composte da M. e, per la parte musicale, da G. B. Lulli, per ordine del re: Le mariage forcé, rappresentato a Parigi, e La princesse d'Élide. Quest'ultima fu eseguita a Versailles, nell'ambito dei festeggiamenti "Les plaisirs de l'île enchantée", affidati a M. e alla sua compagnia. In quell'occasione appare una commedia nuova, designata nelle relazioni del tempo come Tartuffe o l'Hypocrite: la satira che M. rivolgeva contro i falsi devoti destò vive opposizioni e la commedia non ebbe via libera se non nel 1669. Frattanto M. aveva fatto rappresentare due commedie, Dom Juan ou le festin de pierre (1665) e Le misanthrope (1666). Col Tartuffe e il Misanthrope M. crea l'alta commedia di carattere e tocca il vertice della sua arte; il Dom Juan, di un'andatura brusca, disuguale, talora persino sconnessa, ci lascia del protagonista un'immagine statuaria, che s'accompagnò poi sempre alla fortuna di quella leggenda. In seguito, prodigò la sua maestria in un teatro brillante, fantastico, sviluppando la rappresentazione mitologica e la comédie-ballet, che riuscivano assai gradite al re. L'Avare (1668), intessuto su uno dei personaggi più fortunati della commedia classica, è scolpito con un rilievo possente e doloroso. La salute di M., che era afflitto da un male incurabile, veniva peggiorando: egli non rallentò le sue fatiche di capocomico, di commediante e di autore: diede ancora alle scene molte opere, poi l'ultima comédie-ballet, Le malade imaginaire (1673): morì poche ore dopo aver recitato, in questa commedia, la parte di Argan, alla quarta rappresentazione. Fonte: Enciclopedia Treccani Online

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Skupoj

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia

Nome traduttore: Bulgakov Michail Afanas'evič

Profilo traduttore: Michail Afanas'evič Bulgakov (Kiev 1891-Mosca 1940) occupa una posizione centrale nella letteratura e nel teatro sovietici. Formatosi come medico, esordì come scrittore negli anni Venti con prose satiriche quali Diario di un giovane medico (1925-1926), Le uova fatali (pubbl. 1925), Cuore di cane (1925, pubbl. 1987). Dal 1926 legò stabilmente il proprio destino artistico al Teatro d'Arte di Mosca (MChAT), dove ottenne grande successo con I giorni dei Turbin (scritto 1925-1926, prima rappresentazione 1926), tratto dal romanzo La guardia bianca (1924-1925). Nonostante il favore personale di Stalin per lo spettacolo, la sua attività teatrale fu segnata da interdizioni e interventi censorî. Negli anni Trenta, progressivamente escluso dalla stampa, Bulgakov si concentrò sulla drammaturgia e sulla riscrittura dei classici. Centrale fu il suo dialogo con Molière, al quale dedicò il dramma La cabala dei bigotti (1930; messo in scena nel 1936 e subito ritirato), e la biografia narrativa La vita del signor de Molière (1933, pubblicato solo negli anni Sessanta). La figura del commediografo francese divenne per Bulgakov una trasparente allegoria della condizione dell'artista sotto un potere autoritario. Parallelamente, tra il 1928 e il 1940, lavorò al romanzo Il maestro e Margherita (pubbl. postumo, con tagli della censura, nel 1966-1967), in cui l'esperienza teatrale, la riflessione sul destino dello scrittore e il tema della censura trovano una sintesi simbolica e filosofica.

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1939

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