Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Velikij poèt Bajron [P191]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Come quello firmato da Il’ja Fradkin (P190), anche il contributo di Michail Zabludovskij è pubblicato sulla “Literaturnaja gazeta” del 27 gennaio 1938 all’interno di una pagina speciale dedicata al 150º anniversario della nascita di George Byron. Anche in questo caso la collocazione dell’articolo in un contesto celebrativo ne determina l’orizzonte interpretativo, orientato a rileggere il poeta inglese come classico della letteratura europea dotato di un potenziale storico-progressivo attualizzabile nella prospettiva sovietica.
Zabludovskij presenta Byron come il primo grande poeta del romanticismo rivoluzionario, colui che nella letteratura del XIX secolo leva una voce apertamente polemica contro il dispotismo, l’oscurantismo e la violazione dei diritti dell’uomo. L’origine storica di questa posizione viene ricondotta all’influenza della Rivoluzione francese e dell’Illuminismo del XVIII secolo, intesi come fonti del libero pensiero byroniano e della sua persistente ostilità verso la tirannia. Il poeta è rappresentato non soltanto come testimone, ma come partecipe dei conflitti storici del proprio tempo, secondo una concezione della letteratura come intervento critico nella realtà sociale (cfr. D182).
Al centro dell’analisi emerge tuttavia il carattere contraddittorio dell’eredità byroniana. La potente negazione del mondo borghese, fondato sull’ipocrisia e sulla violenza, che Zabludovskij individua nelle satire e negli epigrammi di Byron, non si accompagna alla formulazione di un ideale positivo di futuro ordine sociale. Questo limite viene spiegato attraverso l’indeterminatezza delle posizioni politiche del poeta e la natura astratta della ribellione romantica, segnata dall’espansione del conflitto tra individuo e società fino a dimensioni cosmiche e dall’irrisolta alternativa tra godimento individuale e impegno nella lotta. In tal modo, la protesta individuale viene riconosciuta come storicamente significativa ma strutturalmente insufficiente (cfr. D183).
Zabludovskij insiste sulla funzione smascheratrice della poesia byroniana, capace di denunciare tanto la venalità della borghesia quanto l’arbitrio dei despoti, dalle corti orientali all’oligarchia parlamentare inglese. Tuttavia, questa funzione critica resta confinata nei limiti dell’individualismo anarchico, che l’autore respinge esplicitamente come forma inadeguata di opposizione storica. La mancanza di una soggettività collettiva e di una visione storica dialettica costituisce il principale ostacolo alla trasformazione della negazione poetica in progetto storico (cfr. D184).
La valutazione conclusiva opera una netta distinzione tra i limiti ideologici di Byron e gli elementi della sua eredità ritenuti progressivi. Zabludovskij rifiuta l’individualismo anarchico del poeta, ma rivendica come attuali e preziosi il pathos libertario, l’audacia del pensiero, la forza satirica e l’elevato livello di maestria poetica.
In questa prospettiva, Byron viene integrato nel canone letterario sovietico come figura storica di transizione: non modello compiuto, ma classico ‘problematico’, la cui opera è legittimata attraverso una lettura selettiva che ne conserva il potenziale critico e ne neutralizza i limiti ideologici. Tale operazione di canonizzazione, compiuta in occasione delle celebrazioni del 1938, prefigura le linee interpretative che saranno sistematizzate nelle successive direttive sulla crisi del realismo borghese e sulla funzione storica della letteratura (cfr. D185).

Ilaria Aletto, Maria Zavyalova

Collocazione paratesto: "Literaturnaja gazeta" 005(712) (27/01) - p. 3

Tipologia di paratesto: Articolo celebrativo

Autore del paratesto: Zabludovskij Michail Davidovič

Profilo autore del paratesto: Michail Davidovič Zabludovskij (Białystok, 1912 - disperso sul fronte occidentale, 1941), critico e storico della letteratura sovietico, specialista di letteratura inglese e anglo-americana. Inizia la propria attività come poeta e corrispondente per il quotidiano "Rabočaja gazeta". Conclude gli studi presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università Statale di Mosca (MGU) nel 1930 e completa il dottorato di ricerca presso l'Istituto Pedagogico Statale di Mosca (MGPI) nel 1936.
Inserito nell'ambiente della rivista "Literaturnyj kritik", si distingue per un metodo critico che coniuga l'analisi storico-sociale con un rigoroso esame della forma letteraria, riservando particolare attenzione ai generi della satira e del poema romantico e alle loro trasformazioni in epoca moderna.
La sua produzione scientifica si concentra sui principali nodi della letteratura inglese e americana tra Sei e Ottocento, analizzando la satira di Jonathan Swift e John Arbuthnot, nonché l'opera di George Gordon Byron e Percy Bysshe Shelley, cui dedica anche la tesi di dottorato (1939). È inoltre tra i primi critici sovietici a occuparsi della drammaturgia di Eugene O'Neill, che interpreta, nel quadro della critica letteraria sovietica degli anni Trenta, come espressione della crisi del realismo.
Accanto ai numerosi saggi pubblicati sui periodici, contribuisce con capitoli di rilievo sulla letteratura inglese del Sei-Settecento (Ben Jonson, Swift, Arbuthnot) alla monumentale Istorija anglijskoj literatury, pubblicati dall'Accademia delle Scienze in gran parte postumi.
Nel 1941 aderisce al Partito Comunista e partecipa come volontario alla Grande Guerra Patriottica; risulta disperso sul fronte occidentale nell'autunno dello stesso anno.

Bibliografia: A.A. Anikst, Zabludovskij, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, A. A. Surkov (gl. red.), tt. 1-9, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1962-1978, t. 9, 1978, col. 305; M.D. Zabludovskij, Ot realizma k misticizmu (O'Nejl), "Literaturnyj kritik", 1934, nn. 7-8, pp. 210-216; Id., Satira i realizm Svifta, in Realizm XVIII veka na Zapade, F. P. Šiller (sost.), Moskva, Goslitizdat, 1936, pp. 61-97; Id., Bajron -- revoljucionnyj romantik, "Internacional'naja literatura", 1938, n. 1, pp. 163-175; Id., Ben Džonson, in Istorija anglijskoj literatury, t. 1, vyp. 2, Moskva-Leningrad, Izd-vo AN SSSR, 1945, pp. 71-94; Id., Džonatan Svift, in Istorija anglijskoj literatury, t. 1, vyp. 2, Moskva-Leningrad, Izd-vo AN SSSR, 1945, pp. 354-383; Id., Abertnot, in Istorija anglijskoj literatury, t. 1, vyp. 2, Moskva-Leningrad, Izd-vo AN SSSR, 1945, pp. 383-387.

Ilaria Aletto, Maria Zavyalova

Data del paratesto: 1938

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Childe Harold’s Pilgrimage (1812–1818), Epistle to a Friend, in Answer to Some Lines Exhorting the Author to Be Cheerful (1808), To a Weeping Girl (ca. 1806–1807), The Daughter of Jephtha (1806), My Soul Is Dark (1815), When We Two Parted (1808–1815), Stanzas to Augusta (1816), To the Oak of Newstead (1816), On This Day I Complete My Thirty-Sixth Year (1824), Love and Death (1812–1813), From the Journal at Cephalonia (1823), Song to the Sultans (1819–1821), Stanzas (ca. 1807–1815), An Ode to the Framers of the Frame Bill (1812), To My Son (1814), The Cornelian (1814–1815), To E. (ca. 1815), Lachin y Gair (1807), I Would I Were a Careless Child (1807), Farewell to the Muse (1807–1808).

Data dell'opera originale: 1806-1824

Paese dell'opera originale: Regno Unito

Nome autore del testo originale: Byron George Gordon

Profilo autore del testo originale: George Noel Gordon Byron (Londra, 1788 - Missolungi, 1824), tra le voci più influenti del romanticismo europeo, esprime nella sua vita e nelle sue opere un'opposizione netta alle strutture sociali e politiche dell'Inghilterra della Restaurazione. Nato lord ma appartenente a un'aristocrazia economicamente impoverita, Byron visse un'infanzia e una giovinezza segnata dalle ristrettezze, contraddizioni che contribuirono ad alimentarne la vena polemica sin dagli anni di studi a Harrow e Cambridge. Queste premesse emergono nella satira English Bards and Scotch Reviewers (1808), in cui Byron denuncia il declino della letteratura britannica come sintomo di un malessere sociale profondo. La sua attività alla Camera dei Lord si distingue per un impegno civile concreto, che culmina nel celebre discorso del 1812 in difesa dei luddisti; si tratta di un atto di dissenso politico che lo isola dal mondo conservatore e che trova una declinazione poetica in An Ode to the Framers of the Frame Bill (1812). Con la pubblicazione di Childe Harold's Pilgrimage (1812-1818) e delle cosiddette 'poesie orientali' -- tra cui The Giaour (1813) e The Corsair (1814) -- Byron definisce l'archetipo dell'eroe ribelle e malinconico, la cui lotta contro le convenzioni riflette l'inquietudine e alle speranze deluse di un'intera generazione.
L'esilio in Europa e l'adesione ai movimenti di liberazione nazionale segnano il passaggio verso una produzione di respiro politico più ampio. Nell'epopea satirica Don Juan (1819-1824), Byron approda a un realismo critico capace di analizzare le ipocrisie del sistema europeo con una lucidità che la successiva critica marxista interpreta come anticipatrice delle grandi narrazioni sociali del XIX secolo. Opere come The Prophecy of Dante (1819) e la satira politica The Age of Bronze (1823) confermano la sua costante attenzione verso i popoli oppressi. Partecipa attivamente ai moti carbonari in Italia e, nel 1823, si reca in Grecia per sostenere l'insurrezione contro il dominio ottomano. Qui investe le proprie energie e finanze per organizzare le milizie greche, fino a morire di febbre a Missolungi nel 1824. Questa fine precoce lo trasforma in un simbolo universale di libertà nazionale.
Nel contesto russo, l'influenza di Byron è vastissima e agisce da catalizzatore per il romanticismo di Puškin e di Lermontov. Durante l'epoca staliniana, questa eredità viene riletta attraverso la lente del materialismo storico, che eleva il bajronizm da fenomeno estetico e individuale a esempio di resistenza politica. I critici sovietici, fra cui Viktor Žirmunskij, riconoscono Byron come nemico della Santa Alleanza e fautore di un radicalismo democratico. Nei paratesti di epoca staliniana, il poeta non viene celebrato solo per le sue doti liriche, ma viene descritto anche come un intellettuale che ha saputo anteporre la causa degli oppressi ai privilegi del proprio rango, diventando un modello di scrittore impegnato perfettamente integrato nel canone culturale socialista.

Ilaria Aletto

Bibliografia: N.J. Diakonova, Bajron v gody izgnanija, Leningrad, Chudožestvennaja literatura, 1974; Ead., V. Vatsuro, "No Great Mind and Generous Heart Could Avoid Byronism": Russia and Byron, in The Reception of Byron in Europe, R. Cardwell (ed.), London, Thoemmes Continuum, 2004, pp. 333-352; V. Friče, Bajron, in Literaturnaja ènciklopedija, tt. 1-11, Moskva, Izd-vo Kom. Akad., 1929-1939, t. 1, 1930, coll. 298-305; M.S. Kurginjan, Bajron, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, A. A. Surkov (gl. red.), tt. 1-9, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1962-1978, t. 1, 1962, coll. 402-409; L.A. Marchand, Lord Byron, in Encyclopedia Britannica, 26 Jan. 2026, https://www.britannica.com/biography/Lord-Byron-poet (consultato il 4.01.2026); The Cambridge Companion to Byron, D. Bone (ed.), Cambridge, Cambridge University Press, 2006; V.M. Žirmunskij, Bajron i Puškin, Leningrad, Nauka, 1978 [1924].

Categoria autore: Autore classico

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Titolo traduzione russa del testo originale: Stichi. Sono inclusi: Iz Čajl’d Garol’da, Pis’mo drugu v otvet na stichi, ubeždajuščie avtora byt’ vesëlym, Plačuščej devuške, Doč’ Ievfaja, Duša moja mračna, Ty končil žizni put’, Stansy k Avguste, N’jostedskomu dubu, K tridcat’ šestomu dnju moego roždenija, Ljubov’ i smert’, Iz dnevnika v Kefalonii, Pesn’ k sultanam, Stansy, Oda avtoram billja, napravlennogo protiv razrušitelej stankov, Moemu synu, Serdolik, K E., Lok-na-Gar, Choču ja byt’ rebenkom vol’nym, Proščan’e s muzoj.

Collocazione traduzione: Moskva – Pravda (Biblioteka «Ogonek», N. 38 [1097])

Nome traduttore: Lejtin Boris Natanovič

Profilo traduttore: Boris Natanovič Lejtin (Vjažskoe, 1893 - Aleksandrov, 1972), poeta e traduttore. Si laurea in Giurisprudenza presso l'Università di Mosca nel 1918 e partecipa alla Guerra civile. Esordisce nel 1919 a Voronež con la raccolta poetica Vydumannaja ljubov' (L'amore inventato).
A partire dagli anni Venti concentra prevalentemente la propria attività sulla traduzione letteraria, con particolare attenzione alla poesia e alla drammaturgia. Traduce opere di George Gordon Byron, Percy Bysshe Shelley, Heinrich Heine e Johann Wolfgang Goethe.
Nel campo della drammaturgia shakespeariana traduce Richard III (pubblicato nel 1958) e Othello (1968). Queste versioni vengono utilizzate in diversi teatri sovietici, tra cui il Kirov, il Gor'kij e il Malyj teatr. La traduzione di Othello, alla quale Lejtin lavora a lungo, riceve un riscontro positivo da Kornej Čukovskij, che gli invia una copia del proprio volume Vysokoe iskusstvo.
Dal 1961 è membro dell'Unione degli Scrittori dell'URSS, su proposta, tra gli altri, di Nikolaj Ljubimov. Parallelamente all'attività sui classici europei, svolge un'intensa opera di traduzione dalle letterature dei popoli dell'URSS (tra cui yiddish, kirghiso e azero) e dai paesi dell'Europa orientale. Frequenta il Dom tvorčestva di Peredelkino, entrando in contatto con autori e figure del mondo culturale sovietico, tra cui Evgenij Evtušenko e Rina Zelenaja.
Negli ultimi anni di vita, nonostante gravi problemi di salute insorti durante un viaggio di lavoro a Frunze (oggi Biškek), continua a occuparsi di traduzione, lasciando incompiuta una versione di Timon of Athens di Shakespeare. Trascorre l'ultima parte della vita ad Aleksandrov.

Bibliografia: Dž. Bajron, Stichi, B. N. Lejtin (per.), Moskva, Pravda, 1938; I.Z. Gordon, Tri brata. Roman; Mat' generala. Povest', B. Divinskaja, B. N. Lejtin (per.), Moskva, Chudožestvennaja literatura, 1975; D.A. Kakurina, Lejtin, Boris Natanovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, A.A. Surkov (gl. red.), tt. 1-9, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1962-1978, t. 4, 1967, p. 101; B.N. Lejtin, Vydumannaja ljubov', Orša, A. S. Fridman, 1919; Lejtin Boris Natanovič, in Vladimirskaja ènciklopedija. Biobibliografičeskij slovar', Vladimir, Administracii Vladimirskoj oblasti i Vladimirskogo Fonda kul'tury, 2002, http://www.vladimir.ru/Лейтин_Борис_Натанович (consultato il 4.01.2026); V. Šekspir, Korol' Ričard Tretij. Tragedija v 5 aktach, B. N. Lejtin (per.), Moskva, Goslitizdat, 1958; Id., Otello, venecianskij mavr. Tragedija v 5 aktach, B. N. Lejtin (per.), Moskva, Chudožestvennaja literatura, 1968.

Ilaria Aletto, Maria Zavyalova

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1938

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