Spornye voprosy Bal’zakovedenija [P158]
Collocazione paratesto: "Zvezda" [rivista], 3 - pp.160-173
Tipologia di paratesto: Articolo
Autore del paratesto: Reizov Boris Georgievič
Profilo autore del paratesto:
Reizov Boris Georgievič (Nachičevan'-na-Donu, 1902 - Leningrado, 1981). Storico delle letterature occidentali, specializzato nei secoli XVIII e XIX, traduttore; membro dell'Accademia delle Scienze dell'URSS dal 1970.
Si laureò nel 1926 presso l'Università del Nord Caucaso a Rostov sul Don e conseguì il dottorato di ricerca presso l'Istituto di Cultura del Discorso a Leningrado. Fu ricercatore senior presso l'Istituto di Letteratura Russa dell'Accademia delle Scienze dell'URSS. Dal 1935 insegnò all'Università Statale di Leningrado, dove nel 1940 divenne professore ordinario; fu a capo del Dipartimento di Letterature Straniere e preside della Facoltà di Filologia dal 1963 al 1968.
I suoi principali ambiti di ricerca furono il romanzo realista francese dell'Ottocento (Balzac, Flaubert, Zola, Stendhal), gli studi comparati, questioni di estetica e le opere di Puškin e Dostoevskij. Scrisse prefazioni e postfazioni per edizioni di Molière, Walter Scott, La Rochefoucauld, Mérimée e George Sand. Curò l'edizione integrale in russo delle opere di quest'ultima e fu tra i curatori delle edizioni russe di Stendhal, Scott e Anatole France.
Bibliografia: V. Kondorskaja, Reizov, Boris Georgievič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971, stb. 237-238; A. Akimenko, K 100-letiju B.G. Reizova, in "Vestnik Sankt-Peterburgskogo universiteta. Istorija", 3 (2003), pp. 151-152; B. Egorov, Vospominanija, Sankt-Peterburg, Nestor-Istorija, 2004, p. 340; SPF ARAN. F. 1081; RGALI. F. 631, op. 39, ed.chr. 4873.
Kristina Landa
Data del paratesto: 1941
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: N/A
Data dell'opera originale: 1829-1850
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de
Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: N/A
Collocazione traduzione: Leningrad
Nome traduttore: N/A
Profilo traduttore: N/A
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1941
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
In questo articolo B. G. Reizov affronta nuovamente la questione della ‘visione e del meteodo’ [mirovozzrenie i metod] di Balzac, e afferma che nell’interpretazione dell’estetica dello scrittore francese all’interno della critica sovietica degli anni Trenta si siano spesso verificati approcci ‘sociologico-volgari’; a sostegno di tali approcci i critici citavano spesso le affermazioni di Engels nella lettera a M. Harkness, che, però, secondo Reizov, essi non comprendevano, e anzi travisavano completamente. Lo studioso sovietico ritiene dunque di dover smentire tali concezioni: per lui le argomentazioni secondo le quali “Balzac avrebbe scritto contro la propria visione del mondo”, o secondo cui “da artista egli riuscisse a vedere ciò che come pensatore non vedeva” (come se l’artista fosse mosso da un principio inconscio e soggettivo, che lo distaccava dal Balzac-uomo) non hanno per Reizov nulla in comune con “ciò che i fondatori del marxismo pensavano davvero dell’opera di Balzac”, e sostiene al contrario che le idee dei suoi colleghi sovietici, in errore, risalgano alla ricezione di pensatori e scrittori positivisti o naturalisti (cita in particolare Taine, Zola, Brunetière) che insistevano sulla presunta “forza spontanea della creazione balzachiana”, sull’idea che “Balzac fosse un artista e non un pensatore”. Reizov rivendica invece le qualità di Balzac-filosofo e pensatore, e afferma a supporto delle sue tesi che sia necessario tornare alle fonti, poiché “né Engels né Lenin hanno mai separato la creazione di questi artisti geniali dalla loro visione del mondo”; sostiene Reizov che essi mai parlarono di ‘inconsapevolezza’ all’interno della creazione artistica dello scrittore francese, e, quasi dieci anni dopo la sua pubblicazione, porta a suffragio delle sue teorie proprio la lettera di Engels a M. Harkness (P150) pubblicata in URSS nel 1932; essa dimostrerebbe un perfetto momento di sintesi, poiché lo studioso tedesco, ricorda Reizov “non contrapponeva affatto l’opera di Balzac alle sue opinioni politiche: al contrario, una delle ‘più grandi vittorie del realismo’ per Engels risiede nel fatto che Balzac ‘riusciva a vedere l’inevitabilità della caduta dei suoi aristocratici prediletti, e nel fatto che “egli vedeva i veri uomini del futuro là dove era possibile trovarli'”. Pertanto, per comprendere correttamente il processo creativo dell’artista, è necessario, per Reizov, comprendere il suo pensiero, perché esso vi è strettamente collegato; sostiene lo studioso in conclusione che “la creazione è sempre stata un atto di conoscenza, così come la conoscenza, la comprensione delle leggi generali della vita sociale e morale… è stata un atto di creazione”, e questo poneva lo scrittore “sullo stesso piano delle opere di Montesquieu, Hobbes e Machiavelli”. L’articolo di Reizov si inserisce ancora nell’onda lunga della critica sovietica che combatte la “sociologia volgare” e gli approcci semplificatori (v. D189), e al contempo è in continuità con le riflessioni teoriche sul realismo che si erano di nuovo affastellate anche grazie alle celebrazioni, per tutto il 1940, dell’anniversario della nascita di F. Engels, per cui ancora si riteneva necessario portare la riflessione sull’ortodossia del realismo e sulla centralità dell’opera di Balzac (D193).
Alessandra Carbone