Posle spektaklja v Malom teatre [P197]
Collocazione paratesto: "Literaturnaja gazeta" , 70(561) (20/12) -- p. 4
Tipologia di paratesto: Recensione messinscena
Autore del paratesto: Litovskij Osaf Semenovič
Profilo autore del paratesto:
Osaf Semenovič Litovskij (pseudonimo di Osaf Semenovič Kagan; Tambov, 1892 - Mosca, 1971), drammaturgo, critico teatrale e funzionario culturale sovietico. Dopo il diploma al Conservatorio di Tambov, prosegue gli studi a Pietrogrado e, a partire dal 1918, avvia l'attività giornalistica collaborando con "Izvestija" e con altre testate centrali della stampa sovietica.
Membro del Partito Comunista dal 1918, Litovskij emerge negli anni Venti e Trenta come una figura di primo piano nella politica culturale sovietica. Tra il 1932 e il 1937 dirige il Glavrepertkom (Comitato del Repertorio Principale), l'organo incaricato del controllo del repertorio teatrale, esercitando un'influenza decisiva sulla produzione drammaturgica e scenica. In questo ruolo adotta una linea rigidamente ideologica, conducendo una critica sistematica al Teatro d'Arte di Mosca (MChAT), accusato di conservatorismo estetico e di persistente legame con le tradizioni prerevoluzionarie.
Il suo nome è strettamente legato alle campagne contro Michail Bulgakov, e nella critica e nella memorialistica Litovskij è spesso indicato come uno dei principali prototipi del personaggio di Latunskij nel romanzo Master i Margarita (Il maestro e Margherita, pubblicato postumo 1966-1967). Parallelamente all'attività amministrativa, svolge un'intensa attività pubblicistica come critico teatrale, collaborando con quotidiani e riviste specializzate.
Dopo il 1937, mutato il quadro politico-istituzionale, Litovskij lascia i ruoli centrali di controllo e ricopre incarichi di direzione letteraria presso il Teatro Lensovet, dedicandosi prevalentemente alla scrittura di saggi, raccolte di articoli e memorie, nelle quali rielabora la propria esperienza nel teatro e nella gestione culturale sovietica.
Bibliografia: Vl.P., Litovskij, O.S., in Teatral'naja ènciklopedija, P.A. Markov (gl. red.), tt. 1-5, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1961-1967, t. 3, 1964, col. 551; O.S. Litovskij, Teatral'nye zametki, Moskva, Žurnal'no-Gazetnoe Ob''edinenie, 1931; Id., Tak i bylo. Očerki vospominanija, Moskva, Iskusstvo, 1958.
Ilaria Aletto, Maria Zavyalova
Data del paratesto: 1935
Direttive paratesto:
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Othello
Data dell'opera originale: 1603-1604
Paese dell'opera originale: Regno Unito
Nome autore del testo originale: Shakespeare William
Profilo autore del testo originale:
William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 1564 - Stratford-upon-Avon, 1616), poeta, drammaturgo e attore inglese, è la figura centrale del teatro elisabettiano e uno dei massimi autori della letteratura occidentale. Nato a Stratford-upon-Avon in una famiglia di artigiani e piccoli commercianti, riceve con ogni probabilità una formazione grammaticale di base, ma le informazioni sulla sua infanzia e giovinezza restano scarse. Le prime attestazioni della sua attività teatrale risalgono agli anni 1587-1588, quando Shakespeare compare come attore e autore nei teatri londinesi.
Dalla metà del XIX secolo si sviluppano teorie che mettono in dubbio la sua paternità autoriale, attribuendo le opere shakespeariane a figure aristocratiche colte (i conti di Oxford, Rutland, Derby) o a Christopher Marlowe. Tali ipotesi, pur periodicamente riemergenti, non hanno trovato conferme decisive: la critica contemporanea riconosce in modo pressoché unanime l'autorialità shakespeariana, pur tenendo conto delle pratiche collaborative diffuse nel teatro inglese tra XVI e XVII secolo. Il cosiddetto canone shakespeariano comprende ad oggi trentasei opere teatrali di attribuzione sicura, molte delle quali presentano interventi o rielaborazioni parziali da parte di altri drammaturghi, come Thomas Middleton o John Fletcher.
La prima opera teatrale la cui paternità è generalmente considerata accertata è la commedia The Two Gentlemen of Verona (1589-1591). Negli anni Novanta del Cinquecento Shakespeare elabora un ampio ciclo di cronache storiche, ispirate alla storia dei re inglesi: Richard III (1592-1593), Richard II (1595), Henry IV, parti I-II (1596-1598), e Henry V (1598-1599), che coprono gli eventi dalla deposizione di Riccardo II alla battaglia di Bosworth (1485). Parallelamente sviluppa una produzione comica caratterizzata da intrecci complessi e pluralità di coppie amorose, come The Taming of the Shrew (1590-1591), The Comedy of Errors (1594), A Midsummer Night's Dream (1595), The Merchant of Venice (1596-1597) e Much Ado About Nothing (1598-1599).
Intorno al 1600 si apre la fase delle tragedie mature e dei cosiddetti problem plays, segnati da un'intensa riflessione su potere, legge e responsabilità individuale e da situazioni eticamente irrisolte, in cui le scelte dei personaggi non trovano una legittimazione morale univoca. A questo periodo appartengono Julius Caesar (1599), Hamlet (1600-1601), Measure for Measure (1603-1604), Othello (1603-1604), King Lear (1605-1606) e Macbeth (1606-1607). Opere come Troilus and Cressida (1600-1602) e Timon of Athens (1605-1606, in collaborazione con Middleton) si collocano ai margini dei generi tradizionali, configurandosi come satire amare della società e delle relazioni umane. Le cosiddette tragedie romane (Julius Caesar, Antony and Cleopatra, Coriolanus) rielaborano fonti storiche antiche per riflettere sui conflitti politici del presente.
Negli ultimi anni di attività Shakespeare si orienta verso le tragicommedie o romances, caratterizzate da elementi fiabeschi e da strutture narrative più aperte: Pericles, Prince of Tyre (1607-1608, con George Wilkins), Cymbeline (1610), The Winter's Tale (1609-1610) e The Tempest (1610-1611), quest'ultima priva di una fonte narrativa diretta. Le ultime opere teatrali, come Henry VIII (1612-1613) e The Two Noble Kinsmen (1613-1614), sono scritte in collaborazione con John Fletcher. L'opera perduta Cardenio (1612-1613) testimonia ulteriormente questa pratica collettiva.
La maggior parte dei drammi è composta in blank verse (pentametro giambico sciolto), che Shakespeare rende estremamente flessibile, alternandolo a prosa e versi rimati. Il linguaggio, ricchissimo di metafore, giochi retorici e registri stilistici, consente di rappresentare con intensità inedita i conflitti interiori dell'individuo in un'epoca di profonda transizione storica e culturale.
Accanto alla produzione teatrale, Shakespeare è autore di importanti testi poetici: Venus and Adonis (1593) e The Rape of Lucrece (1594), dedicati al conte di Southampton, e dei Sonnets (pubblicati nel 1609), un ciclo di 154 componimenti che esplora i temi del tempo, dell'amore, del desiderio e della creazione artistica.
Il culto di Shakespeare si afferma a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, grazie anche alla prefazione di Samuel Johnson (1765) e al Giubileo shakespeariano organizzato da David Garrick (1769). In Russia la ricezione delle sue opere prende avvio nel Settecento attraverso mediazioni francesi e tedesche, ma assume una forma autonoma nel XIX secolo, soprattutto grazie ad Aleksandr Puškin. Nel Novecento, e in particolare negli anni Trenta, si consolida una vera e propria scuola di studi e traduzioni shakespeariane: studiosi come Aleksandr Smirnov, Michail Morozov e Aleksandr Anikst e traduttori come Michail Lozinskij, Boris Pasternak e Anna Radlova contribuiscono a integrare Shakespeare nel canone letterario e teatrale sovietico.
Bibliografia: A.A. Anikst, Ju. Levin, Šekspir, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, A.A. Surkov (gl. red.), tt. 1-9, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1962-1978, t. 8, 1975, coll. 659-678; A.A. Anikst, Šekspir. Remeslo dramaturga, Moskva, Sovetskij pisatel', 1974; E. K. Chambers, William Shakespeare: A Study of Facts and Problems, 2 voll., Oxford, Clarendon Press, 1930; C.G. De Michelis, L'Amleto nella cultura russa, in La traduzione di Amleto nella cultura europea, M. Del Sapio Garbero (a cura di), Marsilio, Venezia, 2002, pp. 43-50; M.C. Ghidini, Figure dell'immaginario europeo. Amleto (e Ofelia) in Russia, Parma, Università degli Studi di Parma, 2014; S. Greenblatt, Will in the World: How Shakespeare Became Shakespeare, New York, W. W. Norton, 2004; M.M. Morozov, Šekspir na sovetskoj scene, in Id., Izbrannye stat'i i perevody, Moskva, Gichl, 1954, pp. 52-92; S. Schoenbaum, William Shakespeare: A Compact Documentary Life, Oxford, Oxford University Press, 1977; V. Šekspir, Vil'jam Šekspir v perevode Borisa Pasternaka, Moskva, Iskusstvo, 1950, 2 voll.; A. Semenenko, Hamlet the Sign: Russian Translations of Hamlet and Literary Canon Formation, Stockholm, Stockholm University, 2007.
Ilaria Aletto, Maria Zavyalova
Categoria autore: Autore classico
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Titolo traduzione russa del testo originale: Otello: Drama v 5 aktach
Collocazione traduzione: Moskva – Cedram
Nome traduttore: Radlova Anna Dmitrievna
Profilo traduttore:
Anna Dmitrievna Radlova (San Pietroburgo, 1891 - Rybinsk, 1949) è una poetessa e traduttrice russa, figura emblematica della cultura letteraria e teatrale della prima metà del Novecento, la cui traiettoria si colloca tra l'eredità dell'Età d'Argento e le trasformazioni della scena sovietica. Formatasi ai corsi Bestužev, partecipa attivamente alla vita letteraria pietroburghese del primo dopoguerra e debutta come poetessa nel 1916 sulla rivista "Apollon", nell'ambiente letterario legato a Michail Kuzmin. Negli anni Venti è associata al gruppo degli èmocionalisty e pubblica tre raccolte poetiche tra il 1918 e il 1922, accolte con attenzione negli ambienti letterari pietroburghesi.
A partire dal 1922 Radlova orienta progressivamente la propria attività verso la traduzione letteraria, dapprima di autori francesi (Balzac, Maupassant) e poi, in modo sempre più sistematico, di William Shakespeare. Come responsabile della sezione letteraria dello Studio teatrale diretto da Sergej Radlov, elabora un metodo di traduzione dichiaratamente scenico, concepito cioè per il palcoscenico più che per la lettura, volto a restituire la concretezza semantica, la corporeità e l'energia del linguaggio elisabettiano, in consapevole polemica con la tradizione ottocentesca di impronta declamatoria.
Tra il 1936 e il 1940 questo approccio è al centro di una delle più aspre controversie della critica sovietica sulle traduzioni shakespeariane. Se attori e registi - tra cui Aleksandr Ostužev - ne difendono la modernità teatrale, critici come Kornej Čukovskij accusano Radlova di "volgarizzazione" e infedeltà stilistica, dando luogo a un dibattito esemplare sul conflitto tra fedeltà letteraria e funzionalità scenica. Nonostante le polemiche, le sue traduzioni conoscono un'ampia fortuna teatrale e vengono riconosciute come tentativi radicali di rinnovamento del canone shakespeariano in lingua russa.
La sua biografia è profondamente segnata dagli eventi storici. Dopo il suicidio del secondo marito, l'ingegnere Kornelij Pokrovskij, nel 1938, e l'evacuazione del teatro a Pjatigorsk nel 1942, Radlova segue la compagnia nei territori occupati, fino a Berlino e poi in Francia. Rientrata in URSS nel 1945, viene arrestata insieme a Radlov con l'accusa di tradimento e condannata a dieci anni di reclusione. Muore nel 1949 nel campo di lavoro di Pereborskij, nei pressi di Rybinsk, e viene riabilitata postuma nel 1958.
Negli ultimi decenni, la riscoperta della sua opera ha restituito centralità sia alla produzione poetica sia alle traduzioni shakespeariane, oggi ritenute esperimenti avanzati di mediazione culturale nel contesto sovietico.
Bibliografia: K.I Čukovskij, Vysokoe iskusstvo, Moskva, Vremja, 2014 [1941], pp. 219-231; O. Jur'ev, Treťja bogorodica: k 125-letiju Anny Radlovoj, "Novyj mir", 2016, n. 2, pp. 164-173; A.D. Radlova, Kak ja rabotaju nad perevodom Šekspira, "Literaturnyj sovremennik", 1934, n. 3, pp. 138-145; Ead., Bogorodicyn korabl', Berlin, Petropolis, 1923; Ead., Korabli, Petrograd, Alkonost, 1920; Ead., Krylatyj gost', Petrograd, Petropolis, 1922; Ead., Soty, Petrograd, Fiametta, 1918; V. Šekspir, Gamlet, princ datskij, A. Radlova (per.), Leningrad-Moskva, Cedram, 1937; Id., Otello; Romeo i Džul'etta; Ričard III; Makbet, Moskva, Cedram, 1935; Id., Antonij i Kleopatra, Leningrad-Moskva, Iskusstvo, 1940; Id., Gamlet v russkich perevodach XIX-XX vv., per. B. Pasternaka, A. Kroneberga, K. R., A. Radlovoj, Moskva, Interbuk, 1994; A. Semenenko, Hamlet the Sign: Russian Translations of Hamlet and Literary Canon Formation, Stockholm, Stockholm University, 2007; Ju. Zobnin, Radlova Anna Dmitrievna, in Ènciklopedičeskij slovar' "Literatory Sankt-Peterburga. XX vek", O. V. Bogdanova (gl. red.), Sankt-Peterburg, Knižnaja lavka pisatelej, 2020, https://lavkapisateley.spb.ru/enciklopediya/ (consultato il 04.01.2026).
Ilaria Aletto, Maria Zavyalova
Curatore dell'edizione della traduzione: Litovskij Osaf Semenovič (predisl.)
Data dell'edizione della traduzione russa: 1935
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
L’articolo di Osaf Litovskij polemizza con la posizione espressa da Iosif Juzovskij sulle traduzioni di Othello e sulle relative produzioni al Teatro Malyj (cfr. Na spektakle v Malom teatre, “Literaturnaja gazeta”, 1935, n. 69 (560), 15 dekabrja, p. 4). Juzovskij riconosce che la traduzione realistica di Othello realizzata da Anna Radlova presenta evidenti vantaggi rispetto alla traduzione “declamatoria” di Vejnberg, ma, al tempo stesso, il critico introduce una serie di riserve che finiscono per neutralizzare tale riconoscimento. In particolare, Juzovskij si chiede se Radlova non “shakespearizzi” eccessivamente Shakespeare, sollevando il problema della sua presunta rozzezza linguistica.
Litovskij ribalta questa obiezione, sostenendo che proprio la restituzione di uno Shakespeare terreno, concreto e “rozzo” costituisce il merito principale delle traduzioni moderne. A suo giudizio, la maggior parte dei traduttori ottocenteschi, nel tentativo di adattare Shakespeare al gusto e alle aspettative della propria classe sociale, ne aveva profondamente deformato l’opera, trasformandolo in una figura edulcorata e moralisticamente rispettabile. Al contrario, traduttori come Radlova, Kuz’min e Lozinskij restituiscono alla contemporaneità uno Shakespeare vivo, energico e storicamente autentico. In questo quadro, Vejnberg rappresenta l’unico caso unanimemente condannato da specialisti, critici e operatori teatrali per aver profondamente travisato Shakespeare; a Juzovskij viene attribuito, secondo Litovskij, il tentativo di riabilitarne la figura.
Sul piano teatrale, Litovskij accusa inoltre Juzovskij di non cogliere l’idea registica delle messe in scena di Radlova al Teatro Malyj. La tendenziosità della sua critica emerge dal fatto che, a partire da una singola interpretazione di Otello, Juzovskij estende retrospettivamente il giudizio all’intero lavoro di Radlov su Shakespeare. Litovskij rivendica invece Otello come il momento in cui, per la prima volta dopo lunghi anni rivoluzionari, la grande tradizione classica e romantica del Teatro Malyj torna a risuonare pienamente. In particolare, l’interpretazione di Aleksandr Ostužev si distingue per una semplicità e un realismo di tono inediti rispetto alla sua pratica attoriale precedente.
Nel suo insieme, l’articolo si configura come un intervento critico polemico che applica concretamente i principi formulati nella direttiva Na soveščanii kritikov (cfr. D140). La critica di Litovskij evita infatti tanto l’attacco distruttivo quanto l’indulgenza accomodante, esercitando una valutazione ‘differenziata’, orientata a chiarire le funzioni estetiche e ideologiche della traduzione e della messa in scena dei classici nel contesto sovietico degli anni Trenta.
Ilaria Aletto, Maria Zavyalova