Titolo direttiva [Anno] - [Codice direttiva]:
Dve literatury (Slovo k tvorčeskoj diskussii) (di N. Jurgin) [1933] - [D152]
Data direttiva: 1933
Titolo e pagina del giornale/rivista con la direttiva: "Literaturnyj kritik", pp. 159-168
Numero giornale/rivista con la direttiva : Kn. 2
Tipologia della direttiva: Critica
Descrizione sintetica della direttiva:
A detta di N. Jurgin, nella letteratura contemporanea si delineano in modo piuttosto netto due tendenze, che hanno origine da una medesima fonte ma si sviluppano in direzioni opposte. La prima mira a registrare con precisione i fenomeni della vita così come si manifestano nella realtà vissuta, puntando all’analisi e alla messa a nudo della realtà. La seconda tende invece a una decisa deformazione del materiale, all’impiego degli oggetti come semplice materia prima per creare nuove realtà artistiche, cioè alla sintesi della vita nell’opera d’arte.
Entrambe le tendenze erano presenti anche nella letteratura del passato, ma nella pratica odierna assumono forme accentuate riflettendo le tensioni e le esigenze specifiche dell’epoca. Proprio per questo, per Jurgin la questione centrale diventa quella del metodo e degli strumenti del lavoro letterario: come rispondere, cioè, sul piano formale, alle nuove condizioni della realtà socialista.
L’arretratezza formale e l’arcaismo della letteratura sovietica — rilevati anche dai lettori occidentali — derivano, secondo l’Autore, dal disinteresse per l’elaborazione artistica. Occorre dunque cercare nuove forme e procedimenti, inventandoli “come si progettano le macchine” (p. 164): senza timore del rischio, senza rifuggire la novità, senza arretrare di fronte alla loro natura discussa o controversa. Il compito è creare un’arte più avanzata di quella della classe in declino, che, per ora, conserva un livello di compiutezza formale superiore.
Queste due letterature sono polari: affrontano gli stessi problemi, ma ciascuna a modo suo. La prima – la letteratura documentaria -, conduce alla scienza: studia manifestazioni concrete della vita e individui concreti per trarne generalizzazioni concettuali. La seconda – la letteratura sintetico-artistica – conduce all’arte e costruisce generalizzazioni figurative, la cui forza persuasiva risiede non nella prova logica, ma nell’efficacia emotiva. La prima opera secondo il metodo dell’analisi, la seconda in base alla sintesi.
Entrambe sono necessarie: portano novità e contribuiscono alla nascita di una letteratura sovietica altamente realistica, artistica e d’avanguardia. Uno scrittore all’altezza delle sfide contemporanee dovrebbe lavorare su entrambi i fronti, combinando il contatto diretto con la realtà all’affinamento degli strumenti del mestiere.
S’intuisce, a questo punto, cosa abbia suscitato la reazione di Lebedev, che nelle pagine dello stesso numero della rivista, all’interno della sezione inaugurale Teorija (pp. 15-25), risponde direttamente alle tesi di Jurgin. Nel distinguere due linee complementari di sviluppo della letteratura sovietica e nel servirsi di un lessico ancora vicino alla terminologia formalista, Jurgin lascia ancora intravedere un certo margine di autonomia nella sfera della forma e della tecnica artistica. Lebedev interpreta questa impostazione come un retaggio idealistico e la giudica incompatibile con la poetica unitaria del realismo socialista, riaffermando la necessità di subordinare la costruzione formale al contenuto ideologico e alla funzione sociale dell’arte.
Ilaria Aletto, Maria Zavyalova