Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Intellektual’nyj oblik literaturnogo geroja [P155]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Secondo György Lukács, i grandi capolavori della letteratura mondiale si distinguono per la profonda elaborazione dell’aspetto intellettuale dei personaggi. Quando questo elemento viene meno – come accade, a suo giudizio, nella letteratura borghese moderna – si osserva un inevitabile declino artistico: una caratterizzazione che trascura la visione del mondo del personaggio risulta necessariamente incompleta. Lukács sostiene che l’estremo soggettivismo della letteratura borghese più recente non contraddice affatto il suo ideale generale di mediocrità. Pur ricorrendo a mezzi espressivi sempre più complessi, questi servono unicamente a fissare ciò che è momentaneo, privato e irrilevante nella vita interiore, senza alcuna capacità di cogliere l’essenza dell’epoca dei grandi movimenti storici. Da ciò deriva una tendenza complessiva a enfatizzare l’effimero, individualizzare il fugace e banalizzare i problemi sociali più urgenti. Anche la letteratura sovietica – sviluppatasi in un contesto di generale declino della cultura borghese – può mostrare tracce delle influenze negative delle correnti artistiche dell’epoca imperialista, sia sul piano teorico sia su quello creativo. Per Lukács, solo un’autentica cultura artistica, capace di percepire in modo più profondo e non schematico il nesso tra individuo e società, può aiutare gli scrittori a superare gli angusti limiti della mediocrità e a descrivere i fenomeni eccezionali e progressivi che la realtà socialista produce in abbondanza. Il modello rimane quello dei grandi realisti del passato – Shakespeare, Goethe, Balzac – i cui personaggi costituiscono un’unità vivente, dall’esistenza fisica alle aspirazioni più sottili del pensiero, un’unità dinamica e contraddittoria che dà alle opere una ricchezza pari alla complessità del reale. La frammentazione “puntinistica” (p. 48) della letteratura successiva, al contrario, non rappresenta che una maschera dietro cui si cela la povertà di contenuto delle correnti borghesi moderne. In questo vi è coerenza con la critica al formalismo di tutto quel periodo, e in particolare del 1936 (D129). Si segnala che di Lukács è anche l’articolo Rasskaz ili opisanie [Racconto o descrizione], sempre pubblicato su “Literaturnyj Kritik” (1936 n. 8, pp. 44-67), in cui si analizzano diversi esempi di descrizioni a partire da Illusions perdues (Lucien de Rubempré), in comparazione con lo stile di Walter Scott.

Ilaria Aletto, Maria Zavyalova, Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: "Literaturnyj kritik" [rivista], 3 - pp. 12-48

Tipologia di paratesto: Articolo

Autore del paratesto: Lukács György

Profilo autore del paratesto: György Lukács (György Bernát Löwinger; 1885, Budapest - 1971, Budapest), filosofo, teorico della letteratura e critico ungherese, una delle figure centrali della storia intellettuale del Novecento.
Nato in una famiglia dell'alta borghesia finanziaria, studia diritto e filosofia a Budapest, Berlino e Kolozsvár (oggi Cluj-Napoca). Tra il 1906 e il 1910 vive prevalentemente a Berlino, dove segue le lezioni di Wilhelm Dilthey ed entra in contatto con l'ambiente intellettuale legato a Georg Simmel. A questa fase appartiene la sua prima produzione, ancora inserita nell'orizzonte dell'idealismo e della Lebensphilosophie, che comprende A modern dráma fejlődésének története (Storia dello sviluppo del dramma moderno, 1911) e la raccolta saggistica Lélek és a formák (Anima e forme, 1910).
Tra il 1912 e il 1917 soggiorna a Heidelberg, dove è attivo nel circolo di Max Weber. In questo periodo elabora un progetto, rimasto incompiuto, su Dostoevskij, dal quale prende tuttavia forma Die Theorie des Romans (Teoria del romanzo, 1916), in cui il romanzo è concepito come espressione paradigmatica della modernità, segnata dalla perdita di un orizzonte unitario di senso e dalla crisi dell'individuo.
Durante la Prima guerra mondiale partecipa a gruppi marxisti clandestini; nel 1918 aderisce al Partito comunista ungherese ed entra nel Comitato centrale. Nel 1919 ricopre incarichi di governo nella Repubblica Ungherese come vice-commissario e poi commissario del popolo all'istruzione. Dopo la caduta del regime emigra prima in Austria e poi in Germania, subendo diverse condanne in contumacia da parte del regime di Miklós Horthy.
Nel 1923 pubblica Geschichte und Klassenbewusstsein (Storia e coscienza di classe), opera fondamentale del marxismo del Novecento, che analizza il capitalismo come sistema di reificazione generalizzata e attribuisce al proletariato il ruolo di soggetto storico in grado di comprendere e trasformare la totalità sociale.
Negli anni Trenta Lukács si dedica soprattutto alla critica letteraria e all'estetica. Tra il 1933 e il 1945 vive a Mosca, dove lavora presso l'Istituto di Filosofia dell'Accademia delle Scienze dell'URSS e collabora alla rivista "Literaturnyj kritik" insieme a Michail Lifšic. In questo periodo elabora la teoria del "grande realismo", concepito come alternativa sia al formalismo sia alle avanguardie moderniste, e come strumento privilegiato di conoscenza della realtà storica. A questi anni risalgono studi quali Istoričeskij roman (Il romanzo storico, 1937), K istorii realizma (Per una storia del realismo, 1939), Gёte (Goethe, 1937) e Deutsche Literatur im Zeitalter des Imperialismus (La letteratura tedesca nell'epoca dell'imperialismo, 1945).
Dopo il rientro in Ungheria, nel 1945, è professore all'Università di Budapest, membro dell'Accademia ungherese delle scienze e deputato al parlamento. Nel 1956, durante la rivolta del Paese, entra nel governo di Imre Nagy come ministro della cultura; dopo la repressione viene detenuto in Romania fino al 1957.
Negli anni successivi si concentra sulla sistematizzazione del proprio pensiero filosofico. Tra le opere tarde si distinguono Die Zerstörung der Vernunft (La distruzione della ragione, 1954), dedicata alla critica dell'irrazionalismo nella filosofia europea moderna, e la monumentale Ästhetik (Estetica, voll. I-II, 1963). A queste si affianca lo scritto, incompiuto e pubblicato postumo, Zur Ontologie des gesellschaftlichen Seins (Ontologia dell'essere sociale).

Ilaria Aletto, Maria Zavyalova

Bibliografia: Lukács in questione. Storia e coscienza di classe cento anni dopo, R. Morani (a cura di), Napoli, Orthotes, 2024; A.N. Dmitriev, Marksizm bez proletariata: Georg Lukač i rannjaja Frankfurtskaja škola (1920-1930-e gg.), Sankt-Peterburg-Moskva, Evropejskij universitet v Sankt-Peterburge - Letnij sad, 2004; M. Lifšic, G. Lukács, Perepiska 1931-1970, Moskva, Grundrisse, 2011; M. Löwy, Georg Lukács. From Romanticism to Bolshevism, London-New York, Verso, 1979; Guido Oldrini, György Lukács e i problemi del marxismo del Novecento, Reggio Calabria, La Città del Sole, 2009; I.A. Sac, Lukač, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, A.A. Surkov (gl. red.), Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1967, t. 4, pp. 442-443; S.N. Zemljanoj, Lukač Dërd', in Bol'šaja rossijskaja ènciklopedija: naučno-obrazovatel'nyj portal, https://bigenc.ru/c/lukach-d-iord-91c9f1/?v=8051862, 08.08.2023 (consultato il 05.01.2026).

Data del paratesto: 1936

Author image:

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: N/A

Data dell'opera originale: 1829-1850

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de

Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura

Categoria autore: Autore

Author image:

Titolo traduzione russa del testo originale: N/A

Collocazione traduzione: Moskva

Nome traduttore: N/A

Profilo traduttore: N/A

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1936

Nuova ricerca
  • Paese dell'opera originale