Gi De Mopassan [P141]
Collocazione paratesto: Gi de Mopassan - Literaturnaja Ènciklopedija, T. VII - Sovetskaja ènciklopedia, pp.470-483
Tipologia di paratesto: Testo didattico (voce in enciclopedia letteraria)
Autore del paratesto: Michajlova Ekaterina Nikolaevna
Profilo autore del paratesto: Michailova Ekaterina Nikolaevna (1897, nei pressi di Stavropol' -1952, Mosca) - studiosa di letteratura russa sovietica, specialista in particolare di letteratura russa del XIX secolo e dell'opera dello scrittore e poeta Michail Jur'evič Lermontov. Membro del Partito Comunista dal 1920, si laurea presso l'Istituto del 'Professorato rosso' (Institut krasnoj professury) nel 1932; dal 1930 inizia a pubblicare. Dal 1930 al 1937 insegna letteratura russa in diverse università di Mosca. Dal 1937 al 1941 è segretaria scientifica di redazione dell'Enciclopedia Letteraria sovietica (Literaturnaja ènciklopedija); nel 1941-52 dirige il settore di letteratura russo-sovietica dell'Istituto di letteratura, musica e arte (IMLI) intitolato a M. Gorkij. Le opere principali di M., dedicate all'opera di M. Lermontov, sono raccolte nel volume Proza Lermontova (1957), uno dei più citati ancora oggi nel campo della Lermontovedenie. Fonte: Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011.
Data del paratesto: 1934
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Oeuvres de Maupassant
Data dell'opera originale: 1873-1893
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Maupassant Guy De
Profilo autore del testo originale: Guy de Maupassant (1850-1893) fu uno dei principali narratori francesi dell'Ottocento e una figura centrale della prosa naturalista. Nato il 5 agosto 1850 al castello di Miromesnil, in Normandia, ricevette un'educazione segnata in modo decisivo dall'influenza materna: la madre, donna colta e intelligente, era legata da antica amicizia a Gustave Flaubert. Proprio attraverso una lunga e rigorosa frequentazione con Flaubert, Maupassant assimilò una concezione severa della scrittura, fondata sulla disciplina formale, sull'esattezza dello stile e sull'adesione concreta alla realtà. Trasferitosi a Parigi dopo l'esperienza traumatica della guerra franco-prussiana del 1870-71, Maupassant lavorò dapprima al Ministero della Marina e poi a quello dell'Istruzione. Nel decennio 1871-1880 condusse una vita apparentemente lontana dalla letteratura, dedicandosi allo sport, ai piaceri mondani e a relazioni sentimentali disordinate. In realtà, questo periodo costituì una lunga fase di preparazione, durante la quale affinò le proprie capacità sotto la guida di Flaubert e osservò con attenzione l'ambiente burocratico e la società letteraria parigina. Finalmente, nel 1880, trentenne, il M. esordiva con Boule de suif, pubblicata nella famosa raccolta delle Soirées de Médan: sei novelle di sei scrittori "naturalisti", capeggiati da Émile Zola in persona (tra cui Zola, Maupassant, Huysmans). Boule de suif, che fu battezzata capolavoro dal Flaubert, inaugurava un decennio di continua attività del M. - l'opera vastissima di lui è tutta compresa, appunto, tra gli anni 1880 e 1890; Le raccolte di novelle costituiscono indubbiamente il maggior titolo di gloria del M.: La Maison Tellier (1881), Mademoiselle Fifi e Contes de la bécasse (1883); Clair de lune, Les soeurs Rondoli, Yvette, Miss Harriett, M. Parent (1884); Contes du jour et de la nuit (1885); La petite Roque e Toine (1886); Le Horla (1887); Le rosier de madame Husson (1888); La main gauche (1889); L'inutile beauté (1890). I sei romanzi si seguono in quest'ordine: Une vie (1883); Bel-Ami (1885); Mont-Oriol (1887); Pierre et Jean (1888); Fort comme la mort (1889); Notre coeur (1890). Aveva poco più di quarant'anni quando avvertì i primi sintomi del male che doveva in breve tempo abbatterlo e distruggerlo. Nel gennaio del 1892, trovandosi nella sua villa di Cannes, si ferì gravemente alla gola, trascorse l'ultimo periodo della sua vita in una clinica, morendo a Parigi il 6 luglio 1893. il M. è uno dei maggiori rappresentanti della scuola "naturalista" che tenne il campo della prosa narrativa negli ultimi trent'anni dell'Ottocento. Sul piano estetico, Maupassant è generalmente considerato il rappresentante più coerente del naturalismo narrativo, più vicino dell'esuberante Zola all'ideale di una rappresentazione impersonale e oggettiva. Tuttavia, la sua opera supera spesso i limiti del metodo naturalista, M. s'avvicina al vagheggiato e irraggiungibile ideale della rappresentazione impassibile, riuscendo talvolta a celarsi veramente, e quasi ad annientarsi, nella realtà rappresentata. Ben si raffigurò egli una volta in un suo personaggio, il romanziere Lamarthe, il quale coglieva le immagini, le attitudini e i gesti "avec la précision d'un appareil photographique". S'intende che questa fotografica precisione si dimostra oggi piuttosto una ragione di debolezza che di forza; e difatti quella parte dell'opera in cui il canone naturalistico è applicato rigorosamente pare invecchiata, e già cade nell'oblio. Invece si leggono sempre con commossa ammirazione quelle novelle e quelle parti di romanzo in cui il M., involontariamente, ha lasciato trasparire il senso tragico della morte e del nulla ch'egli portava in sé, commisto con l'ardore del piacere carnale, la sua beffarda ironia di misantropo, e l'adorante amore della natura.
Categoria autore: Autore
Author image:
Titolo traduzione russa del testo originale: Oeuvres de Maupassant
Collocazione traduzione: Moskva – Sovetskiaja ènciklopedija
Nome traduttore: N/A
Profilo traduttore: N/A
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1934
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Durante il I Congresso degli Scrittori sovietici del 1934 il nome di Maupassant risuonò più volte; nel suo discorso Maksim Gor’kij fece dei suoi eroi, soprattutto Georges Duroy, il protagonista di Bel-ami, un perfetto esempio di ‘letteratura borghese’, scrisse infatti (v. D155, p. 9): “a partire dalla figura di Till Eulenspiegel, creata alla fine del XV secolo, passando per il Simplicissimus del XVII secolo, poi da Gil Blas, fino al Bel-Ami di Maupassant, ad Arsène Lupin, fino poi agli eroi della letteratura poliziesca dell’Europa di oggi, noi contiamo migliaia e migliaia di libri i cui protagonisti sono imbroglioni, ladri, assassini e agenti della polizia criminale. Questa è la vera letteratura borghese, che riflette con particolare evidenza i gusti autentici, gli interessi e la ‘morale’ pratica dei suoi consumatori!” Gor’kij però afferma anche che “non c’è male senza bene” secondo un antico proverbio russo, e nota dunque, come “sul terreno di questa letteratura, generosamente concimata da ogni sorta di volgarità, la volgarità del meschino ‘buon senso’ borghese, sono nate anche notevoli sintesi artistiche, come per esempio la figura di Sancho Panza, e molte altre analoghe”. Maupassant, come Balzac, Flaubert e Zola, entra quindi nell’ ‘Olimpo’ della letteratura occidentale mediata in terra sovietica in questi anni (si v. la lista, sempre in D155, stilata dai critici V.M. Bachmetev e F.A. Berezovskij), tramite un’assimilazione che ne valida i meriti stilistici e soprattutto contenutistici (la “critica feroce alla putrescente società capitalista imperialista”), pur condannandone al contempo la visione politica. È un esempio di tale sintesi sovietica di questi anni un testo didattico, sempre del 1934: la voce Maupassant di una grande Enciclopedia della Letteratura (1929-1939, ne uscirono i primi undici volumi, strumento utile per studenti universitari e degli ultimi anni delle scuole), in cui lo scrittore francese è presente all’interno di un lungo saggio a cura della studiosa Ekaterina Michajlova. Se ne propongono alcuni passi in traduzione dal russo: “L’ideologia di Maupassant non può essere compresa senza tenere conto delle concrete condizioni storico-sociali in cui si è sviluppata la sua opera. Maupassant è maturato come artista in un’epoca in cui tutte le contraddizioni del sistema capitalistico, nel processo della sua trasformazione nella fase più alta e ultima, l’imperialismo, diventavano sempre più evidenti. La crescita inarrestabile del capitalismo e, allo stesso tempo, la profonda frattura che già si manifestava al suo interno, determinarono le caratteristiche specifiche della visione di classe di M., rappresentante della nobiltà feudale morente. Se prima gli scrittori della stessa classe (Vigny, Musset) potevano ancora, nelle condizioni di un ordine socio-economico e politico da loro odiato, rifugiarsi dalla realtà ostile in un mondo di bellezza e fantasia, per M. la situazione era diversa: il sistema capitalistico stesso stava vacillando nelle sue fondamenta e si andavano sviluppando nuove forze sociali che avrebbero portato alla sua definitiva rovina. E questo nuovo ordine, destinato a sostituire quello esistente, era ancora più ostile al gruppo sociale di M. Egli non aveva dunque alcuna prospettiva futura: l”immensa cultura nobiliare, le cui tradizioni erano pure così sacre per lo scrittore, era ormai irrimediabilmente appartenente al passato. Tutta la complessità della concezione del mondo di M. nasce da qui: tutta la sua opera è una continua e tormentosa ricerca di quell’ ideale di bellezza, di un mondo dove rifugiarsi dalla realtà ostile e, allo stesso tempo, una constatazione continua dell’inutilità di questi tentativi, la denuncia di tutte le illusioni e gli ideali, la rappresentazione della realtà in tutta la sua bruttezza”. Da qui si spiega, per la studiosa, la contraddittorietà di tutto il suo sistema filosofico, la presenza in esso “di tendenze materialistiche, idealistiche e decadenti allo stesso tempo”: per lei Maupassant “non può sfuggire alla realtà, che con la sua ossuta mano lo raggiunge ovunque, e allo stesso tempo, nel corso di tutta la sua opera, cerca di fuggirla, di sostituire questa realtà con un sogno: da qui deriva infine una certa profonda ricchezza filosofica della sua opera. […] Ma, pur riconoscendo tutto il valore delle denunce di M. contro la “putrescente società borghese”, è necessario tuttavia ricordare da quale classe sociale (da quale punto di vista) esse siano formulate: M. nega il presente non in nome di future forme sociali migliori, ma perché il suo ideale è tutto nel passato. La denuncia della corruzione del parlamentarismo borghese “era accompagnata da una reazionaria negazione delle forme repubblicane di governo in generale, in nome degli ideali della vecchia Francia nobiliare”. Aggiunge Michailova: “Il profondo pessimismo di classe impediva a M. di credere in una reale restaurazione di quel passato, ma la sua posizione e la sua figura politica sono comunque assolutamente chiare. Gli anni ’70 e ’80 in Francia furono caratterizzati da una lotta accanita per la repubblica, che durante tutto quel periodo fu costantemente minacciata. In alcuni momenti i partiti monarchici acquisirono una forte influenza. Così, dopo la Comune del 1871, la paura del proletariato spinse la borghesia ad allearsi con i gruppi monarchici. A metà degli anni Ottanta, a causa del crollo finanziario del 1882, della stagnazione dell’industria e della crisi agraria, le tendenze monarchiche tornano a prevalere. Nel corso generale dello sviluppo storico della letteratura francese, M. rappresenta un punto nodale in cui convergono dunque diverse linee di sviluppo letterario (naturalismo, decadentismo, simbolismo)”. Per Michajlova M. riuscì a “realizzare una sintesi di queste opposte correnti”, ma il punto di vista da cui egli denuncia la realtà borghese avrebbe determinato “la perversità delle sue impostazioni”. Tuttavia, conclude la studiosa, “per molti aspetti, il significato intellettuale della sua opera è comunque molto grande. L’assenza di qualsiasi illusione, l’impossibilità di abbellire la realtà gli fornivano un’arma potente, con la quale talvolta riusciva a smascherare in modo accurato e profondo le contraddizioni interne del mondo borghese”. Certo, egli considerava questo mondo come un dato di fatto assoluto e non vi vedeva alcuna via d’uscita: “noi traiamo invece una conclusione completamente diversa dalle sue denunce. Esse sono preziose per noi perché ci aiutano ancora una volta a comprendere tutta la putridità delle fondamenta della società borghese, che sta andando verso il suo tramonto, e ci aiutano a comprendere in modo più profondo e completo il processo di completa decomposizione dell’Occidente, di cui siamo testimoni in questo momento”. Alessandra Carbone