Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Predislovie [P143]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

L’opera di Anatole France (già conosciuta in russo dai primi del Novecento) viene tradotta in maniera massiccia anche in tempi sovietici sia negli anni Venti che negli anni Trenta, tanto in singoli volumi quanto in raccolte di opere. Le principali edizioni sono le raccolte di Opere complete (Polnoe sobranie sočinenij), quella della casa editrice Zemlja i Fabrika (1927-1931, a cura di Anatolij Lunačarski, in venti volumi) e di Academia, Polnoe sobranie sočinenij v 25 tt, 1937, a cura di Abram Èfros e I.K. Luppol (di questa edizione uscirono però solo tre volumi, tutti nel ’37: il V, contenente le opere: Charčevnja korolevy Guselapy [La rôtisserie de la reine Pédauque, 1892], Suždenija gospodina Žeroma Kuan’jara [Les opinions de M. Jerôme Coignard, recueillies par Jacques Tournebroche, 1893] ; l’XI Krenkebil’, Pjutuà, Rike i drugie nazidatel’skie rasskazy [Crainquebille, Putois, Riquet et plusieurs autres récits profitables, 1904]; P’esy [Pièces]; il XIV: Bogi žaždut [Les dieux ont soif, 1912]; Vosstanie angelov [La révolte des anges, 1914]; i volumi erano inoltre privi di introduzione o postfazione). Questo romanzo in particolare, Les dieux ont soif, scritto nel 1912 e tradotto in russo all’interno della raccolta di opere pubblicata da Zemlja i Fabrika con il titolo Bogi žaždut, è dedicato al Terrore giacobino durante la Rivoluzione francese (1793-1794), e tratta un argomento di sicuro interesse per il lettore sovietico; al contempo, si tratta di un’opera dal contenuto certo controverso per lo stesso pubblico (in particolare si vedano le descrizioni di Anatole France che riguardano le diffuse procedure delle delazioni ai tempi del Terrore, le persecuzioni dei ‘nemici della patria’, e dei ‘controrivoluzionari’, e, al contempo, i tormenti psicologici del giovane inflessibile giudice/giurato e carnefice Évariste Gamelin, protagonista del romanzo). Quest’opera fu pubblicata più volte in URSS nel corso degli anni Trenta, anche in singolo volume, ma non venne più ripubblicata né ritradotta a partire dal 1938 e per tutti gli anni Quaranta e nei primi anni Cinquanta. Nell’edizione del 1931 in oggetto l’introduzione è a cura di Anatolij Lunačarskij, celebre per aver spesso difeso e promosso l’opera di Anatole France (lo scrittore francese aveva simpatie socialiste, aveva sempre sostenuto la Russia rivoluzionaria sin dal 1905, era in corrispondenza con Gor’kij, e sosteneva l’opera e le idee di Lenin, almeno sino al 1922-23); Lunačarskij difendeva lo scrittore anche e soprattutto dalle accuse dei colleghi francesi, in particolare dei surrealisti, che ritenevano le opere di Anatole France troppo leziose e di bassa qualità letteraria. In questo paratesto il critico sovietico difende inoltre il curriculum politico dello scrittore, che, come Zola, fu coraggioso difensore di Dreyfus, e che nel suo romanzo “sostenne la rivoluzione francese” nonostante un testo che poteva sembrare, ammette il prefatore, ambiguo. Scrive infatti Lunačarskij: “Prima di tutto, [A.F] non cadde nel facile e spregevole genere letterario che spesso denigrava o derideva i sanguinosi giorni dell’apogeo della Rivoluzione francese. Né scivolò in quel tono di borghese orrore davanti al crepuscolo cremisi del Terrore che, ad esempio, rovina il celebre romanzo di Dickens Racconto di due città”. L’ex Narkompros sottolinea poi come Anatole France fosse “pieno di grande rispetto per la rivoluzione e i rivoluzionari.[…]” e che in particolare a partire dal caso Dreyfus “divenne un sincero amico del socialismo, non solo inteso come sistema di vita, ma anche come idea rivoluzionaria, e cominciò a propendere fortemente per l’idea che senza la rivolta, senza la violenza delle masse, il mondo borghese marcio e sporco, del quale lo scrittore era sempre più deluso, non potesse essere più sanato”. Al contempo, ben consapevole di alcuni passaggi molto espliciti del libro nei confronti della furia cieca e ottusa della ghigliottina nelle persecuzioni dei ‘controrivoluzionari’, Lunačarskij si affretta a sottolineare quanto fossero differenti le due rivoluzioni (quella borghese, del 1789, che collassò e implose a causa “delle sue stesse contraddizioni interne, e quella proletaria, gloriosa, dell’Ottobre 1917”); scrive Lunačarskij, che se anche vi sono delle critiche all’assetto rivoluzionario, “questo non significa affatto che Anatole France considerasse illusori gli ideali di un ordine sociale più perfetto. È necessario mettere in guardia il lettore dal trasferire in alcun modo i fatti descritti da Anatole France nel suo romanzo e i giudizi che egli esprime al riguardo, ad esempio, verso la nostra rivoluzione” (il corsivo è mio, A.C.), al contempo, è per lui urgente che il lettore sovietico non sovrapponga episodi, riferimenti, analogie, poiché potrebbe travisarne il significato: “Se qua e là saltano agli occhi paralleli esteriori tra gli avvenimenti dei primi anni dopo l’Ottobre e le scene della vita parigina pittorescamente raffigurate da Anatole France, questi paralleli restano tuttavia assai superficiali. In realtà, tra la Rivoluzione francese piccolo-borghese, tragicamente condannata alla sconfitta in virtù delle sue contraddizioni interne, e la nostra rivoluzione, che rappresenta un indubbio passaggio verso l’ultima e vittoriosa rivoluzione del proletariato mondiale, si stende un intero abisso”. Nel suo scritto Lunačarskij non indugia su queste eventuali ‘sovrapposizioni’, non cita nel dettaglio (prudentemente) i passi controversi e decide invece di tracciare un breve profilo dei personaggi più importanti, a partire dal protagonista Évariste Gamelin, il giudice fanatico e giovane, ammiratore di Robespierre, di cui apprezza il valore tragico, e al contempo ne difende l’operato, anche quando Gamelin fa condannare a morte il presunto amante della sua bella, il ‘nobile’ Maubel (in realtà, si tratta di un errore giudiziario e verrà condannata la persona sbagliata): “Il comportamento di Gamelin nei confronti di Maubel è una macchia sul suo onore. È vero che Anatole France probabilmente ha voluto mostrare con ciò che persino il più giusto tra i giusti, diventando giudice (figura in generale detestata dallo scrittore) si sottomette naturalmente alla pratica ripugnante del sanzionare i suoi simili, ma può anche facilmente, quasi senza rendersene conto, usare il proprio potere giudiziario a fini personali”; afferma però il critico sovietico, in un tentativo di difesa del personaggio, che in questo caso il comportamento di Gamelin, anche condannando di fatto un innocente, poiché era rivolto “alla condanna di un membro dell’aristocrazia controrivoluzionaria” era in ogni caso “ideologicamente corretto”, e in definitiva, dal suo punto di vista di giudice della Rivoluzione, giusto. Al contrario Lunačarskij deve criticare il nobile decaduto, coltissimo epicureista Brotteaux: ateo, “altamente morale”, dignitoso e sereno sino alla sua fine al patibolo (ex amico di Évariste, pur viene da lui condannato alla ghigliottina). Brotteaux, è un personaggio complesso di cui Lunačarskij non nega affatto il valore artistico, ne parla come di un “eroe possente, e come fuori dalla storia”, e ne capisce il potenziale nel catturare le simpatie dei lettori: “non c’è dubbio inoltre che molti preferiranno Brotteaux”, ma, vista la sua provenienza sociale, deve essere condannato: “ma noi non ne siamo convinti. Ci sono affini le passioni rivoluzionarie, e Brotteaux ci appare come una figura poco virile, una sorta di eunuco storico, che scivola sopra la vita come una nuvola, senza cambiarla in nulla, senza toccarla in alcun modo. Tuttavia bisogna rendere giustizia ad Anatole France: la figura di Brotteaux, di per sé, è delineata con una definizione classica e con una straordinaria raffinatezza culturale, senza la quale non sarebbe stato possibile accingersi alla creazione di un personaggio di una tale eccezionale forza di pensiero e di così vasta erudizione”. Al contempo, Lunačarskij ammette in qualche modo la bidimensionalità del personaggio di Gamelin, che definisce duro, insensibile [čerstvyj] e limitato [uzok]. In conclusione rimarca il valore di verità di questo romanzo (non usa la parola ‘realizm’, o ‘realist’, ma ‘pravdivyj’), anche nel raccontare i sentimenti antirivoluzionari di alcuni membri del popolo, come la giovane prostituta Athenaïs, che nel romanzo, descritta da Anatole France “degna come una regina” al momento di salire sul patibolo, prima di morire urla davanti alla folla “vive le roi!”. Lunačarskij non condanna questo comportamento, ma lo contestualizza, lo ritiene appunto verosimile perché dovuto all’ “ignoranza della giovane,” e al fatto che durante gli ultimi anni della rivoluzione spesso le classi più basse erano “annichilite dalla mancanza di viveri e da molte vessazioni”, per cui ridivenivano monarchiche “per spirito di contraddizione”; Per il critico sovietico il romanzo ha il valore storico-letterario di un’opera che racconta la rivoluzione francese, ed è da mediare all’interno del contesto culturale sovietico (v. il suo intervento in D102) perché si tratta di una raffinata analisi di uno “spettacolo tragico che lo scrittore fa riflettere nel suo “nitido specchio concentratore” (“v ego čistom i koncentrirujuščem zerkale”). Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Anatol' Frans. Polnoe sobranie sočinenij. pod red. A.V. Lunačarskogo - T. XIII - GICHL Moskva-Leningrad - pp. 5-12

Tipologia di paratesto: Introduzione

Autore del paratesto: Lunačarskij Anatolij Vasil’evič

Profilo autore del paratesto: Anatolij Vasil'evič Lunačarskij (1875-1933) fu dal 1917 al 1929 Commissario del popolo per l'Istruzione; scrittore e drammaturgo, si distinse anche come critico letterario e teatrale, traduttore e storico dell'arte. Membro del POSDR dal 1895, aderì alla corrente bolscevica nel 1903 e partecipò attivamente alla rivoluzione del 1905-1907 e a quella d'Ottobre. Arresti ed esili ne segnarono i primi anni di militanza, durante i quali iniziò anche un'intensa attività giornalistica e critica. Collaborò a testate bolsceviche come "Proletarij" e "Vperëd", fu vicino ad Aleksandr Bogdanov e, seppur legato a Lenin, entrò presto in conflitto con lui sul piano filosofico e politico. Nel 1909 fu tra i fondatori del gruppo di estrema sinistra "Vperëd" e partecipò all'organizzazione di scuole di partito per operai russi a Capri e a Bologna. Negli anni precedenti la rivoluzione sviluppò una riflessione sul rapporto tra marxismo e religione, nota come "costruzione di Dio" (bogostroitel'stvo), esposta nei due volumi di Religija i socializm (Religione e socialismo, 1908-1911), dove sosteneva l'esigenza di affiancare alla dimensione scientifica del marxismo anche una componente etica ed estetica.
Accanto alla militanza politica, Lunačarskij coltivò sempre la scrittura e la critica letteraria. Autore di drammi a sfondo simbolico e religioso come Ivan v raju (Ivan in paradiso, 1920) e di un grande progetto di teatro storico, Oliver Kromvel' (Oliver Cromwell, 1920), dedicò numerosi saggi a Shakespeare, Goethe e ai classici russi ed europei, interpretati alla luce del marxismo. Fu direttore della sezione artistica della rivista "Obrazovanie" (1906-1908) e collaborò come recensore di letteratura dell'Europa occidentale, distinguendosi per le sue posizioni contro lo sciovinismo culturale.
Dopo la Rivoluzione d'Ottobre entrò a far parte del Consiglio dei Commissari del popolo e assunse la direzione del Narkompros, incarico che mantenne fino al 1929. In questa veste difese il patrimonio storico-artistico, incoraggiò l'editoria e la diffusione della lettura, e sostenne la traduzione dei classici mondiali attraverso il progetto di "Vsemirnaja literatura" (Letteratura universale), diretto da Gor'kij. Fu un mediatore fra Partito e intelligencija, difendendo spesso artisti e scrittori dalle repressioni e mantenendo un atteggiamento inclusivo verso differenti correnti culturali.
Negli anni successivi ricoprì altri incarichi culturali di primo piano: diresse l'Istituto di letteratura e lingua dell'Accademia comunista, l'Istituto di letteratura russa dell'Accademia delle Scienze e fu tra i curatori della Literaturnaja ėnciklopedija (Enciclopedia letteraria). Intrattenne rapporti con scrittori e intellettuali europei come Romain Rolland, George Bernard Shaw, Bertolt Brecht e H. G. Wells, divenendo una figura di spicco anche sulla scena culturale internazionale.
Nel settembre 1933 fu nominato rappresentante plenipotenziario dell'URSS in Spagna, ma non poté assumere l'incarico per motivi di salute. Morì di angina pectoris a Mentone, in Francia, nel dicembre dello stesso anno, durante il viaggio verso la sua nuova sede diplomatica.

Ilaria Aletto

Bibliografia: R. Boer, God in the World: Lenin, Hegel, and the God-Builders, "The Heythrop Journal ", 60 (2019), pp. 341-547; Ju.B. Borev, Lunačarskij, M., Molodaja gvardija, 2010; Al. Dejč, Lunačarskij, in Kratkaja literaturnaja ėnciklopedija, 1962-1978, A.A. Surkov (gl. red.), Moskva, Sov. ėncikl., 1967, t. 4, pp. 448-453; S. Fitzpatrick, The Commissariat of Enlightenment: Soviet Organization of Education and the Arts under Lunacharsky. October 1917-1921, Cambridge, Cambridge University Press, 1970; Lunačarskij, in Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011, t. 18, pp. 139-140; Lunačarskij, in Literaturnaja ėnciklopedija: V 11 tt., 1929-1939, A.V. Lunačarskij (otv. red.), Moskva, OGIZ RSFSR, Gos. slovarno-ėncikl. izd-vo "Sov. ėncikl.", 1932, t. 6, coll. 626-635., t. 18, pp. 139-140;

Data del paratesto: 1931

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Les dieux ont soif

Data dell'opera originale: 1912

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: France Anatole

Profilo autore del testo originale: Anatole France, pseudonimo di François-Anatole Thibault, (Parigi 1844 - Parigi 1924). Figlio di un libraio specializzato in testi della Rivoluzione francese, crebbe in un ambiente permeato di cultura storica e spirito critico, elementi che segnarono profondamente la sua formazione intellettuale. Dopo un'educazione classica, iniziò la carriera come bibliotecario e giornalista, affermandosi progressivamente come uno degli scrittori più raffinati della Terza Repubblica. La sua opera letteraria annovera dai romanzi come Le Crime de Sylvestre Bonnard (1881), che gli valse un grande successo, a romanzi storici come Les dieux ont soif (1912), a testi filosofici e satirici come L'Île des Pingouins (1908), feroce allegoria della storia e delle istituzioni occidentali. Negli anni della maturità, Anatole France assunse un ruolo pubblico sempre più marcato. Fu protagonista dell'affaire Dreyfus, schierandosi apertamente a favore dell'innocenza dell'accusato e difendendo i valori di giustizia, laicità e razionalismo. Questo impegno lo portò ad avvicinarsi progressivamente a posizioni socialiste e pacifiste, pur mantenendo una visione tendenzialmente umanistica e non dogmatica. I rapporti di Anatole France con la Russia furono soprattutto di natura culturale e ideologica. Ammirato dagli intellettuali russi già alla fine dell'Ottocento, fu letto e discusso negli ambienti progressisti e rivoluzionari. Dopo la Rivoluzione russa del 1917, France guardò con simpatia all'evento, interpretandolo come una risposta storica alle ingiustizie sociali e all'autocrazia zarista. Pur non aderendo mai al comunismo, espresse pubblicamente il proprio sostegno alla giovane Russia sovietica, in particolare contro l'intervento militare delle potenze occidentali. Negli ultimi anni di vita, Anatole France divenne una figura di riferimento morale per il mondo sovietico: le sue opere furono tradotte e diffuse in URSS, e il suo nome associato a un ideale di intellettuale impegnato e progressista. Nel 1921 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura.

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Bogi žaždut

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – GICHL

Nome traduttore: Livšic Benedikt Kostantinovič

Profilo traduttore: Benedikt Konstantinovič Livšic (originariamente Benedikt Nachmanovič) Odessa 1886 - Leningrado, 1938. Fu un poeta, traduttore e studioso del futurismo russo. Arrestato durante la repressione staliniana, fu fucilato nel 1938, e riabilitato solo nel 1957.

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1931

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