Titolo direttiva [Anno] - [Codice direttiva]:

K Plenumu pravlenija SSP. Politika i éstetika (di D. Mirskij) [28-12-1934] - [D014]

Descrizione sintetica della direttiva:

Prima della svolta del 23 aprile 1932, il compito principale della critica letteraria era la lotta per la trasformazione dello scrittore sovietico. Il critico non giudicava tanto il lavoro quanto la posizione politica dello scrittore. Il decreto del 23 aprile segna il cambio di rotta: tutti i letterati sovietici prendono le posizioni del partito. Di conseguenza, la critica perde la sua autorità politica e non riesce a guadagnarsene un’altra. Considerata la lotta contro i nemici del partito (il 1° dicembre viene ucciso il compagno Kirov), la critica non deve diventare meno politica. Al contempo, la critica deve diventare anche scientifica ed estetica. Eppure non deve essere puramente estetica; non deve cercare di sostituire i problemi politici con quelli morali con la scusa della costruzione dell’etica socialista, né con i tentativi di imporci i criteri dell’estetismo borghese, né con i discorsi sui “classici” sovietici. Adesso è di moda parlare della “tecnologia” delle opere letterarie intendendo gli aspetti che non hanno nulla a che vedere con i suoi contenuti politici. Tuttavia, questo non appare opportuno poiché: a) la tecnologia fa pensare alle tecnologie industriali che non c’entrano nulla con la letteratura; b) rimanda alle regole formali del passato come quelle della rima o del metro che non ci interessano più. Il rapporto tra l’autore e il linguaggio è un problema ideologico anziché “tecnologico”. La forma non è tecnologia, bensì il movimento del contenuto inseparabile da quest’ultimo. Comprendere la logica di questo movimento è il compito della vera critica estetica. L’arte di un autore alieno e decadente può essere preziosa per noi solo come modello di un atteggiamento professionista, come fenomeno di una cultura del lavoro. Non possiamo imparare da lui i procedimenti artistici poiché il loro uso è direttamente collegato agli obiettivi ideologici dello scrittore. L’arte non può costituire l’unico criterio di valutazione. La valutazione estetica deve avere un carattere politico. Gli obiettivi principali del realismo socialista vengono formulati da Stalin: 1) il realismo socialista prevede generalizzazioni artistiche che contribuiscano alla comprensione della realtà nel suo sviluppo rivoluzionario; 2) gli scrittori sono “ingegneri delle anime umane” che partecipano alla costruzione di un nuovo tipo socialista di coscienza umana. Anche nel passato il valore delle opere letterarie veniva determinato dal valore conoscitivo del suo realismo e dal suo ruolo nella liberazione della coscienza umana dalle catene dell’ignoranza, della religione ecc. Perciò rileviamo 3 grandi fasi nella storia della letteratura: 1) il primo risveglio della coscienza umana libera in Grecia; 2) l’epoca della seconda liberazione dalla notte del feudalesimo cristiano (il Rinascimento); 3) l’epoca dei grandi realisti borghesi (dal Settecento fino a Balzac e Tolstoj). Solo la cultura socialista riesce a comprendere fino in fondo il valore di tutti questi grandi fenomeni artistici. Solo la cultura socialista può continuare l’opera di queste grandi epoche. L’anima che i nostri scrittori devono costruire non deve essere l’anima di un gentiluomo, bensì quella di un milite, čekista e soldato dell’Armata Rossa. Il realismo socialista e la costruzione delle anime umane per la società socialista sono i due principi della nostra estetica normativa. L’estetica normativa marxista leniniana non è un sistema di regole prescrittive e proibitive.

Data direttiva: 28-12-1934

Titolo e pagina del giornale/rivista con la direttiva: "Literaturnaja gazeta", p. 2

Numero giornale/rivista con la direttiva : 174 (490)

Tipologia della direttiva: Saggio critico