Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Bal’zak (Krest’jane) [P167]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Per Lukács il romanzo del maturo Balzac Les paysans [Krest’jane] è la perfetta esemplificazione della visione del mondo dello scrittore e della sua dimensione tragica. Secondo il critico egli volle scrivere la tragedia dell’agonizzante latifondo aristocratico, e portare il lettore “sul campo stesso della battaglia economica, sul campo dove si sta svolgendo la lotta tra latifondo democratico e popolazione contadina”; nonostante Balzac considerasse il romanzo “come fra i più importanti fra i suoi scritti”, che preparò e redasse in molto tempo, per Lukács “in realtà lo scrittore in questo romanzo realizzò proprio il contrario di quello che era il suo proposito: scrisse non la tragedia del latifondo aristocratico, bensì quella del frazionamento della proprietà terriera in favore dei contadini”; per lo studioso si creò dunque un cortocircuito fatale tra visione del mondo dell’autore-pensatore e la sua scrittura artistica: “in questa contraddizione tra il progetto e la sua esecuzione, in questa contraddizione tra Balzac-pensatore e Balzac-autore della Comédie humaine sta la grandezza storica universale di Balzac, illustrata e analizzata a fondo da Engels nella sua lettera” (v. P150); Lukács prosegue con un’analisi qui soprattutto storica, e storico-economica della Francia contadina post-rivoluzionaria, individuando tre gruppi attivi (gli aristocratici in declino, i contadini svantaggiati, e i contadini ricchi, accumulatori e poi dediti all’usura, che lui più volte chiama ‘kulaki’). Nella sua analisi lo studioso dimostra come le idee del legittimista, ma utopico, Balzac nei confronti dei valori dell’antica aristocrazia latifondista morente si scontrano con la effettiva realizzazione artistica nel suo romanzo (in questo senso viene analizzato ampiamente anche Le medécin de Campagne, e vi sono riferimenti a Eugénie Grandet), viene postulato che in questa profonda contraddizione (nel romanzo emergono potenti i personaggi dei contadini-proletari, di cui si apprezza tutta la dimensione tragica) stia il fondamento della grandezza di Balzac (v. ancora il paratesto-direttiva P150, ovvero la lettera di Engels a M. Harkness; v. anche D148). Si tratta di un saggio (scritto nel ’34, poi riproposto nell’edizione Academia del romanzo), in cui il critico insiste sulle tematiche politico-economiche del tempo (la divisione delle terre, ancora la lotta ai ‘kulaki’ sovietici), e se confrontato con il suo stesso saggio su Illusions perdues (v. P162) in cui si propone un’analisi più approfondita sulla composizione e sulle tecniche artistiche di Balzac, si vede che il focus del contributo su Les paysans è soprattutto rivolto ad un rispetto della contingente ortodossia politica (vengono citate a più riprese soprattutto le opere storico-economiche di Marx). Interessante l’intervento sulla lingua di Balzac, che, pur rimanendo sempre chiara e comprensibile, nella rappresentazione dell’eloquio di semplici contadini “non riproduce naturalisticamente la realtà”, non fa una “naturalistica fotografia” della realtà linguistica (i contadini semianalfabeti non avrebbero saputo dar adeguatamente e chiaramente voce al loro pensiero e alla loro posizione politica), ma si fa piuttosto portavoce del pensiero dell’autore, che deve essere sempre chiaramente e massimamente esposto. E ciò, per Lukács, non va assolutamente in contraddizione con il fondamentale principio del realismo (in ambito sovietico, è anzi in accordo con le direttive politico-culturali e con il dibattito del tempo sulla ‘chiarezza’ e accessibilità della lingua e dell’opera letteraria alle masse, v. anche solo D010, D014). In conclusione per Lukács, politicamente Balzac è certamente limitato, poiché non riesce ad intravedere, nel futuro, quello che Marx auspicava nel crollo dello Stato e nella presa di posizione e di potere delle masse proletarie: “Balzac non vede le prospettive di questa evoluzione”, ma al contempo il critico, facilitandone la mediazione, ne spiega e ne mitiga i limiti: “noi abbiamo dimostrato che egli non era in grado ancora di vederle: all’orizzonte artistico di Balzac il proletario rivoluzionario non si è potuto nemmeno affacciare, e perciò egli non ha potuto che dipingere la disperata situazione dei contadini senza indicare alcuna via d’uscita”. Per Lukács in ultima analisi “il genio di Balzac si rivela nel fatto che egli ha rappresentato la disperazione, che porta il contadino-piccolo proprietario alla delusione, con potente realismo”.
Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Krest'jane - Academia - Moskva-Leningrad - pp. VII-XLIV

Tipologia di paratesto: Introduzione

Autore del paratesto: Lukács György

Profilo autore del paratesto: György Lukács (György Bernát Löwinger; 1885, Budapest - 1971, Budapest), filosofo, teorico della letteratura e critico ungherese, una delle figure centrali della storia intellettuale del Novecento.
Nato in una famiglia dell'alta borghesia finanziaria, studia diritto e filosofia a Budapest, Berlino e Kolozsvár (oggi Cluj-Napoca). Tra il 1906 e il 1910 vive prevalentemente a Berlino, dove segue le lezioni di Wilhelm Dilthey ed entra in contatto con l'ambiente intellettuale legato a Georg Simmel. A questa fase appartiene la sua prima produzione, ancora inserita nell'orizzonte dell'idealismo e della Lebensphilosophie, che comprende A modern dráma fejlődésének története (Storia dello sviluppo del dramma moderno, 1911) e la raccolta saggistica Lélek és a formák (Anima e forme, 1910).
Tra il 1912 e il 1917 soggiorna a Heidelberg, dove è attivo nel circolo di Max Weber. In questo periodo elabora un progetto, rimasto incompiuto, su Dostoevskij, dal quale prende tuttavia forma Die Theorie des Romans (Teoria del romanzo, 1916), in cui il romanzo è concepito come espressione paradigmatica della modernità, segnata dalla perdita di un orizzonte unitario di senso e dalla crisi dell'individuo.
Durante la Prima guerra mondiale partecipa a gruppi marxisti clandestini; nel 1918 aderisce al Partito comunista ungherese ed entra nel Comitato centrale. Nel 1919 ricopre incarichi di governo nella Repubblica Ungherese come vice-commissario e poi commissario del popolo all'istruzione. Dopo la caduta del regime emigra prima in Austria e poi in Germania, subendo diverse condanne in contumacia da parte del regime di Miklós Horthy.
Nel 1923 pubblica Geschichte und Klassenbewusstsein (Storia e coscienza di classe), opera fondamentale del marxismo del Novecento, che analizza il capitalismo come sistema di reificazione generalizzata e attribuisce al proletariato il ruolo di soggetto storico in grado di comprendere e trasformare la totalità sociale.
Negli anni Trenta Lukács si dedica soprattutto alla critica letteraria e all'estetica. Tra il 1933 e il 1945 vive a Mosca, dove lavora presso l'Istituto di Filosofia dell'Accademia delle Scienze dell'URSS e collabora alla rivista "Literaturnyj kritik" insieme a Michail Lifšic. In questo periodo elabora la teoria del "grande realismo", concepito come alternativa sia al formalismo sia alle avanguardie moderniste, e come strumento privilegiato di conoscenza della realtà storica. A questi anni risalgono studi quali Istoričeskij roman (Il romanzo storico, 1937), K istorii realizma (Per una storia del realismo, 1939), Gёte (Goethe, 1937) e Deutsche Literatur im Zeitalter des Imperialismus (La letteratura tedesca nell'epoca dell'imperialismo, 1945).
Dopo il rientro in Ungheria, nel 1945, è professore all'Università di Budapest, membro dell'Accademia ungherese delle scienze e deputato al parlamento. Nel 1956, durante la rivolta del Paese, entra nel governo di Imre Nagy come ministro della cultura; dopo la repressione viene detenuto in Romania fino al 1957.
Negli anni successivi si concentra sulla sistematizzazione del proprio pensiero filosofico. Tra le opere tarde si distinguono Die Zerstörung der Vernunft (La distruzione della ragione, 1954), dedicata alla critica dell'irrazionalismo nella filosofia europea moderna, e la monumentale Ästhetik (Estetica, voll. I-II, 1963). A queste si affianca lo scritto, incompiuto e pubblicato postumo, Zur Ontologie des gesellschaftlichen Seins (Ontologia dell'essere sociale).

Ilaria Aletto, Maria Zavyalova

Bibliografia: Lukács in questione. Storia e coscienza di classe cento anni dopo, R. Morani (a cura di), Napoli, Orthotes, 2024; A.N. Dmitriev, Marksizm bez proletariata: Georg Lukač i rannjaja Frankfurtskaja škola (1920-1930-e gg.), Sankt-Peterburg-Moskva, Evropejskij universitet v Sankt-Peterburge - Letnij sad, 2004; M. Lifšic, G. Lukács, Perepiska 1931-1970, Moskva, Grundrisse, 2011; M. Löwy, Georg Lukács. From Romanticism to Bolshevism, London-New York, Verso, 1979; Guido Oldrini, György Lukács e i problemi del marxismo del Novecento, Reggio Calabria, La Città del Sole, 2009; I.A. Sac, Lukač, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, A.A. Surkov (gl. red.), Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1967, t. 4, pp. 442-443; S.N. Zemljanoj, Lukač Dërd', in Bol'šaja rossijskaja ènciklopedija: naučno-obrazovatel'nyj portal, https://bigenc.ru/c/lukach-d-iord-91c9f1/?v=8051862, 08.08.2023 (consultato il 05.01.2026).

Data del paratesto: 1935

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Les paysans

Data dell'opera originale: 1855

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de

Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Krest'jane

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia

Nome traduttore: N/A

Profilo traduttore: N/A

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1935

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