Fransua-Mari Aruè De Vol’ter [P117]
Collocazione paratesto: Vol'ter. Filosofskie povesti i rasskazy v dvuch tomach - Moskva-Leningrad - Academia - pp. VII-XXXII
Tipologia di paratesto: Introduzione
Autore del paratesto: Kogan Petr Semenovič
Profilo autore del paratesto: Pëtr Semënovič Kogan (1872, Governatorato di Vilnius -- 1932, Mosca) -- storico della letteratura russo-sovietico, critico letterario, traduttore, pubblicista; fu professore all'Università statale di Mosca. Si laureò alla facoltà di storia e filologia, e durante gli anni dell'università si avvicinò alle idee marxiste, cominciò a scrivere e pubblicare di letteratura e politica già a partire dal 1895. Nel 1909 si trasferì a San Pietroburgo, fu libero docente della cattedra di filologia germanico-romanza dell'Università di San Pietroburgo dal 1911 al 1918; tra le altre, tradusse opere di Hyppolite Taine. Dopo la rivoluzione bolscevica rimase in Russia, insegnò all'Università statale di Mosca, fu promotore della creazione e poi presidente dell'Akademija chudožestvennych nauk (1921-1925). Nelle sue opere Kogan studiò principalmente i percorsi di sviluppo della letteratura europea (vi dedicò una monografia già dai primi del Novecento: Očerki po istorii zapadnoevropejskoj literatury, 1903-1910), anche se gran parte delle sue ricerche è dedicata agli scrittori di lingua tedesca. Scrisse anche saggi biografici su una serie di scrittori russi: L. N. Tolstoj, A. P. Čechov, N. G. Černyševskij. Fonte: Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011.
Data del paratesto: 1931
Direttive paratesto:
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Contes philosophiques
Data dell'opera originale: 1740-1778
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Voltaire François-Marie Arouet
Profilo autore del testo originale: Voltaire: Scrittore e filosofo (Parigi 1694 - ivi 1778). Nato da famiglia borghese, ricevette un'eccellente educazione umanistica al collegio Louis-le-Grand tenuto dai gesuiti. Precocissimo autore di versi leggeri e arguti, accolto presto per le sue doti di spirito in circoli eleganti e libertini, il successo (1718) dell' Œdipe gli aprì l'accesso all'alta società. Attivissimo (nel 1723 uscì, semiclandestina, La ligue, ou Henry le Grand, che nell'ed. di Londra del 1728 assunse il titolo di Henriade), Voltaire s'inserì in una forma di vita brillante e insieme favorevole alla sua attività letteraria, ma al contempo conobbe la censura e la prigione (nel 1717 fu imprigionato alla Bastiglia per alcune satire politiche). Tra il 1726 e il 1729, per mettersi al sicuro da censura e nemici politici, visse in Inghilterra, esperienza che lo influenzò profondamente: entrò in contatto con il pensiero di Locke e Newton, apprezzò la tolleranza religiosa e le libertà politiche britanniche. Questo soggiorno ispirò le Le Lettres sur les Anglais (o Lettres philosophiques), entrate in circolazione in Francia nel 1734, esse sono l'espressione più matura del primo periodo della sua attività di scrittore e furono un violento attacco alle istituzioni politiche, sociali e religiose della Francia assolutista e feudale. Il successo fu enorme: l' opera contribuì a diffondere in Francia idee illuministiche e venne subito censurata. Voltaire fu autore prolifero ed eclettico, scrisse tragedie, poesie, saggi, opere storiche e filosofiche. Tra i suoi scritti principali spiccano Zadig (1747) e soprattutto Candide, ou l'Optimisme (1759), un romanzo filosofico che, con ironia e satira, attacca l'ottimismo metafisico leibniziano e denuncia l'assurdità dei dogmi religiosi e delle ingiustizie sociali. Nel 1755 Voltaire si trasferì in Svizzera, dove continuò a scrivere e lavorare liberamente, costituendo un vigoroso centro intellettuale, in cui si recavano scrittori, artisti, dame d'ogni parte d'Europa. Ricco e venerato, celebre in tutta Europa, corteggiato dai sovrani (tra cui la zarina Caterina II di Russia), La sua parola era influente e temuta: il suo intervento nei processi più importanti, come quello di Calas ne fece dei casi celebri e portò persino alla revisione di sentenze ingiuste. In questi anni in cui il moto filosofico rivoluzionario si faceva più impetuoso, Voltaire instaurò in Europa la sovranità tutta nuova dell'opinione pubblica. Del 1764 è il Dictionnaire philosophique (1764), il suo testamento filosofico, dove in sentenze lapidarie prende forma definitiva la sua battaglia di mezzo secolo contro l'intolleranza, il miracolo, l'autorità, la falsificazione delle leggende e delle tradizioni. Morì nel 1778 a Parigi, poco dopo essere stato accolto con grande onore all'Académie française. Da: Enciclopedia Treccani Online
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: Filosofskie povesti i rasskazy
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia
Nome traduttore: Guber Petr Kostantinovič
Profilo traduttore: Guber Petr Kostantinovič (Poltava, 1886 - Campo di concentramento Kulojlag, Arkhangelsk, 1941.), nacque in Ucraina nella famiglia del tenente generale Konstantin Petrovič Guber, fece ottimi studi e nel 1904 si diplomò al corpo dei cadetti di Poltava; si trasferì poi a Pietroburgo e nel 1909 si laureò prima in Economia e poi in Giurisprudenza (Università di San Pietroburgo, 1914). Iniziò la sua attività letteraria nel 1910, lavorando per la celebre Knižnaja lavka pisatelej; dal 1912 iniziò a pubblicare i suoi lavori. Durante la Prima guerra mondiale fu al fronte sino al 1916, collaboratore della Croce Rossa, poi traduttore militare. Dopo la Rivoluzione di febbraio fu corrispondente militare dell'agenzia telegrafica di Pietrogrado; successivamente, durante la guerra civile, fu sovrintendente dell'ospedale di Pietrogrado. Nel 1921 fu smobilitato e si dedicò esclusivamente alla scrittura (tra le sue opere più celebri: Don-žuanskij spisok Puškina. Glavy iz biografii, 1923; Choždenie na Vostok Marko Polo, 1929) e all'attività di traduzione letteraria (tradusse opere di Stendhal, Voltaire, Anatole France, George Bernard Shaw, Erasmo da Rotterdam). Fu membro del primo Sindacato degli scrittori sin dalla sua fondazione (su raccomandazione di M. Gorkij, e membro dell'Unione degli scrittori sovietici dal giugno 1934. Il 4 marzo 1935 fu arrestato una prima volta come 'elemento socialmente pericoloso' e Condannato a 5 anni di esilio ad Astrachan'. Arrestato nuovamente il 26 agosto 1939 con l'accusa di 'Propaganda antisovietica', fu condannato a 5 anni di reclusione e fu mandato al lager di Kulojlag (vicino ad Archangel'sk), dove morì il 13 aprile 1941. Fu completamente riabilitato l'11 luglio 1961. Fonte: Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011.
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1931
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Sono i primi anni dell’attività moscovita della casa editrice Academia, già specializzata, dalla sua fondazione a Pietrogrado nel 1923, nella traduzione di testi filosofici (a partire da Platone), poi trasferita coattamente da Leningrado a Mosca nel 1929, e profondamente ristrutturata nella sua governance. In questo lungo articolo commissionatogli per accompagnare la pubblicazione di una raccolta di racconti filosofici di Voltaire lo studioso Petr Kogan, già non più giovane, morirà l’anno successivo, dedica molto spazio ad alcuni singoli aspetti della biografia del Nostro: autore, intellettuale, filosofo già centrale per il pensiero marxista, il cui lascito, nell’esaltazione di una borghesia rampante, ribelle, ‘rapace’ (‘chiščničeskaja’ si dice nel testo) nei confronti della vecchia nobilità terriera e della Chiesa, è certamente e facilmente mediabile nel nuovo canone culturale sovietico all’indomani della Grande svolta, con qualche accorgimento: i primissimi anni 1930-31 sono infatti un periodo di fermento politico-culturale in cui si cerca di far confluire alcuni dei principali grandi classici europei all’interno della nuova cultura sovietica e del suo rinnovato ‘ordine del giorno’ e del suo ambizioso progetto (si v. in merito D102). In particolare qui Kogan sottolinea il collegamento tra l’opera di Voltaire e il suo ruolo per l’imminente Rivoluzione francese, a pochi anni dalla sua morte; scrive infatti, enfatico, il prefatore già nell’incipit: “la sua vita e la sua attività appartengono a quella grande epoca in cui la borghesia francese preparava il rovesciamento della monarchia aristocratica. La rivoluzione scoppiò undici anni dopo la morte di Voltaire. Egli è considerato il più grande tra gli scrittori del XVIII secolo che prepararono le menti alla rivoluzione”. Le pagine di questa introduzione sono ricche di dettagli biografici ben selezionati (rimane però fuori ogni riferimento ai rapporti tra Voltaire e Caterina II di Russia, mentre, al contrario, nel saggio si ricorda volentieri la corrispondenza e i rapporti del filosofo con Federico II di Prussia); l’approccio biografico, in questa introduzione, è prevalente, (in linea con quanto spesso preferito dai redattori di Academia), ma qui ha in particolare il gusto dell’aneddotica: se si sottolinea, naturalmente, l’avversione di Voltaire per il bigottismo, l’ignoranza e lo strapotere della Chiesa, o per gli eccessi e i privilegi della Nobiltà; sono gli aneddoti sulle ‘contraddizioni’ di Voltaire quelli che rimangono, curiosamente, più impressi; sull’aristocrazia, ad esempio, Kogan chiarisce che nonostante il philosophe fosse “nemico delle disuguaglianze e dei privilegi nobiliari, con il pragmatismo del vero borghese ottenne lui stesso il titolo nobiliare” e che “poiché si trattava di un potere, di un’arma in più nella lotta per il successo, Voltaire non rinunciava a impadronirsi anche di quest’arma. Ottenne un posto all’Accademia e, consapevole dell’enorme ruolo svolto dai gesuiti in campo culturale, cercò di conquistarne il favore”; Kogan riporta poi volentieri storie che riguardavano i rapporti del filosofo con la sua servitù, in particolare, e con i contadini e con il ‘popolo’, più in generale (in questo caso, denominato ‘čern”, utilizzando il termine dispregiativo), queste infatti le parole di Voltaire, citate dal prefatore: “diceva riferendosi ai contadini: ‘temo che questa categoria di persone non troverà mai né il tempo né la capacità di imparare. Mi sembra addirittura necessario che esistano persone ignoranti. Se voi, come me, doveste coltivare la terra, sareste sicuramente d’accordo con me. Quando la plebe si mette a ragionare, tutto è perduto’. Oppure: ‘Il popolo è sempre rozzo; sono buoi che hanno bisogno di un giogo, di un mandriano e di mangime'”; tali esternazioni sono certo controverse in quegli anni, e stupiscono, riportate nel virgolettato da Voltaire, ma vengono pure accompagnate da Kogan da una certa contestualizzazione all’interno della dialettica storica e giustificate con il più generale ‘progressimo’ e ‘democratismo’ del filosofo, con la sua lotta costante contro i pregiudizi e i privilegi dell’aristocrazia e della Chiesa. Kogan affronta poi il problema del deismo di Voltaire (ancora contestualizzandolo e giustificandolo), spiegando con piglio didascalico che “a quei tempi il deismo era una dottrina all’avanguardia, un enorme passo avanti rispetto alle rigide dottrine clericali”, per cui “in pratica, la dottrina deista permise a Voltaire di combattere il male principale dell’epoca: l’intolleranza e le persecuzioni religiose”. I racconti filosofici citati dal prefatore (e inseriti nel volume) nel suo breve saggio sono naturalmente i più celebri: Zadig, il Candide, Micromegas, e vengono riportati nel volume senza ulteriori peritesti; Il Kogan conclude il suo contributo sottolineando il ruolo fondamentale del filosofo all’interno del pensiero progressista europeo, e, se pure sottolinea quanto Voltaire si sbagliasse, nelle sue esternazioni sulle ‘masse popolari’ – perché “non è possibile decidere il destino del popolo senza il popolo”, eppure, riconosce il prefatore, la cultura e la filosofia moderna non possono in alcun modo prescindere da questo grande autore, che dunque è “utile” (quella dell’ ‘utilità’ di uno scrittore o di un data opera è una categoria che tornerà spesso nei paratesti successivi per tutti gli anni Trenta), e conclude che: “quando dopo la vittoria del Proletariato si decise di immortalare i grandi predecessori della nostra Rivoluzione sui nostri bassorilievi, il nome di Voltaire fu tra i primi ad essere citato. È comprensibile: finché esistono l’oscurità e l’ignoranza, finché i ministri di culto di tutte le confessioni continueranno ad avvelenare le menti di milioni di persone con prediche di intolleranza e odio per l’umanità, finché esisteranno i privilegi e una minoranza oziosa che vive a spese delle masse lavoratrici, le opere di questo grande ribelle e beffardo scrittore rimarranno classici venerati e necessari per l’umanità”.
Alessandra Carbone