Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Parmskaja obitel’ Stendalja [P120]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

In questa prefazione della studiosa Marija Elizarova si sottolinea e si esaspera il carattere militante e politicamente impegnato della vita e dell’opera di Stendhal: la posizione dello scrittore, “erede di Diderot”, è per l’autrice quella di un intellettuale che, arricchito dall’esperienza della “prima rivoluzione borghese”, combatte per il progresso letterario e sociale: “Stendhal affronta la lotta letteraria (‘literaturnaja bor’ba’) con criteri elaborati dagli illuministi del XVIII secolo; la sua irriducibile opposizione nei confronti della Restaurazione lo pone immediatamente in prima linea sul fronte letterario (‘na peredovoj linii literaturnogo fronta’)”. Tutte le riflessioni estetiche di Stendhal hanno dunque per lei un “carattere combattivo e militante” (‘boevoj, voinstvujuščij charakter’); a corredo di tale agguerrita analisi dell’opera dello scrittore francese, la studiosa riporta poi un’altra citazione di S. (ben diversa da quella riportata da Reizov nel’34, si v. P119), che avrebbe detto: “Pour être un bon romancier, il faut autant de courage qu’un soldat qui est au front”; Elizarova inoltre individua in Stendhal il primato del romanticismo contro “il pedante classicismo” e in favore di un’estetica “della passione e del progresso”; al contempo viene sottolineata anche l’importanza fondamentale del romanzo storico (nei secondi anni Quaranta il romanzo storico godeva di una rinascita nella critica sovietica, così come l’esaltazione dell’ ‘elemento nazionale’, e della ‘difesa della Patria’, concetti di cui si nota la recrudescenza già all’indomani della vittoria nella Grande guerra patriottica/ Seconda guerra mondiale, e nell’acuirsi della rivalità nei confronti dell’Occidente collettivo, si v. D153, D154). Elizarova concentra dunque la sua disamina sulla Certosa di Parma su due punti principali (spesso correlati): il problema dell’ ‘eroe positivo’ in questo tardo romanzo di Stendhal, e l’analisi dell’episodio di Fabrizio del Dongo a Waterloo: “l’epoca stessa richiedeva grandi azioni e sentimenti elevati; l’eroismo e la passione diventavano qualità comuni del carattere, ed esso si formava sui campi di battaglia, combattendo sulle barricate”. Sono proprio queste le qualità che diventano per Stendhal il “criterio per caratterizzare l’eroe positivo”: i dibattiti sull’importanza dell’ ‘eroe positivo’ in letteratura erano in auge già dal 1932-1934 (si veda ad esempio lo Stenogramma del Primo congresso degli scrittori sovietici, in D155), ma negli anni Quaranta trovano nuovo vigore, anche in chiave nazionale e nazionalistica, e l’eroismo disperato di Fabrizio del Dongo a Waterloo, è dunque, per la studiosa, particolarmente pregnante e centrale: Fabrizio si precipita a Parigi e poi a Waterloo, scrive Elizarova, “nella speranza di difendere la sua Patria dagli invasori” (gli austriaci, che erano ritornati a Milano dopo il 1814); più in là cita un passo del romanzo di Stendhal in cui, in traduzione russa, Fabrizio vagheggia di liberare le sue terre “ot nemcev”, letteralmente “dai tedeschi” (è quindi immediato il collegamento, nel lettore sovietico, con la guerra di liberazione dall’invasione tedesca del 1941 – 1945). Nella sua analisi del romanzo la studiosa, poiché non può intraprendere una tassonomia dei personaggi stendhaliani a partire dalla classe sociale di provenienza, preferisce osservare che “secondo Stendhal, esistono solo due categorie di persone: le anime ‘basse’ e le anime ‘sublimi’; le anime ‘morte’ e quelle ‘vive’ […]”, dove i pedanti classicisti del XVII-XVIII secolo sono anime ‘morte’, mentre i romantici, progressisti, appassionati, sono da considerarsi per Stendhal anime vive nel loro ‘dinamismo’, perché “la capacità o l’incapacità di eroismo e passione, è alla base della divisione degli eroi di Stendhal. Per lui queste qualità sono innanzitutto di ordine civile“. Si sottolinea poi l’importanza stilistica della battaglia di Waterloo, per il già ben noto ‘realismo stendhaliano’ nell’invenzione di una rappresentazione ‘veridica’ (‘pravdivaja’, ‘realističeskaja’), esteticamente de-epicizzata (no a sentimenti vaghi di fratellanza fra soldati, anzi, vengono rappresentati episodi di ruberie, tradimenti, vigliaccherie tra le file degli stessi francesi, che del Dongo all’inizio idealizza: per la studiosa il realismo sta in questa amara ‘perdita delle illusioni’, mentre l’esaltazione dell’eroismo di Fabrizio sta nel non rinunciare al valore a al coraggio anche nei più bui momenti di angoscia e perdita di speranza nell’altro, come l’episodio sul ponte, con gli ussari francesi, ecc.). Se è difficile rimanere eroici in questo contesto oggettivo in cui si dissolvono i vagheggiamenti romantici del giovane, per la studiosa sovietica si sottolinea come i “veri eroi non sono il Maresciallo Ney o Napoleone” (che tra l’altro Fabrizio non riconosce nemmeno nella folla di Waterloo), ma “i ‘malenkie ljudi’, la gente del popolo: la vivandiera, e il caporale innanzi tutto”. Celebrando, nello scrittore francese, la sua maturità, la “fine delle illusioni” politiche e sociali che cedettero il passo, in Francia, allo strapotere dell’ “oligarchia borghese-finanziaria del 1839”. Elizarova scrive: “Più si addensavano le nubi della Reazione, più la Rivoluzione si allontanava nel passato, più chiari diventavano i suoi risultati e più indiscutibile diventava la verità, per cui la nuova epoca borghese non era altro che una caricatura malvagia di quello che era stato, fonte di amara delusione delle brillanti promesse degli illuministi”; eppure, conclude la studiosa sovietica, nonostante il carattere pessimista del romanzo, esso è da considerarsi prima di tutto un esperimento in cui, sebbene sia evidente la perdita delle illusioni del protagonista e del suo autore, risalta in primo luogo l’evoluzione e la rielaborazione, da parte di Stendhal, della figura dell’ ‘eroe positivo’. Nota a margine: nel contributo di Elizarova non si fa alcun riferimento all’ ‘influenza’ di Stendhal, nelle scene di Waterloo, per Guerra e pace di Lev Tolstoj; tale atteggiamento critico rispecchierebbe la tendenza “anticosmopolita” di quegli anni, che intendeva evitare il “servilismo” nei confronti dell’Occidente, anche in relazione ad eventuali influenze letterarie straniere (v. D214, sempre attuale).
Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Stendal'. Parmskaja Obitel' - Ogiz - GICHL - Moskva - pp. 3-17

Tipologia di paratesto: Introduzione

Autore del paratesto: Elizarova Marija Evgen'evna

Profilo autore del paratesto: Marija Evgen'evna Elizarova (Kazan' 1898 -- Mosca, 1972) -- studiosa sovietica e teorica della letteratura, professoressa ordinaria (Doktor nauk, 1951; Professor, 1952), fu a capo del dipartimento di letterature straniere della Facoltà di Lingua e letteratura russa dell'Istituto pedagogico statale di Mosca (MPGU, 1950-1970). Autrice di numerose opere sulla letteratura francese, inglese e tedesca (XVIII-XX secolo): da Gustave Flaubert, Charles Dickens, Stendhal, Émile Zola. Con le prefazioni di Elizarova furono pubblicati i romanzi di Émile Zola Germinal e L'Assommoir, La certosa di Parma di Stendhal, Eugenie Grandet di Balzac, David Copperfield di Dickens. Elizarova fu inoltre autrice di una monografia su Balzac (Bal'zak. Očerk tvorčestva, Mosca 1951). Si occupò di teoria del romanzo (in particolare, del rapporto fra romanticismo e realismo nella letteratura occidentale del XIX secolo) e fu una delle pioniere della scuola di letteratura comparata e storica di epoca sovietica (uno dei suoi primi lavori in questo senso fu Merime i Puškin, del 1938). Durante tutto il periodo della sua attività scientifica, Elizarova lavorò anche sull'opera di Čechov, si segnala in particolare la monografia Tvorčestvo Čechova i voprosy realizma konca XIX veka (1958)
Fonte: https://mpgu.su/scientists/elizarova-mariya-evgenevna/ . Fonti: Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011.

Data del paratesto: 1948

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: La chartreuse de Parme

Data dell'opera originale: 1839

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Stendhal

Profilo autore del testo originale: Stendhal, pseudonimo di Henri-Marie Beyle (Grenoble,1783 - Parigi, 1842), fu uno dei maggiori scrittori francesi dell'Ottocento, precursore del realismo psicologico e del romanzo moderno. Cresciuto in un ambiente borghese e conservatore che detestava, sviluppò presto una forte attrazione per l'Illuminismo, l'arte e la cultura italiana. Rimasto orfano di madre a sette anni, trovò conforto negli studi e nelle letture, che alimentarono la sua vocazione letteraria. Nel 1799 si trasferì a Parigi, dove divenne impiegato del Ministero della Guerra e seguì l'esercito napoleonico in diverse campagne, esperienza che segnò profondamente la sua visione del mondo (antimilitarista, pur nel segno dell'ammirazione per la personalità di Napoleone). Dopo la caduta dell'imperatore visse soprattutto in Italia, tra Milano e altre città della penisola, dove maturò il suo amore per la musica, la pittura e la società italiana. Durante questi anni iniziò anche la carriera di scrittore, usando vari pseudonimi, tra cui quello definitivo di Stendhal. Le sue opere si distinguono per l'analisi lucida dei sentimenti, la tensione tra passione e società e l'osservazione realistica dei comportamenti umani. Il romanzo Il rosso e il nero (1830), racconta l'ascesa e la caduta del giovane Julien Sorel, ritratto dell'ambizione e dell'ipocrisia sociale nella Francia della Restaurazione. La Certosa di Parma (1839) è uno dei romanzi più moderni del suo tempo: romanzo psicologico, vivace, ambientato in un'Italia (ancorché sovente immaginaria), ispirata al clima politico dell'epoca. Tra le altre opere importanti vi sono gli studi sull'arte nei Diari italiani, il trattato Dell'amore, il romanzo Lucien Leuwen (1834).

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Parmskaja obitel'

Collocazione traduzione: Moskva – Ogiz – GICHL

Nome traduttore: Nemčinova Natal'ja Ivanova

Profilo traduttore: Natal'ja Ivanovna Nemčinova (nata Evfimovskaja, Orenburg, 1892 - Mosca, 1975) - traduttrice russo-sovietica proveniente dalla piccola nobiltà di provincia (studia presso l'Istituto femminile di Pietrogrado - Bestuževskie ženskie kursy, dove si diploma nel 1917); nel 1932 si laurea press l'Istituto di Lingue Moderne di Mosca, comincia a occuparsi di traduzione letteraria dal 1934 pubblicando versioni dai più celebri classici di letteratura francese: Stendhal (La Certosa di Parma), Balzac (Gli Chouans, Gobseck), Zola (Germinal), Maupassant; le sue traduzioni sono considerate esempi della rigorosa arte traduttiva sovietica. Nel 1942 entra a far parte del Partito comunista; dal 1957 traduce letteratura francese contemporanea (François Moriac, Philippe Hériat). Fonte:
Kratkaja Literaturnaja Ènciklopedija https://feb-web.ru/feb/kle/kle-abc/ke5/ke5-2261.htm

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1948

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