Vstupitel’naja stat’ja [P174]
Collocazione paratesto: Čelovečeskaja komedija. Sceny častnoj žizni - T.1 - GICHL - Moskva - pp.V-XL
Tipologia di paratesto: Introduzione
Autore del paratesto: Ivaščenko Aleksandr Fedorovič
Profilo autore del paratesto: Ivaščenko Aleksandr Fedorovič (1908, Rostovsk. Obl. - Mosca, 1961). Studioso di letteratura francese di origine russo-sovietica; membro del Partito Comunista già dal 1930, insegnò all'Università Statale di Mosca, e all'Istituto MIFLI. Fu uno degli autori de Istorija francuzskoj literatury (ed. Accademia delle Scienze dell'URSS, 1946), scrisse articoli su Stendhal, Balzac e su Flaubert, in cui studiò principalmente le peculiarità del realismo in Francia, e la disamina della critica russa ottocentesca in relazione al romanzo utopista francese (si v. il saggio Belinskij o franc. Social'no-utopičeskom romane in Belinskij - istorik i teoretik literatury, Mosca, 1949). La monografia Očerki sovremennogo realizma (1961) fu dedicata alle questioni attuali della vita letteraria all'estero e allo sviluppo del realismo socialista. I. ha curato, dopo il '53, anche edizioni sovietiche delle opere di Balzac e Flaubert. Fonte: Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011.
Data del paratesto: 1951
Direttive paratesto:
- D158 - Ljubov' k Rodine! Nenavist' k kosmopolitam! [LINK]
- D200 - Programma agressii [LINK]
- D214 - XI Plenum pravlenija Sojuza sovetskich pisatelej SSSR. Sovetskaja literatura posle postanovlenija CK VKP (b) ot 14 avgusta 1946 goda o žurnalach "Zvezda" i "Leningrad". Doklad general'nogo sekretarja SSP SSSR tovarišča A. Fadeeva [LINK]
- D215 - Ukrepljat' i razvivat' lučšie nacional'nye tradicii [LINK]
- D217 - Ljubov' k Rodine, nenavist' k kosmopolitam! [LINK]
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: La maison du chat-qui-pelote, Le bal de Sceaux, Une double famille, La Vendetta, Une fille d'Eve, Modeste Mignon
Data dell'opera originale: 1829-1844
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de
Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: Dom koški, igrajuščej v mjač, Zagorodnyj bal, Pobočnaja sem'ja, Vendetta, Doč' Evy, Modesta Min'on
Collocazione traduzione: Moskva – GICHL
Nome traduttore: Nemčinova Natal'ja Ivanova
Profilo traduttore:
Natal'ja Ivanovna Nemčinova (nata Evfimovskaja, Orenburg, 1892 - Mosca, 1975) - traduttrice russo-sovietica proveniente dalla piccola nobiltà di provincia (studia presso l'Istituto femminile di Pietrogrado - Bestuževskie ženskie kursy, dove si diploma nel 1917); nel 1932 si laurea press l'Istituto di Lingue Moderne di Mosca, comincia a occuparsi di traduzione letteraria dal 1934 pubblicando versioni dai più celebri classici di letteratura francese: Stendhal (La Certosa di Parma), Balzac (Chouans, Gobseck), Zola (Germinal), Maupassant; le sue traduzioni sono considerate esempi della rigorosa arte traduttiva sovietica. Nel 1942 entra a far parte del Partito comunista; dal 1957 traduce letteratura francese contemporanea (François Moriac, Philippe Hériat).
Fonte: Kratkaja Literaturnaja Ènciklopedija https://feb-web.ru/feb/kle/kle-abc/ke5/ke5-2261.htm
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1951
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Nella prima pagina del suo paratesto – una lunga introduzione alla nuova grande edizione sovietica delle Opere complete di Balzac (GICHL, 1951-1955), l’autore ricollega l’opera del “grande realista francese” con la propaganda sovietica antimperialista e antiatlantista (si v. ad esempio la retorica solenne e aggressiva della direttiva D158, e di D214, D215, D217 sempre valide); nel suo articolo addirittura menziona, nell’ambito delle azioni americane della guerra di Corea (che molto preoccupano l’Unione Sovietica, v. D200), addirittura la bomba atomica. Scrive Ivaščenko: “La nostra patria, la prima ad essersi liberata dalle catene della schiavitù capitalista, è oggi all’avanguardia di tutta l’umanità progressista: indicando a tutti i popoli del mondo la via verso la libertà, la felicità e l’indipendenza, il nostro Paese è a pieno titolo l’erede delle più grandi conquiste della cultura mondiale. La società borghese, sulla quale più di cento anni fa Balzac scrisse tante verità spietate e crude, si è ora trasformata in un mostro putrescente e puzzolente, in una minaccia per la pace e la sicurezza dell’umanità. I predatori imperialisti ora minacciano il futuro dell’umanità con la bomba atomica”. Il prefatore sottolinea inoltre come “Il creatore della Comédie humaine si è guadagnato l’odio quasi reverenziale della borghesia di ieri e di oggi con le sue spietate rivelazioni dei loro segreti privati e pubblici. Il nostro lettore comprende quanto sia grande il merito di Balzac nei confronti dell’umanità, poiché già nell’epoca dell’ascesa trionfale del capitalismo ne aveva individuato i vizi incurabili”. È evidente quanto prosegua e resista dunque ancora per tutti gli anni Quaranta-primi anni Cinquanta l’interpretazione di Balzac fustigatore e smascheratore della borghesia; nell’articolo viene naturalmente sottolineata la canonica positiva opinione di Marx e di Engels delle opere di Balzac, sempre valida a partire da P150. Successivamente si propone una panoramica della trama e del significato delle sue principali opere, con particolare riferimento a Gobseck, a Illusions perdues, Le père Goriot e Les paysans. Sui gusti monarchici di Balzac il critico sovietico non retrocede, e ne giudica il ‘mirovozzrenie’ (anche se in maniera più mitigata di quello che si avrà nel manuale di Murav’eva, v. P160): “Balzac si sbagliava enormemente quando pensava che il cattolicesimo e la monarchia potessero frenare e mettere un freno alla lotta tra passioni e interessi del popolo, e le convinzioni politiche errate dello scrittore non potevano naturalmente non restringere e limitare le sue capacità di artista realista”; al contempo Ivaščenko ne loda però la modernità, la capacità di “superamento del romanticismo” (in opposizione ai ‘vecchi romantici’ Vigny, Chateaubriand e De Musset, che non entrarono mai o quasi mai nella mediazione letteraria sovietica di epoca staliniana): “la differenza sostanziale tra Balzac, realista, e gli scrittori romantici del suo tempo, che piangevano il passato irrimediabilmente perduto (Chateaubriand, Vigny), o che deridevano sarcasticamente il presente cupo e privo di senso (Musset), consiste nel fatto che egli condannava la società borghese non perché era borghese (non la immaginava diversamente), ma perché smetteva di essere una società responsabile del destino storico della nazione”. In conclusione Ivaščenko scrive che: “separando in Balzac ciò che appartiene al passato”, i suoi “errori di visione”, bisogna “conservarne solo i lati positivi”, e a questo proposito ricorda le parole di Gor’kij (v. anche qui P149) sul grande scrittore francese: “i libri di Balzac mi sono particolarmente cari per l’amore che nutrono per gli esseri umani, per quella meravigliosa conoscenza della vita che ho sempre percepito con grande forza e gioia nelle sue opere”; per questo, in ultima analisi “nella lotta contro le forze oscure della reazione borghese, le parole spietate e accusatorie del grande scrittore sono ancora oggi un’arma temibile nelle mani dell’umanità avanzata e progressista”. Alessandra Carbone