Collocazione paratesto: Zolja. Polnoe sobranie sočinenij. T. XIII - Zemlja i fabrika - Moskva-Leningrad - pp. 7-13
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Èjchengol’c Mark Davidovič
Profilo autore del paratesto: Èjchengol'c Mark Davidovič (Kremenčug, 1889 - Mosca, 1953). Storico della letteratura e traduttore. Proveniente da una famiglia ebraico-ucraina della media borghesia (il padre era giurista), studiò lingue e letterature romanze all'Università di Mosca, laureandosi nel 1914 con una specializzazione in letteratura francese. Durante gli studi, come era consuetudine nel periodo, ebbe modo di viaggiare e perfezionarsi all'estero, in particolare in Francia e in Italia. Dal 1918 collaborò con il Narkompros (Commissariato del Popolo per l'Istruzione) e nel contempo insegnò in diversi atenei, tenendo un corso di letteratura europeo-occidentale presso l'Università di Mosca e l'Institut Krasnoj Professury. Lavorò inoltre come redattore e revisore per le case editrici Gosizdat e GICHL, occupandosi in particolare della letteratura francese. I suoi principali contributi scientifici sono dedicati all'opera di Gustave Flaubert e di Émile Zola. Di quest'ultimo curò la prima edizione delle Opere (Sobranie sočinenij, 1928-1935) e gli dedicò la monografia Tvorčeskaja laboratorija Èmilja Zola (1940). Fu inoltre curatore e prefatore delle Opere di Gustave Flaubert (Sobranie sočinenij v 10 tt., 1933-1938, di cui uscirono solo otto volumi) e di una selezione di testi dello stesso autore (G. Flaubert, Izbrannye sočinenija, 1947). Stretto collaboratore e amico di Anatolij Lunačarskij, che lo stimava molto, con lui curò l'edizione di questi grandi classici francesi dell'Ottocento (si veda, al riguardo, la corrispondenza di Lunačarskij). Bibliografia: F.S. Narkir'er, Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971, stb. 1136; Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Pisateli sovremennoj èpochi. Bio-bibliografičeskij slovar' russkich pisatelej XX veka, pod red. B.P. Koz'mina, Moskva, GAChN, 1928, p. 275; RGALI. F. 596, op. 1, ed. chr. 110. Kristina Landa, Alessandra Carbone
Data del paratesto: 1929
Direttive paratesto:
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Germinal
Data dell'opera originale: 1885
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Zola Émile
Profilo autore del testo originale: Émile Zola (1840-1902) è stato uno dei maggiori romanzieri francesi dell'Ottocento e il principale teorico del naturalismo, corrente letteraria che mirava a rappresentare la realtà con rigore scientifico, osservazione diretta e attenzione ai condizionamenti sociali, ambientali, biologici. Nato a Parigi ma cresciuto ad Aix-en-Provence, Zola visse un'infanzia segnata da difficoltà economiche dopo la morte del padre. Trasferitosi a Parigi nel 1858, lavorò come impiegato e pubblicitario presso l'editore Hachette, esperienza che gli permise di entrare in contatto con l'ambiente culturale della capitale. Intanto iniziò a collaborare come giornalista e critico d'arte, attività che mantenne per tutta la vita. Il suo primo successo narrativo fu Thérèse Raquin (1867), romanzo che mostrava già l'intento di applicare alla letteratura un metodo quasi scientifico. Ma l'ambizioso progetto della sua vita fu il ciclo romanzesco Les Rougon-Macquart, composto da venti romanzi pubblicati tra il 1871 e il 1893, in cui attraverso la storia di una famiglia (e sue derivazioni) durante il Secondo Impero, Zola studiò e raccontò i meccanismi sociali, economici e psicologici che determinano il destino degli individui. Tra i titoli più celebri spiccano L'Assommoir, Nana, Germinal, La Bête humaine, ma anche Au Bonheur des Dames, Le ventre de Paris, L'Argent. Zola svolse un ruolo importante nella vita pubblica francese, il momento più noto fu il suo intervento nel caso Dreyfus: nel 1898 pubblicò sulla stampa la famosa lettera aperta J'accuse…!, con cui denunciò l'antisemitismo e le irregolarità giudiziarie del processo al capitano Alfred Dreyfus. L'articolo gli valse un processo per diffamazione e lo costrinse all'esilio in Inghilterra per quasi un anno.
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: Žerminal'
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Zemlja i fabrika
Nome traduttore: Usov Dmitrij Sergeevič (anche conosciuto con lo pseudonimo di Dmitrievskij A.)
Profilo traduttore: Dmitrij Sergeevič Usov (1896-1943, scriveva anche con lo pseudonimo di 'Dmitrievskij') fu un poeta e traduttore russo. Germanista, francesista, studiò all'Università di Mosca, dove esordì come poeta, traduttore e critico, e svolse attività accademica e didattica in diverse istituzioni, soprattutto ad Astrachan' e poi a Mosca, insegnando letteratura, teoria del verso e traduzione. Tradusse poesia e prosa dal tedesco e dal francese e collaborò a importanti progetti lessicografici. Nel 1935 fu arrestato all'interno dell'inchiesta riguardante il cosiddetto "caso dei lessicografi", e condannato a cinque anni di lavori forzati; anche la moglie fu deportata. Liberato nel 1940, visse tra Asia Centrale e Taškent, dove continuò a insegnare. Morì nel 1943 per insufficienza cardiaca. Fu riabilitato ufficialmente nel 1989. Fonti: Nešumova, T. F. Usov, Dmitrij Sergeevič in Russkie pisateli, 1800-1917: Bibliografičeskij slovar', pod. red. B. F. Egorov. -- Moskva: Bol'šaja sovetskaja enciklopedija; San Pietroburgo: Nestor-Istorija, 2019. -- Vol. 6: S-Č. -- pp. 379-381.
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1929
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Èjchengol’c chiarisce che la lunga serie dei Rougon-Macquart è per la gran parte “un’epopea della borghesia francese”, e che i romanzi che “Zola dedica al popolo” sono essenzialmente “solo tre: Germinal, l’Assommoir, La Terre“. In Germinal lo scrittore parla dei lavoratori-minatori, in “un enorme affresco di grande potenza sociale, epica” che, come scriveva Zola, e come riporta il critico sovietico, “doveva far tremare i borghesi”. Questo punto di vista sarà ripreso già nel 1930 durante la Conferenza Internazionale degli Scrittori Rivoluzionari (Char’kov, 1930; v. D018). Scrive Èjchengol’c: “se ne L’Assommoir il piccolo artigiano parigino è il protagonista, presentato essenzialmente dal punto di vista dei costumi e strettamente legato alla vita quotidiana, in Germinal abbiamo a che fare con un operaio industriale, inteso come forza socio-economica, mentre la struttura familiare nel romanzo svolge solo un colorito ruolo di sfondo dietro all’ampio movimento delle masse lavoratrici”. Le tesi alla base di Germinal sono formulate da Zola in questo modo per il critico: “Il romanzo sta tutto nella rivolta dei lavoratori. La società subisce un colpo che la fa vacillare; in breve, è la lotta tra lavoro e capitale. In questo sta tutto il significato del libro; esso predice il futuro, solleva la questione che diventerà la più importante del XX secolo”. Èjchengol’c affronta poi brevemente la questione stilistica e formale, dedicando pagine acute alla potenza epica delle masse (più vivide, in genere, degli stessi protagonisti), e al ruolo preponderante delle metafore nello stile di Zola (rispetto ai futuri paratesti degli anni Trenta-Quaranta, che saranno tutti esclusivamente appiattiti sul messaggio sociale delle opere, ancora nel ’29 era possibile indugiare in un’analisi di questo tipo, soprattutto all’interno di romanzi facilmente ‘mediabili’, per i contenuti, all’interno della nuova cultura sovietica). Come già specificato in P124, le opere straniere pubblicate dalla casa editrice ‘Zemlja i Fabrika’ dovevano raggiungere un vasto pubblico, e il paratesto di accompagnamento svolgeva qui anche una funzione educativa e di istruzione linguistico-letteraria (non solo per la formazione di lettori, ma anche di futuri scrittori). Scrive il critico: “i pregi formali e artistici di Germinal sono notevoli. È uno di quei romanzi di Zola in cui la portata epica dello scrittore ha portato alla creazione di affreschi caratterizzati da una grande dinamicità. Qui si manifesta appieno la maestria di Zola nel descrivere la folla. In questo senso sono particolarmente significative le scene dell’assemblea dei minatori, la folla degli scioperanti alle miniere, l’assalto alla casa del direttore, la descrizione degli operai durante i crolli della miniera”. Lo studioso cita a questo proposito alcune delle fonti in cui è possibile ricostruire il ‘laboratorio artistico di Zola’ (a cui Èjchengol’c dedicherà una monografia, nel 1940), ovvero la corrispondenza di Zola, in particolare la celebre lettera ad Henry Céard del 22 marzo 1886). A parte il critico scrive dell’utilizzo delle metafore, che realizzano “l’epicità nel romanzo Germinal“. Questa è raggiunta da Zola anche “attraverso un procedimento a lui caratteristico: l’iperbole. Diversi motivi inoltre, grazie all’uso della metafora, acquisiscono un carattere simbolico”. Il più emblematico è forse il momento in cui il critico sovietico ricorda l’immagine ricorrente della miniera del Voreux, “che ‘come una bestia feroce, acquattata nella sua tana, respirava sempre più profondamente, digerendo ostinatamente carne umana’”. Tale procedimento (priem), sostiene Ejchengol’c, “si accorda in Zola con la ‘verità’ e la ‘osservazione precisa’”. Come noto, approfondimenti stilistico-formali di questo genere diminuiscono fortemente, nella critica sovietica, soprattuto negli apparati paratestuali di accompagnamento all’edizione di un’opera, negli anni successivi, sino a scomparire del tutto da quelli degli anni Quaranta-inizio anni Cinquanta (le monografie specialistiche conservano qualche eccezione, ma sono un tema a parte); in futuro si procederà infatti ad inquadrare esclusivamente la postura socio-politica dello scrittore o dei suoi libri/messaggi, a seconda del variare delle direttive e saranno più esigue le analisi stilistiche. Nel suo articolo introduttivo Èjchengol’c si riserva per la chiusura la spiegazione del titolo dell’opera, il riferimento al mese ‘germinale’ del calendario rivoluzionario, e la citazione della celebre pagina di Zola, che nell’intento del prefatore può racchiudere un messaggio di speranza rivoluzionaria. Nel’29 questo romanzo e questo autore sono dunque ottimi esempi di una mediazione cultural-letteraria perfettamente sovrapponibile con le esigenze del tempo, per il canone sovietico. Come già evidenziato in P124 e a seguire, la ‘temperatura della stanza’, però, cambierà più volte, e Zola potrà essere considerato problematico (e andrà in qualche modo ‘difeso’ dai suoi prefatori), già a partire dal 1937.
Alessandra Carbone