Andre Žid i kapitalizm [P068]
Collocazione paratesto: "Literaturnaja gazeta" [rivista], 29.11.1932, 54 - p.2
Tipologia di paratesto: Articolo
Autore del paratesto: Anisimov Ivan Ivanovič
Profilo autore del paratesto: Ivan Ivanovič Anisimov (1899 - 1966) nacque nel 1899 nel villaggio di Glotovka, nel governatorato di Smolensk, in una famiglia di impiegati locali. Nel 1919 fu arruolato nell'Armata Rossa, dove svolse attività politico-culturale e teatrale/didattica. Dopo la smobilitazione riprese a lavorare come semplice insegnante, poi nel 1922, entrò all'Università di Mosca, facoltà di letteratura e arte. Nel 1925 iniziò il dottorato (aspirantura) presso l'Istituto di Letteratura e Lingua della RANION, che concluse nel 1928. In seguito insegnò nei due principali atenei di Mosca, continuando la propria attività di ricerca presso la KomAkademija (l''Accademia Comunista'). Tra il 1933 e il 1938 diresse la cattedra di letteratura presso l'istituzione universitaria Institut krasnoj professury (il celebre 'Professorato rosso') e fu ammesso all'Unione degli scrittori sovietici (1934). Divenuto sempre più influente, passò a dirigere anche il settore di letteratura straniera presso la GICHL, e fu membro della redazione della rivista "Internacional'naja literatura". Durante la guerra fu mobilitato, prestò servizio sui fronti meridionale e transcaucasico, lavorò poi come corrispondente militare del giornale "Izvestija" fino alla fine del conflitto, ricevendo l'Ordine della Guerra Patriottica di II grado. Nel dopoguerra fu vice presidente del Comitato per le Arti del Consiglio dei ministri (1945-1948), docente all'Accademia delle Scienze Sociali del Partito Comunista e redattore capo della rivista "Sovetskaja literatura" (1948-1952). Fedelissimo delle politiche del Cremlino, riuscì a più riprese ad evitare purghe e repressioni (tra i contemporanei, c'è chi lo ricorda nelle proprie memorie come uno dei più aggressivi carrieristi e 'literaturnye gangstery' della sua epoca, v. testimonianza di Ju. Oksman) e nel 1952 ricoprì il prestigioso incarico di direttore dell'Istituto di Letteratura Mondiale "A. M. Gor'kij" (Mosca), in cui sino al 1953 andò violentemente difendendo le posizioni sovietiche contro il "cosmopolitismo". Nel 1960 fu eletto membro corrispondente dell'Accademia delle Scienze dell'URSS e divenne redattore capo della serie "Literaturnoe nasledstvo". Ricevette numerose onorificenze durante tutto il corso della sua vita; nel 1966 gli fu conferito il Premio V. G. Belinskij, e postumo, il Premio di Stato dell'URSS (1978) per la partecipazione alla Biblioteca della letteratura mondiale (Biblioteka mirovoj literatury). Morì a Mosca nel 1966. Fonte: Bol'šaja sovetskaja ènciklopedija, Mosca (1926-1990)
Data del paratesto: 1932
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: N/A
Data dell'opera originale: 1932
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Gide André
Profilo autore del testo originale: André Gide (Parigi, 22 novembre 1869 - Parigi, 19 febbraio 1951) fu una delle figure centrali della letteratura francese del Novecento, premio Nobel per la Letteratura nel 1947. La sua opera, segnata da un costante interrogarsi morale, dall'attenzione all'individuo e da una tensione tra libertà e responsabilità, ebbe anche un rilevante risvolto politico e internazionale, in particolare nei rapporti con la Russia sovietica. Dopo gli esordi simbolisti, Gide si impose con testi come Les Nourritures terrestres (1897), L'Immoraliste (1902), La Symphonie pastorale (1919) e il romanzo sperimentale Les Faux-Monnayeurs (1925). Negli anni Venti e nei primi anni Trenta mostrò un crescente interesse per il comunismo, considerato una possibile alternativa morale e sociale alla crisi del capitalismo europeo. Questo orientamento lo avvicinò all'Unione Sovietica, che egli guardava con simpatia come a un laboratorio storico di rinnovamento. Nel giugno-agosto 1936 Gide visitò l'URSS su invito ufficiale dell'Unione degli Scrittori Sovietici. Il viaggio lo condusse a Mosca, Leningrado, Kiev, Tbilisi e in altre città, permettendogli un contatto diretto con le istituzioni culturali e con la vita quotidiana del paese. L'esperienza, tuttavia, ebbe un esito profondamente deludente. Nel saggio Retour de l'URSS (1936) Gide espresse una critica netta al conformismo ideologico, alla repressione della libertà intellettuale e al culto della personalità staliniano. Le sue posizioni furono ulteriormente precisate in Retouches à mon retour de l'URSS (1937). Questi scritti provocarono una rottura con gli ambienti comunisti francesi e suscitarono dure reazioni ufficiali in URSS, dove l'opera di Gide venne progressivamente censurata.
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: N/A
Collocazione traduzione: Moskva
Nome traduttore: N/A
Profilo traduttore: N/A
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1932
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Come ricostruisce la studiosa Natal’ja Charitonova nel suo articolo sulla formazione dell’auctoritas sovietica di A. Gide nei primi anni Trenta, le prime note positive su questo scrittore in URSS risalgono al 1931-1932 (V. N. Charitonova Andre Žid – drug SSSR. Roždenie reputacii, in “Literaturnyj fakt”, 3, 2017, pp. 164-176). Sulla prima pagina della “Literaturnaja gazeta” del 23 luglio 1932 fu infatti pubblicata la traduzione di una pagina del diario di André Gide, stampata nel numero di luglio del ’32 ne “La Nouvelle Revue Française”, in cui lo scrittore rifletteva sul Primo Piano quinquennale dell’Unione Sovietica, e si esprimeva in maniera positiva sulle prospettive di quel Paese. Riporta così la “Literaturka” le pagine del diario dello scrittore: “desidero ora particolarmente vivere abbastanza a lungo da poter vedere il trionfo del piano della nuova Russia”. Furono queste parole a segnare dunque una svolta nella creazione della reputazione di Gide come “amico dell’URSS”. Prima di allora, i lettori e i critici di lingua russa conoscevano già Gide, le prime opere furono tradotte in russo ancora in epoca prerivoluzionaria ma poi, per diversi anni, la sua opera non attirò più l’attenzione degli editori sovietici, perché lo considerava essenzialmente uno scrittore “borghese”. Vero è che nel 1928 la casa editrice Academia aveva già pubblicato una raccolta delle opere di Gide sotto la direzione editoriale di M. Lozinsky, A.A. Smirnov e A. Frankovsky, nella quale furono pubblicati, in particolare, i romanzi I sotterranei del Vaticano, I falsari e L’immoralista. Nel 1931 invece Federacija aveva pubblicato Il reportage Viaggi in Congo (Putešestvie po Kongo, passato quasi inosservato). Fu la noterella positiva di Gide sul piano quinquennale di Stalin che funzionò effettivamente da chiave di volta per una completa trasformazione della sua reputazione in URSS, e dette il via, per tutto il 1932, a numerosi tentativi di “appropriazione” e di “mediazione” dell’anziano scrittore francese all’interno del sistema culturale sovietico. Nel luglio del 1932 l’iniziativa è della redazione di “Literaturnaja gazeta”, che decise di rivolgersi direttamente ad André Gide, scrivendogli una lettera lunsinghiera, alla quale lo scrittore rispose con parole di simpatia. La redazione darà conto di questa corrispondenza nel numero del quotidiano del 5 agosto 1932, in cui fu inoltre pubblicato un altro estratto dal Journal di André Gide, accompagnato dal titolo programmatico I migliori scrittori abbandonano il capitalismo (V. “Literaturnaja gazeta”, 5 agosto 1932, 34, p.1). Il critico Ivan Anisimov gli dedicò diverse note, e alla fine di agosto del 1932, il celebre scrittore Il’ja Ehrenburg raccontò del suo incontro personale con Gide, tenutosi durante un suo viaggio a Parigi, in cui lo scrittore francese era descritto in modo del tutto inaspettato come “un neofita appassionato e sincero dal cuore giovane”, un nuovo “adepto del comunismo”; nel testo di Ehremburg, come sottolinea Charitonova, “assume un significato essenziale il concetto di cambiamento di opinioni che avrebbe sperimentato il romanziere francese”. Scrive infatti Ehremburg: “Gli ultimi anni hanno portato un profondo cambiamento di coscienza in molti scrittori francesi. Il caso più significativo è l’ultima fase di André Gide . L’ho incontrato di recente a Parigi ed egli mi ha parlato dei principi del comunismo con l’ardore di un giovane pioniere” (Opustošennost’ buržuaznoj literatury. Beseda s I. Ehremburgom. “Literaturnaja gazeta”, 29 agosto 1932, 39, p. 3). Si prese così in quegli anni anche la decisione di ripubblicare le opere di André Gide in URSS, allo scopo di far conoscere al nuovo lettore sovietico questo scrittore divenuto “amico dell’Unione sovietica”. In particolare furono pubblicate a partire dal 1932 le seguenti opere: Pagine dal diario 1929-1932 (Stranicy iz dnevnika 1929-1932, trad. A. Frankovskij, Leningrad, GICHL, 1934); una riedizione del Viaggio in Congo e ritorno dal Chad (Vozvraščenie iz Kolonii Čad. Trad. di A. Frankovskij. Moskva-Leningrad, GICHL, 1934, introduzione di Ivan Anisimov) e una raccolta di Opere dello scrittore, in quattro volumi, pubblicata tra il 1935 e il 1936 (Sobranie sočinenij. V 4 tt. Leningrad, GICHL; articolo introduttivo di Ivan Anisimov, 1935-1936. Traduzione di A. Frankovskij, v. P177). Nell’estate del 1936, come noto, André Gide, insieme ad una delegazione di scrittori francesi, fu invitato ufficialmente dal governo sovietico a compiere un lungo viaggio in URSS. Le impressioni relative al viaggio confluirono nel suo Retour de l’URSS (1936), nelle quali lo scrittore esprimeva una critica netta al conformismo ideologico, alla repressione della libertà intellettuale e al culto della personalità staliniano. Il libro provocò dunque la rottura completa dei rapporti tra gli intellettuali sovietici e André Gide, che da quel momento venne pesantemente criticato e “cancellato” dalla mediazione culturale sovietica. Si vedano, a titolo di esempi, gli articoli in D057 e D046, del 1937, nei quali si scrive che “Il libro marcio di Gide Retour de l’URSS è stato criticato dagli scrittori europei progressisti”, o che “il libro di Gide è immediatamente diventato un baluardo della propaganda fascista”. Articolo di Anisimov su “Literaturnaja Gazeta” in oggetto: in questo articolo il critico militante Anisimov opera una manovra di manipolazione e di appropriazione culturale, definendo André Gide uno scrittore poco compreso dalla critica occidentale, poiché nella ricchezza del suo stile e dei suoi romanzi egli esprime tutta la “crisi del capitalismo marcescente” e della “borghesia morente” ; aggiunge che “con coraggio nelle sue opere Gide smaschera la putrefazione della borghesia” (I sintagmi “Zagnivajuščij kapitalizm e Zagnivajuščaja buržuazija” sono ripetutamente e insistentemente ripetuti nell’articolo). Si sottolinea la presa di distanza e la “crisi di coscienza” di Andre Gide nei confronti dell’Occidente in decandenza, una crisi che è politica e spirituale; Anisimov nota poi che le posizioni “politicamente indipendenti” e “avulse dal bigotto dogmatismo” da sempre in realtà contraddistinguevano l’opera di André Gide, che già nel romanzo “I sotterranei del Vaticano” aveva sferrato una “feroce satira” contro la Chiesa cattolica dogmatica e tirannica. Al contrario di scrittori borghesi come Proust, che non rinnegarono mai quel sistema politico e sociale, e che anzi propugnavano una convinta “difesa del capitalismo”, affetti da “dongiovannismo intellettuale” (Donžuanskij intellektualizm), André Gide invece propone opere della crisi, in cui si “intravede la certa fine del mondo borghese”, e i cui personaggi si rendono conto che la società capitalistica è ormai prossima alla completa distruzione. Critica contemporanea francese: come nota ancora N. Charitonova il mondo intellettuale francese rimase interdetto dalle parole di André Gide sul Primo piano quinquennale di Stalin, e su altre sue lusinghiere affermazioni a proposito del paese dei Soviet. Vi fu una polemica letteraria: Robert Francis sminuì e canzonò le esternazioni di A. Gide, ritenendo che si trattasse di un incontrollato flusso di coscienza dello scrittore, che mescolava insieme misticismo e lodi al piano quinquennale, e, paragonandolo ai vecchi patriarchi dell’antico testamento, riteneva fosse giunta l’ora di “rivestire il vecchio Monsieur Gide con la tunica di Noé” (“La Revue Française”, 25 ottobre 1932); lo scrittore cattolico François Mauriac (considerato un intellettuale di destra dai sovietici) accusò André Gide di pericolosa ipocrisia, osservando che mentre “gli operai francesi si allontanano dalle posizioni di Mosca, raffinati intellettuali come Gide si mettono a lodare il Piano quinquennale” e parla di “delirio” nello stigmatizzare le esternazioni di André Gide (F. Mauriac, in “L’écho de Paris”, 10 settembre 1932); Il 16 settembre il poeta e critico d’arte Camille Mauclair dedicò a Gide un articolo intitolato “Da Oscar Wilde a Lenin” sul
prestigioso quotidiano socialista “La Dépêche de Toulouse”. Da molti anni critico nei confronti dell’opera di André Gide, Mauclair non si limitò a definire lo scrittore un “corruttore nato”, giocando ambiguamente sulla sua influenza sui giovani, ed affermando anche che, se Gide fosse stato riconosciuto dalle autorità sovietiche, la sua opera sarebbe andata perduta per la letteratura francese e la società culturale europea. Il 24 dicembre 1932 a gettare benzina sul fuoco fu la pubblicazione su “Les Nouvelles littéraires” di un frammento (in traduzione francese) del qui citato articolo di I. Anisimov André Gide e il capitalismo, intitolato nella versione francese Mosca risponde alla conversione di André Gide. In questo modo, il ciclo propagandistico fu completato sia in URSS che in Francia, mentre la retorica marxista del critico sovietico, a sua volta, dimostrò alla società francese che l’URSS aveva pienamente accolto Gide tra le file dei suoi amici.
Emigrazione russa: lo scrittore Dmitrij Merežkovskij, da sempre impegnato in Occidente in una campagna di propaganda antibolscevica, scosso dalle esternazioni di André Gide, scrisse nel 1932 una lettera aperta, in francese, intitolate André Gide et l’URSS, nella quale condannava duramente le esternazioni filosovietiche e filostaliniste dello scrittore francese. La lettera fu poi inclusa in una raccolta di opere di Merežkovskij, pubblicata postuma nel 1944, periodo nel quale ormai Gide era stato completamente “riabilitato” in Occidente in forza delle suo Retour de l’URSS del 1936.