Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Besedy o remesle [P149]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Prima di addentrarci nell’analisi di questo paratesto di Gor’kij è necessario proporre un rapido excursus sull’importanza dell’opera di Honoré de Balzac per tutta la letteratura e cultura russa del periodo sovietico, con particolare riferimento al periodo oggetto del nostro studio (1930-1953). Conosciuto, mediato, letto in Russia già dal XIX secolo, spesso quasi in contemporanea con l’uscita delle opere in Francia, è nel Novecento che, nella Russia sovietica, Balzac passa allo status di imprescindibile, centrale, classico-simulacro. La fonte di tale successo è, prima di tutto, storico-politica: citato, lodato negli scritti di Marx ed Engels come esimio scrittore realista (nonostante le posizioni politiche monarchiche e cattoliche di Balzac; per un approfondimento v. P150), egli viene infatti prevedibilmente e immediatamente canonizzato dalla critica sovietica; molto più di un semplice scrittore, di un primus inter pares, egli diviene piuttosto in URSS un vero e proprio gigantesco, granitico idolo del concetto stesso di letteratura, cristallizzata nelle necessità del ‘realismo’, poi divenuto ‘realismo socialista’. Al suo cospetto, solo Shakespeare ha qui forse un’ importanza pari (nelle direttive sovietiche si cita spesso infatti anche la formula-parola d’ordine “bol’še šekspirizirovat’!” [più Shakespeare!] derivata dalla polemica di Marx ed Engels con Lassalle, v.D087); su questi due campioni del Canone occidentale si costruiscono dunque le fondamenta stesse del lavoro della e sulla nuova letteratura sovietica, sulla rieducazione e crescita tanto dei lettori quanto dei nuovi scrittori della dittatura del proletariato; Balzac diviene una sorta di termine di paragone, al pari di quelli utilizzati nell’industria e relativi alle norme di produzione: egli è dunque, all’interno del nostro lavoro, sia oggetto di analisi (i paratesti alle traduzioni delle sue opere), sia ‘Direttiva’ stessa: Balzac in URSS non è solo ‘campione’ di un canone, ma è icona del canone, collocata con devozione dai critici e dagli intellettuali sovietici nell” ‘angolo rosso’ del nuovo sistema cultural-letterario dalle caratteristiche quasi-religiose, in particolare nel cronotopo sovietico staliniano. Come ripercorre la studiosa sovietica Kočektova nel suo studio sulla ricezione di Balzac in Russia (Tvorčestvo Bal’zaka i bal’zakovedenie posle Velikoj oktrjab’skoj socialističeskoj revoljucii (in Trudy gos. Biblioteki Latviiskoj SSR, Riga 1964), il processo di mediazione e assimilazione inizia già nel 1918, quando Gor’kij stesso organizzò, con la benedizione del Narkompros, la casa editrice ‘Vsemirnaja literatura’, in cui sin dal primo piano editoriale inserì tra le migliori opere da tradurre quindici libri di Balzac; nell’introduzione al catalogo della casa editrice Gor’kij, ripete spesso infatti che nelle opere del Nostro (come in quelle di Gogol’ e di Dickens) “si nasconde un insegnamento immortale e grandioso”. Nel 1920, la prima opera di Balzac a essere pubblicata fu Krest’jane (Les paysans), corredata dall’introduzione (ancora ottocentesca) di Batjuškov. L’appello di V. I. Lenin a appropriarsi del grande patrimonio culturale del passato, citato spesso ad esempio in esergo sui primi numeri di “Literaturnoe nasledstvo” fu un ulteriore, fondamentale incentivo. Nel 1931 M. Gor’kij, come ricorda Kočetkova, poteva già riferire fieramente in una sua celebre lettera a Romain Rolland che le “… Le tirature di 200 mila copie vanno esaurite in un solo mese, e non mi riferisco certo a libretti e brochure, ma ai libri grossi e importanti come la Chartreuse de Parme di Stendhal […] Ma ancora più grande è il successo di Balzac”. Se però ancora negli anni Venti sia le traduzioni che i paratesti introduttivi potevano essere ripresi da edizioni passate, magari riviste e integrate, è a partire dagli anni Trenta che si avranno edizioni massicce delle opere di Balzac, accompagnate ad uno studio sistematico, organizzato e implacabile delle sue opere, a partire dal progetto delle Opere [Sobranie sočinenij] del 1933-1947. Edizioni di Balzac nel periodo oggetto di studio: oltre a numerose edizioni singole, durante gli anni del regime staliniano furono pubblicate due raccolte di opere di Balzac (Sobranija sočinenij): quella in 20 volumi (GICHL: Mosca, 1933-1947. A cura di A. V. Lunačarsky e E. F. Korš), che spesso citeremo nella nostra analisi, e quella in 15 volumi (GICHL: Mosca, 1951-1955. Colossale opera intrapresa nel dopoguerra, sarà a cura di studiosi della nuova epoca, come Nemčinova, Ivaščenko, Elizarova, Puzikov); tratteremo anche questa edizione, in particolare nel lungo articolo introduttivo del 1951 (P174). Paratesto in questione: Gor’kij richiamò più volte l’attenzione dei giovani scrittori sovietici sull’enorme importanza dell’opera del romanziere francese; egli annoverava le opere di Balzac tra quei libri “che si presentano davanti a noi come concentrati di pensieri, sentimenti, sangue e lacrime amare e brucianti di questo mondo, lavorati in modo sorprendente nell’immagine e nella parola”. Le parole di Balzac “il lavoro incessante è la legge dell’arte” ispirarono all’inizio degli anni Trenta anche Dem’jan Bednyj, che incluse queste parole nella sua poesia “Sul lavoro dello scrittore” [1931]. In questo articolo del 1930 Gor’kij si sofferma ancora sul significato dell’opera di Balzac, in particolare in relazione al sottogenere della ‘tragicommedia’ come cornice evocabile per definire molte opere di Balzac, in cui è al centro la cupidigia, il denaro, la rapace borghesia. Ad esse egli contrappone il ruolo del proletariato, in un contesto realmente tragico; scrive il critico sovietico infatti: “La tragedia è qualcosa di troppo alto per un mondo in cui quasi tutte le ‘sofferenze’ nascono dalla lotta per il diritto di proprietà sull’uomo, sulle cose, e in cui con lo slogan della ‘lotta per la libertà’ spesso si combatte per ampliare il diritto di sfruttare il lavoro altrui. Il borghese, anche quando è un ‘cavaliere avaro’ (riferimento all’omonima opera di A.Puškin, Skupoj rycar’), non è comunque tragico, poiché la passione per la moneta, per l’oro, è mostruosa e ridicola. In generale, nel vecchio mondo borghese c’è tanto di comico quanto di cupo. Pljuškin e il vecchio Grandet di Balzac non sono affatto tragici, sono solo ripugnanti”. Per Gor’kij dunque è tempo di un nuovo eroe puro, nel nuovo panorama letterario del proletariato: “il nuovo eroe della storia è il proletariato di tutti i paesi, nella persona della sua avanguardia, la classe operaia dell’Unione sovietica; un proletariato che è maturato fino alla coscienza della necessità di distruggere la causa fondamentale di tutto il male e di tutte le sofferenze della vita — la proprietà privata; esso ha finalmente preso coscienza che è necessario liberarsi dalla pesante e vergognosa prigionia dei capitalisti”; in questa analisi Gor’kij sottolinea il ruolo rivoluzionario del proletariato, anche e soprattutto nell’arte – questa classe è infatti il “nuovo eroe letterario mondiale” . Con tali riflessioni Gor’kij anticipa perfettamente le posizioni della ‘Conferenza internazionale degli scrittori rivoluzionari’, che si sarebbe tenuta a Char’kov nel novembre 1930 (Vtoraja meždunarodnaja konferencija revoljucionnych pisatelej, 6-15 novembre 1930); nel rapporto stenografato della Conferenza, poi pubblicato, si sarebbe infatti sottolineato che la “letteratura proletaria era l’arma di combattimento del proletariato” (D029).



Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: "Literaturnaja učeba" [rivista], 6 - pp. 21-32

Tipologia di paratesto: Articolo

Autore del paratesto: Gor'kij Maksim

Profilo autore del paratesto: Gor'kij (pseudonimo di Aleksej Maksimovič Peškov, 1868-1936), scrittore, intellettuale, pubblicista russo-sovietico. Gor'kij occupa una posizione centrale nella cultura russa ed europea del primo Novecento non solo come scrittore, ma anche come editore, organizzatore culturale e mediatore letterario. La sua biografia intellettuale si intreccia con i grandi processi storici e ideologici del suo tempo, dai fermenti rivoluzionari tardo-imperiali alla costruzione della cultura sovietica, all'interno dei quali Gor'kij svolse un ruolo di primo piano nella definizione dei canoni letterari e nella circolazione internazionale delle idee. Accanto alla ben nota produzione narrativa e teatrale, che in questa sede non approfondiremo, Gor'kij si distinse per una intensa attività editoriale, in particolar nel progetto 'Vsemirnaja literatura' ("Letteratura mondiale" o "universale"), da lui promosso nel 1918 con l'obiettivo di offrire al pubblico russo e sovietico traduzioni di alta qualità dei classici e dei contemporanei della letteratura europea e extraeuropea al fine di educare il lettore, e soprattutto, il nuovo scrittore sovietico, sfruttando in tal senso il noto aforisma di Lenin sull'importanza dei 'classici': "Chranit' nasledstvo vovse ne značit ograničivat'sja nasledstvom" ("Curare l'eredità letteraria non vuol dire affatto limitarsi ad essa"). In un contesto segnato dalla guerra civile e dall'isolamento culturale, l'iniziativa rappresentò nei primi anni Venti un tentativo consapevole di preservare un dialogo con la tradizione umanistica internazionale e di mantenere in vita l'intelligencija del tempo, che, spesso esclusa dalla pubblicazione attiva delle proprie opere, poteva mantenersi almeno con il lavoro di traduzione letteraria. Gor'kij concepì il progetto dunque non come semplice operazione editoriale, ma come strumento di educazione culturale e morale, fondato su rigorosi criteri filologici e su un'idea della letteratura come patrimonio comune dell'umanità. Analoga funzione di mediazione culturale caratterizzò la sua collaborazione con la casa editrice sovietica Academia, per molti versi diretta prosecuzione di 'Vsemirnaja literatura', attiva negli anni Venti e Trenta (fu chiusa definitivamente nel 1939). In questo ambito Gor'kij sostenne la pubblicazione di edizioni scientificamente curate dei classici russi e stranieri, favorendo il lavoro di traduttori, filologi e storici della letteratura. La sua influenza contribuì a mantenere, almeno in parte, elevati standard editoriali in una fase di crescente controllo ideologico sulla produzione culturale. Sul piano internazionale, Gor'kij intrattenne rapporti intensi e duraturi con numerosi intellettuali europei, in particolare francesi. La sua amicizia e la fitta corrispondenza con figure come Romain Rolland, Anatole France e Henri Barbusse testimoniano un dialogo continuo sui temi dell'impegno intellettuale, del pacifismo, del socialismo e del ruolo dello scrittore nella società moderna.

Data del paratesto: 1930

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Eugénie Grandet

Data dell'opera originale: 1833

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de

Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Evgenija Grande

Collocazione traduzione: mmmm

Nome traduttore: N/A

Profilo traduttore: N/A

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1930

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