Titolo paratesto [Codice paratesto]:

N/A [P130]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Anisimov scrive nel 1938 una prefazione a questa ulteriore edizione russa de La débâcle di Zola che è breve ma contemporaneamente militante e olttanzista: è evidente che questa ripubblicazione (negli anni Trenta il romanzo era stato già pubblicato con lunga prefazione di Èjchengol’c, nel 1935) deve agire come propaganda anti-tedesca, come cassa di risonanza (ancorché letteraria) nei confronti di un ampio sentimento antigermatico (in chiave antinazista e antifascista) che si diffondeva in URSS, insieme alle preoccupazioni per una guerra imminente. Anisimov chiarisce subito sia le “cause sociali” della guerra franco-prussiana del 1870, alla quale è dedicato il romanzo di Zola, con la dolorosa sconfitta, appunto, dell’esercito francese al comando di generali vanagloriosi, sia l’importanza del sentimento nazionale (narodnost‘), della difesa della Patria, che si vuole sottolineare anche in ambito sovietico. Scrive Anisimov, citando Engels, che il Secondo Impero non era che “lo sfruttamento della Francia da parte di una banda di avventurieri politici e finanziari”, cita poi Marx, che affermava che gli “inganni del Secondo Impero risiedevano nel suo effettivo dispotismo e nella sua democraticità solo apparente”, Anisimov ne sottolinea “i vili trucchi politici e le sue frodi finanziarie, la retorica altisonante e la meschina disonestà”. Per lo studioso sovietico Émile Zola, “scrittore democratico, denunciò con grande indignazione questo regime abominevole nei suoi romanzi, dimostrando in modo convincente che questo regime stava gradualmente corrodendo e indebolendo la Francia, che era una pagina vergognosa della storia francese, il romanzo La débâcle è “un grande romanzo storico” ed è anche “il risultato delle “denunce sociali accorate e profondamente fondate di Zola”. In questo paratesto non c’è spazio per alcuna critica formale o ideologica allo scrittore francese (come invece avviene, in maniera più velata o più esplicita, in molti altri commenti e paratesto presi da noi in esame), perché non è questo lo scopo del prefatore: esso risiede tutto nella vis polemica anti-germanica del suo testo, nel far conoscere al lettore sovietico un’opera considerata tout-court patriottica ed educativa (la disperata difesa della patria da parte dei soldati francesi e dei loro immediati superiori, la loro generosità e spirito di sacrificio). Un altro scopo sta nel denunciare l’imperialismo aggressivo dei governi capitalisti e, in particolare, la Prussia di fine Ottocento, subito accostata alla Germania nazista del 1938, per cui come nel 1870 venivano inviate spie e ‘diversanty’ oltre le linee dei francesi. Come fa “Literaturnaja gazeta” (ad esempio, in D076 e in D073, in cui si auspicava già la produzione di ‘oboronnaja literatura’ – letteratura di ‘propaganda militare’), Anisimov ricorda ai lettori che vi è sempre un concreto pericolo che anche in terra sovietica possano esserci informatori, agenti segreti e provocatori nazisti; scrive, in una conclusione che non ha nulla del paratesto letterario, ma che prende molto dallo stile e dalla retorica della propaganda militare, una riflessione che vale la pena riportare per intero: “I nemici ci inviano interi gruppi di spie nel tentativo di indebolire la potenza dell’Unione Sovietica. Abbiamo sradicato questa piaga velenosa e continueremo a estirpare tutte le radici dello spionaggio, a qualunque profondità esse si nascondano. La guerra che stanno preparando le bande fasciste nere, marroni e di altri colori, che amano chiamare i loro stati ‘imperi’, finirà inevitabilmente con la loro completa sconfitta. Il Paese sovietico e la sua gloriosa Armata rossa sono invincibili. La garanzia di ciò è l’unità morale e politica del popolo sovietico, la politica saggia e giusta del nostro partito. Novanta milioni di persone che, con voto segreto, hanno espresso piena fiducia nel partito di Lenin-Stalin, sono una forza grande e indistruttibile. Che lo ricordino bene i nemici della nostra Patria e i loro servitori!”.
Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Razgrom - GICHL - Moskva - pp. I-VIII

Tipologia di paratesto: Prefazione

Autore del paratesto: Anisimov Ivan Ivanovič

Profilo autore del paratesto: Ivan Ivanovič Anisimov (1899 - 1966) nacque nel 1899 nel villaggio di Glotovka, nel governatorato di Smolensk, in una famiglia di impiegati locali. Nel 1919 fu arruolato nell'Armata Rossa, dove svolse attività politico-culturale e teatrale/didattica. Dopo la smobilitazione riprese a lavorare come semplice insegnante, poi nel 1922, entrò all'Università di Mosca, facoltà di letteratura e arte. Nel 1925 iniziò il dottorato (aspirantura) presso l'Istituto di Letteratura e Lingua della RANION, che concluse nel 1928. In seguito insegnò nei due principali atenei di Mosca, continuando la propria attività di ricerca presso la KomAkademija (l''Accademia Comunista'). Tra il 1933 e il 1938 diresse la cattedra di letteratura presso l'istituzione universitaria Institut krasnoj professury (il celebre 'Professorato rosso') e fu ammesso all'Unione degli scrittori sovietici (1934). Divenuto sempre più influente, passò a dirigere anche il settore di letteratura straniera presso la GICHL, e fu membro della redazione della rivista "Internacional'naja literatura". Durante la guerra fu mobilitato, prestò servizio sui fronti meridionale e transcaucasico, lavorò poi come corrispondente militare del giornale "Izvestija" fino alla fine del conflitto, ricevendo l'Ordine della Guerra Patriottica di II grado. Nel dopoguerra fu vice presidente del Comitato per le Arti del Consiglio dei ministri (1945-1948), docente all'Accademia delle Scienze Sociali del Partito Comunista e redattore capo della rivista "Sovetskaja literatura" (1948-1952). Fedelissimo delle politiche del Cremlino, riuscì a più riprese ad evitare purghe e repressioni (tra i contemporanei, c'è chi lo ricorda nelle proprie memorie come uno dei più aggressivi carrieristi e 'literaturnye gangstery' della sua epoca, v. testimonianza di Ju. Oksman) e nel 1952 ricoprì il prestigioso incarico di direttore dell'Istituto di Letteratura Mondiale "A. M. Gor'kij" (Mosca), in cui sino al 1953 andò violentemente difendendo le posizioni sovietiche contro il "cosmopolitismo". Nel 1960 fu eletto membro corrispondente dell'Accademia delle Scienze dell'URSS e divenne redattore capo della serie "Literaturnoe nasledstvo". Ricevette numerose onorificenze durante tutto il corso della sua vita; nel 1966 gli fu conferito il Premio V. G. Belinskij per la monografia, e postumo, il Premio di Stato dell'URSS (1978) per la partecipazione alla Biblioteca della letteratura mondiale (Biblioteka mirovoj literatury). Morì a Mosca nel 1966. Bol'šaja sovetskaja ènciklopedija, Mosca (1926-1990)

Data del paratesto: 1938

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: La débâcle

Data dell'opera originale: 1892

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Zola Émile

Profilo autore del testo originale: Émile Zola (1840-1902) è stato uno dei maggiori romanzieri francesi dell'Ottocento e il principale teorico del naturalismo, corrente letteraria che mirava a rappresentare la realtà con rigore scientifico, osservazione diretta e attenzione ai condizionamenti sociali, ambientali, biologici. Nato a Parigi ma cresciuto ad Aix-en-Provence, Zola visse un'infanzia segnata da difficoltà economiche dopo la morte del padre. Trasferitosi a Parigi nel 1858, lavorò come impiegato e pubblicitario presso l'editore Hachette, esperienza che gli permise di entrare in contatto con l'ambiente culturale della capitale. Intanto iniziò a collaborare come giornalista e critico d'arte, attività che mantenne per tutta la vita. Il suo primo successo narrativo fu Thérèse Raquin (1867), romanzo che mostrava già l'intento di applicare alla letteratura un metodo quasi scientifico. Ma l'ambizioso progetto della sua vita fu il ciclo romanzesco Les Rougon-Macquart, composto da venti romanzi pubblicati tra il 1871 e il 1893, in cui attraverso la storia di una famiglia (e sue derivazioni) durante il Secondo Impero, Zola studiò e raccontò i meccanismi sociali, economici e psicologici che determinano il destino degli individui. Tra i titoli più celebri spiccano L'Assommoir, Nana, Germinal, La Bête humaine, ma anche Au Bonheur des Dames, Le ventre de Paris, L'Argent. Zola svolse un ruolo importante nella vita pubblica francese, il momento più noto fu il suo intervento nel caso Dreyfus: nel 1898 pubblicò sulla stampa la famosa lettera aperta J'accuse…!, con cui denunciò l'antisemitismo e le irregolarità giudiziarie del processo al capitano Alfred Dreyfus. L'articolo gli valse un processo per diffamazione e lo costrinse all'esilio in Inghilterra per quasi un anno.

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Razgrom

Collocazione traduzione: Moskva – GICHL

Nome traduttore: Lindegren Aleksandra Nikolaevna

Profilo traduttore: Lindegren Aleksandra Nikolaevna (? - 1911) Poetessa, scrittrice, traduttrice di epoca pre-rivoluzionaria (scrisse sotto diversi pseudonimi, come A. L. Gren, L. Gren, Leonard Gren e altri), traduttrice dall'inglese, dal francese e dal tedesco. Nata nella famiglia del medico distrettuale Nikolai Osipovič Lindegren nella città di Čistopol'. Ha collaborato con le riviste: "Rodina", "Vestnik inostrannoy literatury"; ha tradotto opere di Paul Bourget, É. Zola, V. Hugo, Balzac, W. Scott, Conan Doyle, C. Dickens, M. Twain, H. Heine. il Morì il 7 dicembre (24 novembre secondo il calendario giuliano) 1911. Fonti: Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971.

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1938

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