Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Andželo Policiano [P033]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Realismo e affinità alla letteratura popolare – cfr. le direttive: D085, D086, D087, D090, D094, D160, D161

Rozanov usa la terminologia e i concetti di Georg Voigt, citando implicitamente anche l’opera di quest’ultimo, Die Wiederbelebung des classischen Alterthums oder das erste Jahrhundert des Humanismus, per evidenziare la netta distinzione tra Poliziano e altri umanisti che avrebbero imitato “ciecamente” gli autori classici, rinunciando agli argomenti attuali e alla propria lingua nelle loro opere letterarie. Secondo il critico, Poliziano è fortunatamente “troppo realista” e percepisce l’attualità in maniera troppo intensa; inoltre, il suo forte legame con il contesto nazionale è reso possibile dal “restauro” della lingua italiana avvenuto nel circolo di Lorenzo de’ Medici, al quale egli appartiene. Infine, il circolo mediceo nutre un profondo interesse per la poesia popolare e per la semplice vita rurale. Ci troviamo nell’epoca del capitalismo nascente, in cui la famiglia de’ Medici svolge un ruolo fondamentale; Poliziano ne è effettivamente il poeta di corte.

Lotta contro lo spirito ascetico medievale e la gioia della vita terrena – D001, D100, D147

La sua scoperta geniale consiste nell’aver utilizzato per il suo Orfeo la forma del genere della rappresentazione sacra, il mistero, arricchendola di nuovi contenuti laici (la mitologia greca). Attraverso la storia dell’Orfeo, in cui le Menadi puniscono il protagonista per la violazione delle leggi naturali, la nuova cultura e la nuova arte laica del Rinascimento avrebbero avuto il sopravvento sul mondo macabro del Medioevo e sui valori ascetici della Chiesa.
Il dramma sarebbe “intriso di aria pura”; vi è un gioioso “sì” alla vita, invece della rinuncia ascetica alle sue gioie; vi è un’ebbrezza vitale, un senso di godimento forte e intenso che si manifesta nel coro delle Menadi. Nell’Orfeo Poliziano canta il trionfo di una cultura nata nel seno della nuova società borghese.

La valutazione negativa di Savonarola

Da notare è che Rozanov, a differenza di Dživelegov, giudichi severamente Girolamo Savonarola, che “sarebbe stato a capo della crociata contro il Rinascimento libertino e gioioso, con tutte le sue tendenze affini all’autore dell’Orfeo“; lo studioso contrappone a questa figura macabra sia Lorenzo il Magnifico sia lo stesso Poliziano, con le loro aspirazioni umanistiche e poetiche.


Kristina Landa

Collocazione paratesto: Skazanie ob Orfee - Moskva-Leningrad - Academia - pp. 11-23

Tipologia di paratesto: Prefazione

Autore del paratesto: Rozanov Matvej Nikanorovič

Profilo autore del paratesto: Rozanov Matvej Nikanorovič (Mosca, 1858 - Mosca, 1936). Storico della letteratura russa, critico letterario, accademico dell'Accademia Russa Imperiale delle Scienze e, successivamente, dell'Accademia delle Scienze dell'URSS.
Nel 1883 si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca, dove ebbe come maestri Fëdor Buslaev, Nikolaj Tichonravov e Nikolaj Storoženko. Tra il 1896 e il 1898 frequentò corsi di perfezionamento presso le università di Parigi, Strasburgo e Heidelberg. Rientrato a Mosca, iniziò a insegnare all'Università di Mosca al Dipartimento di Letterature europee. Nel 1910 discusse la tesi di dottorato su Jean-Jacques Rousseau presso l'Università di Char'kiv (recensita da Aleksej Dživelegov) e nel 1914 divenne professore ordinario dell'Università di Mosca.
Nel 1921 fu eletto accademico del Dipartimento di Lingua e Letteratura russa dell'Accademia delle Scienze. Collaborò inoltre con il Teatro Malyj sia come docente sia come membro del consiglio artistico.
Rozanov fu esponente della cosiddetta "scuola culturale-storica" (kul'turno-istoričeskaja škola), corrente di impronta positivista e deterministica nella critica letteraria e nella storiografia, sviluppata in Occidente da Hippolyte Taine, Georg Brandes e Ferdinand Brunetière e in Russia da studiosi quali Aleksandr Pypin, Petr Pekarskij, Nikolaj Tichonravov e, in parte, Aleksandr e Aleksej Veselovskij.
È noto come studioso delle influenze italiane (Goldoni, Dante, Petrarca) nell'opera di Aleksandr Puškin, curatore di edizioni critiche dei classici occidentali e redattore di edizioni delle opere di Goethe, Byron e Shakespeare. Contribuì molto all'attività della casa editrice Academia.

Bibliografia: Rozanov, Matvej Nikanorovič, in Pisateli sovremennoj èpochi. Bio-bibliografičeskij slovar' russkich pisatelej XX veka, pod red. B.P. Koz'mina, Moskva, GACHN, 1928, pp. 220-221; K. K. Marciševskaja, Rozanov, Matvej Nikanorovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971, t. 6, stb. 332; V. Volkov, M. Kulikova, V. Loginov, Moskovskie professora XVIII -- načala XX vekov. Gumanitarnye i obščestvennye nauki, Moskva, Janus-К; Moskovskie učebniki i kartolitografija, 2006, pp. 206-207; IRLI. F. 377, op. 4, ed.chr. 1922; f. 562, op.3, ed.chr. 1030

Kristina Landa

Data del paratesto: 1933

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: La Fabula di Orfeo

Data dell'opera originale: 1480

Paese dell'opera originale: Italia

Nome autore del testo originale: Poliziano Angelo

Profilo autore del testo originale: Poliziano (Ambrogini Agnolo (Angelo)) (Montepulciano, 1454 - Firenze, 1494). Poeta e filologo, ritenuto il massimo esponente della poesia italiana del Quattrocento e celebrato come "principe degli umanisti". Intraprese gli studi universitari a Firenze, dove conobbe Marsilio Ficino. Nel 1473 concluse la traduzione in latino dei primi due libri dell'Iliade, dedicandoli a Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, che lo accolse immediatamente sotto la sua protezione e lo introdusse nella cerchia degli intellettuali più illustri dell'epoca. Nel 1475 Lorenzo lo nominò precettore del figlio e segretario personale; due anni dopo Poliziano divenne priore della chiesa di San Paolo Apostolo e fu ordinato sacerdote. Dopo il 1479 lasciò l'ambiente mediceo, viaggiò nell'Italia settentrionale e si fermò per un periodo alla corte del cardinale Francesco Gonzaga a Mantova. Rientrato a Firenze, assunse l'incarico di insegnamento presso lo Studio Fiorentino, dove avviò un'intensa attività di filologo e commentatore di testi latini e greci e strinse una solida amicizia con Giovanni Pico della Mirandola. Dopo il 1490 abbandonò la produzione poetica per dedicarsi allo studio della filosofia aristotelica, mostrando un particolare interesse per le arti meccaniche. Morì, secondo alcune fonti, avvelenato per ordine del suo ex discepolo Piero de' Medici. Tra le sue opere più celebri, che includono le Stanze per la giostra del Magnifico Giuliano, le Rime e le Elegie latine, spicca la Fabula di Orfeo (o semplicemente Orfeo), breve componimento teatrale in metro vario, considerato uno dei primi testi teatrali italiani di argomento profano. L'opera, tuttavia, non riscosse grande favore presso i contemporanei e fu successivamente censurata durante la Controriforma.

Bibliografia: E. Bigi, Ambrogini, Angelo, detto il Poliziano, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 1960, vol. 2; E. Garin, Filologia e poesia in Angelo Poliziano, in "La rassegna della letteratura italiana", LVIII (1954); E. Bigi, La cultura del Poliziano, in "Belfagor", IX (1954).

Kristina Landa

Categoria autore: Autore classico

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Titolo traduzione russa del testo originale: Skazanie ob Orfee

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia

Nome traduttore: Šervinskij Sergej Vasil'evič

Profilo traduttore: Šervinskij Sergej Vasil'evič (Mosca, 1892 - Mosca, 1991). Poeta, traduttore e storico dell'arte.
Frequentò i corsi del Dipartimento di Lingue romanze e germaniche della Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca, seguendo parallelamente lezioni di storia dell'arte. Le sue prime traduzioni apparvero nel 1916 nell'antologia di poesia armena antica e moderna curata da Valerij Brjusov. Šervinskij studiò approfonditamente la cultura armena, traducendo il poema epico I temerari di Sassun (tramandato oralmente a partire dall'XI secolo e trascritto per la prima volta nel 1873) e opere di poeti armeni moderni.
Nello stesso anno pubblicò la sua prima raccolta di poesie originali; una seconda, dedicata a temi italiani, uscì nel 1924. Nel 1933 diede alle stampe il romanzo d'avventura East India. La sua attività di traduttore spaziò dal greco e latino all'italiano, francese, arabo, indiano e altre lingue. Tra gli anni Venti e Trenta tradusse tutte le tragedie di Sofocle, oltre a opere di Euripide e Virgilio; negli anni Ottanta pubblicò traduzioni di Ovidio e Catullo, e nel 1987 collaborò con Jurij Šičalin alla versione russa di Stazio.

Bibliografia: S. Šervinskij, Stichotvorenija i vospominanija, Tomsk, Vodolej, 1997; K. Petrosov, Šervinskij Sergej Vasil'evič, in Russkie pisateli 20 veka. Biografičeskij slovar', a cura di P. Nikolaev, Moskva, Bol'šaja Rossijskaja ènciklopedija; Randevu-AM, 2000, p. 766; Bessmertie. Iz istorii sem'i Šervinskich, a cura di E. Družinina (Šervinskaja), Moskva, Greko-latinskij kabinet Ju.A. Šičalina, 2013; RGALI. F. 1364; IRLI RAN. F. 562, op. 3; op. 6.

Kristina Landa

Curatore dell'edizione della traduzione: Dživelegov Aleksej Karpovič

Data dell'edizione della traduzione russa: 1933

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