Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Predislovie [P122]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

“Henri-Marie Beyle, che scriveva con lo pseudonimo di Stendhal, è il maggiore scrittore-realista del secolo scorso. Egli aveva sei anni quando scoppiò la rivoluzione borghese del 1789”. Così inizia l’introduzione che lo studioso Aleksandr Ivaščenko dedica a questa edizione de Il rosso e il nero. Il prefatore sottolinea la partecipazione alle campagne napoleoniche, gli anni all’estero, e scrive che Henri Beyle arrivò alla letteratura “da uomo maturo, un uomo che si era formato negli anni della Restaurazione, quando la nobiltà e il clero tentavano in ogni modo di far tornare la Francia all’Ancien régime prerivoluzionario”; seguendo un topos interpretativo già consolidato, Ivaščenko ribadisce che “Stendhal sentiva la tragica crepa tra le aspirazioni e le difficoltà degli uomini del secolo scorso, e gli ideali mercantili della contemporaneità, tra, dunque, i ‘giganti della Rivoluzione’, e ‘l’eroe del nuovo secolo’, che languiva dietro un bancone da commesso”. In questa analisi del 1951 gli elementi di novità del prefatore Aleksandr Ivaščenko non sono molti, e si concentrano in particolar modo su Stendhal “inimitabile maestro nel ritrarre personaggi episodici, di secondo piano” ai quali dona “tratti tipici di intere, ben determinate, classi sociali”; di questi in particolar modo risalta la “galleria di piccoli personaggi della realtà francese di provincia: il loro comportamento è dettato da considerazioni e aspirazioni volgari e meschine nel loro tran tran quotidiano, e da idee profondamente reazionarie in politica” essi hanno “il marchio della ristrettezza d’animo, del loro limite spirituale”. A tali personaggi Stendhal, figlio delle idee democratiche e rivoluzionarie del XVIII secolo, si distingue e, soprattutto, per Ivaščenko, si ribella: “egli introduce nei suoi romanzi lo spirito di una feroce negazione e di una impietosa critica alla realtà a lui contemporanea, concepita come meschina. E se gli illuministi ancora nel secolo precedente potevano ‘credere nel borghese’ come in un essere naturalmente buono e ragionevole, vi vedevano l’homme de la nature, Stendhal vi aveva invece già riconosciuto lo spregevole essere mercantile e antisociale contemporaneo”. Anche la figura di Julien Sorel (il suo ‘egoismo’, la sua aspirazione al successo a ogni costo) è spiegata e giustificata alla luce di tale caratterizzazione, che non si discosta nella sostanza da quella che ne faceva già Reizov nel ’37 (v. P121), ma l’attenzione di Ivaščenko non è qui tanto per Julien Sorel (né per Fabrizio del Dongo, pure evocato qualche pagina prima), ma per altri giovani eroi (certo, secondari nei romanzi di Stendhal, eppure nominati e descritti nelle pagine del francese), ad esempio l’eroe patriottico, il carbonaro Missirilli (considerato un “capolavoro nella galleria di giovani eroi di Stendhal”) che appare come eroe positivo perché difende l’idea nazionale italiana in chiave anti-austriaca; il prefatore evoca infatti poco dopo, al contrario, il carattere antipatriottico della Restaurazione francese, da considerarsi dunque ‘estranea’ e nemica, scrive: “nei primi anni della Reazione i monarchisti fecero di tutto per prolungare la permanenza di truppe straniere occupanti sul territorio Francese”; ciò può essere ancora letto, tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta del Novecento in URSS, come un ulteriore tentativo di rafforzamento della propaganda nazionalista, nell’idea dell’esaltazione non solo dell’eroe rivoluzionario, ma soprattutto dell’eroe ‘patriottico’ – nell’avvicendamento, nella nuova ‘Ždanovskaja èpocha’ (1946-48), del culto della ‘vittoria’ [kul’t velikoj pobedy], della ‘guerra santa’ del ’41-’45 in chiave ultrapatriottica (si v. D150): questo ebbe delle evidenti ripercussioni anche nella lettura dei classici della letteratura straniera, da inglobare nel nuovo corso sovietico imperial-socialista, distaccandoli, innanzitutto dalle loro originali letterature nazionali (ora in mano a governi capitalisti, e ‘nemici’), che vengono invece appropriate e mediate nel nuovo contesto sovietico, ‘anticosmopolita’ e neoimperialista a un tempo (v. D157, D158, D214, D217) ancora assolutamente attuali in questo contesto). In questo senso, sono da leggersi le ultime parole di questa breve prefazione: “il romanzo di Stendhal è entrato nella letteratura mondiale come un’opera colma di inconciliabile odio [‘peprimirimaja nenavist’] nei confronti di tutto ciò che è reazionario”.
Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Stendal'. Krasnoe i černoe. Chronika 1830 goda - Estonskoe gosudarstvennoe izdatel'stvo - pp. 3-10.

Tipologia di paratesto: Introduzione

Autore del paratesto: Ivaščenko Aleksandr Fedorovič

Profilo autore del paratesto: Ivaščenko Aleksandr Fedorovič (1908, Rostovsk. Obl. - Mosca, 1961). Studioso di letteratura francese di origine russo-sovietica; membro del Partito Comunista già dal 1930, insegnò all'Università Statale di Mosca, e all'Istituto MIFLI. Fu uno degli autori de Istorija francuzskoj literatury (ed. Accademia delle Scienze dell'URSS, 1946), scrisse articoli su Stendhal, Balzac e su Flaubert, in cui studiò principalmente le peculiarità del realismo in Francia, e alla disamina della critica russa ottocentesca in relazione al romanzo utopista francese (si v. il saggio Belinskij o franc. Social'no-utopičeskom romane in Belinskij - istorik i teoretik literatury, Mosca, 1949). La monografia Očerki sovremennogo realizma (1961) fu dedicata allo sviluppo del realismo socialista. I. ha curato, dopo il '53, anche edizioni sovietiche delle opere di Balzac e Flaubert. Fonte: Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011.

Data del paratesto: 1951

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Le rouge et le noir

Data dell'opera originale: 1830

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Stendhal

Profilo autore del testo originale: Stendhal, pseudonimo di Henri-Marie Beyle (Grenoble,1783 - Parigi, 1842), fu uno dei maggiori scrittori francesi dell'Ottocento, precursore del realismo psicologico e del romanzo moderno. Cresciuto in un ambiente borghese e conservatore che detestava, sviluppò presto una forte attrazione per l'Illuminismo, l'arte e la cultura italiana. Rimasto orfano di madre a sette anni, trovò conforto negli studi e nelle letture, che alimentarono la sua vocazione letteraria. Nel 1799 si trasferì a Parigi, dove divenne impiegato del Ministero della Guerra e seguì l'esercito napoleonico in diverse campagne, esperienza che segnò profondamente la sua visione del mondo (antimilitarista, pur nel segno dell'ammirazione per la personalità di Napoleone). Dopo la caduta dell'imperatore visse soprattutto in Italia, tra Milano e altre città della penisola, dove maturò il suo amore per la musica, la pittura e la società italiana. Durante questi anni iniziò anche la carriera di scrittore, usando vari pseudonimi, tra cui quello definitivo di Stendhal. Le sue opere si distinguono per l'analisi lucida dei sentimenti, la tensione tra passione e società e l'osservazione realistica dei comportamenti umani. Il romanzo Il rosso e il nero (1830), racconta l'ascesa e la caduta del giovane Julien Sorel, ritratto dell'ambizione e dell'ipocrisia sociale nella Francia della Restaurazione. La Certosa di Parma (1839) è uno dei romanzi più moderni del suo tempo: romanzo psicologico, vivace, ambientato in un'Italia (ancorché sovente immaginaria), ispirata al clima politico dell'epoca. Tra le altre opere importanti vi sono gli studi sull'arte nei Diari italiani, il trattato Dell'amore, il romanzo Lucien Leuwen (1834).

Categoria autore: Autore

Author image:

Titolo traduzione russa del testo originale: Krasnoe i černoe

Collocazione traduzione: Tallin – Èstonskoe gosudarstvennoe izdatel'stvo

Nome traduttore: Bobrov Sergej Pavlovič, Bogoslovskaja Marija Pavlovna

Profilo traduttore: Sergej Pavlovič Bobrov (1889, Mosca - 1971, Mosca), poeta, prosatore, critico, traduttore e studioso di letteratura, figura di rilievo dell'avanguardia russa e uno dei protagonisti del futurismo moscovita.
Nasce in una famiglia della nobiltà di servizio: il padre è funzionario del Ministero delle Finanze, noto scacchista e editore della rivista "Šachmatnoe obozrenie", mentre la madre è scrittrice per l'infanzia. Si forma a Mosca, frequentando il Liceo Katkov, la Scuola di Pittura, Scultura e Architettura e l'Istituto Archeologico; dopo il completamento degli studi insegna matematica e statistica.
Esordisce come simbolista e partecipa al circolo di studio del ritmo poetico diretto da Andrej Belyj, riconoscendo in Valerij Brjusov il proprio maestro letterario. Al momento della pubblicazione della prima raccolta poetica, Vertogradari nad lozami (I coltivatori del vertograd sulle viti, 1913), è già vicino alle esperienze dell'arte d'avanguardia. Il volume, illustrato da Natal'ja Gončarova, esce presso l'editrice del gruppo Lirika, da lui stesso diretto.
Nel 1914, dallo scioglimento di Lirika nasce il gruppo futurista Centrifuga, attorno al quale si forma anche l'omonima casa editrice. In questi ambienti muovono i primi passi Boris Pasternak e Nikolaj Aseev. Bobrov vi partecipa come poeta, critico e illustratore.
Come poeta oscilla tra futurismo e simbolismo: Almaznye lesa (Foreste di diamante, 1917) segna un ritorno a moduli simbolisti, mentre Lira lir (Lira delle lire, 1917) viene considerata dai contemporanei una raccolta pienamente futurista. La sua poesia è caratterizzata da sperimentazioni sintattiche, da una deformazione consapevole delle strutture metriche tradizionali e da un progressivo avvicinamento al verso libero.
Figura centrale dell'ideologia dell'arte di sinistra, Bobrov si distingue per un atteggiamento critico polemico, espresso sulle riviste "Krasnaja nov'", "Pečat' i revoljucija" e "Naši dni". Nel 1921 definisce Aleksandr Blok un "poeta morto" e si oppone apertamente alla tradizione neoclassica della cosiddetta scuola pietroburghese.
Accanto alla poesia, si dedica alla narrativa. È autore di una delle prime antiutopie russe, Vosstanie mizantropov (La rivolta dei misantropi, 1922), e di romanzi utopico-satirici come Specifikacija Iditola (La specificazione dell'Iditòl, 1923) e Našedšij sokrovišče (Il cercatore di tesori, 1931), pubblicato sotto lo pseudonimo A. Jurlov. Nel secondo dopoguerra realizza opere di divulgazione scientifica per l'infanzia, tra cui Volšebnyj dvurog (Il magico bicorne, 1949) e Archimedovo leto (L'estate di Archimede, 1959).
Costante è anche la sua attività di studioso di metrica e versificazione. Nel 1915 pubblica Novoe o stichosloženii A. S. Puškina (Nuovi studi sulla versificazione di A. S. Puškin), dedicato ai problemi del ritmo poetico e alla struttura dei metri irregolari. Si occupa inoltre di teoria della traduzione poetica.
Bobrov svolge un'intensa attività di traduttore da varie lingue europee, traducendo, tra gli altri, Stendhal, Victor Hugo, Johannes R. Becher, George Bernard Shaw e Charles Dickens. Una parte significativa di questo lavoro è svolta in collaborazione con la quarta moglie, la traduttrice Marija Pavlovna Bogoslovskaja-Bobrova.
Negli anni Trenta viene colpito dalla repressione ed esiliato a Kokčetav; rientrato a Mosca, riprende l'attività letteraria. Pubblica il romanzo autobiografico Mal'čik (Il ragazzo, 1966) e la poesia Evgenij Delakrua, živopisec (Eugène Delacroix, pittore, 1971). Dopo la sua morte, l'archivio viene trasferito agli istituti statali; il corpus della sua opera rimane in larga parte ancora da esplorare criticamente.

Ilaria Aletto, Maria Zavyalova

Bibliografia: Bobrov, Sergej Pavlovič, in Literaturnaja ènciklopedija, tt. 1-11, Moskva, Izdatel'stvo Kommunističeskoj Akademii, 1930, t. 1, col. 747; Bobrov, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, A.A. Surkov (gl. red.), tt. 1-9, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1962, t. 1, col. 650; V. Kazak, Bobrov Sergej Pavlovič, in Id., Leksikon russkoj literatury XX veka, Mosca, RIK Kul'tura, 1996, p. 51; E.Ju. Raskina, Bobrov Sergej Pavlovič, in Russkaja literatura XX veka. Prozaiki, poèty, dramaturgi. Biobibliografičeskij slovar', tt. 1-3., N.N. Skatov (red.), t 1, Moskva, OLMA-PRESS Invest, 2005, pp. 238-239; "Piši mne, chvostat!": Sergej Bobrov i Marija Bogoslovskaja, "Gosudarstvennyj muzej V. V. Majakovskogo", https://muzeimayakovskogo.ru/exhibitions/virtualnye/pishi-mne-khvostat/ (consultato il 5 gennaio 2026); V. Šklovskij, Skrepy gorizontov, "Nauka i žizn'", 1970, n. 5, pp. 133-135.

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1951

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