Posleslovie [P126]
Collocazione paratesto: Zapdnaja - GICHL - Moskva - pp.450-455
Tipologia di paratesto: Postfazione
Autore del paratesto: Puzikov Aleksandr Ivanovič
Profilo autore del paratesto: Puzikov Aleksandr Ivanovič (Mosca 1911 - Mosca 1996) in gioventù operaio specializzato (lavorò come assistente elettricista), nel 1932-1933 studiò presso l''Istituto di redazione e editoria' di Mosca e, dopo la sua chiusura, presso la facoltà di lingua e letteratura russa afferente all'I'stituto pedagogico statale di Mosca'. Dopo aver terminato gli studi nel 1937, lavorò come consulente presso la celebre Biblioteca Lenin mentre studiava per il dottorato. Nel 1940 discusse una tesi di dottorato dal titolo Social'nyj roman Zolja [il romanzo sociale di Zola]; in seguitò insegnò Lettere all'Istituto Pedagogico del Daghestan, dove diresse il dipartimento di letteratura e fu preside della Facoltà di Letteratura e Storia. Nel 1945 tornò a Mosca e fino al 1987 lavorò presso le Edizioni di stato GICHL come responsabile della sezione di letteratura straniera (dal 1949 fu redattore capo). Membro del PCUS dal 1946. Per la pubblicazione della collana in 200 volumi "Biblioteka mirovoj literatury" [la biblioteca di letteratura mondiale], nel 1978 fu insignito del Premio statale dell'URSS "nel campo della letteratura, dell'arte e dell'architettura". Fonte: Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011
Data del paratesto: 1950
Direttive paratesto:
- D157 - Protiv antipatriotičeskoj kritiki! [LINK]
- D158 - Ljubov' k Rodine! Nenavist' k kosmopolitam! [LINK]
- D159 - Otricatel'nye obrazy i neprimirimost' pisatelja [LINK]
- D214 - XI Plenum pravlenija Sojuza sovetskich pisatelej SSSR. Sovetskaja literatura posle postanovlenija CK VKP (b) ot 14 avgusta 1946 goda o žurnalach "Zvezda" i "Leningrad". Doklad general'nogo sekretarja SSP SSSR tovarišča A. Fadeeva [LINK]
- D215 - Ukrepljat' i razvivat' lučšie nacional'nye tradicii [LINK]
- D216 - Italija nakanune vyborov [LINK]
- D217 - Ljubov' k Rodine, nenavist' k kosmopolitam! [LINK]
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: L'assommoir
Data dell'opera originale: 1877
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Zola Émile
Profilo autore del testo originale: Émile Zola (1840-1902) è stato uno dei maggiori romanzieri francesi dell'Ottocento e il principale teorico del naturalismo, corrente letteraria che mirava a rappresentare la realtà con rigore scientifico, osservazione diretta e attenzione ai condizionamenti sociali, ambientali, biologici. Nato a Parigi ma cresciuto ad Aix-en-Provence, Zola visse un'infanzia segnata da difficoltà economiche dopo la morte del padre. Trasferitosi a Parigi nel 1858, lavorò come impiegato e pubblicitario presso l'editore Hachette, esperienza che gli permise di entrare in contatto con l'ambiente culturale della capitale. Intanto iniziò a collaborare come giornalista e critico d'arte, attività che mantenne per tutta la vita. Il suo primo successo narrativo fu Thérèse Raquin (1867), romanzo che mostrava già l'intento di applicare alla letteratura un metodo quasi scientifico. Ma l'ambizioso progetto della sua vita fu il ciclo romanzesco Les Rougon-Macquart, composto da venti romanzi pubblicati tra il 1871 e il 1893, in cui attraverso la storia di una famiglia (e sue derivazioni) durante il Secondo Impero, Zola studiò e raccontò i meccanismi sociali, economici e psicologici che determinano il destino degli individui. Tra i titoli più celebri spiccano L'Assommoir, Nana, Germinal, La Bête humaine, ma anche Au Bonheur des Dames, Le ventre de Paris, L'Argent. Zola svolse un ruolo importante nella vita pubblica francese, il momento più noto fu il suo intervento nel caso Dreyfus: nel 1898 pubblicò sulla stampa la famosa lettera aperta J'accuse…!, con cui denunciò l'antisemitismo e le irregolarità giudiziarie del processo al capitano Alfred Dreyfus. L'articolo gli valse un processo per diffamazione e lo costrinse all'esilio in Inghilterra per quasi un anno.
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: Zapadnja
Collocazione traduzione: Moskva – GICHL
Nome traduttore: Romm Aleksandr Il'ič
Profilo traduttore: Romm Aleksandr Il'ič (1898, San Pietroburgo - Soči, 1943). Letterato, poeta, traduttore sovietico, nasce in una famiglia borghese della Capitale dell'impero (il padre era un medico, vicino alle attività rivoluzionarie di stampo Social-democratico di inizio secolo); visse e studiò a Mosca, dive si laureò presso il Dipartimento di Storia e filologia nel 1922; membro del celebre Circolo linguistico di Mosca, fece parte del presidium, collaborò ed ebbe discussioni scientifiche in particolare con Roman Jakobson e Michail Bachtin; tradusse in russo il Cours de Linguistique générale di Ferdinand De Saussure (la traduzione non fu tuttavia completata, si v. in merito i lavori di M. Čudakova e E.A. Toddes). Mobilitato sul fronte sud-occidentale durante la Grande Guerra Patriottica (servì in Marina, nella Flotta del Mar Nero) morì nel 1943 in circostanze poco chiare (alcune fonti parlano di suicidio). Negli anni Trenta e primi anni Quaranta lavorò come traduttore dalle lingue occidentali, tradusse, fra le altre, opere di Flaubert, Zola, Wells; poesie di Villon, Goethe, Heine, André Chénier, Baudelaire, Aragon. Si v. in inglese, la ricostruzione biografica all'analisi delle traduzioni di Romm a cura Elena Zemskova (Soviet translator Aleksander Romm. An experience of Literary Depersonalization, Higher School of Economics, 2016 Research Paper No. WP BRP 15/LS/2016, Available at SSRN: https://ssrn.com/abstract=2760908
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1950
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Dopo qualche riga introduttiva di carattere biografico e storico-letterario il critico Aleksandr Puzikov dedica buona parte della sua breve postfazione all’enumerazione e alla spiegazione dei ‘difetti’ de L’assommoir, che, se pure ha il merito di “mettere al centro le classi più basse e le loro umiliazioni” (l’autore ricorda brevemente le disavventure familiari di Gervaise, in particolare i conflitti e le umiliazioni in relazione ai Lorilleux, “non mette a fuoco correttamente il tema del proletariato e degli eroi-operai”: come molti altri scrittori borghesi “che pure dimostrarono le loro simpatie per il proletariato”, scrive Puzikov, “neanche Zola è stato in grado di dare alle sue osservazioni una sintesi profonda e corretta”: i suoi scopi sono poco più che ‘filantropici’ (il critico ripete qui la già nota esortazione sulla “chiusura delle bettole e l’apertura delle scuole”), e, in ultima analisi, pietistici. In particolare è poi erronea, per il critico, la posizione riguardante il tema dell’ “ereditarietà del vizio dell’alcolismo”, con il quale viene spiegato il triste destino di Gervaise e della sua famiglia. Scrive infatti Puzikov: “In molti episodi Zola dipinge un quadro terrificante di degrado fisico e spirituale degli artigiani di Parigi: alcolismo diffuso, pestaggi e risse, dissolutezza sessuale, povertà estrema: tutto questo però non può essere spiegato esclusivamente con le leggi dell’ereditarietà o con l’influenza nefasta dell’ambiente” e conclude affermando invece che “l’emarginazione delle classi sociali più basse, il loro imbarbarimento, sono una diretta conseguenza delle leggi spietate del capitalismo”. Eppure lo scrittore, “pur partendo da presupposti errati”, e “nonostante le sue stesse intenzioni” riuscì per il critico a “mostrare l’alcolismo come un fenomeno sociale: l’alcolismo è parte della politica di sfruttamento delle classi dominanti, per cui una taverna come l”L’assommoir’ non solo garantiva buoni guadagni ai proprietari, ma svolgeva anche una certa perversa funzione sociale distraendo il lavoratore dai suoi interessi politici immediati; la povertà porta all’alcolismo, l’alcolismo aggrava la povertà: questa è l’idea che Zola ha espresso con vivida forza nel suo romanzo”. Puzikov è anche poco d’accordo con la misera figura che fa, in questo romanzo, la classe operaia, e intende difenderla, poiché essa era composta dagli stessi uomini e donne che poco tempo dopo avrebbero organizzato la Comune di Parigi, scrive infatti: “La classe operaia francese, anche nel periodo della sua immaturità politica, ha dimostrato invece eroismo rivoluzionario; i fondamenti morali della famiglia operaia sono sempre stati immensamente più solidi di quelli della famiglia borghese; la solidarietà proletaria e l’aiuto reciproco elevavano il lavoratore al di sopra delle altre classi della società borghese. Tutte queste elevate qualità morali del proletariato si manifestarono con particolare forza durante i settantadue giorni della Comune, quando i lavoratori insorsero in una lotta consapevole contro l’ordine borghese per un nuovo assetto sociale”, per Puzikov dunque personaggi come ‘Mes Bottes’ o ‘Bibi-La Grillade’ esistevano, ma “non erano rappresentativi della classe operaia”, e cita Engels, il quale studiando la situazione dei lavoratori in Inghilterra, definì i proletari “la classe calunniata”, dagli scrittori e intellettuali borghesi. Per Puzikov, dunque, “Zola non è riuscito a smentire sino in fondo i pregiudizi perpetrati dagli altri scrittori”. In chiusura il critico cita però le parole di Barbusse, che riescono a ‘salvare’, mediare e ri-legittimare il grande classico francese, poiché il libro di Zola “mostrò agli sciocchi e agli ipocriti del suo tempo gli strati inferiori così come sono realmente, e non come erano abituati a immaginarli”, e conclude, assolvendo in ultima analisi l’autore de l’Assommoir: “nonostante i difetti ideologici e artistici del romanzo, questo continua a vivere nella storia della letteratura realistica come un’opera in cui per la prima volta la verità sulle classi inferiori, sulle condizioni disumane della loro esistenza, è stata detta a piena voce”. Il mutato atteggiamento, in peggio, nelle valutazioni di quest’opera rispetto ai paratesti del 1928-30, e del 1937, è dovuto naturalmente all’inasprirsi delle posizioni contro il Cosmopolitismo e contro il ‘nizkopoklonstvo’ (servilismo) nei contronti dell’Occidente. L’opposizione tra l’URSS e il mondo capitalista è portata agli estremi già dagli ‘anni di ferro’ ždanoviani (1946-1948), per cui anche autori stranieri da tempo ‘mediati’ nel contesto sovietico, accettati come ‘classici’, ma pur sempre borghesi e occidentali, vengono passati al setaccio fine in un momento in cui tutta la stranieristica (occidentale) diventa essa stessa un campo di studi molto pericoloso e criticato; si veda a questo proposito e a titolo di esempio l’articolo del 1949, a firma di Anatolij Safronov su “Literaturnaja gazeta”, intitolato “Protiv antipatriotičeskoj kritiki!”[“Contro la critica antipatriottica!], D157.
Alessandra Carbone