Fridrich Engel’s o Bal’zake [P150]
Collocazione paratesto: Neizdannaja perepiska Engel'sa s Margaret Garknes - "Literaturnoe nasledstvo" N. 2 - Žurnal'no-gazetnoe ob''edinenie - RAPP e Komakademija - Moskva - pp. 1; 5-14
Tipologia di paratesto: Introduzione e commento
Autore del paratesto: Šiller Franc Petrovič
Profilo autore del paratesto: Franc Petrovič Šiller (o Schiller, 29 ottobre 1898 - 22 giugno 1955) è stato un letterato, professore universitario sovietico, specialista in letteratura tedesca e della teoria del marxismo. Franc Šiller nacque in una famiglia di contadini nel villaggio di Tonkošurka (oggi nella regione di Saratov). Nel 1917 completò il quarto anno del seminario di Teologia e superò l'esame per diventare insegnante di scuola elementare; lavorò come insegnante sino al 1921, dopodiché si iscrisse al secondo anno dell'Università statale di Mosca, facoltà di letteratura e filologia. Dopo la laurea approfondì gli studi in Germania e nel 1929 ricevette il titolo di docente universitario, assumendo la direzione del Dipartimento di letteratura presso l'Università di Mosca (MGU2). Šiller fu anche responsabile del Dipartimento di letteratura occidentale dell'Istituto di letteratura mondiale intitolato ad A. M. Gorkij e collaborò con l'Istituto Marx-Engels-Lenin di Mosca, che si occupava di studiare e pubblicare il lascito dei celebri teorici del marxismo, tra gli altri scritti, nel 1934 pubblicò la monografia Engel's kak literaturnyj kritik (GICHL: Leningrad: 1933). Nel 1936 Šiller conseguì il titolo accademico di 'doktor nauk', pubblicò una Storia delle letterature occidentali moderne (Istoria zapadnoevropejskich literatur novogo vremeni, GICHL: Mosca, 1935-1937), ma nel 1938 cadde vittima delle repressioni staliniane. Dopo il rilascio, avvenuto solo nel 1946, lavorò come insegnante di tedesco in una scuola nella regione di Omsk. Fu riabilitato nel 1990.
Data del paratesto: 1932
Direttive paratesto:
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: N/A
Data dell'opera originale: 1829-1850
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de
Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: N/A
Collocazione traduzione: Moskva – Žur.-gaz. ob''edinenie
Nome traduttore: N/A
Profilo traduttore: N/A
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1932
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Questo testo non è, né per sua natura, né per l’argomento trattato, un ‘paratesto’ vero e proprio alle opere di Balzac, si tratta però di una pubblicazione imprescindibile, e occorre citarla e riproporla al lettore, visto il carattere fondativo che ha nel processo di ‘canonizzazione’ del Balzac-sovietico di cui si diceva in P149. Nel 1932-1933, nel contesto di un mastodontico lavoro di ricerca e filologico-testuale su una mole di materiali originali di Marx ed Engels, conservati a Mosca e studiati dall’Istituto Marx-Engels-Lenin, furono pubblicati per la prima volta molti degli scritti dei due teorici; tra questi, nel 1932 il professor Franc Šiller, germanista, pubblicò per la prima volta in assoluto la lettera (in bozza) di Friedrich Engels alla scrittrice inglese Margaret Harkness (1888). Essa comparve su “Literaturnoe nasledstvso” in collaborazione con RAPP (in pieno periodo di discussione sulla partiinost’ [‘spirito di partito’] in letteratura, v. D104). Si tratta di un testo, nella sua traduzione russa, in cui Engels come noto dava una sua concezione del realismo letterario, e in cui citava, come esempio, proprio le opere di Balzac. Per i sovietici fu un documento fondamentale, citato migliaia di volte in tutta la critica successiva. La lettera di Engels ad Harkness venne corredata di una breve introduzione a cura dell’Istituto, in cui si dice che è “ben noto quanto Marx apprezzasse le opere di Balzac, tanto da pianificare un libro sullo scrittore francese una volta terminato il Capitale […] la lettera ad Harkness dimostra come anche Engels, considerando Balzac un grande scrittore realista [krupnyj chudožnik realist] ammette di aver potuto meglio capire grazie ai suoi scritti la sua epoca ‘più di tutti gli storici professionisti, economisti e studiosi di statistica messi insieme'”; Oltre a detta introduzione, Franc Šiller, curatore della pubblicazione, firma un lungo commento in calce alla traduzione russa della lettera, in cui approfondisce il ruolo di Balzac e del realismo in letteratura, isolandone in particolare gli aspetti più importanti, che verranno poi sempre citati dai critici sovietici da qui in avanti. Prima di occuparci del commento di Šiller si riporta di seguito, per pura comodità del lettore, il passo della lettera di Engels in cui si parla del realismo (La traduzione in italiano, a partire dal testo russo – a sua volta una traduzione – è mia, A.C.): “Il realismo a cui mi riferivo si manifesta anche a prescindere dalle opinioni dell’autore. Permettetemi di fare un esempio. Balzac, che considero un artista realista molto più importante di tutti i Zola del passato, del presente e del futuro, nella sua Comédie humaine ci offre la più straordinaria storia realistica della ‘società’ francese, descrivendone sotto forma di cronaca i costumi, anno dopo anno, dal 1816 al 1848, e la pressione sempre più forte della borghesia emergente sulla società nobiliare, che si era ripresa dopo il 1815, e aveva ripristinato, per quanto possibile (tant bien que mal), il vessillo della vecchia politica francese. Balzac descrive come gli ultimi resti di questa società, per lui esemplare, siano gradualmente scomparsi sotto l’assalto di volgari parvenu o siano stati da lui corrotti; come la grande dame, i cui tradimenti coniugali erano solo un modo per difendersi, del tutto adeguato alla posizione che era le stata assegnata nel matrimonio, cedette il posto alla donna borghese, che acquista un marito per denaro o per abiti eleganti; attorno a questo quadro centrale egli raggruppa tutta la storia della società francese, dalla quale ho imparato, anche in termini di dettagli economici (ad esempio la ridistribuzione della proprietà reale e personale dopo la rivoluzione), più che dai libri di tutti gli storici, gli economisti e gli statistici professionisti di quel periodo messi insieme. Certo, Balzac era politicamente legittimista. La sua grande opera è un’elegia incessante sul crollo irreparabile dell’alta società; le sue simpatie sono dalla parte di una classe condannata all’estinzione. Ma nonostante tutto ciò, la sua satira non è mai stata più acuta, la sua ironia più amara, di quando fa agire aristocratici, uomini e donne, per i quali prova profonda simpatia. […] Il fatto che Balzac sia stato costretto a superare le proprie simpatie di classe e ad andare contro i propri pregiudizi politici, il fatto che egli riuscisse a vedere [termine sottolineato nel testo russo, ndr] l’inevitabilità della fine dei suoi amati aristocratici, e li descrivesse comunque come persone che non meritavano un destino migliore, questo è ciò che ritengo essere una delle grandi vittorie del realismo, una delle più grandi caratteristiche del vecchio Balzac”. Commento di F. Šiller al testo di Engels: lo studioso comincia il suo commento inquadrando e contrapponendo i concetti di realismo e romanticismo, affermando che la lettera di Engels a Miss Harkness confermava nuovamente le posizioni di Marx sulla letteratura già affrontate in altre opere dai teorici ed espresse in particolare in forma sistematica nella disputa con Lassalle, in particolare nella contrapposizione tra ‘shakespearizzazione’ e ‘schillerizzazione’. Come ricorda Šiller-studioso sovietico, la questione riguardante il primato di Shakespeare su Schiller-drammaturgo romantico aveva un significato profondo e fondamentale dal punto di vista socio-politico, poiché “per il tardo Schiller l’eroe dell’opera era il portavoce di un’idea ‘soggettiva’ e ‘astratta’; per lui la ‘lotta’ si esprimeva in duelli falsamente patetici […] Schiller, che in quel periodo (Don Carlos) guardava al monarca illuminato come unica soluzione della questione sociale ‘dall’alto’, non riusciva a vedere nelle grandi masse il motore dello sviluppo sociale, non notava la lotta di classe ,e quindi cercava una facile via d’uscita nell’ ‘etico’, nel ‘soggettivo-morale’. A questa schillerizzazione Marx ed Engels contrappongono una rappresentazione realistica della lotta storica delle grandi masse popolari come lotta di classe, così come realmente avvenne”. Per lo studioso sovietico essi esigono che la letteratura “descriva questa lotta in modo tale da rivelarne le reali forze motrici e i conflitti storici di classe, senza limitarsi a un pathos soggettivo-retorico. E se Marx vede elementi di questo approccio nel metodo di Shakespeare e chiede a Lassalle una “maggiore shakespearizzazione”, Engels, nella sua lettera a Lassalle del 18 maggio 1859, sottolinea che l’uomo non è caratterizzato solo da ciò che fa, ma anche da come lo fa”. Per lo studioso sovietico, che ripercorre questo snodo fondamentale nella rivalità tra Shakespeare e Schiller, il contrasto non è casuale e ha che fare direttamente con “due metodi creativi nella letteratura borghese”, quello dell’idealizzazione soggettivistica (che a suo avviso distorce in larga misura il corso oggettivo della lotta di classe), contrapposto al “realismo” che per Franc Šiller “svela – per quanto possibile con un metodo creativo borghese, poiché anche questo realismo è in definitiva idealistico – le contraddizioni interne dello sviluppo capitalistico“. Da questo presupposto lo studioso passa all’analisi del realismo letterario: per lui proprio questa “audace e schietta rivelazione delle contraddizioni interne inerenti alla società capitalistica, questo ‘strappo delle maschere’, era ciò che Marx ed Engels apprezzavano così tanto nel realismo borghese e piccolo-borghese”. Era fondamentale una rappresentazione veritiera delle contraddizioni sociali del capitalismo grazie alla enorme “capacità conoscitiva della letteratura realistica borghese,” in opposizione ad una letteratura vaga e “soggettivamente idealistica” ereditata da un romanticismo stantio. ed è per questo che esortano gli scrittori socialisti del loro tempo a imparare qualcosa da Balzac. Al contempo Šiller mette in guardia però contro le semplicistiche attualizzazioni di questo motodo, chiarendo che “non bisogna pensare che Marx ed Engels valutassero il metodo creativo di Balzac o Dickens come un metodo di materialismo dialettico, un metodo di letteratura proletaria: no, la valutazione dell’opera di Balzac da parte di Engels mostra chiaramente che si tratta semplicemente di un parallelo storico, per cui l’artista proletario deve, partendo dal metodo del materialismo dialettico, dare un’immagine della lotta della classe operaia contro il capitalismo con la stessa forza realistica con cui Balzac aveva applicato il suo metodo del realismo borghese per rappresentare la lotta della borghesia contro la nobiltà”. Da qui è possibile passare per lo studioso sovietico al punto successivo, quello riguardante il mirovozzrenie [visione del mondo] di Balzac e sua importanza contemporanea. Si tratta di uno snodo teorico e metodologico massicciamente discusso nella critica sovietica a partire da questo momento, in cui si dibatteva sul tema ‘arte e socialismo’ (D103), e centrale almeno fino alla metà degli anni Trenta (con la battaglia del “Literaturnyj kritik” contro il “il volgare approccio sociologico” o “volgare sociologia”), e con un picco di discussione critica proprio tra il 1933 e il 1935 (si v. qui in particolare P153, P154); per Šiller in realtà il focus della questione non pone particolari problemi, e può ammettere con facilità, sulla scorta di Engels stesso nella lettera ad Harkness, che “nonostante la positiva valutazione dell’opera di Balzac, né Marx né Engels fingevano di non vedere che Balzac fosse, per la sua visione del mondo, un monarchico e un legittimista”, ma sottolinea come per Engels “nonostante tutto ciò, la satira di Balzac non è mai stata più acuta, la sua ironia più amara, di quando fa agire aristocratici, uomini e donne, per i quali prova pure una profonda simpatia”. Certo Šiller ricorda anche qualche simpatia (inconscia?) democratica del Balzac, perché, come asseriva Engels “Le uniche persone di cui parla con palese ammirazione sono i suoi antagonisti più accesi, gli eroi repubblicani del Cloître Saint-Merry, persone che in quel periodo (1830-1836) erano davvero rappresentanti delle masse popolari”. Per Šiller (e per Engels) era in ogni caso centrale il fatto che Balzac “fosse costretto ad andare contro le proprie simpatie di classe e i propri pregiudizi politici, che vedesse (il verbo ‘vedere’ è sottolineato sia nella trascrizione della lettera di Engels, sia nel paratesto di Šiller, ed è una parola chiave fondamentale in questo testo) l’inevitabilità della caduta dei suoi amati aristocratici e li descrivesse come persone che non meritavano un destino migliore“; al contempo Balzac per Engels riusciva invece a “vedere gli autentici ‘uomini del futuro’, là dove, a quel tempo, era possibile trovarli” considerando ciò “una delle più grandi vittorie del realismo e una delle più grandi peculiarità di Balzac”. Per Šiller dunque la valutazione della visione del mondo e della creatività artistica di Balzac da parte di Marx ed Engels ha un significato metodologico estremamente importante: egli sottolinea come i due filosofi “non separano Balzac-pensatore dal Balzac-artista, non contrappongono la visione soggettiva dell’artista all’oggettività della sua rappresentazione, come hanno fatto e continuano a fare molti critici della II Internazionale e letterati borghesi. Engels considera rivoluzionario il realismo di Balzac perché Balzac, nonostante le sue simpatie legittimiste, vedeva l’inevitabilità della fine della nobiltà e vedeva le ‘autentiche persone del futuro’, i rappresentanti delle masse popolari del 1830-1836.”. Šiller mette anche in guardia contro interpretazioni errate di questo punto teorico decisivo, e ricorda che sia in terra sovietica che all’estero, molti cercavano erroneamente di ‘appropriarsi’ di Balzac a seconda delle idee politiche di cui erano portatori: “di solito questi critici fanno di Balzac un ‘rivoluzionario’, persino un ‘socialista’, indipendentemente dalla sua visione del mondo, separano il pensatore dall’artista e quasi tutti ragionano in questo modo: secondo la sua visione del mondo, Balzac era un reazionario, mentre secondo la sua produzione artistica era un inconsapevole”. Conclusione: Šiller ricorda, citando un passo che sarà spesso ripreso dalla critica sovietica, che Engels considerava Balzac “un artista realista molto più grande di tutti i Zola del passato, del presente e del futuro”, proprio perché il realismo di Zola era già in larga misura un realismo troppo ‘conciliante’, che “distorceva le reali forze motrici della lotta di classe, specialmente a fine Ottocento, periodo in cui si acuiva la lotta del proletariato contro la borghesia”. In conclusione per il critico la lettera di Engels ad Harkness conferma ancora una volta “la correttezza della posizione di Marx, Engels e Lenin sulla centrale questione dell’ eredità culturale del passato”, che acquista particolare interesse anche per la critica sovietica che in quegli anni si chiedeva “cosa imparare dai classici”. Per Šiller, a partire dalla valutazione diretta dell’opera di Balzac data da Engels “si deduce chiaramente che egli dovrebbe occupare uno dei primi posti tra i classici letterari della borghesia”. Ricordiamo in chiusura che lo studioso riprenderà questi argomenti amche l’anno successivo, nel lungo articolo Marks i mirovaja literatura [Marx e la letteratura mondiale], pubblicato sul “Literaturnyj Kritik” (N.4 1933, pp. 22–38).
Alessandra Carbone