Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Aminta [P029]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Difetti del genere letterario

La favola pastorale è un genere letterario che, caduto in oblio durante il medioevo, rinacque con le opere di Boccaccio. In essa la vita reale dei contadini è assente: i pastori sono figure stilizzate che pensano e agiscono come cortigiani del Cinquecento e Seicento. I paesaggi sono artificiosi, popolati da personaggi mitologici; la struttura è convenzionale e l’azione limitata. Si crea così un contrasto irrisolvibile tra la tematica del genere – che celebra naturalezza e semplicità – e la sua realizzazione formale, fondata su convenzione e finzione.

Pregi del genere letterario

Nonostante questa artificialità, la favola pastorale presenta meriti considerevoli: l’attenzione ai problemi dell’amore e alla psicologia, nonché la predicazione del diletto terreno, esprimono una forma di individualismo e di affermazione della personalità tipicamente rinascimentale. Un ulteriore pregio è l’assenza di motivi religiosi. Nella sua fase iniziale, il genere mantenne una struttura semplice e lineare, in sintonia con lo spirito del primo Rinascimento; in seguito, la narrazione divenne progressivamente più raffinata, fino a sfiorare eccessi di morbosità.

Vitalità e umanizzazione

La forza dell’Aminta di Tasso risiede nell’essere riuscito a infondere vitalità entro i limiti di un genere tanto artificioso. I sentimenti dei personaggi perdono ogni manierismo per farsi semplici e umani; i paesaggi, pur convenzionali, si animano; le situazioni risultano naturali e coerenti, l’azione dinamica, i dialoghi intensi. I versi sono variati e il sentimento amoroso – diversamente dalla consuetudine del genere – viene elevato a un’altezza tragica. La favola pastorale viene così “umanizzata” e diventa veicolo della morale dello spirito libero rinascimentale.

Individualizzazione

La grande conquista di Tasso consiste nell’individualizzazione dei personaggi: sebbene circoscritta all’ambito amoroso, la loro differenziazione rivela atteggiamenti distinti verso le questioni esistenziali più generali. Seguendo l’esempio di Boccaccio nel suo approccio realistico al genere, Tasso riesce, entro i limiti della convenzione, a creare un inno potente e vitale all’amore, che incarna il sentimento libero, vivace e gioioso del Rinascimento.

Kristina Landa

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Aminta

Data dell'opera originale: 1581

Paese dell'opera originale: Italia

Nome autore del testo originale: Tasso Torquato

Profilo autore del testo originale: Torquato Tasso (Sorrento, 1544 - Roma, 1595). Poeta e drammaturgo, autore del maggiore poema epico della seconda metà del Cinquecento. Studiò a Urbino, si trasferì poi a Venezia, dove iniziò a comporre un poema sulla prima crociata; a Padova frequentò i corsi universitari di filosofia ed eloquenza, proseguì gli studi a Bologna ma fu presto costretto a rientrare a Padova sotto la protezione di Scipione Gonzaga, entrando nell'Accademia degli Eterei e in quella degli Infiammati. Nel 1562 si stabilì a Ferrara, al servizio del cardinale Luigi d'Este. Presso la corte estense si dedicò interamente al suo poema maggiore.
Nel 1570 accompagnò Luigi d'Este nel suo viaggio in Francia, dove fu ricevuto da Caterina de' Medici. Lasciato il servizio del cardinale, si trasferì a Urbino e successivamente entrò al servizio del duca Alfonso II d'Este. Nel 1573 scrisse l'Aminta, favola pastorale che corrispondeva ai gusti delle corti tarde-rinascimentali, pubblicata intorno al 1580. Nel 1575 completò la Gerusalemme liberata, poema epico che narra gli scontri tra cristiani e musulmani durante la prima crociata e la presa di Gerusalemme, pubblicato nel 1581.
Seguì un periodo di grave crisi psichica, caratterizzato da ansia, manie di persecuzione e autoaccuse, che lo spinse a presentarsi volontariamente davanti all'Inquisizione di Ferrara, la quale gli concesse due sentenze di assoluzione. Tuttavia, Tasso tornò ad accusare sé stesso, compromettendo i nomi di alcuni cortigiani ferraresi e rischiando di compromettere anche i rapporti con la Santa Sede. Fu quindi posto sotto sorveglianza dal duca e, in seguito, rinchiuso in carcere; fuggito a Bologna e poi a Sorrento, iniziò un lungo vagabondaggio per la penisola. Ritornato a Ferrara nel 1579, fu internato per sette anni nell'ospedale di Sant'Anna, dove scrisse una serie di Discorsi e Dialoghi.
Dopo la prigionia fu accolto da Vincenzo Gonzaga a Mantova; trascorse gli ultimi anni tra Roma, Napoli e Firenze, dedicandosi alla revisione del poema. I nipoti di papa Clemente VIII lo ospitarono nel loro palazzo romano; uno di loro divenne suo mecenate. Fu anche avanzata l'ipotesi di incoronarlo poeta laureato in Campidoglio, progetto che tuttavia non si realizzò.

Bibliografia: C. Gigante, Tasso, Torquato, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 2019, vol. 95; B. Basile, Poëta melancholicus, Pisa, 1984; G.B. Manso, Vita di Torquato Tasso (1621), a cura di B. Basile, Roma, 1995; C. Gigante, Tasso, Roma, 2006.

Kristina Landa

Categoria autore: Autore classico

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Titolo traduzione russa del testo originale: Aminta. Pastoral'

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia

Nome traduttore: Stoljarov Michail Pavlovič, Èjchengol'c Mark Davidovič

Profilo traduttore: Stoljarov Michail Pavlovič (1888 - Mosca, 1937). Filosofo, poeta, drammaturgo, traduttore e critico letterario. Fu assistente del presidente (Andrej Belyj) della sezione moscovita dell'Associazione dei Liberi Filosofi ("Vol'fil"). Membro attivo della Società Antroposofica dal 1913 al 1923. Scomparve durante le purghe staliniane.

Bibliografia: M. Žemčužnikova, Vospominanija o moskovskom antroposofskom obščestve, a cura di D. Mal'mstad, in "Minuvšee", 6 (1988), pp. 7-53; RGALI. F. 631, op. 40, ed.chr. 625; IRLI RAN. F. 369, op. 1, ed.chr. 339; ed.chr. 485.

Èjchengol'c Mark Davidovič (Kremenčug, 1889 - Mosca, 1953). Storico della letteratura e traduttore. Proveniente da una famiglia ebraico-ucraina della media borghesia (il padre era giurista), studiò lingue e letterature romanze all'Università di Mosca, laureandosi nel 1914 con una specializzazione in letteratura francese. Durante gli studi, come era consuetudine nel periodo, ebbe modo di viaggiare e perfezionarsi all'estero, in particolare in Francia e in Italia. Dal 1918 collaborò con il Narkompros (Commissariato del Popolo per l'Istruzione) e nel contempo insegnò in diversi atenei, tenendo un corso di letteratura europeo-occidentale presso l'Università di Mosca e l'Institut Krasnoj Professury. Lavorò inoltre come redattore e revisore per le case editrici Gosizdat e GICHL, occupandosi in particolare della letteratura francese. I suoi principali contributi scientifici sono dedicati all'opera di Gustave Flaubert e di Émile Zola. Di quest'ultimo curò la prima edizione delle Opere (Sobranie sočinenij, 1928-1935) e gli dedicò la monografia Tvorčeskaja laboratorija Èmilja Zola (1940). Fu inoltre curatore e prefatore delle Opere di Gustave Flaubert (Sobranie sočinenij v 10 tt., 1933-1938, di cui uscirono solo otto volumi) e di una selezione di testi dello stesso autore (G. Flaubert, Izbrannye sočinenija, 1947). Stretto collaboratore e amico di Anatolij Lunačarskij, che lo stimava molto, con lui curò l'edizione di questi grandi classici francesi dell'Ottocento (si veda, al riguardo, la corrispondenza di Lunačarskij).

Bibliografia: F.S. Narkir'er, Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971, stb. 1136; Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Pisateli sovremennoj èpochi. Bio-bibliografičeskij slovar' russkich pisatelej XX veka, pod red. B.P. Koz'mina, Moskva, GAChN, 1928, p. 275; RGALI. F. 596, op. 1, ed. chr. 110.

Kristina Landa

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1937

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