Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Roman Zolja “Den’gi” [P135]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Pubblicato come diciottesimo romanzo della serie dei Rougon-Maquart, L’Argent completa l’esplorazione dei grandi ambiti della vita borghese concentrandosi sulla Borsa, divenuta simbolo della corruzione morale ed economica dell’epoca. Il prefatore Reizov, in questa prima ripubblicazione del romanzo in URSS dopo l’impresa di Zemlja i Fabrika alla fine degli anni Venti (v. P124), sottolinea naturalmente il realismo e la cura di Zola per i dettagli veritieri, persino tecnici riguardo il funzionamento della Borsa; racconta di come preparò il romanzo con grande rigore documentario: “studiò testi economici e giuridici, frequentò ambienti finanziari e si ispirò a casi reali di speculazione e bancarotta, in particolare al fallimento dell’Union Générale”. Per cui il risultato è “una rappresentazione realistica e impietosa del mondo finanziario, popolato da speculatori senza scrupoli, politici corrotti, piccoli risparmiatori rovinati e individui attratti morbosamente dal gioco borsistico”. Il critico riporta il parere positivo sul romanzo da parte di Anatole France (France in un primo momento non lodò questo romanzo, ma poi cambiò idea e “accogliendo con favore la pubblicazione de L’argent); Reizov sottolinea infatti che A. France “pur ironizzando su un certo ‘didattismo’ e sulle pretese di scientificità di Zola, sul suo stile ‘profetico’ e ‘apocalittico’, diede comunque una valutazione positiva al romanzo, e scrisse che ‘si trattava di un’opera massiccia, solida, forte, enciclopedica e piena di buon senso'”. Come prevedibile il commento di Reizov mette in luce qui il protagonista, l’avido Aristide Saccard, che incarna la figura del grande speculatore senza scrupoli: “ambizioso, predatorio, dominato dalla filosofia del successo e convinto che ogni mezzo sia lecito pur di vincere”. Saccard diventa così “il simbolo dell’ideologia dominante del capitalismo ottocentesco, che giustifica una rivoltante immoralità in nome della forza, del profitto e della selezione naturale”. Reizov è in sintonia con le direttive ‘anticosmopolite’ del tempo, che si esprimevano severamente contro l’Occidente dalla finanza avida, in cui regnavano gli oligarchi dell’alta finanza (soprattutto in chiave antiatlantista, v. D); ed evidenzia per il lettore sovietico come attraverso questo personaggio “Zola denunci e smascheri il legame tra speculazione finanziaria, corruzione politica e degrado morale del mondo capitalista, mostrando come il Secondo Impero abbia favorito la nascita e l’ascesa di simili personaggi”. (D214, D217) Al centro del romanzo sta il tema del denaro, “considerato da Zola la causa principale dei mali della società moderna”. Il denaro appare nelle potenti metafore di Zola come una forza distruttiva che corrompe individui e rapporti umani, travolgendo senza distinzione ricchi e poveri. Tuttavia Zola, nota il critico, gli attribuisce anche “un ruolo ambiguo e contraddittorio: accanto alla funzione distruttiva, il denaro viene visto anche come strumento di progresso e sviluppo, capace di alimentare grandi imprese economiche e sociali. Questa ambivalenza rivela i limiti teorici dell’autore”. Reizov rileva come accanto a Saccard emergano figure positive, come Caroline, simbolo di umanità, compassione e speranza, e Sigismond Busch (fratello minore del terribile usuraio Busch, che presenta tutte le caratteristiche e i cliché dell”usuraio ebreo’, su cui però il critico sovietico, notiamo qui, tace, e sceglie di non sfruttare alcun facile appiglio alla propaganda antiebraica degli ultimissimi anni staliniani, che esploderà poi con il ‘delo vračej’ nel gennaio del ’53 v. D194). Sigismond è portatore, invece, di un principio positivo, anche se secondo le idee di Zola, riportate da Reizov, egli si appassiona a “vaghe idee socialiste”. Per il critico sovietico infatti “il socialismo” rappresentato nel romanzo è “impreciso e influenzato da teorie riformiste e non certo marxiste: la critica marxista, in particolare quella di Franz Mehring e Paul Lafargue, nota, “ha da tempo giustamente sottolineato che il socialismo di Sigismund non ha nulla a che vedere con la dottrina di Marx” (in nota e in bibliografia Reizov cita più volte i lavori di Marx ed Engels nella traduzione russa delle opere ripubblicate recentemente: Izbrannye sočinenija, 1949); eppure, nonostante gli ‘errori’ teorico-politici di questo personaggio (e di Zola), Reizov nota alcune caratteristiche senz’altro positive in Busch: egli “entra nel romanzo come un personaggio ottimista e morale, in contrapposizione alla natura distruttiva e antisociale di Saccard. Libero da passioni egoistiche, devoto all’idea più alta, egli rappresenta il modello dell’uomo ‘nuovo’, che ha superato in sé “i cattivi istinti della proprietà”. In alto sopra Parigi, “con la Borsa ai suoi piedi, egli intravede un futuro migliore per l’umanità”. Per Zola, secondo Reizov, la presenza di Sigismond “introduce una prospettiva futura: la possibilità del superamento del capitalismo e della società del denaro”. Dal punto di vista formale, L’Argent è dunque tutto sommato un romanzo innovativo in cui per il critico la vita della banca determina interamente la struttura narrativa, “sostituendo la tradizionale trama psicologica con il racconto di un processo economico (nascita, espansione, crisi e fallimento)”. La Borsa diventa un vero e proprio centro simbolico e al contempo focale del romanzo: rappresentata, afferma il critico “come una divinità effimera e mostruosa, destinata alla dissoluzione”; ne sottolinea il valore e la funzione formale all’interno dell’opera, un “procedimento stilististico e compositivo (‘kompozicionnyj priem’) amato dallo scrittore francese” che usa “concentrare il romanzo attorno a un luogo specifico, dotato di particolare espressività o significato peculiare: il mercato ne Le ventre de Paris, la casa borghese con la sua scalinata d’ingresso in Pot-Bouille, il grande magazzino ne Au bonheur des dames”. Il saggio sottolinea in conclusione, ricalcando le consuete forme di tali paratesti, circolari, l’importanza storica e artistica del romanzo ‘nonostante’ gli errori ‘politici’ o interpretativi del suo autore. Scrive Reizov infatti che “Pur con errori teorici e ambiguità ideologiche”, L’Argent resta “una delle più potenti denunce letterarie del capitalismo speculativo, un’opera che smaschera la violenza morale del denaro, la fragilità del successo e l’inevitabile autodistruzione di un sistema fondato sull’avidità”; quasi in chiusura si rivela anche al lettore sovietico che questo libro, praticamente sconosciuto in URSS almeno dal 1928, era invece molto amato dagli intellettuali russi di fine XIX secolo. Scrive Reizov: “questo romanzo era ben noto ai lettori russi, che hanno sempre nutrito un vivo interesse per l’opera di Zola”, eppure l’esperienza storica del XX secolo “ha dimostrato l’inconsistenza delle teorie sociali di Zola contenute nel romanzo: l’umanità si sta muovendo verso la completa liberazione dalla schiavitù capitalista attraverso un percorso diverso, che porta al trionfo di un nuovo ordine socialista”. Detto questo per Reizov il romanzo è, naturalmente, da riproporre oggi per il pubblico sovietico contemporaneo e da ‘salvare’, secondo la consueta chiusa: “le rabbiose denunce del capitalismo che vi sono contenute, le sorprendenti caratterizzazioni degli affaristi e dei capitalisti borghesi ne fanno un’opera di grande valore artistico e culturale, vicina alle persone sinceramente progressiste di tutto il mondo, che, con il grande popolo sovietico in testa, conducono la loro lotta contro la reazione imperialistica”.
Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Den'gi - GICHL - Moskva - 428-443

Tipologia di paratesto: Postfazione

Autore del paratesto: Reizov Boris Georgievič

Profilo autore del paratesto: Reizov Boris Georgievič (Nachičevan'-na-Donu, 1902 - Leningrado, 1981). Storico delle letterature occidentali, specializzato nei secoli XVIII e XIX, traduttore; membro dell'Accademia delle Scienze dell'URSS dal 1970.
Si laureò nel 1926 presso l'Università del Nord Caucaso a Rostov sul Don e conseguì il dottorato di ricerca presso l'Istituto di Cultura del Discorso a Leningrado. Fu ricercatore senior presso l'Istituto di Letteratura Russa dell'Accademia delle Scienze dell'URSS. Dal 1935 insegnò all'Università Statale di Leningrado, dove nel 1940 divenne professore ordinario; fu a capo del Dipartimento di Letterature Straniere e preside della Facoltà di Filologia dal 1963 al 1968.
I suoi principali ambiti di ricerca furono il romanzo realista francese dell'Ottocento (Balzac, Flaubert, Zola, Stendhal), gli studi comparati, questioni di estetica e le opere di Puškin e Dostoevskij. Scrisse prefazioni e postfazioni per edizioni di Molière, Walter Scott, La Rochefoucauld, Mérimée e George Sand. Curò l'edizione integrale in russo delle opere di quest'ultima e fu tra i curatori delle edizioni russe di Stendhal, Scott e Anatole France.

Bibliografia: V. Kondorskaja, Reizov, Boris Georgievič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971, stb. 237-238; A. Akimenko, K 100-letiju B.G. Reizova, in "Vestnik Sankt-Peterburgskogo universiteta. Istorija", 3 (2003), pp. 151-152; B. Egorov, Vospominanija, Sankt-Peterburg, Nestor-Istorija, 2004, p. 340; SPF ARAN. F. 1081; RGALI. F. 631, op. 39, ed.chr. 4873.

Kristina Landa

Data del paratesto: 1953

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: L'argent

Data dell'opera originale: 1891

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Zola Émile

Profilo autore del testo originale: Émile Zola (1840-1902) è stato uno dei maggiori romanzieri francesi dell'Ottocento e il principale teorico del naturalismo, corrente letteraria che mirava a rappresentare la realtà con rigore scientifico, osservazione diretta e attenzione ai condizionamenti sociali, ambientali, biologici. Nato a Parigi ma cresciuto ad Aix-en-Provence, Zola visse un'infanzia segnata da difficoltà economiche dopo la morte del padre. Trasferitosi a Parigi nel 1858, lavorò come impiegato e pubblicitario presso l'editore Hachette, esperienza che gli permise di entrare in contatto con l'ambiente culturale della capitale. Intanto iniziò a collaborare come giornalista e critico d'arte, attività che mantenne per tutta la vita. Il suo primo successo narrativo fu Thérèse Raquin (1867), romanzo che mostrava già l'intento di applicare alla letteratura un metodo quasi scientifico. Ma l'ambizioso progetto della sua vita fu il ciclo romanzesco Les Rougon-Macquart, composto da venti romanzi pubblicati tra il 1871 e il 1893, in cui attraverso la storia di una famiglia (e sue derivazioni) durante il Secondo Impero, Zola studiò e raccontò i meccanismi sociali, economici e psicologici che determinano il destino degli individui. Tra i titoli più celebri spiccano L'Assommoir, Nana, Germinal, La Bête humaine, ma anche Au Bonheur des Dames, Le ventre de Paris, L'Argent. Zola svolse un ruolo importante nella vita pubblica francese, il momento più noto fu il suo intervento nel caso Dreyfus: nel 1898 pubblicò sulla stampa la famosa lettera aperta J'accuse…!, con cui denunciò l'antisemitismo e le irregolarità giudiziarie del processo al capitano Alfred Dreyfus. L'articolo gli valse un processo per diffamazione e lo costrinse all'esilio in Inghilterra per quasi un anno.

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Den'gi

Collocazione traduzione: Moskva – GICHL

Nome traduttore: Èjchengol'c Mark Davidovič

Profilo traduttore: Èjchengol'c Mark Davidovič (Kremenčug, 1889 - Mosca, 1953). Storico della letteratura e traduttore. Proveniente da una famiglia ebraico-ucraina della media borghesia (il padre era giurista), studiò lingue e letterature romanze all'Università di Mosca, laureandosi nel 1914 con una specializzazione in letteratura francese. Durante gli studi, come era consuetudine nel periodo, ebbe modo di viaggiare e perfezionarsi all'estero, in particolare in Francia e in Italia. Dal 1918 collaborò con il Narkompros (Commissariato del Popolo per l'Istruzione) e nel contempo insegnò in diversi atenei, tenendo un corso di letteratura europeo-occidentale presso l'Università di Mosca e l'Institut Krasnoj Professury. Lavorò inoltre come redattore e revisore per le case editrici Gosizdat e GICHL, occupandosi in particolare della letteratura francese. I suoi principali contributi scientifici sono dedicati all'opera di Gustave Flaubert e di Émile Zola. Di quest'ultimo curò la prima edizione delle Opere (Sobranie sočinenij, 1928-1935) e gli dedicò la monografia Tvorčeskaja laboratorija Èmilja Zola (1940). Fu inoltre curatore e prefatore delle Opere di Gustave Flaubert (Sobranie sočinenij v 10 tt., 1933-1938, di cui uscirono solo otto volumi) e di una selezione di testi dello stesso autore (G. Flaubert, Izbrannye sočinenija, 1947). Stretto collaboratore e amico di Anatolij Lunačarskij, che lo stimava molto, con lui curò l'edizione di questi grandi classici francesi dell'Ottocento (si veda, al riguardo, la corrispondenza di Lunačarskij).
Bibliografia: F.S. Narkir'er, Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971, stb. 1136; Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Pisateli sovremennoj èpochi. Bio-bibliografičeskij slovar' russkich pisatelej XX veka, pod red. B.P. Koz'mina, Moskva, GAChN, 1928, p. 275; RGALI. F. 596, op. 1, ed. chr. 110.

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1953

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