Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Onore de-Bal’zak (1799-1850) [P170]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Breve introduzione. Nell’incipit si riportano immediatamente le celebri frasi di Engels nella lettera a M. Harkness: “In questi romanzi Balzac fornì una descrizione così vivida e veritiera della società francese degli anni ’20-’40 del secolo scorso che non è possibile studiarla e conoscerla meglio nemmeno ‘leggendo tutti i libri degli storici, economisti e statistici professionisti di quel periodo messi insieme”. Per il prefatore quelli in cui operava Balzac erano gli anni del fiorire del capitalismo, che “raccoglieva i frutti della vittoria sul feudalesimo, consolidata dalla rivoluzione borghese francese del 1789”. Per il critico allora sembrava che la borghesia “portasse con sé un fiorire illimitato della tecnica, della scienza e della cultura”, e in quel periodo la classe operaia non si era ancora costituita come forza politica indipendente; è in questo contesto che, ricorda Gil’din “il grande artista scrisse la più straordinaria storia realistica della società francese”. Nel suo saggio, dopo una veloce ricostruzione della vita e dell’opera di Balzac (enumerazione dei romanzi più celebri), il prefatore passa alla contestualizzazione e alla disamina della trama de Le père Goriot: si mette in particolare brevemente in luce la costruzione duale dell’opera, con i due personaggi principali, Goriot, deluso e perdente, e il giovane Rastignac, ai suoi inizi a Parigi, e al quale si prospetta un grande futuro nel corrotto mondo capitalista del tempo. Nella statica conclusione (poco collegata in realtà, con l’argomento specifico di questo concreto romanzo) il critico sottolinea poi immancabilmente il valore di ‘denuncia del capitalismo’ nelle opere di Balzac: “come in ogni suo libro, attraverso il destino di ogni personaggio, Balzac afferma in modo conciso che il capitalismo non è il fiorire, ma la morte di ciò che l’umanità porta in sé, e anche i moribondi, con cui a volte Balzac simpatizza, sono descritti dal grande scrittore proprio come persone condannate, in via di estinzione”. Il prefatore si chiede “qual è la conclusione di Balzac?” Egli ricorda allora che lo scrittore francese “non riusciva a vedere una nuova forza che potesse sostituire il capitalismo”; insiste: “non vide questa forza nemmeno nel 1848, quando il proletariato di tutto il mondo proclamò ad alta voce, con rivolte rivoluzionarie e il Manifesto del Partito Comunista, la sua grande missione”; Gil’din però salva naturalmente Balzac, citando/parafrasando nuovamente Engels nel prevedibile concetto: “le uniche persone di cui lo scrittore parla con entusiasmo sono i suoi eroi repubblicani”, e aggiunge: “queste persone, che non si piegarono sotto i colpi della fame, delle intemperie, delle disgrazie, Balzac le ha mostrate come uomini i cui desideri dovranno certamente realizzarsi a suo tempo”. È un paratesto decisamente prudente, in linea con le difficoltà ideologiche del tempo, si v. D072, D186.

Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Otec Gorio - GICHL - Moskva-Leningrad - pp. 220-226

Tipologia di paratesto: Postfazione

Autore del paratesto: Gil'din Z.M.

Profilo autore del paratesto: N/A

Data del paratesto: 1939

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Le père Goriot

Data dell'opera originale: 1834-35

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de

Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Otec Gorio

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – GICHL

Nome traduttore: Gunst Evgenij Anatol'evič

Profilo traduttore: Gunst Evgenij Anatol'evič (1901-1983) studioso di letteratura francese, traduttore. Nasce e studia a Mosca, nel 1925 si laurea in filologia presso l'Università di Mosca (Istoriko-filologičeskij fakul'tet); è dagli inizi degli anni Trenta che inizia l'attività di traduttore e redattore presso le maggiori realtà editoriali del tempo: la casa editrice Academia, Iskusstvo, Chudožestvennaja literatura, Nauka; entra nell'Unione degli scrittori sovietici nel 1942, e nel 1945 discute una tesi di dottorato sull'opera di Alfred De Vigny. Da francesista si specializzò in particolare sulle opere letterarie del '700; particolarmente appassionato dell'Abbé Prévost (Antoine François Prévost) e del suo romanzo Manon Lescaut, secondo la testimonianza di molti suoi contemporanei, egli ne collezionava edizioni e studi, e soltanto negli anni Sessanta, quando ebbe la possibilità di occuparsi di una nuova edizione e traduzione di quest'opera del Settecento francese, preferì rinunciare all'incarico e "pubblicare la traduzione eseguita dal suo maestro, lo studioso Michail Aleksandrovič Petrovskij, morto in un lager staliniano nel 1940" (Fonte: Literaturnye pamjatniki 1948-1998. Annotirovannyj katalog. Mosca: Nauka 1998.

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1939

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