Kak rabotal Bal’zak [P156]
Collocazione paratesto: Kak rabotal Bal'zak - Sovetskij pisatel' - Moskva
Tipologia di paratesto: Monografia
Autore del paratesto: Grifcov Boris Aleksandrovič
Profilo autore del paratesto: Grifcov Boris Aleksandrovič (1885, Vasil'ki - 1950, Mosca). Storico di letteratura, critico letterario, storico dell'arte, traduttore. Si laureò presso il Dipartimento di Filosofia della Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca nel 1909, proseguì gli studi in Germania e in Francia, quindi studiò l'arte e la cultura in Italia tra il 1910 e il 1914. Tra il 1907 e il 1910 tenne i corsi di Letteratura in una scuola per gli operai. Iniziò a pubblicare articoli sui periodici nel 1906, saggi lirici nel 1907, sostenendo il valore dell'arte individualista, antiutilitarista e irrazionale. Nel 1911 uscì il suo saggio dedicato ai filosofi russi Vasilij Rozanov, Dmitrij Merežkovskij e Lev Šestov, intriso di spirito antipositivista e di forti influenze simboliste. Nel 1918 Grifcov fu uno dei fondatori e docenti dell'Istituto di cultura italiana a Mosca. Nel 1923 pubblicò una monografia dedicata all'arte greca, nel 1927 un libro sulla teoria del romanzo (storia del genere letterario). Ai tempi sovietici veniva considerato uno degli studiosi più autorevoli delle opere di Honoré de Balzac. Lavorò come professore dell'Università Pedagogica Statale di Mosca, dell'Università Statale di Tver' e fu tra i fondatori dell'Università Linguistica Statale di Mosca. Tradusse in russo Giorgio Vasari, Romain Rolland, Honoré de Balzac, Marcel Proust, Gustave Flaubert; curò il grande dizionario russo-italiano del 1934 e pubblicò una monografia sul metodo artistico di Balzac nel 1937. Bibliografia: A. Lavrov, Grifcov Boris Aleksandrovič, in Russkie pisateli 1800 - 1917. Biografičeskij slovar', a cura di P. Nikolaev, Moskva, Bol'šaja Rossijskaja ènciklopedija; Fianit, 1992, t. 2, pp. 45-46; M. Grifcova, Iz vospominanij ob Institute ital'janskoj kul'tury v Moskve, in Dantovskie čtenija 1979, Moskva, AN SSSR, 1979, pp. 260-266; RGALI. F. 2171; IMLI. F. 419; RGB. F. 218, k. 1353, d. 6.
Data del paratesto: 1937
Direttive paratesto:
- D028 - Doklad I. Stalina na Plenume CK VKP(b) 3 marta 1937 g. (di I. Stalin) [LINK]
- D178 - Istoričeskij roman. I. Klassičeskaja forma istoričeskogo romana (di G. Lukács) [LINK]
- D179 - Istoričeskij roman. 2. Istoričeskij roman i istoričeskaja drama (di G. Lukács) [LINK]
- D180 - Istoričeskij roman i istoričeskaja drama [3] (di G. Lukács) [LINK]
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: N/A
Data dell'opera originale: 1829-1850
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de
Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: N/A
Collocazione traduzione: Moskva
Nome traduttore: N/A
Profilo traduttore: N/A
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1937
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Boris Grifcov, studioso di letteratura e soprattutto pregiato traduttore letterario, fu impegnato per gran parte degli anni Trenta e, a partire dal dopoguerra, nel ’46-’47, nella traduzione ed edizione delle opere complete di Balzac in URSS. Da traduttore preferì sempre, dove possibile, un metodo ermeneutico che privilegiasse la lingua, lo stile, il ‘cammino artistico’ dello scrittore, piuttosto che l’approccio storico-letterario o marxista tout-court (che, naturalmente, era comunque imprescindibile visti i tempi, ma che Grifcov cercava di stemperare, come si potrà vedere, oltre che nella presente monografia, anche nelle postfazioni alle singole opere di Balzac pubblicate nel Sobranie sočinenij, che egli intitola sempre ‘Literaturnyj kommentarii’ [Commento letterario]. In questo gli approcci aggressivi delle direttive del 1937 appaiono lontani (si v. per un confronto la trascrizione del Discorso di Stalin del marzo 1937, in cui tuonava contro “il mondo capitalista che circonda l’URSS e che invia agenti straniere nel Paese sovietico per distruggere la popolazione sovietica”, e che esortava ad una “lotta dal carattere politico”, a “rafforzare la vigilanza, prestare la massima attenzione all’educazione politica dei nostri quadri”, v D028). Con il suo libro sullo stile di Balzac, che porta un titolo programmatico, Kak rabotal Bal’zak [Come lavorava Balzac], Grifcov intende effettivamente concentrarsi primariamente sull’opera, entrando nel ‘laboratorio’ creativo dello scrittore; ne intende studiare metodi, stile, lingua. Nella prima parte del volume viene data una periodizzazione dell’opera dello scrittore francese: 1828-1830, ‘gli anni della crescita’, ‘la fase giovanile’ di Balzac, che si conclude con La peau de chagrin (1831); segue poi il periodo “più perfetto”, secondo B. A. Griftsov, dell’opera di Balzac, che continua fino al 1837, anno in cui comincia a delinearsi un nuovo stile di Balzac, che si manifesta chiaramente nella seconda parte di Illusions perdues (1839) e il cui “esempio migliore”, secondo l’autore, è il romanzo Splendeurs et misères des courtisanes (completato nel 1847). L’ultimo periodo riflette per lo studioso quei cambiamenti nello stile creativo di Balzac che avvennero sotto l’influenza della pratica giornalistica: “se nel suo periodo più maturo Balzac era pesante, lento, dettagliato nelle descrizioni e generoso nelle argomentazioni”, scrive B. A. Grifcov, “la pratica giornalistica aveva invece notevolmente accelerato il ritmo dell’azione, rendendo il dialogo in particolare più leggero e persino brillante”. Non mancano valutazioni di tipo storico-politico: proprio le opere dell’ultimo periodo sono le più mature e “le più amare”, perché “l’ironia e il pessimismo di Balzac smascherava sia i borghesi che gli aristocratici”. Il focus della ricerca dello studioso è comunque principalmente l’abilità artistica e compositiva di Balzac, e a questo rimandano i capitoli Geroj i kompozicija [Il protagonista e la composizione] e Jazyk i stil’ [lingua e stile], in cui l’autore dimostra di conoscere anche i manoscritti di Balzac negli studi pubblicati in Francia, e confronta quand può le diverse varianti dei testi, ripercorrendo la storia letteraria delle sue opere. Non ultimo: Grifcov fornisce anche al lettore sovietico preziose informazioni sulle vecchie edizioni russe (ancora di epoca zarista) di Balzac e si sofferma sui principali giudizi della critica straniera. Si tratta di un libro che ben dialoga con gli scritti di Lukàcs che dello stesso anno, in cui si studiava una Teoria del romanzo, e con le posizioni della rivista “Literaturnyj kritik”, (si v.D178, D179, D180).
Alessandra Carbone