Titolo paratesto [Codice paratesto]:

K voprosu o vzgljadach Marksa na iskusstvo [P152]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

In questo libello Lifšic ripercorre l’opinione di Marx sull’arte e sulla letteratura; si segnala qui un passo che riguarda Marx e Balzac; sempre nel contesto delle discussioni su letteratura e socialismo (D108, D111, D133), Lifšic cita Paul Lafargue e ricorda che “Marx metteva al primo posto Cervantes e Balzac, e aveva persino intenzione di scrivere un articolo critico o un libro su Balzac dopo aver terminato i suoi lavori di economia”. Il critico ricorda poi che secondo Marx lo scrittore francese non era solo un cronista della sua epoca, ma anche “il creatore di quei prototipi che sotto Louis-Philippe erano ancora allo stato embrionale e che raggiunsero il loro sviluppo solo in seguito, sotto Napoleone III (Lafargue)”. La corrispondenza di Marx ed Engels, sottolinea Lifšic “rivela questo enorme interesse per Balzac, i cui romanzi sono considerati quasi alla pari del Manifesto del Partito Comunista” e ricorda le opere che il filosofo ed economista riteneva superiori: Le chef-d’oeuvre inconnu e Melmoth reconcilié di Balzac sono per Marx “due piccoli capolavori, pieni di eccellente ironia”. Lifšic ricorda poi con quale trionfo e soddisfazione Marx comunicava ad Engels i primi abbozzi della teoria del plusvalore che egli aveva rinvenuto ne Le curé du village di Balzac. Scrive il critico sovietico: “I romanzi di Balzac erano per Marx l’espressione dei rapporti oggettivi e della psicologia di un’intera epoca. La franchezza con cui questi romanzi descrivono i rapporti sociali borghesi contiene in sé una critica implicita degli stessi. In questo senso Balzac è simile ai classici dell’economia politica, ma in lui ci sono anche molti elementi di critica consapevole al capitalismo” (p. 126-127).

Collocazione paratesto: K voprosu o vzgljadach Marksa na iskusstvo - Goslitizdat - Moskva-Leningrad - pp. 126-127

Tipologia di paratesto: Monografia

Autore del paratesto: Lifšic Michail Aleksandrovič

Profilo autore del paratesto: Lifšic Michail Aleksandrovič (Melitopol', 1905 - Mosca, 1983). Filosofo, teorico dell'estetica ed esegeta di Hegel. Sviluppò la teoria marxista del riflesso e polemizzò negli anni Trenta con i rappresentanti della cosiddetta "sociologia volgare" di Vladimir Friče.
Nel 1920 scoprì l'opera di Lenin Materialismo ed empiriocriticismo, che lo segnò profondamente e lo rese un seguace fedele del materialismo dialettico. Nel 1922 si trasferì a Mosca e nel 1923 si iscrisse alla VChUTEMAS (Scuola Superiore d'Arte e Tecnica), dove, inizialmente ammiratore dell'avanguardia, si convertì ben presto al realismo classico. Nel 1925 abbandonò gli studi senza lasciare l'istituto: iniziò a tenervi seminari di filosofia marxista e nel 1929 ottenne la cattedra di Scienze Sociali, svolgendo anche il ruolo di assistente presso il Dipartimento di Materialismo Dialettico.
Parallelamente, approfondì la dialettica hegeliana in prospettiva marxista e l'estetica di Marx, tentando di ricostruirne un unico sistema a partire dalle sue tesi sparse sull'arte. Criticò aspramente le interpretazioni sovietiche dell'estetica marxista degli anni Venti, respingendo l'idea che Marx riducesse il valore dell'arte ai fattori economici e alla lotta di classe. Difese i concetti di bellezza e verità assoluta contro ogni relativismo, venendo pertanto accusato di idealismo e di alterazione del pensiero leniniano.
I frutti di queste ricerche confluirono nelle antologie da lui curate: Marx i Engel's ob iskusstve (Marx ed Engels sull'arte, 1937) e Lenin o kul'ture i iskusstve (Lenin sulla cultura e sull'arte, 1938). Lasciò la VChUTEMAS per essere assunto all'Istituto di Marx ed Engels, dove lavorò fino al 1933 dedicandosi a ricerche filologiche sui manoscritti dei fondatori del comunismo.
Tra il 1932 e il 1935 tenne corsi presso l'Institut Krasnoj Professury; curò la collana "Classici del pensiero estetico" (opere di Vico, Goethe, Schiller, Winckelmann); fu caporedattore della collana di letteratura tedesca per la casa editrice Academia e, tra il 1938 e il 1941, della collana "Žizn' zamečatel'nych ljudej" (Vite di uomini illustri).
Nel 1930 strinse un'importante amicizia con György Lukács, esercitando una forte influenza sui suoi lavori degli anni Trenta. Sebbene dopo il 1945 i loro percorsi filosofici divergessero, lo scambio epistolare tra i due continuò fino al 1970.
Negli anni Trenta Lifšic, insieme a critici come Elena Usievič e lo stesso Lukács, condusse sulle pagine della rivista "Literaturnyj kritik" una battaglia contro i seguaci di Friče e di Pereverzev. Il periodico fu accusato di posizioni antimaterialiste e venne chiuso nel 1940.
Dopo la guerra, nel 1948, Lifšic discusse una tesi di dottorato su "Karl Marx e le questioni della storia della letteratura", senza però ottenere il titolo. Dal 1946 insegnò in diversi atenei moscoviti, ma nel 1949 fu licenziato in quanto ebreo durante la campagna antisemita contro i "cosmopoliti", sopravvivendo grazie al ritorno alla pittura. Nel 1953, in un intervento di Aleksandr Fadeev che rientrava nelle purghe antisemite del tardo stalinismo, fu attaccato per aver propagandato la "reazionaria" teoria storica di Vico, elogiata da Spengler, definito "ideologo del capitalismo".
Dopo la morte di Stalin la sua situazione migliorò: ottenne finalmente il titolo di dottore di ricerca e lavorò presso l'Istituto di Storia dell'Accademia delle Scienze dell'URSS. Negli anni Cinquanta si oppose con veemenza alle tendenze moderniste nell'arte, guadagnandosi una reputazione di reazionario oscurantista. Fino agli anni Ottanta continuò a pubblicare saggi fortemente polemici, rivolti sia ai dissidenti sia ai funzionari di partito, rimanendo una figura controversa anche dopo la morte.

Bibliografia: V. Arslanov, A. Lagurev, Michail Lifšic, Sankt-Peterburg, Umozrenie, 2021; D'ërd' Lukač i ego "moskovskij krug". D'ërd' Lukač, Igor' Sac, Elena Usievič i Michail Lifšic v perepiske, Moskva, Vladimir Dal', 2025; RGALI. F. 631, op. 16, ed.chr. 395; op. 39, ed.chr. 3434; f. 681, op. 1, ed. chr. 1456.

Kristina Landa

Data del paratesto: 1933

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: N/A

Data dell'opera originale: 1829-1850

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de

Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: N/A

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – GICHL

Nome traduttore: N/A

Profilo traduttore: N/A

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1933

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