Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Istoričeskoe značenie Vol’tera [P118]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

In questa selezione di opere di Voltaire in volume il paratesto introduttivo è affidato allo storico Vjačeslav Volgin, membro dell’Accademia delle Scienze. Il testo di Volgin si concentra meno sulle vicissitudini biografiche del philosophe (anche se le più importanti tappe della vita di Voltaire sono presenti), mentre si sofferma maggiormente su due snodi principali, il deismo e le riflessioni sulle forme di governo. Per la critica e la filosofia sovietica, dunque, rimangono immutati i punti ‘problematici’ dell’opera di Voltaire, in merito al rifiuto dell’ateismo e sulle questioni riguardanti il tema dell’Assolutismo illuminato, anche se Volgin le rimette in prospettiva nella dialettica storica e in rapporto al pensiero di Montesquieu, più reazionario e legato al lascito del feudalesimo – “Montesquieu è favorevole al compromesso con il feudalesimo e ritiene che alcuni elementi del feudalesimo siano del tutto legittimi”, mentre V. combatte (il lessico è sempre orientato alla ‘lotta’ – ‘bor’ba’, contro le classi nobiliari ed i suoi privilegi; per Volgin Voltaire li ‘distrugge’ con la forza della sua ragione e del suo sarcasmo, con queste ‘armi’ abbatte poi gli odiosi pregiudizi della religione e della Chiesa). Lo studioso sovietico inoltre include una riflessione sul valore di Voltaire come storico moderno (metodo moderno, analisi critica delle fonti, e cita volentieri Puškin storico: “ricordate che Voltaire fu il primo a intraprendere una nuova strada e a portare la luce della filosofia negli oscuri archivi della storia” (dalla lettera a P.A. Vjazemskij del 5 luglio 1824). Al contrario del curatore nell’edizione precedente, l’accademico decide di non tacere sui rapporti di Voltaire con il trono russo – gli scambi con Caterina II, il ruolo che gli scritti di Voltaire ebbero per il suo pensiero, e anzi li rilegge in chiave nazionalista: alla fine degli anni Quaranta, in un clima di lotta al cosmopolitismo e di nuova esaltazione dello stato Russia-URSS, Volgin dedica molto spazio a questo tema anche nei materiali contenuti nel volume, e non solo all’interno del suo paratesto introduttivo: oltre alle opere più celebri e maggiori di Voltaire vi si trovano infatti anche la corrispondenza con Caterina II, le lettere al conte-mecenate Ivan Šuvalov ( a cui scrisse “Vous m’avez fait russe”) e, soprattutto, brani scelti dalla sua storia Empire de Russie sous Pierre le Grand. Questo può essere naturalmente letto in chiave neo-imperialista, nella legittimazione a posteriori di un processo storico che rimetteva la Russia al centro dello scenario europeo, e ne sanciva la ‘grandezza’ e la potenza (è noto come, tra l’altro, sia stato proprio Voltaire a dare alla zarina Caterina l’appellativo di ‘la grande’): e nel ’47 questo è più che prevedibile, si veda a questo proposito il clima politico sovietico di fine anni Quaranta, le direttive orientate, da un lato, contro il ‘nemico’ (la Reazione capitalista), contro il ‘cosmopolitismo’ e contro il ‘nizkopoklonstvo’ (il ‘servilismo’ verso l’Occidente, si v. D149, D150, D214), dall’altro, la celebrazione nazionalista della grandezza russo-sovietica, l’esigenza, nella stessa storiografia, di ‘riabilitare’ in chiave neo-imperialista anche le figure di alcuni zar e personaggi politici-chiave per la costruzione di una grande Russia (Ivan IV, Pietro il Grande, ma anche i maggiori generali zaristi, ecc., si vedano ad esempio i lavori di storici come P.P. Smirnov, già dal 1944-45), in una retorica molto cara a Stalin. Volgin, certo, non nega i punti più controversi nell’opera di Voltaire (soprattutto, come già evidenziato da Kogan in P117, le sue posizioni sul popolo, sulle masse ‘plebee’), ma, riaggiustandoli in prospettiva storico-marxista fa del filosofo un protagonista della dialettica neoborghese e un campione nel pensiero progressista e democratico del suo tempo, che ‘oggi’ sarebbe stato schierato contro i “nemici” e “contro la Reazione”; scrive infatti Volgin, concludendo il suo articolo: “nel lascito ideologico di Voltaire molti sono gli aspetti che riflettono i limiti inevitabili dell’ideologia borghese: nonostante il suo talento eccezionale, il filosofo non riuscì ad andare oltre i confini imposti dalla sua epoca, e questi stessi aspetti sono oggi estranei alla nostra visione socialista del mondo, non possono che interessare solo agli storici. Ma la lotta della borghesia francese contro il feudalesimo ha avuto un’enorme importanza per il futuro di tutta la società umana […] Il nome di Voltaire è caro a tutti coloro che hanno a cuore la causa del progresso umano, ed è odioso ai sostenitori della Reazione”.
Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Vol'ter. Izbrannye proizvedenija Ogiz - GICHL - Moskva - pp. 3-39

Tipologia di paratesto: Introduzione

Autore del paratesto: Volgin Vjačeslav Petrovič

Profilo autore del paratesto: Vjačeslav Petrovič Volgin (1879, Governatorato di Kursk - 1962, Mosca) è stato uno storico e dirigente pubblico, uomo politico sovietico. Specialista nella storia delle idee socialiste e comuniste del periodo pre-marxista. Membro effettivo dell'Accademia delle Scienze dell'URSS dal 1930 e suo vicepresidente dal 1942 al 1953. Deputato del Soviet Supremo della RSFSR (1947-1951). Direttore responsabile dell"'Annuaire français" ("Francuzskij ežegodnik") dal 1958 al 1962. Insignito del Premio Lenin (1961). Nel 1897 si iscrisse al dipartimento di scienze naturali della Facoltà di fisica e matematica dell'Università di Mosca, ma il 30 aprile 1899 fu espulso per idee progressiste. In seguito presentò nuovamente domanda di ammissione, questa volta alla sezione storico-filologica. Nel 1901 fu inviato al confino a Tula sotto sorveglianza di polizia; nel 1902, dopo il rientro a Mosca, venne nuovamente arrestato ed esiliato nella Siberia orientale. Nel 1908 si laureò all'Università di Mosca e fu trattenuto come docente presso lo stesso ateneo. Nel 1901 entrò nel POSDR; fino al 1914 fu menscevico. Durante la Prima guerra mondiale collaborò alla rivista "Letopisi" di Maksim Gor'kij. Dal 1914 insegnò all'Università Šanjavskij, tenendo seminari sulla Rivoluzione inglese e corsi sulla storia del socialismo; nel 1917 divenne professore all'Università di Mosca, presso la cattedra di storia del socialismo. Nel 1919 fu nominato presidente del consiglio direttivo dell'università (dal settembre dello stesso anno, rettore). Durante il suo mandato furono creati istituti di ricerca come l' "Associazione degli istituti scientifici umanistici e letterari presso la Facoltà delle scienze sociali" (1921) e l'"Associazione degli istituti di ricerca" presso la Facoltà di fisica e matematica (1922). Partecipò attivamente alla riorganizzazione dell'istruzione superiore sovietica, dalla discussione dei progetti negli organi del Narkompros fino all'attuazione delle riforme a livello universitario, contribuendo anche alla redazione dello statuto dell'istruzione superiore, in condizioni economiche particolarmente difficili. Dal 1920 fu membro del Partito comunista. Tra il 1919 e il 1929 fu membro del Consiglio Scientifico di Stato e vicepresidente del Comitato principale per l'istruzione tecnico-professionale del Narkompros della RSFSR (1921-1922). Dal 1925 al 1930 fu decano della Facoltà di etnologia dell'Università di Mosca. Il 1º febbraio 1930 fu eletto membro effettivo dell'Accademia delle Scienze dell'URSS (sezione di Storia). Dal 3 marzo 1930 al 20 novembre 1935 ricoprì l'incarico di segretario permanente dell'Accademia, e dall'8 maggio 1942 al 26 ottobre 1953 quello di vicepresidente. Fonti: Volgin Vjačeslav Petrovič in Bol'šaja sovetskaja ènciklopedija v 30 tt., terza edizione. Moskva: Sovetskaja ènciklopedija, 1969-1978, Profilo sul sito ufficiale dell'Accademia delle Scienze (RAN): https://www.ras.ru/win/db/show_per.asp?P=.id-49923.ln-ru

Data del paratesto: 1947

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Oeuvres de Voltaire

Data dell'opera originale: 1730-1778

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Voltaire François-Marie Arouet

Profilo autore del testo originale: Voltaire: Scrittore e filosofo (Parigi 1694 - ivi 1778). Nato da famiglia borghese, ricevette un'eccellente educazione umanistica al collegio Louis-le-Grand tenuto dai gesuiti. Precocissimo autore di versi leggeri e arguti, accolto presto per le sue doti di spirito in circoli eleganti e libertini, il successo (1718) dell' Œdipe gli aprì l'accesso all'alta società. Attivissimo (nel 1723 uscì, semiclandestina, La ligue, ou Henry le Grand, che nell'ed. di Londra del 1728 assunse il titolo di Henriade), Voltaire s'inserì in una forma di vita brillante e insieme favorevole alla sua attività letteraria, ma al contempo conobbe la censura e la prigione (nel 1717 fu imprigionato alla Bastiglia per alcune satire politiche). Tra il 1726 e il 1729, per mettersi al sicuro da censura e nemici politici, visse in Inghilterra, esperienza che lo influenzò profondamente: entrò in contatto con il pensiero di Locke e Newton, apprezzò la tolleranza religiosa e le libertà politiche britanniche. Questo soggiorno ispirò le Le Lettres sur les Anglais (o Lettres philosophiques), entrate in circolazione in Francia nel 1734, esse sono l'espressione più matura del primo periodo della sua attività di scrittore e furono un violento attacco alle istituzioni politiche, sociali e religiose della Francia assolutista e feudale. Il successo fu enorme: l' opera contribuì a diffondere in Francia idee illuministiche e venne subito censurata. Voltaire fu autore prolifero ed eclettico, scrisse tragedie, poesie, saggi, opere storiche e filosofiche. Tra i suoi scritti principali spiccano Zadig (1747) e soprattutto Candide, ou l'Optimisme (1759), un romanzo filosofico che, con ironia e satira, attacca l'ottimismo metafisico leibniziano e denuncia l'assurdità dei dogmi religiosi e delle ingiustizie sociali. Nel 1755 Voltaire si trasferì in Svizzera, dove continuò a scrivere e lavorare liberamente, costituendo un vigoroso centro intellettuale, in cui si recavano scrittori, artisti, dame d'ogni parte d'Europa. Ricco e venerato, celebre in tutta Europa, corteggiato dai sovrani (tra cui la zarina Caterina II di Russia), La sua parola era influente e temuta: il suo intervento nei processi più importanti, come quello di Calas ne fece dei casi celebri e portò persino alla revisione di sentenze ingiuste. In questi anni in cui il moto filosofico rivoluzionario si faceva più impetuoso, Voltaire instaurò in Europa la sovranità tutta nuova dell'opinione pubblica. Del 1764 è il Dictionnaire philosophique (1764), il suo testamento filosofico, dove in sentenze lapidarie prende forma definitiva la sua battaglia di mezzo secolo contro l'intolleranza, il miracolo, l'autorità, la falsificazione delle leggende e delle tradizioni. Morì nel 1778 a Parigi, poco dopo essere stato accolto con grande onore all'Académie française. Da: Enciclopedia Treccani Online

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Izbrannye proizvedenija

Collocazione traduzione: Moskva – Ogiz – GICHL

Nome traduttore: Knipovič Evgenija Fedorovna

Profilo traduttore: Knipovič Evgenija Fedorovna (1898, San Pietroburgo - 1888, Mosca) Figlia di un funzionario statale, formatasi in un ambiente colto, dopo gli studi a Pietrogrado fu negli anni 1918-1921 l'ultima compagna diAleksandr Blok e testimone diretta dei suoi ultimi giorni. Dal 1922 visse a Mosca e tra il 1923 e il 1929 diresse l'Associazione (poi Commissione) per lo studio dell'opera di Blok presso la GAKhN, affermandosi come specialista del poeta.
Nel corso degli anni Venti attraversò una progressiva "conversione politica" alla cultura sovietica ufficiale: come molti intellettuali dell'ex ambiente simbolista, abbandonò gradualmente le posizioni estetiche e spirituali del periodo prerivoluzionario per adottare la lealtà ideologica al regime come principio di vita e di lavoro. Questo processo di "riconversione" (perekovka) non fu solo formale: nelle sue attività critiche e istituzionali cercò sempre più di rileggere il modernismo e lo stesso Blok in chiave compatibile con l'ortodossia sovietica, mostrando diffidenza verso il simbolismo "puro" e verso l'autonomia dell'arte.
All'inizio degli anni Trenta entrò in una stretta vicinanza professionale con Lev Kamenev, che la coinvolse in vari incarichi e iniziative di carattere storico-culturale. Dalle sue lettere emerge un rapporto di forte influenza personale: Kamenev la persuase a prendere le distanze dalla critica letteraria contemporanea e dai circoli del RAPP, presentandosi come garante di stabilità materiale e protezione politica. In questo periodo la critica si orientò decisamente verso il lavoro istituzionale e redazionale, confidando che tale scelta l'avrebbe messa al riparo da repressioni e marginalizzazioni.
Divenne membro dell'Unione degli Scrittori dell'URSS (1934) e lavorò come redattrice presso la casa editrice «Sovetskij pisatel'», dove acquisì un ruolo di notevole potere editoriale. Fu nota per l'atteggiamento rigidamente ideologico e censorio, che portò a ostacolare la pubblicazione di opere di numerosi poeti, tra cui Achmatova, Tarkovskij, Kedrin e altri. Negli anni successivi rimase una figura influente dell'ambiente letterario sovietico, sostenne singoli autori e lavorò con giovani scrittori. Fu insignita di importanti onorificenze statali. Fonti: Romanov B.N. Andrej Belyj i E.F. Knipovič in "Literaturnyj fakt" 2019. № 2 (12), pp. 259--284; Literatory Sankt-Peterburga. XXyj vek. Disponibile online: https://lavkapisateley.spb.ru/enciklopediya/

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1947

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