Bajron i vojna [P193]
Collocazione paratesto: "Literaturnaja gazeta", 001(852) (05/01) -- p. 2
Tipologia di paratesto: Articolo
Autore del paratesto: Sapir M.
Profilo autore del paratesto: N/A
Data del paratesto: 1940
Direttive paratesto:
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Don Juan
Data dell'opera originale: 1819–1824
Paese dell'opera originale: Regno Unito
Nome autore del testo originale: Byron George Gordon
Profilo autore del testo originale:
George Noel Gordon Byron (Londra, 1788 - Missolungi, 1824), tra le voci più influenti del romanticismo europeo, esprime nella sua vita e nelle sue opere un'opposizione netta alle strutture sociali e politiche dell'Inghilterra della Restaurazione. Nato lord ma appartenente a un'aristocrazia economicamente impoverita, Byron visse un'infanzia e una giovinezza segnata dalle ristrettezze, contraddizioni che contribuirono ad alimentarne la vena polemica sin dagli anni di studi a Harrow e Cambridge. Queste premesse emergono nella satira English Bards and Scotch Reviewers (1808), in cui Byron denuncia il declino della letteratura britannica come sintomo di un malessere sociale profondo. La sua attività alla Camera dei Lord si distingue per un impegno civile concreto, che culmina nel celebre discorso del 1812 in difesa dei luddisti; si tratta di un atto di dissenso politico che lo isola dal mondo conservatore e che trova una declinazione poetica in An Ode to the Framers of the Frame Bill (1812). Con la pubblicazione di Childe Harold's Pilgrimage (1812-1818) e delle cosiddette 'poesie orientali' -- tra cui The Giaour (1813) e The Corsair (1814) -- Byron definisce l'archetipo dell'eroe ribelle e malinconico, la cui lotta contro le convenzioni riflette l'inquietudine e alle speranze deluse di un'intera generazione.
L'esilio in Europa e l'adesione ai movimenti di liberazione nazionale segnano il passaggio verso una produzione di respiro politico più ampio. Nell'epopea satirica Don Juan (1819-1824), Byron approda a un realismo critico capace di analizzare le ipocrisie del sistema europeo con una lucidità che la successiva critica marxista interpreta come anticipatrice delle grandi narrazioni sociali del XIX secolo. Opere come The Prophecy of Dante (1819) e la satira politica The Age of Bronze (1823) confermano la sua costante attenzione verso i popoli oppressi. Partecipa attivamente ai moti carbonari in Italia e, nel 1823, si reca in Grecia per sostenere l'insurrezione contro il dominio ottomano. Qui investe le proprie energie e finanze per organizzare le milizie greche, fino a morire di febbre a Missolungi nel 1824. Questa fine precoce lo trasforma in un simbolo universale di libertà nazionale.
Nel contesto russo, l'influenza di Byron è vastissima e agisce da catalizzatore per il romanticismo di Puškin e di Lermontov. Durante l'epoca staliniana, questa eredità viene riletta attraverso la lente del materialismo storico, che eleva il bajronizm da fenomeno estetico e individuale a esempio di resistenza politica. I critici sovietici, fra cui Viktor Žirmunskij, riconoscono Byron come nemico della Santa Alleanza e fautore di un radicalismo democratico. Nei paratesti di epoca staliniana, il poeta non viene celebrato solo per le sue doti liriche, ma viene descritto anche come un intellettuale che ha saputo anteporre la causa degli oppressi ai privilegi del proprio rango, diventando un modello di scrittore impegnato perfettamente integrato nel canone culturale socialista.
Ilaria Aletto
Bibliografia: N.J. Diakonova, Bajron v gody izgnanija, Leningrad, Chudožestvennaja literatura, 1974; Ead., V. Vatsuro, "No Great Mind and Generous Heart Could Avoid Byronism": Russia and Byron, in The Reception of Byron in Europe, R. Cardwell (ed.), London, Thoemmes Continuum, 2004, pp. 333-352; V. Friče, Bajron, in Literaturnaja ènciklopedija, tt. 1-11, Moskva, Izd-vo Kom. Akad., 1929-1939, t. 1, 1930, coll. 298-305; M.S. Kurginjan, Bajron, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, A. A. Surkov (gl. red.), tt. 1-9, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1962-1978, t. 1, 1962, coll. 402-409; L.A. Marchand, Lord Byron, in Encyclopedia Britannica, 26 Jan. 2026, https://www.britannica.com/biography/Lord-Byron-poet (consultato il 4.01.2026); The Cambridge Companion to Byron, D. Bone (ed.), Cambridge, Cambridge University Press, 2006; V.M. Žirmunskij, Bajron i Puškin, Leningrad, Nauka, 1978 [1924].
Categoria autore: Autore classico
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Titolo traduzione russa del testo originale: Don-Žuan v Rossii (Èpizody iz poèmy Don-Žuan)
Collocazione traduzione: Moskva – Žurnal’no-gazetnoe ob’’edinenie (Biblioteka "Ogonek" N. 26 [751])
Nome traduttore: Kozlov Ivan Ivanovič
Profilo traduttore:
Ivan Ivanovič Kozlov (1779-1840) si impose nel romanticismo russo come poeta e traduttore, svolgendo un ruolo decisivo di mediazione tra la poesia europea e la tradizione nazionale.
Di origine aristocratica, ricevette una solida educazione domestica e intraprese inizialmente la carriera militare e amministrativa, servendo nel reggimento della Guardia Izmajlovskij e, in seguito, nell'amministrazione di Mosca durante la Guerra Patriottica del 1812.
All'inizio degli anni Venti dell'Ottocento la sua vita fu segnata da una svolta radicale. Colpito da paralisi e divenuto completamente cieco nel 1821, Kozlov abbandonò la vita mondana e l'attività pubblica, trovando nella scrittura poetica una nuova forma di espressione. Proprio in questo periodo esordì con il componimento K Svetlane (A Svetlana, 1821), dando avvio a una produzione lirica fortemente introspettiva.
La sua poetica si sviluppò sotto l'influsso di Vasilij Žukovskij, con il quale condivise l'attenzione per la musicalità del verso e una concezione dell'ispirazione poetica come elevazione morale e religiosa. Un ruolo decisivo nella diffusione della sua opera ebbe la musica: numerosi testi di Kozlov ispirarono compositori come Aleksandr Aljab'ev e Aleksandr Dargomyžskij. In particolare, Večernij zvon (Campane della sera, 1827), libera rielaborazione di un testo di Thomas Moore, entrò stabilmente nel repertorio popolare russo.
Di grande rilievo è anche il contributo di Kozlov alla ricezione di Byron in Russia. Nel 1826 tradusse The Bride of Abydos (Abidosskaja nevesta), ma il suo rapporto con il byronismo fu tutt'altro che imitativo. Nel poema Černec (Il monaco, 1825), l'eroe ribelle e demoniaco tipico di Byron viene trasformato in una figura di penitente, che vive la sofferenza in chiave sentimentale e cristiana, secondo una sensibilità più raccolta e meditativa. La sua attività di traduttore si estese inoltre alla letteratura polacca: nel 1829 pubblicò una versione dei Sonety krymskie (Sonetti di Crimea) di Adam Mickiewicz, contribuendo in modo significativo alla circolazione del romanticismo europeo nello spazio culturale russo.
Bibliografia: M.P. Alekseev, Russko-anglijskie literaturnye svjazi (XVIII vek - pervaja polovina XIX veka), Moskva, Nauka, 1982; D. Blagoj, Kozlov, in Literaturnaja ènciklopedija, tt. 1-11, 1929-1939, t. 5, Moskva, Izd-vo Kom. Akad., 1931, coll. 370-372; V.L. Korovin, Kozlov Ivan Ivanovič, in Bol'šaja rossijskaja ènciklopedija, tt. 1-35, Moskva, Bol'šaja rossijskaja ènciklopedija, 2004-2017, t. 14, 2009, p. 422; I.I. Kozlov, Stichotvorenija, Sankt-Peterburg, Izdanie A.F. Marksa, 1892; I.I. Kozlov, Polnoe sobranie stichotvorenij, I.D. Glikman (vstup. st.), Leningrad, Sovetskij Pisatel', 1960; I.A. Ščurov, Kozlov Ivan Ivanovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, tt. 1-9, A.A. Surkov (gl. red.), Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1962-1978, t. 3, 1966, coll. 640-641; V.A. Žukovskij, O stichotvorenijach I.I. Kozlova, in "Sovremennik", t. XVII, n. 2, Sankt-Peterburg, pp. 83-88.
Curatore dell'edizione della traduzione: Dejč Aleksandr Iosifovič
Data dell'edizione della traduzione russa: 1933
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Il breve testo di M. Sapir costruisce una lettura di Don Juan che punta a farne il luogo privilegiato della “modernità” byroniana, e lo fa con una retorica volutamente concentrata, da articolo di giornale, capace di condensare in poche formule un giudizio complessivo. L’attacco stesso lo chiarisce: se Childe Harold’s Pilgrimage è stato definito la “manifestazione” del genio poetico, allora Don Juan — per Sapir — meriterebbe il titolo di “manifesto”. La contrapposizione non serve tanto a stabilire una gerarchia estetica, quanto a spostare l’accento sul valore di Don Juan quale opera di presa di posizione polemica, dove “il genio del pubblicista” brilla quanto quello del poeta. In questa prospettiva, l’uscita dei primi due canti nell’estate del 1819 viene raccontata come un evento di rottura, con un’immagine ad effetto (“una bomba” esplosa “in mezzo al campo nemico”), e la leggerezza narrativa iniziale — Byron “allegro narratore” — è interpretata come strategia: dietro la superficie del racconto comico, Sapir vede un'”attacco” concepito con lucidità.
È qui che la guerra diventa il fulcro interpretativo: le parti di Don Juan dedicate al conflitto sarebbero, secondo Sapir, il punto in cui le “intuizioni sul futuro” di Byron si concentrano con maggiore forza. Per rendere attuale il discorso, l’autore traduce il problema in una dicotomia che dichiara esplicitamente “odierna”: la distinzione tra guerre giuste e ingiuste. Sapir precisa che Byron non sarebbe sempre perfettamente coerente nel modo di risolvere la questione, ma insiste che la sua posizione, per come emerge nel poema, merita attenzione; e la sintetizza in una formula netta, quasi normativa: la guerra, per essere giusta, deve essere “consacrata” dal diritto. Il finale stringe ulteriormente il profilo politico-morale dell’autore: Byron non avrebbe mai creduto nell’aristocrazia inglese, ma soltanto nell’idea di rivoluzione; e l’immaginario che domina tutto si ridurrebbe a una figura (l’oceano) e a un’unica idea (la rivoluzione). Ne risulta un Byron fortemente “funzionalizzato”: un classico interpretato attraverso una linea compatta, pronta all’uso, che privilegia la chiarezza assertiva e la forza della formula rispetto all’argomentazione analitica.
Proprio questa fisionomia del pezzo — il suo carattere di lettura rapida, fortemente assertiva, che procede per immagini efficaci e giudizi sintetici — consente di metterlo in relazione con le direttive che, nello stesso periodo, prendono di mira la “Literaturnaja gazeta” come sede di una critica spesso sbilanciata verso indicatori esterni e formule persuasive, più che verso l’analisi del contenuto specifico e della qualità ideologico-artistica delle opere (cfr. D190). Bajron i vojna non discute infatti la costruzione del poema, non lavora su passaggi testuali circoscritti, né chiarisce in che modo Don Juan unisca teoricamente la distinzione tra guerre giuste e ingiuste; preferisce piuttosto offrire una cornice interpretativa compatta e immediatamente intelligibile, che fa del poema byroniano un dispositivo esemplare per tematizzare guerra, diritto e rivoluzione.
In una prospettiva più ampia, l’articolo di Sapir può essere quindi accostato anche alla polemica, sviluppata nello stesso anno sulle pagine del “Literaturnyj kritik”, contro pratiche redazionali che tendono a sostituire la dimostrazione argomentata con effetti di evidenza retorica (cfr. D189). Pur senza ricorrere alla formula esplicita dell'”informazione a titolo conoscitivo”, Bajron i vojna costruisce la propria autorità critica attraverso un’economia discorsiva che riduce al minimo la mediazione analitica e massimizza l’impatto della tesi. Il Byron che ne emerge è coerente e facilmente memorizzabile, ma proprio per questo fortemente semplificato: Don Juan viene assunto prima di tutto come strumento polemico e come lente interpretativa del problema della guerra, mentre la sua complessità letteraria resta sullo sfondo.
Ilaria Aletto, Maria Zavyalova