Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Predislovie [P123]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Nella sua introduzione a questa selezione di tre opere di Stendhal Aleksandr Ivaščenko scrive una prefazione militante, e, se possibile, ancor più esplicita dell’introduzione al Rosso e il nero pubblicata l’anno precedente (v. P121); qui sono presenti, anche solo nel denso spazio di una pagina, tutti i grandi motivi delle direttive letterario-politiche di questi anni: ancora una volta, si sottolinea come i grandi classici del passato francese non possano più trovare riscontro, nella contemporaneità occidentale, delle grandi idee espresse da quegli scrittori, i cui ideali sono stati traditi dalla reazione capitalista. Scrive infatti Ivaščenko: “negli anni ’30 e ’40 del XIX secolo videro la luce i romanzi di Stendhal e Balzac, che oggi costituiscono l’orgoglio e la gloria della cultura nazionale francese. Ma no, qui è necessario che mi corregga: quelli che oggi governano la Francia contemporanea, coloro che il popolo francese ha apostrofato con il vergognoso soprannome di “partito americano”, che svende l’onore patriottico e la dignità nazionale, costoro non hanno niente in comune con la secolare cultura della Francia”; al ‘partito americano’, con cui il prefatore intendeva la vicinanza di certe forze politiche francesi liberali alla politica statunitense – Ivaščenko oppone invece l’altro attore politico (e culturale) in quel paese: il “popolo coraggioso, vivace e laborioso di Francia, gli eredi dei communards, il popolo semplice”; scrive che “sono loro gli eredi della sua grande e gloriosa cultura nazionale”. In seguito si citano le parole del carismatico leader comunista francese Maurice Thorez, e gli si riconosce l’eredità spirituale di pensatori progressisti quali Helvétius e Diderot; la posizione di Ivaščenko è particolarmente battagliera in tutto lo scritto: “nella guerra del popolo francese per la pace, la democrazia e l’indipendenza nazionale le ‘tradizioni della cultura nazionale’ sono una forza e un’arma da opporre alla confusa moltitudine di letteratura e pseudocultura depravata tipica della reazione imperialista” (D150, D157, D158, D214, D215, D216, D217).
Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Stendal'. Izbrannye proizvedenija - GICHL - Moskva - pp. 3-15

Tipologia di paratesto: Introduzione

Autore del paratesto: Ivaščenko Aleksandr Fedorovič

Profilo autore del paratesto: Ivaščenko Aleksandr Fedorovič (1908, Rostovsk. Obl. - Mosca, 1961). Studioso di letteratura francese di origine russo-sovietica; membro del Partito Comunista già dal 1930, insegnò all'Università Statale di Mosca, e all'Istituto MIFLI. Fu uno degli autori de Istorija francuzskoj literatury (ed. Accademia delle Scienze dell'URSS, 1946), scrisse articoli su Stendhal, Balzac e su Flaubert, in cui studiò principalmente le peculiarità del realismo in Francia, e alla disamina della critica russa ottocentesca in relazione al romanzo utopista francese (si v. il saggio Belinskij o franc. Social'no-utopičeskom romane in Belinskij - istorik i teoretik literatury, Mosca, 1949). La monografia Očerki sovremennogo realizma (1961) fu dedicata allo sviluppo del realismo socialista. I. ha curato, dopo il '53, anche edizioni sovietiche delle opere di Balzac e Flaubert. Fonte: Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011.

Data del paratesto: 1952

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Le rouge et le noir, La Chartreuse de Parme, Lucien Leuwen

Data dell'opera originale: 1830-1839

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Stendhal

Profilo autore del testo originale: Stendhal, pseudonimo di Henri-Marie Beyle (Grenoble,1783 - Parigi, 1842), fu uno dei maggiori scrittori francesi dell'Ottocento, precursore del realismo psicologico e del romanzo moderno. Cresciuto in un ambiente borghese e conservatore che detestava, sviluppò presto una forte attrazione per l'Illuminismo, l'arte e la cultura italiana. Rimasto orfano di madre a sette anni, trovò conforto negli studi e nelle letture, che alimentarono la sua vocazione letteraria. Nel 1799 si trasferì a Parigi, dove divenne impiegato del Ministero della Guerra e seguì l'esercito napoleonico in diverse campagne, esperienza che segnò profondamente la sua visione del mondo (antimilitarista, pur nel segno dell'ammirazione per la personalità di Napoleone). Dopo la caduta dell'imperatore visse soprattutto in Italia, tra Milano e altre città della penisola, dove maturò il suo amore per la musica, la pittura e la società italiana. Durante questi anni iniziò anche la carriera di scrittore, usando vari pseudonimi, tra cui quello definitivo di Stendhal. Le sue opere si distinguono per l'analisi lucida dei sentimenti, la tensione tra passione e società e l'osservazione realistica dei comportamenti umani. Il romanzo Il rosso e il nero (1830), racconta l'ascesa e la caduta del giovane Julien Sorel, ritratto dell'ambizione e dell'ipocrisia sociale nella Francia della Restaurazione. La Certosa di Parma (1839) è uno dei romanzi più moderni del suo tempo: romanzo psicologico, vivace, ambientato in un'Italia (ancorché sovente immaginaria), ispirata al clima politico dell'epoca. Tra le altre opere importanti vi sono gli studi sull'arte nei Diari italiani, il trattato Dell'amore, il romanzo Lucien Leuwen (1834).

Categoria autore: Autore

Author image:

Titolo traduzione russa del testo originale: Krasnoe i černoe, Parmskaja obitel', Luc'en Leven

Collocazione traduzione: Moskva – GICHL

Nome traduttore: Bobrov Sergej Pavlovič, Bogoslovskaja Marija Pavlovna, Nemčinova Natal'ja Ivanovna, Smirnov Aleksandr Aleksandrovič

Profilo traduttore: Sergej Pavlovič Bobrov (1889, Mosca - 1971, Mosca), poeta, prosatore, critico, traduttore e studioso di letteratura, figura di rilievo dell'avanguardia russa e uno dei protagonisti del futurismo moscovita.
Nasce in una famiglia della nobiltà di servizio: il padre è funzionario del Ministero delle Finanze, noto scacchista e editore della rivista "Šachmatnoe obozrenie", mentre la madre è scrittrice per l'infanzia. Si forma a Mosca, frequentando il Liceo Katkov, la Scuola di Pittura, Scultura e Architettura e l'Istituto Archeologico; dopo il completamento degli studi insegna matematica e statistica.
Esordisce come simbolista e partecipa al circolo di studio del ritmo poetico diretto da Andrej Belyj, riconoscendo in Valerij Brjusov il proprio maestro letterario. Al momento della pubblicazione della prima raccolta poetica, Vertogradari nad lozami (I coltivatori del vertograd sulle viti, 1913), è già vicino alle esperienze dell'arte d'avanguardia. Il volume, illustrato da Natal'ja Gončarova, esce presso l'editrice del gruppo Lirika, da lui stesso diretto.
Nel 1914, dallo scioglimento di Lirika nasce il gruppo futurista Centrifuga, attorno al quale si forma anche l'omonima casa editrice. In questi ambienti muovono i primi passi Boris Pasternak e Nikolaj Aseev. Bobrov vi partecipa come poeta, critico e illustratore.
Come poeta oscilla tra futurismo e simbolismo: Almaznye lesa (Foreste di diamante, 1917) segna un ritorno a moduli simbolisti, mentre Lira lir (Lira delle lire, 1917) viene considerata dai contemporanei una raccolta pienamente futurista. La sua poesia è caratterizzata da sperimentazioni sintattiche, da una deformazione consapevole delle strutture metriche tradizionali e da un progressivo avvicinamento al verso libero.
Figura centrale dell'ideologia dell'arte di sinistra, Bobrov si distingue per un atteggiamento critico polemico, espresso sulle riviste "Krasnaja nov'", "Pečat' i revoljucija" e "Naši dni". Nel 1921 definisce Aleksandr Blok un "poeta morto" e si oppone apertamente alla tradizione neoclassica della cosiddetta scuola pietroburghese.
Accanto alla poesia, si dedica alla narrativa. È autore di una delle prime antiutopie russe, Vosstanie mizantropov (La rivolta dei misantropi, 1922), e di romanzi utopico-satirici come Specifikacija Iditola (La specificazione dell'Iditòl, 1923) e Našedšij sokrovišče (Il cercatore di tesori, 1931), pubblicato sotto lo pseudonimo A. Jurlov. Nel secondo dopoguerra realizza opere di divulgazione scientifica per l'infanzia, tra cui Volšebnyj dvurog (Il magico bicorne, 1949) e Archimedovo leto (L'estate di Archimede, 1959).
Costante è anche la sua attività di studioso di metrica e versificazione. Nel 1915 pubblica Novoe o stichosloženii A. S. Puškina (Nuovi studi sulla versificazione di A. S. Puškin), dedicato ai problemi del ritmo poetico e alla struttura dei metri irregolari. Si occupa inoltre di teoria della traduzione poetica.
Bobrov svolge un'intensa attività di traduttore da varie lingue europee, traducendo, tra gli altri, Stendhal, Victor Hugo, Johannes R. Becher, George Bernard Shaw e Charles Dickens. Una parte significativa di questo lavoro è svolta in collaborazione con la quarta moglie, la traduttrice Marija Pavlovna Bogoslovskaja-Bobrova.
Negli anni Trenta viene colpito dalla repressione ed esiliato a Kokčetav; rientrato a Mosca, riprende l'attività letteraria. Pubblica il romanzo autobiografico Mal'čik (Il ragazzo, 1966) e la poesia Evgenij Delakrua, živopisec (Eugène Delacroix, pittore, 1971). Dopo la sua morte, l'archivio viene trasferito agli istituti statali; il corpus della sua opera rimane in larga parte ancora da esplorare criticamente.

Ilaria Aletto, Maria Zavyalova

Bibliografia: Bobrov, Sergej Pavlovič, in Literaturnaja ènciklopedija, tt. 1-11, Moskva, Izdatel'stvo Kommunističeskoj Akademii, 1930, t. 1, col. 747; Bobrov, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, A.A. Surkov (gl. red.), tt. 1-9, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1962, t. 1, col. 650; V. Kazak, Bobrov Sergej Pavlovič, in Id., Leksikon russkoj literatury XX veka, Mosca, RIK Kul'tura, 1996, p. 51; E.Ju. Raskina, Bobrov Sergej Pavlovič, in Russkaja literatura XX veka. Prozaiki, poèty, dramaturgi. Biobibliografičeskij slovar', tt. 1-3., N.N. Skatov (red.), t 1, Moskva, OLMA-PRESS Invest, 2005, pp. 238-239; "Piši mne, chvostat!": Sergej Bobrov i Marija Bogoslovskaja, "Gosudarstvennyj muzej V. V. Majakovskogo", https://muzeimayakovskogo.ru/exhibitions/virtualnye/pishi-mne-khvostat/ (consultato il 5 gennaio 2026); V. Šklovskij, Skrepy gorizontov, "Nauka i žizn'", 1970, n. 5, pp. 133-135.

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1952

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