Žiznennyj i tvorčeskij put’ Mol’era [P115]
Collocazione paratesto: Zapadnoevropejskaja literatura. Posobie dlja srednej školy - Učpedgiz - Moskva - pp. 48-62
Tipologia di paratesto: Testo didattico (manuale)
Autore del paratesto: Murav'eva Natal'ja Ignat'evna
Profilo autore del paratesto: Murav'eva Natal'ja Ignat'evna. 1906-1966. Francesista, autrice in particolare di saggi su Molière, Beranger, Balzac, Hugo.
Data del paratesto: 1952
Direttive paratesto:
- D153 - Po leninskomu puti (di V. Ermilov) [LINK]
- D156 - Reč' tov. Suslova na XIX s''ezde Partii [LINK]
- D159 - Otricatel'nye obrazy i neprimirimost' pisatelja [LINK]
- D214 - XI Plenum pravlenija Sojuza sovetskich pisatelej SSSR. Sovetskaja literatura posle postanovlenija CK VKP (b) ot 14 avgusta 1946 goda o žurnalach "Zvezda" i "Leningrad". Doklad general'nogo sekretarja SSP SSSR tovarišča A. Fadeeva [LINK]
- D216 - Italija nakanune vyborov [LINK]
- D217 - Ljubov' k Rodine, nenavist' k kosmopolitam! [LINK]
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Oeuvres de Molière
Data dell'opera originale: 1645-1672
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Molière
Profilo autore del testo originale: Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin, Parigi, data antecedente al 15 gennaio 1622 - Parigi, 17 febbraio 1673). Assunse il nome d'arte di M. dopo essersi dato al teatro. Studiò a Parigi nel collegio di Clermont (oggi liceo Louis-le-Grand), retto dai gesuiti; fece in seguito, almeno pro forma, gli studî di diritto e seguì con ogni probabilità le lezioni del filosofo Gassendi. Legatosi alla famiglia Béjart, in cui brillava la giovane Madeleine con la quale M. strinse intima amicizia, nel 1643 costituì una compagnia comica sotto il nome di "Illustre Théâtre": l'esito dell'impresa fu mediocre, e lasciò la capitale. Nel 1658, tornato a Parigi con la sua compagnia, per la quale aveva ottenuto la protezione del fratello di Luigi XIV, fu bene accolto dal pubblico, e rappresentò una commedia nuova, Les précieuses ridicules (1659), vivace satira mondana e letteraria. Nel 1662, anno in cui sposò la ventenne Armande Béjart, sorella minore o forse figlia di Madeleine (i nemici di M. non esitarono a parlare di matrimonio incestuoso), portò sulle scene L'école des femmes che è veramente il suo primo capolavoro, e suscitò, insieme con gli applausi, un'ondata di critiche, libelli, parodie, cui replicò (1663) con la Critique de l'école des femmes e con l'Impromptu de Versailles. Ormai l'attività di M., come attore e poeta, si svolgeva sotto l'egida del Re Sole, che gli dimostrò apertamente la sua benevolenza e la sua approvazione. Nel 1664 la corte applaudì due "comédies-ballets" composte da M. e, per la parte musicale, da G. B. Lulli, per ordine del re: Le mariage forcé, rappresentato a Parigi, e La princesse d'Élide. Quest'ultima fu eseguita a Versailles, nell'ambito dei festeggiamenti "Les plaisirs de l'île enchantée", affidati a M. e alla sua compagnia. In quell'occasione appare una commedia nuova, designata nelle relazioni del tempo come Tartuffe o l'Hypocrite: la satira che M. rivolgeva contro i falsi devoti destò vive opposizioni e la commedia non ebbe via libera se non nel 1669. Frattanto M. aveva fatto rappresentare due commedie, Dom Juan ou le festin de pierre (1665) e Le misanthrope (1666). Col Tartuffe e il Misanthrope M. crea l'alta commedia di carattere e tocca il vertice della sua arte; il Dom Juan, di un'andatura brusca, disuguale, talora persino sconnessa, ci lascia del protagonista un'immagine statuaria, che s'accompagnò poi sempre alla fortuna di quella leggenda. In seguito, prodigò la sua maestria in un teatro brillante, fantastico, sviluppando la rappresentazione mitologica e la comédie-ballet, che riuscivano assai gradite al re. L'Avare (1668), intessuto su uno dei personaggi più fortunati della commedia classica, è scolpito con un rilievo possente e doloroso. La salute di M., che era afflitto da un male incurabile, veniva peggiorando: egli non rallentò le sue fatiche di capocomico, di commediante e di autore: diede ancora alle scene molte opere, poi l'ultima comédie-ballet, Le malade imaginaire (1673): morì poche ore dopo aver recitato, in questa commedia, la parte di Argan, alla quarta rappresentazione. Fonte: Enciclopedia Treccani Online
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: Sočinenija Mol'era
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia
Nome traduttore: Mokul'skij Stefan Stefanovič, Smirnov Aleksandr Aleksandrovič, Lozinskij Michail Leonidovič, Rykova Nadežda Januar'evna, Bulgakov Michail Afanas'evič, Bljumenfel'd V., Kuz'min Michail Alekseevič, Levberg Marija Evgen'evna
Profilo traduttore: N/A
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1952
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
È interessante che Molière sia considerato in epoca sovietica anche un autore ‘per ragazzi’. Questi infatti è presente in alcune antologie dei primi anni Cinquanta, come Mol’er. Izbrannye komedii (Izdatel’stvo detskoj literatury, Mosca, 1952) e che di conseguenza sia anche presente in alcuni testi di bibliografia secondaria dedicati ai più giovani. Infatti, oltre che dei paratesti alle diverse edizioni del Nostro, dei manuali universitari, delle monografie, egli è protagonista anche di manuali di stranieristica destinati alla scuola. In particolare qui si analizzeranno alcune pagine all’interno del manuale Zapadnoevropejskaja literatura che l’autrice Natal’ja Murav’eva dedica al ‘cammino biografico e artistico di Molière’, considerato dunque (accanto a Goethe, Balzac, Shakespeare e Byron) non solo un autore classico, ma anche un autore fondamentale e canonico soprattutto per la formazione storico-letteraria della gioventù sovietica, che deve conoscerlo e studiarlo. La necessità di un manuale di letteratura straniera per ragazzi è ben spiegata nell’Introduzione, in cui si richiamano i principi dell’internazionalismo – si allontana l’accusa di Cosmopolitismo, prevale il principio dell’orgoglio nazionale che prospera grazie ‘all’amicizia fra i popoli’; al contempo, proprio all’interno di un manuale di stranieristica è necessario sottolineare da un lato il primato sovietico (leggi russo), dall’altra il pericolo di abbandonarsi alla ‘bezkonfliktnost’ [non conflittualità], tralasciando la “lotta per il primato comunista”, in un Paese, l’URSS, circondato da nemici e dal Capitalismo aggressivo (questo emerge molto bene nelle direttive che seguono il XIX Congresso del Partito Comunista, tenutosi a fine 1952, dal 5 al 14 ottobre, in cui i paesi nemici sono, in particolare, gli USA e il Regno Unito -, si v. D156, D159); l’autrice Murav’eva scrive dunque nell’introduzione al manuale: ” Il popolo russo è orgoglioso delle grandi creazioni della sua arte nazionale, della sua letteratura classica, che ha dato al mondo opere straordinarie per la loro forza realistica, per la vivacità e la freschezza dei colori, per la profondità dei pensieri, dei sentimenti e delle immagini”. La critica di Elizarova è da leggersi anche in chiave anticosmopolita (D214, D216, D217) nel sottolineare il primato della “grande cultura russa”. Attingendo instancabilmente da questo tesoro, il popolo sovietico impara a utilizzare i migliori risultati del passato per impiegarli nelle battaglie per il futuro”. Murav’eva prosegue poi sottolineando quanto tali grandi risultati sovietici siano però eredi di un più ampio lascito universale: “ma il nostro orgoglio nazionale è estraneo a visioni di tipo ristretto: siamo davvero gli eredi più ricchi della storia dell’umanità, e la nostra eredità comprende tutto ciò che di meglio, di più avanzato, di veramente bello, è creato nel corso di secoli di sviluppo dalle culture di tutti i popoli del mondo. Ci sono cari i nomi dei più geniali artisti e scienziati dell’Occidente e dell’Oriente, che hanno espresso nelle loro opere le migliori aspirazioni dei popoli e hanno aperto nuove strade nello sviluppo delle arti e delle scienze. Onoriamo la loro memoria, studiamo e apprezziamo la loro eredità”, e in chiusura, cita Lenin: “Si può diventare comunisti solo quando si arricchisce la propria memoria con la conoscenza di tutte le ricchezze che l’umanità ha prodotto, – così insegnava V. I. Lenin alla gioventù sovietica”; l’autrice sottolinea in chiusura come la contemporaneità esiga che tutta l’umanità progressista sia “impegnata nella lotta per la pace, per il rafforzamento dell’amicizia tra i popoli”, per cui “l’importanza dell’eredità dei luminari della cultura mondiale è particolarmente crescente”. Dopo questa captatio benevolentiae, particolarmente sapiente e strategica, se la si pensa in relazione ad un manuale in toto dedicato alle letterature straniere occidentali (l’Oriente rimane fuori, infatti, da questo libro), Murav’eva affronta gli autori selezionati per il suo libro (segnaliamo che gli autori Goethe e Byron sono stati analizzati da un altro autore, Sergej Vasil’evič Turaev, mentre Murav’eva commenta Shakespeare, Molière e Balzac). Vediamo dunque ciò che viene scritto sul grande commediografo francese. In questo manuale le posizioni interpretative dell’opera di Molière, certo filtrate all’interno di un testo certamente facilitato, sono naturalmente mutuate dai testi di Mokul’skij per cui non le ripeteremo, ma sono interessanti alcune strategie di mediazione che l’autrice adotta nell’intento di sintetizzare il ‘significato’ dell’opera dello scrittore francese per i suoi giovani lettori: prima di tutto se ne evidenzia il carattere popolare (v. D153 – sull’importanza della narodnost’), per cui, parlando delle sue prime opere, si scrive “ben presto Molière iniziò a scrivere commedie originali. Certo, le trame erano tratte dal teatro popolare, dai racconti popolari e, talvolta, dalle opere degli autori antichi”, e se ne sottolinea il rapporto con la Corte (in particolare, con il Re): “L’autore stesso interpretava con talento i ruoli comici principali delle sue opere teatrali. La fama della compagnia cresceva sempre di più e le recensioni sul teatro arrivarono fino alla capitale. Gli amici di Molière cominciarono a convincere il giovane re Luigi XIV a chiamare il drammaturgo con la sua compagnia a Parigi. Nel 1658 ebbe luogo la prima rappresentazione del teatro di Molière nel palazzo reale. La tragedia messa in scena dalla compagnia provinciale non suscitò particolari elogi, ma la commedia farsesca che seguì, Il medico innamorato, era così piena di allegria e vivacità, e inoltre così ben recitata, che entusiasmò il pubblico e suscitò l’approvazione del re. Si decise di lasciare il teatro a Parigi”. Dopo aver fornito qualche nozione biografica (con uno stile tutto sommato coinvolgente e scorrevole), l’autrice passa all’analisi dell’opera del Nostro; a questo proposito è forse interessante sottolineare che, a differenza di molti manuali universitari sovietici del tempo, in cui la tendenza è quella, sovente, di non riportare citazioni dalle opere, ma di fornire una sintesi interpretativa da parte dell’autore, in questo manuale scolastico si riportano volentieri alcuni brani dalle più celebri commedie di Molière (in particolare, dal Tartufo e dall‘Avaro, in traduzione), e solo in seguito se ne fornisce una breve analisi. Questa verte, naturalmente, sul ‘realismo di Molière’ e naturalmente sul ‘significato’ ultimo della sua opera. Il commento è costituito da brevi paragrafi-formule, facilmente assimilabili dagli studenti: “Seguendo le regole principali della poetica del classicismo, Molière riuscì a sfruttare tutte le possibilità di scrittura realistica consentite da questo movimento e, in alcuni casi, questo geniale artista riuscì persino ad uscire da confini a volte troppo rigidi per lui, creando opere e personaggi davvero realistici, che ancora oggi sono attuali” . Natualmente si insiste sul ‘democratismo’ dell’autore francese e sul suo ‘materialismo’, queste sono etichette elementari che gli studenti imparano sin dai banchi di scuola: “Le simpatie democratiche di Molière, le visioni filosofiche materialistiche del grande drammaturgo, la sua eccellente conoscenza della realtà e la sua fedele riproduzione, il ricorso al teatro popolare, il desiderio di influenzare la vita della società descrivendone i lati oscuri, tutto ciò portò alla crescita e al rafforzamento dei tratti realistici nell’opera di Molière”; se ne sottolinea poi la ‘tipicità di personaggi e caratteri’ (rimandando dunque alle definizioni di Marx. La categoria della ‘tipičnost’ ricorre spesso nei paratesti letterari di fine anni Quaranta, inizio anni Cinquanta, si veda per esempio qui anche in Flaubert, 1947 – P060): “La tipicità dei personaggi, la capacità di rivelare nei personaggi delle sue opere le manifestazioni più significative del carattere umano da lui descritto: questa caratteristica fondamentale del realismo, emerge con grande forza in tutte le migliori commedie di Molière […] Il più delle volte l’azione delle sue commedie si svolge in una famiglia borghese: l’autore colloca i suoi personaggi in un ambiente tipico, circondandoli di circostanze tipiche”. Al contempo, si mettono in luce anche i ‘difetti’ (lievi) di Molière, dovuti alla realtà storica in cui è calato l’autore stesso: “[…] tuttavia, nel suo desiderio di criticare e insegnare, Molière, come la maggior parte degli scrittori dell’epoca, non era ancora in grado di elevarsi al punto da denunciare la vera causa del male: l’ordine sociale basato sullo sfruttamento spietato delle masse popolari”. Indicato dall’autrice come faro per il futuro sviluppo di tutta la letteratura realistica occidentale, Molière viene filtrato anche attraverso le opinioni e le analisi del principale critico progressista russo ottocentesco, Vissarion Belinskij (nella sua critica all’École des femmes, del 1842), autore naturalmente molto ben conosciuto agli scolari sovietici (basti pensare al ruolo che ha nella biografia di Dostoevskij); cita infatti Murav’eva “il nome di Molière è grande e onorevole […] Molière fu il maestro della società francese nel momento più interessante del suo sviluppo, quando sotto Luigi XIV, abbandonando definitivamente le rozze forme del Medioevo, si iniziò una nuova vita di intelletto, analisi e critica. Le commedie di Molière sono satire in forma drammatica, satire in cui la sua penna tagliente e arguta denunciava pubblicamente l’ignoranza, la stupidità e la meschinità”. (in queste parole potrebbe poi ravvisarsi anche un rimando – o un’anticipazione, alla questione della drammaturgia che “deve evidenziare i difetti della società”, per cui sono necessari nuovi “nuovi Gogol’ e Ščedrin”, esplosa a inizio 1952 sulla Pravda, v. D160).
Alessandra Carbone